La 2° parte del mio settembre libroso ha avuto più alti che bassi, per mia fortuna e vostro intrattenimento (spero)
Una delle tappe della mia visita a Praga è stata alla chiesa di santa Maria della vittoria, dove si trova un famoso Gesù bambino. Non ho avuto molto tempo per stare lì, così quando ho trovato al vicino negozio un libro intitolato Il bambino Gesù di Praga – guida alla chiesa della Vergine Maria della vittoria, storia, architettura, carmelitani scalzi, miracoloso Gesù bambino l’ho comprato perché mi sembrava adatto a soddisfare le mie curiosità.
Lo è solo in parte; il Gesù bambino è trattato in un capitolo estremamente più breve di quanto facciano pensare il titolo e la copertina del libro, che si concentra sulla chiesa e la Storia militare e religiosa della Boemia e dintorni.
Il testo è in un italiano mal tradotto, con molti errori di grammatica e una prosa tremenda. Non è incomprensibile, né il testo più impervio che abbia letto, ma non è gradevole da leggere, men che meno capace di incuriosire o trasmettere informazioni in modo efficace.
La cosa migliore (l’unica che si salva) sono le foto, a colori e pienamente in grado di dare giustizia al barocco della chiesa e all’oro.
Una mezza delusione.
Orologio astronomico di Praga è una guida sull’orologio astronomico di Praga, con la sua storia e tante foto dei suoi numerosissimi dettagli; è breve, va al punto ed è piena di foto stupende.
Oserei dire che è necessario per chi vuole sapere di più su uno degli orologi astronomici più antichi in Europa; le foto servono, perché non tutti i dettagli si colgono a occhio nudo o senza una spiegazione.
L’estremo affollamento in agosto non aveva aiutato. La traduzione è di qualità piuttosto buona.
Il 22° volume di Shangri-La Frontier, letto durante il mio volo per l’isola di Karpathos, mi ha proiettata di nuovo nel mondo dei manga.
Ne è valsa assolutamente la pena. Se c’è una serie creata per i videogiocatori anche casual senza essere cringe e che merita pienamente, è proprio questa.
Ho finalmente potuto vedere le conseguenze dell’aver sconfitto uno dei boss più temibili del gioco! Le reazioni di sviluppatori, giocatori, NPC, le ricompense, nuove storyline che si intravedono, un possibile nuovo membro del party e… rullo di tamburi perché in questo tipo di storie non succede mai … la pausa estiva è finita!
Il protagonista inizia a giocare meno, ma tutti i compagni di scuola non fanno che parlare dei suoi exploit – senza sapere che è lui. Non è affatto entusiasta di questo, perché considera il gioco un passatempo, anziché qualcosa che debba prevalere sui suoi doveri scolastici o un futuro lavorativo.
Non mancano sviluppi e caratterizzazioni extra per i personaggi, compresi i più secondari. Il mondo reale della storia e quelli virtuali sembrano proprio vivi e popolati da esseri umani con diversi obbiettivi e vite; è uno dei punti di forza della serie.
È tutto quello che volevo, e anche di più!
Come andrà con la psicopatica, il gioco, la vita reale, la cotta cringe della compagna che per fortuna non è la trama principale … dovrò continuare a leggere per saperlo.
Il 9° volume del manga di Only I know this world is a game mi ha lasciata insoddisfatta; a giudicare dalla quarta di copertina sembrava che concludesse la storia con lo scontro col re demone.
Invece no. Purtroppo, il grosso del dramma e l’evento che fa precipitare tutto è il ritorno del personaggio più fastidioso della serie: miss Treno.
Sì, è un nome idiota, ma si chiama proprio così – e il suo comportamento è ancora più idiota.
Avete presente quei personaggi inutili, super incompetenti e sfortunati, che ci provano, ma ogni singola volta fanno più danni di Paperino e Paperoga messi insieme – e anziché trovarsi qualcosa di tranquillo che amano e non causi dolori a loro e a quanti hanno intorno, insistono e finiscono per essere trascinati come palle al piede dal cast principale per pura pietà? Ecco, miss Treno è tutto questo; per causa sua avevo quasi mollato la serie, decidendo altrimenti perché dopo un tot era uscita di scena.
Ora è tornata. E figurati se durante il suo ritorno non finiva in pericolo. Non riesce a fare due passi fuori città senza finire in pericolo e attirare un trilione di mostri che la insegue – e va bene che è una cosa fuori del suo controllo, ma davvero, dopo una vita intera, non ci arriva che certe cose dovrebbe evitarle? Non dico vivere in casa, ma trovarsi un lavoro vicino casa o in città, poteva anche farlo, ma figuriamoci se ci arriva.
Il protagonista muove mari e monti causa un immenso bug pur di salvarla. Ora, l’unico modo per risvegliare dal coma magico lei e un decimo del mondo intero è andare ad ammazzare il re demone.
Davvero non si poteva tirar fuori un altro pretesto per attaccarlo? Se così fosse stato, avrei dato 5 stelle a questa lettura – che, comunque, non è stata del tutto negativa. Ho amato le scene d’azione, lo stile del disegno, le domande umane e importanti che si pongono i personaggi, la decisione di tornare a casa (insolita, nel genere), le speranza che il mondo possa sottrarsi alla programmazione, la tragedia passata e mai raccontata …
Avrei preferito che questi momenti avessero avuto un’elaborazione più lunga, ma non si può pretendere tutto.
Resta che costringere il protagonista a salvare all’ultimo secondo un personaggio fastidioso trascinando in mezzo degli innocenti, non è il modo migliore per arrivare al climax finale.
Mi è piaciuto, ma con riserva.
Il 3° volume di The too-perfect saint: tossed aside by my fiancé and sold to another kingdom ha meno azione e più lore rispetto ai precedenti; non è un male, ma mi ha colta di sorpresa.
Mi ha anche confusa: le anime non si reincarnavano, anziché finire in Paradiso come sembra qui?
Mi spiace che non siano riusciti a riportare in vita Elisabeth, l’amata fidanzata di Reichardt; quello che penso in materia, l’avete visto nel mio reel su Instagram. Se non l’avete visto, la sua tragica morte per malattia è stata un mezzo suicidio; lei voleva lasciarsi morire usando i suoi poteri per salvare il regno fino alla fine, e anziché trovarle un assistente, il fidanzato e il resto del regno l’hanno lasciata morire. Sembra crudele, ma l’intero mondo della storia ha questa mentalità da samurai. Purtroppo.
A parte questi nei, il volume è molto dolce e piacevole, con alcuni passaggi di dialogo sono particolarmente brillanti e spassosi.
Ma date a Reichardt una gioia – se no il suo matrimonio sarà una gabbia insopportabile sia per lui, sia per la futura moglie che sarà sempre paragonata in modo sfavorevole al fantasma della fidanzata.
È una serie che continuo ad amare e che non riesco a esprimere quanto possa essere folle; un momento chiacchierano tutti davanti al tè, quello dopo devono impedire a un prelato corrotto di evocare il nume dell’oltretomba. La adoro anche per questo.
How to write novels and webnovels è un lunghissimo saggio in inglese che parla di cosa sono i romanzi online (webnovel & light novel), come sono nati e come scriverli.
Per utilità e stile chiaro merita 5 stelle, ma il ritmo forsennato con cui spara mille informazioni a miliardi di chilometri orari ne depone a sfavore. Resta comunque uno dei manuali di scrittura più completi e utili che abbia mai letto.
Ho imparato tantissime cose nuove e visto confermate alcune che già sapevo. Ho intenzione di seguirne i consigli, soprattutto nella delicata (e per me ostica) fase della pianificazione.
È stato un ottimo acquisto, ma per leggerlo bisogna armarsi di pazienza e concentrazione. Mi sembrava che non finisse mai!
Il 1° volume di I’m the heroic knight of an intergalactic empire! È stato un libro meh. L’incipit e l’ambientazione mi sono piaciute un sacco ed erano piene di potenzialità, ma l’esecuzione è stata molto meno entusiasmante. Per i miei gusti c’era troppa violenza, troppi personaggi meh e troppo poco umorismo.
Ho scoperto solo a fine lettura che è uno spin-off di I’m the evil lord of an intergalactic empire!, una serie di cui avevo letto il 1° volume e di cui non ho un’opinione migliore o molto diversa. Questa parentela spiega molte cose, tra cui la qualità assai mediocre della scrittura – tutt’altro che pessima, ma nemmeno così brillante da invogliare a proseguire.
Eppure una protagonista femminile divenuta un cavaliere spaziale dopo un duro addestramento che si muove nelle prime difficoltà e disincanti della vita adulta era una bella premessa. Poi astronavi, tecnologie anti età, robottoni spaziali pilotati dall’interno … tutto bello, ma se l’attenzione è sulla violenza e personaggi mediocri la voglia passa.
Non proseguirò.
Dopo le avventure spaziali, sono passata a quelle piratesche col 111° volume di One Piece. Non fosse per il ritmo indemoniato dei primi 2/3, gli avrei dato 5 stelle con lode.
A tratti si ha l’impressione di dover rileggere tutto per capirci qualcosa e certi passaggi avrebbero avuto un disperato bisogno di calma per capirli ed elaborarli, anziché passare subito oltre. Ad esempio, viene detto che anche se un personaggio è morto in realtà è vivo; come? Fatemi capire, per favore!
Il loro approdo a Elbaf, terra dei giganti, la loro prima avventura lì e la riunione tra Robin e Saul sono stati uno splendido ritorno di forma. Mi stavo commuovendo.
È quasi sicuro che stavolta sarà Rufy a liberare e scatenare il boss dell’isola, però … data la sua stupidità, ci sarebbe da sorprendersi del contrario.
Una buona lettura, ma mi sono rimaste un paio di perplessità.
Il 1° volume di Knight’s & magic è stata la sorpresa del mese. È una serie taggata come mecha, un genere per cui provo curiosità ma non sono mai riuscita a farmi piacere. Se mai me ne innamorerò, sarà merito di questa serie.
Cosa succede quando un programmatore fanatico di robottoni si reincarna in un mondo pseudo medievale dove l’umanità si difende dai mostri con armature magiche alte 10 metri che sono praticamente dei robottoni?
Questa serie, ecco cosa succede.
Non è la premessa più originale del mondo, ma nella loro semplicità i personaggi e il mondo bastano, brillano e avanzano verso una propria individualità che li differenzi dalle infinite altre serie con ambientazione assai simile. Ci sono un sacco di momenti comici, dialoghi brillanti e personaggi che sembrano umani con tante sfaccettature, anziché mere funzioni narrative con una faccia.
Gli unici difetti sono due: l’inutilità dei cavalieri (piuttosto strana; un intero esercito fatica a distruggere un mostro gigante, ma il bambino OP di otto anni con l’armatura più debole degli altri ci riesce) e le illustrazioni interne, che trovo banali e bruttine.
Aiuta il fatto che ho un debole per le storie coi cavalieri non malvagi, e trovo molto carino che i codardi non siano odiati in modo viscerale come di solito capita nelle serie giapponesi. Uno dei cavalieri fugge davanti a un mostro spaventoso, solo per essere raggiunto dal giovane protagonista, messo KO e farsi fregare l’armatura da lui.
Il protagonista è OP, ma non risulta cringe, fastidioso o immeritato perché la storia lo contestualizza bene ed è il punto di partenza dell’umorismo e scene d’azione – e non lo rende invincibile.
Un’ottima lettura, vi farò sapere com’è il seguito!
L’ultimo libro del mese è stato un saggio interessante ma non privo di difetti: The spiritual brain – a neuroscientist’s case for the exsistence of the soul.
L’argomento è notevole e i capitoli sono ricchi di informazioni interessanti e confutazioni molto solide ai danni del materialismo eccessivo e antiscientifico che impera in certi ambienti. È una reliquia di un passato in cui si credeva che tutto fosse regolato dalle leggi della fisica, anziché dai quanti e altre particelle essenziali non toccate da esse.
Non fosse per alcuni capitoli interminabili e infarciti di tecnicismi e informazioni ultra specifiche e inutili, meriterebbe cinque stelle.
Le conclusioni che si riallacciano al titolo sono piuttosto brevi e avrebbero meritato più spazio.
È stata una buona lettura di sostanza, un viaggio tra Storia, psicologia, scienza e religioni, ma non è priva di difetti e men che meno adatta a sessioni di lettura brevi e poco impegnate. Affrontatela se siete curiosi, pazienti e avete una buona padronanza sull’inglese.


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