skip to Main Content

3 cose da evitare coi protagonisti

Il/la protagonista è spesso il focus della storia, ma ciò non significa che chi scrive riesca sempre a costruirlo/a bene. Tre errori da evitare.

 

Quando l’autore gli perdona tutto. Normalmente se un personaggio commette un errore ne paga le conseguenze, ma può succedere che se a farlo è il personaggio principale, ne sarà premiato e le suddette conseguenze negative saranno ficcate sotto il tappeto. Scatenare incidenti/gravi tensioni a livello internazionale, causare la morte di più persone, imbattersi nel cattivone di turno, far arrabbiare come una iena il cattivone di turno, perdere una battaglia, fallire una missione, distruggere la proprietà privata altrui/la pace sociale/l’ordine pubblico, voler tutto e subito e pretendere di aver sempre ragione sono tutte cose che possono uccidere o suscitare la riprovazione del pubblico e/o di chi abita il mondo della storia, ma non (sempre) se a farle è il protagonista. Ci sono protagonisti che ne combinano simili o peggiori dei cattivi, ma l’autore gli perdona tutto e non si accorge nemmeno del favoritismo. Il protagonista è il prescelto, lui è speciale e tutti gli altri no e possono morire e venire odiati se fanno una sola delle cose della lista. Un personaggio deve compiere un sacrificio per crescere od ottenere una cose che vuole? Non il protagonista, è già perfetto, può ottenere tutto il potere che vuole senza fatica, deve solo agire come gli pare e la storia, anzi, l’Universo intero si piegherà a lui, giustificandolo e coccolandolo sempre senza tenere in nessun conto le informazione previe sul funzionamento del suddetto universo. Se mai si troverà nei guai arriverà sempre qualcuno a salvarlo e gli pioveranno addosso costantemente possibili partner bellissimi e devoti. Gli unici personaggi che lo odiano o non lo venerano sono i cattivi o lo diventano.

 

Quando l’autore non gli perdona niente. L’opposto del caso precedente: il protagonista ha più sfortuna di Paperino, soffre più di tutti gli altri, non la fa mai franca ed è sempre odiato da tutti (o lo è a fasi in cui si alternano odio e indifferenza). Se va a una scuola magica, ogni anno spunterà fuori un nuovo pretesto perché i compagni lo odino o ne sospettino il peggio, se l’ambientazione della storia è il mondo reale, le persone che avrà intorno saranno le peggiori in assoluto o, viceversa, belle, ricche, felici e spensierate. È vittima di bullismo e di ogni genere di sfortuna immaginabile e inimmaginabile. Le persone sfortunate esistono e vanno aiutate, rispettate e sostenute, ma a volte mi imbatto in protagonisti che lo sono al punto da farmi dire “e basta! E poi? L’intera storia è la sua iella?!” Se poi a questo si aggiunge un’indole lamentosa e vittimista che ripete e rimugina in circolo gli stessi problemi e argomenti per più di metà delle pagine mi diventa impossibile finire la storia. Può invece funzionare se è una commedia o il protagonista è una brutta persona.

 

Quando il protagonista non ha una personalità. Ci sono storie dove il focus non è tanto il protagonista bensì il mondo in cui si trova e gli altri folli personaggi che lo abitano e in quei casi avere un protagonista non eccessivamente caratterizzato non è un male; può fare da ponte tra chi fruisce la storia e le regole assurde di quel mondo, ma quando non è così il rischio è di avere un protagonista noioso in una storia banale.

I protagonisti buoni e gentili non devono necessariamente essere noiosi: cosa li ha portati a comportarsi così? È per carattere o hanno avuto un’educazione particolare o un episodio della loro vita che li ha sconvolti e li ha spinti ad agire così anche a rischio di farsi mettere i piedi in testa o scontrarsi con nemici potenti? Non dovranno forse impegnarsi il triplo degli altri personaggi per vincere o anche solo sopravvivere, data la loro tendenza a mettersi nei guai?

Se una storia vuole essere presa sul serio, ben difficilmente potrà riuscirci se il suo protagonista è un pezzo di cartone con su scarabocchiato solo qualche appunto preso dagli archetipi più frequenti.

 

Il modo migliore per evitare questi problemi è cercare di essere imparziali: se serve mantenere il protagonista in vita va bene mandare qualcuno a salvarlo, ma il protagonista potrebbe rimasto ferito o sconvolto dalla disavventura e rendersi conto di quanto più deve impegnarsi. O, se deve compiere un’azione riprovevole per raggiungere un obbiettivo, che almeno si renda conto del dilemma morale anziché passare sopra tutto come un bulldozer perché l’Universo gli dà ragione in automatico. Anche dargli un po’ di sale in zucca non guasterebbe. Uno dei consigli migliori è sapere più cose sul protagonista di quante ne sia necessario scrivere.

Ad esempio Camena ha molte passioni ma non tutte contribuiscono alla storia nello stesso modo e intensità. Ci sono aspetti di lei che vengono lentamente svelati al lettore e ai personaggi, difetti come la pigrizia o la golosità che si accompagnano a un grande amore per la cultura e all’impulso di fare la cosa giusta, o almeno provare a salvare il salvabile da un’armata invincibile di fantasmi dal suo cartone animato preferito…

La saga a lei intitolata sarà in sconto su Amazon fino alla fine delle feste! Se volete regalare un libro fantasy umoristico fresco e impossibile da prevedere è la vostra occasione!

 

E voi? Quali difetti non sopportate nei protagonisti e nelle protagoniste?  Scrivetelo nei commenti e continuate a seguirmi!

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top