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wrap-up di aprile, ossia stelle e stalle

Il mio aprile di letture è stato pieno di gioie, ma anche di stagnazione e dell’equivalente librario dei pesci in faccia.

 

Il mese è partito bene, con il secondo volume di The retired demon lord of the maxed-out village. Conoscevo già l’ambientazione (un villaggio remoto popolato dagli artisti, artigiani e guerrieri migliori di un pianeta fantasy) e i personaggi principali, quindi è stato un po’ come tornare a casa. Me lo sono gustato lentamente e l’ho apprezzato di più rispetto al primo volume: stavolta non è morto nessuno e l’unico dramma rilevante è stato risolto in modo soddisfacente e (quasi) pacifico. Il motivo del contendere, legato alla backstory di un personaggio principale, è perfettamente sensato. Il tocco di mistero ha arricchito la lettura, assieme all’azione, l’umorismo e le riflessioni profonde qua e là. È una serie che proseguirò, capace di combinare spunti e toni diversi in modo soddisfacente e memorabile – ve la sconsiglio solo se cercate storie d’azione più dark.

 

Aprile è proseguito ancora meglio col quarto volume di una serie che adoro: Reincarnated into a game as the hero’s friend: running the kingdom behind the scenes. L’attesa è stata lunga ma anche ben ripagata; il libro scende nei dettagli di come funzioni la politica del suo mondo fantasy, senza far mancare l’azione e qualche spiegone – che mi faccio andar bene perché in questo modo l’autore può sviscerare tutto e bene. Ad esempio ho trovato carino e assai plausibile che in un mondo piagato da infestazioni di mostri i nobili abbiano come stemmi armi o fantasie astratte, anziché i mostri stessi. L’ultimissima parte è dedicata a speculazioni del protagonista – reincarnatosi in quel mondo fantasy dopo una vita sulla Terra – sul fatto che in quel pianeta i mostri fungano da disastri naturali, che paiono assenti e non vengono affatto citati dalle cronache.

Il quinto volume non arriverà mai troppo presto.

 

A seguire ho divorato in una sola sessione di lettura il tredicesimo volume del manga Quality assurance in another world, una delle pochissime serie dark che adoro (e riesco a reggere perché sono debole di cuore). Mi è piaciuto molto e, come prevedibile, si è chiuso proprio sul più bello, coi buoni che incontrano altri personaggi col loro stesso obbiettivo: finire il videogioco in cui sono intrappolati per tornare nel mondo reale. Si tratta di un’impresa quasi impossibile, visto che il gioco/mondo è pieno di errori di programmazione potenzialmente letali e di loro colleghi programmatori diventati psicopatici a causa della lunga permanenza. È uno dei volumi relativamente più tranquilli e leggeri – c’è solo da sperare che questi nuovi personaggi non crepino in modo orribile, come è già successo ad altri e come uno di loro già rischia di finire.

È una serie capace di far passare qualsiasi fascinazione che uno possa avere per la tecnologia VR in salsa futuristica – visto che a catapultare la gente in questo Inferno è stato un errore di programmazione che impedisce loro di scollegarsi al gioco e tornare alla realtà.

 

Not sew-wicked stepmom è un manwa rosa con venature di commedia e dramma; una donna coreana si ritrova nei panni della matrigna di Biancaneve, sposata a un uomo bello ma che non la fila di striscio e destinata a una morte orribile. Il suo scopo è scamparvi instaurando un buon rapporto con Biancaneve ancora bambina e consentendole di avere un’infanzia felice – se finora ci è riuscita, i rapporti col marito rimangono freddi e tesi, causando problemi anche politici.

In questo volume viene finalmente alla luce il punto di vista del marito (evitava le donne, lei compresa, a causa di un serio trauma personale) e il rapporto tra lui e la protagonista migliora – anche troppo; dubito che per superare una cosa del genere basti porgere una spalla su cui piangere, ma non sono una psichiatra e le storie rosa non sono trattati di psicologia. Ho apprezzato l’onestà dell’uomo, che si rende conto che la causa del suo male non è la moglie e le chiede perdono per come si è comportato con lei in passato. Si stanno innamorando a vicenda, ma bisogna vedere come questo evolverà.

Quando una persona/personaggio non indulge nel vittimismo nonostante i suoi traumi e problemi personali, ho l’impulso di applaudire. Se c’è un modello di comportamento da normalizzare e rappresentare più spesso è questo.

Il disegno è molto bello, l’umorismo carino e i personaggi niente male; una serie decisamente più gradevole di quanto mi ricordassi (e aspettassi). L’alternanza tra vignette serie e altre dove i personaggi sono super espressivi è una gag visiva che adoro e non mi viene mai a noia.

 

A sorpresa, Kuma kuma kuma bear 11,5 è stato il primo tonfo del mese. Adoro la serie e questo volumetto raccoglieva storie brevi non pubblicate nei romanzi originali e altro materiale esclusivo; cacio sui maccheroni per una fan come la sottoscritta, giusto?

Sbagliato.

È tutta fuffa: non c’è niente che chi ha seguito la serie originale non sapesse già, o non potesse intuire facendo due più due. L’effetto è quello di una minestra riscaldata con un pizzico di sale in più; non basta a renderlo un pasto appetitoso e con lo stesso prezzo di un giro al ristorante.

Mi aspettavo decisamente di più, e non aiuta che personalmente non vada matta per il formato dei racconti brevi.

Ho faticato molto a finirlo.

 

How a realist hero rebuilt the kingdom è un’altra serie che seguo e amo da anni. Questo diciannovesimo volume è il penultimo e non potevo perdermelo; il regno che il protagonista e i suoi alleati hanno sudato mille mila camice per salvare e rendere una potenza, è sotto l’attacco di Fuuga.

Chi è Fuuga? Il conquistatore fittizio più irritante e peggio scritto che abbia mai avuto il dispiacere di leggere. Nella fiction i cattivi-conquistatori poco profondi abbondano, e generalmente svolgono bene il loro ruolo di antagonisti nei confronti di uno o più eroi che lottano per la libertà – da quelli comicamente incompetenti nelle serie per i più giovani, a quelli più seri e minacciosi nelle storie per ragazzi e adulti. Altre volte sono personaggi grigi complessi e affascinanti che il lettore può comprendere e sostenere almeno in qualche misura (tipo Reinhard von Lohengramm).

Fuuga no. Non è un personaggio complesso, ma l’autore vuole convincerci disperatamente del contrario. Eppure i suoi ideali sono riassumibili così: “io meno mazzate più forte di tutti gli altri e mi piace farlo, lo farò finché non conquisterò tutto perché sì, perché se nessuno sa menare mazzate meglio di me, non merita di regnare”.

Non è un conquistatore complesso e profondo, è solo un bullo muscoloso. Soggetti di questo genere hanno un certo carisma ed è credibile che possano radunare attorno a sé un seguito, ma non possono mantenere una nazione, o almeno, non senza una vasta rete di burocrati molto bravi nel loro lavoro.

Quando viene attaccato a tradimento, ci ho goduto. È la parte in cui lettore dice “lo sapevo!” e finalmente assiste al crollo del personaggio fastidioso che ha odiato per decine/centinaia di capitoli. O, almeno, sarebbe stato così se l’autore non avesse fatto l’impossibile per tentare di impietosire il lettore – non che con me abbia funzionato, o almeno non più di tanto, anche perché Fuuga trova il modo di complicare la vita al protagonista anche da morto. Sempre che sia morto, perché la sua sorte viene lasciata in sospeso – io spero sia crepato e che capiti lo stesso a Lumiere che aveva pugnalato alle spalle qualcuno che dalla vita si meritava più di lei.

“Oh, no! Il bullo muscoloso che ha radunato attorno a sé le teste calde più sanguinarie e meno disciplinate del pianeta è stato tradito e la sua nazione è finita a gambe all’aria! Chi mai se lo poteva aspettare?”

Tutti.

Alla fine il protagonista salva la situazione, e il prossimo volume consisterà negli epiloghi che l’autore non era riuscito a includere in questo – purché non sia rappresentata la morte per vecchiaia o altro di nessuno, mi andrà bene aspettare. La sua riluttanza ad ammazzare i personaggi principali è una delle ragioni per cui ho seguito e amato la serie, spero conservi questa qualità fino alla fine.

 

Ho apprezzato il settimo volume del manga di Only I know that this world is a game molto più di quanto mi aspettassi. Mi mancava l’azione, l’inventiva del protagonista e le situazioni assurde in cui si trova, causate dagli sviluppatori o dagli stessi fan del videogioco in cui è intrappolato. Un videogioco che ora è diventato un vero e proprio mondo con bizzarre regole di funzionamento, ma i cui abitanti possono comunque vivere in modo intenso e personale.

Se solo traducessero in inglese i romanzi originali …

Un’ottima lettura. E ancora non sapevo che quello era l’apice delle mie letture mensili.

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