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Luglio 2025 parte 1

Questo luglio è stato ricco di emozioni librose … comprese quelle negative, purtroppo.

 

Ci eravamo lasciati alla fine di giugno con Villainess of Cerleon, una delle mie peggiori letture dell’anno; il merito più grande del 1° volume di Slayers è stato che mi ha permesso di rifarmi la bocca con qualcosa di molto spassoso, leggero e ben scritto.

In Italia conosciamo questa serie col titolo assai più lungo di Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina; quello che ho letto è stato il primo volume della serie di romanzi che ha ispirato l’anime.

Una lettura piuttosto gradevole. Ho scoperto dopo che Slayers era nata come un one-shot piuttosto breve, ma dato il successo l’autore decise di continuare. Questa è la radice dell’unico lato negativo che ho incontrato: la mancanza di sostanza. Ci sono commedie che riescono a essere profonde e memorabili, ma non è stato così per questo libro; in quelli successivi il mondo e i personaggi vengono approfonditi di più, ma non posso recensire cose che non ho letto. Pesa anche il mio gusto personale, cosa che non vi ho mai nascosto: con poche eccezioni, non mi piacciono i racconti brevi e gli one-shot. Questo primo volume ha il sapore di ciò che è: un one-shot scritto bene.

Rispetto a Villainess of Cerleon è il supremo capolavoro della letteratura di tutti i tempi e mi ha comunque regalato qualche ora di allegria.

Non so se continuerò a leggere i romanzi, ma nel frattempo ringrazio l’autore per averli scritti.

 

Il 4° volume del manga di Keroro continua ad avere gli stessi meriti e demeriti dei precedenti: umorismo, situazioni quotidiane dal sapore sitcom e rimandi alla cultura pop di allora, con grande effetto nostalgia. Ricorda un po’ Ranma, con scene d’azione e occasionali momenti di tensione poi risolti con una risata (preceduta da una batosta ai danni del cattivo del momento). L’unico e più grande demerito sono le situazioni a volte umilianti a cui viene sottoposta Natzumi; va bene che è combattiva, ma ha 12 anni, tutte quelle osservazioni e battute sul suo corpo rasentano – e a volte passano – il limite di una denuncia per pedofilia.

Ci sono delle chicche assenti nella versione anime – ignoro se italiana, o le scene siano state tagliate o censurate anche in Giappone, come quando Tamama, sotto l’effetto dell’alcol, confessa a Keroro di amarlo. Non venendo creduto, ovviamente.

È una lettura molto gradevole che mi ha tenuto compagnia durante i preparativi della mia partenza per Rodi.

 

Il libro che ho letto durante il viaggio in aereo è stato il 4° volume della serie Goodbye, overtime! This villainess is living for her new big brother, su cui nutro pensieri contrastanti. I tre quarti del libro sono fantastici, pieni di umorismo, approfondimenti sui personaggi e il mondo … il problema è l’ultimo quarto.

Ekaterina è una protagonista buona e simpatica con un punto di vista spassoso che è molto divertente da leggere, ma verso la fine di questo volume si ritrova infettata con una malattia capace di stroncare il migliore dei personaggi: la sindrome da protagonista. Ha perfettamente senso che il fratello e le persone che ha intorno la vedano in modo favorevole, ma quando anche gli sconosciuti, i draghi e le divinità del pantheon scendono dall’Olimpo e le cadono ai piedi sommergendola di lodi su quanto lei sia speciale è troppo.

La parte in cui un drago la rapisce, muta forma in un figaccione, prova a corteggiarla, scopre che lei è reincarnata dalla Terra – cosa che la rende la persona più speciale, intrigante e migliore che sia mai esistita – e poi la riporta indietro si poteva o evitare o accorciare molto. La cosa di maggior sostanza è che si scopre che Ekaterina, nella sua vita passata, aveva avuto due pessimi fidanzati che l’avevano lasciata con un consistente trauma psicologico, ragion per cui preferiva evadere con la fantasia e sbavare dietro al personaggio di un dating sim.

La rivelazione avviene in due righe, senza alcun build-up. Ha senso, ma mi puzza un po’ di giustificazione retroattiva.

Le cose sono complicate dal fatto che il personaggio amato è il fratello di questa sua nuova vita, e che lui stravede per lei. È una situazione alla Pascoli dove anche lui è traumatizzato, le vuole tantissimo bene e non ha alcuna fretta di sposarsi o dare lei in sposa, anche se il suo status di nobile lo impone.

La relazione tra loro due scalda il cuore, o, meglio, lo scalderebbe se l’autore si calmasse un attimo. Le attenzioni che lui riserva a lei sono le stesse che avrebbe un fidanzato geloso; fisicamente non succede niente, non si baciano o nulla, ma un minimo di ossessione in meno sarebbe un balsamo per la salute mentale dell’intero cast e dei lettori.

Il resto del libro è ottimo, però. Certi punti mi han fatto ridere e altri scendere qualche lacrimuccia. È una serie che continuerò.

 

Aspettavo da mesi il 21° volume del manga di Shangri-La Frontier e l’ho divorato in un pomeriggio – cosa che mi capita spesso, con questa serie. La lotta contro il mega-boss si è rivelata molto più lunga ed estenuante di quanto pensassi, ma devo ammettere che è valsa la pena pazientare. Tutti i membri del party e non solo il protagonista hanno avuto il loro momento di gloria, sviluppo personale e sacrificio – scongiurando l’effetto “siamo solo cartonati creati per rendere più figo il protagonista” che si incontra molto più spesso di quanto non vorrei. Il mini-racconto finale mi ha fatta sbellicare dalle risate, e il punto in cui finalmente ammazzano il boss mi ha fatta saltare sulla sedia.

Il 22° volume non uscirà mai troppo presto.

 

No one gets past this gatekeeper è una serie il cui 1° volume mi aveva fatto un’ottima impressione, così sono passata al 2°. È stata una felicissima decisione.

A differenza di altri eroi il cui super potere è legato alla difesa anziché all’offesa, Sieg può provare compassione e desiderare una soluzione pacifica senza essere uno smidollato piagnucoloso. È l’esempio più fulgido del meglio della mascolinità; è leale, coraggioso, forte anche mentalmente, ma senza ritenersi superiore agli altri o trattare le donne e chi ha intorno come pezze da piedi.

Normalmente aborro le storie taggate come harem, ma non questa. È vero, più donne si innamorano di Sieg, ma queste cotte sono trattate con leggerezza e più maturità del solito; le donne in questione vanno avanti con la loro vita e carriera, senza permettere all’infatuazione di dominare ogni pensiero ogni secondo e privarle della dignità. Purtroppo non è scontato, nelle light novel.

Ad esempio, la donna vice-capo dei cavalieri è innamorata di Sieg e ci prova con lui, ma solo a parole, senza mai passare limiti assurdi e senza mai smettere di compiere il suo dovere per il bene del regno.

La caratterizzazione dei personaggi, pur semplice, è ben fatta e assai gradevole; la chimica tra le guerriere co-protagoniste e i loro vizi e personalità è troppo bella e vale da sola la lettura.

La mia sorpresa quando hanno scoperto chi era il cattivo della settimana prima della fine della storia è stata enorme. Il ritmo, il tradimento e la risoluzione della storyline di Fam sono magistrali.

Ho apprezzato anche i primi capitoli, che riassumono la storia del volume precedente e illustrano un momento di lutto in memoria di un personaggio ucciso. È umano e suona sincero, oltre che essere utile al lettore. Dà l’impressione che a popolare il mondo non siano caricature, bensì esseri umani dotati di un minimo di complessità.

 

Dopo tante splendide letture, purtroppo, statistica voleva che me ne capitasse una brutta. Always a Catch!: How I Punched My Way into Marrying a Prince è un gag manga con i seguenti punti di forza: lo stile del disegno, seppur mediocre, non è brutto e alcune battute sono carine. Basta. Tutto il resto (personaggi, trama, mondo) è un insieme di cose trite, ritrite e più piatte degli sfondi dei videogiochi in 2D.

La protagonista si ritrova fidanzata a un principe bellissimo dopo aver menato pugni in giro – e che lui gli aveva fatto una pessima prima impressione. Punto.

Un buon rosa parte da una premessa scontata come questa per aggiungerci qualcosa di suo: personaggi un minimo sfaccettati, un mondo di magia interessante/decente, un po’ di umorismo … ma non qua. Se chiedo a chatGPT di inventarsi una storia partendo da questo spunto, viene fuori qualcosa di meglio. Ho sbadigliato tutto il tempo e non vedevo l’ora di finirlo. Ho letto il 1° volume, ma mi è sembrato di aver letto l’equivalente di un’enciclopedia di melassa. Già alla fine del 3° capitolo è tutto un idillio perfetto dove i due si amano e si sono dichiarati; c’è solo spazio per i tentativi dell’autore di allungare il brodo inventandosi problemi futili che vengono subito risolti.

Se ti soffermi a pensare a come funzioni quel mondo di magia per più di un secondo, crolla tutto. Al confronto, persino quella fuffa di Because I, the true saint was banished sembra un capolavoro grimdark.

 

She professed herself pupil of the wise man è una serie fantasy che adoro, ma il suo 13° volume mi ha lasciato pensieri contrastanti.

C’è poca azione, molto brodo allungato e nuovi personaggi che in teoria sono intriganti, ma nei fatti risultano un accumulo di cliché e contraddizioni tali da renderli poco credibili. C’è un detective intelligente e serio … solo che non è intelligente né serio. Ha dedicato tutta la sua vita a catturare un Robin Hood magico trascurando la sua famiglia … solo che non la trascura affatto e si vedono spesso. È stato come leggere una lunga descrizione il cui autore era indeciso e un po’ ubriaco.

Un altro punto debole, purtroppo congenito alla serie, è il fanservice di bassa lega. In media occupa il 10% dei volumi di questa serie, ma pur essendo fastidioso non occupa abbastanza spazio e non ha abbastanza intensità da oscurare e rovinare i lati positivi della storia. Non in questo volume, purtroppo: ci sono osservazioni e momenti che mi hanno disgustata, nonché due o tre capitoli che si potrebbero cancellare con grande beneficio della storia e della salute mentale del lettore.

I momenti slice of life dove i personaggi si prendono una pausa dalle avventure e vanno a fare shopping incontrandone altri non mi dispiacciono, ma non se sono l’80% del libro.

Il libro raggiunge la sufficienza, ma rispetto alla media a cui mi ha abituato la serie è una discreta delusione. Il punto migliore della storia rimane l’arco narrativo della malvagia organizzazione Chimera; non mi sorprenderei se l’autore non avesse idee su come continuare e navighi a vista. Spero di sbagliarmi, ma non è improbabile.

 

Non avevo chissà quali aspettative nei confronti del 1° volume del manga The outcast restaurant – visto che l’ho preso gratis – ma è stata comunque una delusione.

I personaggi sono o mediocri, o cartonati ragebait della peggior specie che esistono solo perché l’autore possa mostrare quanto la vita faccia schifo in quel mondo fantasy che più scontato non può essere (gente come violentatori seriali, schiavisti e assassini sadici). Il protagonista è una persona moralmente buona che salva gente a destra e manca e li invita nel suo ristorante; con un livello di scrittura competente sarebbe una buona storia, ma il livello è mediocre in modo doloroso. A un certo punto ti arrivi a chiedere come l’umanità possa sopravvivere, se ogni due secondi qualcuno schiatta in modo orrendo e nessuna forza dell’ordine alza un dito.

La quarta volta che si ripete lo schema “protagonista ha un cliente, il cliente se ne va, il protagonista sente chiacchiere sul fatto che il cliente è in pericolo, va a salvarlo e lo riporta al ristorante”, non è più una sorpresa.

L’unica cosa peggiore è il ritmo, che fa sembrare la storia una lista della spesa frettolosa e iper prevedibile.

Ci sono momenti e spunti memorabili, ma sono pochissimi e finiscono maciullati dal ritmo, dalla prevedibilità della trama e dei personaggi, e dalla costruzione del mondo insufficiente e traballante se stai a pensarci per più di un secondo.

Dovrebbero pagarmi per indurre a continuare la serie. Magari la versione anime è migliore e il manga ha dovuto adattare troppa roba in poco spazio, ma un pessimo manga rimane un pessimo manga.

 

Dopo quella debacle, il secondo volume di Disowned but not disheartened! È stato un balsamo. È una lettura piacevole che non promette nulla che non mantenga: pochi rischi, una costruzione del mondo lenta ma ben fatta e non noiosa, un ottimo ritmo, personaggi niente male e tanto umorismo. I dialoghi e le osservazioni mentali sono brillanti e spassosi, tanto da avermi strappato qualche risata in pubblico. Le dinamiche tra i personaggi vengono approfondite assieme al mondo, e l’autore fa un ottimo lavoro nel rendere comprensibile e simpatica al lettore la protagonista OP eccentrica e mezza scema. Dopo tante storie con protagoniste tragiche, vederne una circondata da amici e persone fidate è una vera gioia, nonché un modo intelligente per ribaltare i cliché di questo genere.

Si inizia a credere e sperare che il cavaliere bianco possa avere una chance nel conquistare la protagonista – non è interessata all’amore, ma inizia a conoscerlo e trovarlo carino.

L’autore ammette nella postfazione di non sapere scrivere relazioni d’amore, ma sono in disaccordo: non tutte le storie devono essere piene di drammi e psicodrammi amorosi, per funzionare.

È anomalo che la parte con maggior pathos e peso nella trama sia l’inizio anziché il terzo atto, ma non mi è dispiaciuto. È una serie che continuerò e vi consiglio.

 

Quality assurance in another world è una delle pochissime storie dark che adoro e il 14° volume del manga non ha deluso le mie alte aspettative. Questo manga è pieno di movimento, azione, plot twist tragici e/o da sbellicarsi! Chi si aspettava di trovare dei bizzarri place holder al posto dei boss ultra potenti che si aspettavano? O il villaggio coi trampoli? O che tornasse in scena quel personaggio finito out of bounds (in sostanza a galleggiare nel vuoto da solo per anni)?

Spero di sbagliarmi, ma dubito che la corrente missione di salvataggio andrà a buon fine.

È bello avere un paio di volumi di fila senza morti strazianti, ma questo aumenta solo di più la probabilità che accada nel prossimo.

Riusciranno i programmatori a uscire dal videogioco pieno di bug in cui sono bloccati?

 

Only I know that this world is a game è un altro manga che adoro e seguo con impazienza. La premessa – videogiocatore si ritrova a vivere in un videogioco che conosce, diventato un mondo a sé – non è delle più originali, ma l’esecuzione è favolosa.

In questo 8° volume l’umorismo, l’azione, il ritmo privo di fronzoli ma non troppo veloce, i personaggi … è tutto fantastico! Stavolta non c’è stato neanche del fanservice. Un’ottima lettura!

Ed è anche un bene che non abbiano tradotto il romanzo originale; ne avevo letto un altro dello stesso autore e lui sceglie delle ottime premesse, ma le rovina con una prosa verbosa e confusionaria. Il manga rimedia egregiamente a questi difetti.

 

Il 3° volume di No one gets past this gatekeeper non ha fatto altro che cementare e aumentare la mia stima e gioia nei confronti della serie.

Le dinamiche tra i personaggi sono il massimo, l’umorismo è carino e c’è abbastanza dramma e morti di personaggi secondari da impedire che tutto diventi fuffa, ma non troppe da renderlo grimdark.

È bello che eventi precedenti vengano richiamati e ci sia del lutto, umano ma senza angst.

Dopo le mazzate, i momenti “aww!” dove la gente si salva hanno un altro peso.

 

E questa è solo la prima parte del mio luglio libroso! Se pensate anche nella seconda manchino altre letture straordinarie e altre straordinariamente brutte vi sbagliate! Restate in attesa della seconda parte e nel frattempo buona estate!

 

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