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Comofun 2025

 

 

Il Comofun è una fiera a tema nerd a cui non avevo mai partecipato prima. È stata un’avventura di cui non vedevo l’ora di parlarvi!

 

Prima di dirvi com’è andata, devo ringraziare non poche persone per avermi invitata – e aiutata! – a partecipare alla fiera: Marisa Salatino e le due mie compagne di (dis)avventura e di banchetto, Gaia Hutcher e Shadi.

Un ringraziamento a parte lo devo a Susanna, la cugina di mia madre che vive a Calolzio Corte; senza di lei a scarrozzare in giro me e mia mamma gli spostamenti sarebbero stati molto più complicati. Andare da Milano a Lecco e andare da Milano a Erba (dov’era la fiera) sono due cose molto diverse – la prima opzione ha un milione di cambi in meno e un tempo di percorrenza assai inferiore.

Gaia e Shadi sono due artiste che hanno montato i loro banchetti professionali con mille accessori, disegni e cartelloni che occupavano molto più spazio dei miei libri; fossi stata un’artista anch’io sarebbe stata ardua trovare posto per tutto. Ho imparato a non esagerare con le dimensioni e il numero di cartelli – credevo che quattro di cui due grossi fossero una buona idea ma mi sbagliavo; del resto, alla mia seconda fiera, non potevo pretendere di essere già una professionista.

La cosa migliore, oltre alle vendite, è stato il contatto col pubblico; persone interessate, persone che non lo erano affatto, famiglie con bambini, cosplayer notevoli … ma quelle che salveranno il mondo sono i lettori forti*. Quasi sempre, le persone che hanno comprato il mio libro hanno fatto altrettanto coi fumetti di Gaia e Shadi e avevano una busta con già dei libri dentro.

 

I lettori forti* sono quelli leggono dieci libri all’anno o più. Alle anomalie come me che ne leggono al mese non è ancora stato dato un nome, ma la SCP Fundation ci sta lavorando e temo finirà per rinchiudermi, un giorno.

 

La fiera era al coperto, ma per qualche motivo siamo finite vicino a una finestrella in alto che era aperta; fortunatamente la mia paranoia sano odio per il freddo prudenza mi aveva già munita di cardigan e giacca invernale, quindi non è stato un problema.

Il problema per il mio portafoglio è stato il mio stesso interesse per la fiera.

Giuro che è stata l’ultima volta che comprerò carte Pokemon – il mio rapporto con loro è paragonabile a un amore appassionato che col tempo si è spento ed è diventato mezzo tossico. Mi divertivo a comprarle e a guardare le immagini quando costavano cinquemila lire al pacchetto, o andavo in vacanza all’estero e le trovavo a prezzi stracciati, altre espansioni, o di così false da farmi ridere e rimanere come un buffo souvenir della vacanza. Ma adesso all’estero costano non poco anche quelle false, e non ho più trovato espansioni memorabili e peculiari come l’Aquapolis che ho trovato solo in Grecia. E con Pinterest posso salvarmi e riguardarmi tutti gli artwork più belli ogni volta che voglio senza svenarmi.

Alla fiera, però, c’erano un sacco di banchetti che vendevano carte pokemon od offrivano pesche fortunate e mazzi di carte con mischiate vecchie espansioni. “Perché non provare?” mi sono detta “5 euro per due rare olografiche garantite e, forse, un biglietto d’oro per una carta ultra rara non è un brutto affare”. Così ho pagato e pescato. Risultato? Delle due rare, una l’avevo già (due volte!) e l’altra era Palafin. Palafin. Se c’è un pokemon di cui aborro sia il design, sia il modo per ottenerlo nel gioco senza hackerare o scambiare è proprio Palafin. Più di mille pokemon e centinaia di carte rare possibili e mi è capitato proprio Palafin. Se non è un segno di smetterla, non so come interpretarlo.

Però ho comprato due bellissime carte pokemon fatte a mano da un artista italiano col soprannome di Tapiro Giallo; le sue versioni di Moltres e Giratina erano splendide, me le sono potute scegliere, mi rimarranno come un bel ricordo e non c’è sopra quello stupido delfino muscoloso.

Il colpo grosso al mio portafoglio è stato il regalo di Natale anticipato che mi sono comprata nel banchetto dei Lego – adoro il set Lego Art, ed è difficile dire di no a uno sconto di 30 euro.

Un incontro assai più proficuo e che spero possa dare inizio a una felice collaborazione è stato quello con Stefania Toniolo, una mia collega scrittrice di Rotte Narrative. Ha vinto il premio di Storytelling di Amazon e vendeva i suoi libri nell’altro padiglione assieme ai saggi videoludici del fratello, che conoscevo di vista perché avevamo frequentato alcuni corsi alla Cattolica di Milano. Mi ha consigliato di non evitare a priori le fiere letterarie, perché il grosso della gente che ama e compra libri va lì, non alle fiere nerd più orientate ai gadget. È un buon suggerimento che può sembrare uscito dalle labbra di Capitan Ovvio, ma la serie di Camena è diretta a un pubblico nerd, ed è molto più aperta a suggestioni da anime, light novel e webnovel che alle consuetudini letterarie alte. In una fiera letteraria piena di saggi, biografie e romanzi storici mi caccerebbero e/o riderebbero in faccia. Non aiuta che parte del pubblico italiano idolatra gli autori di romanzi storici e biografie, mentre pensa assai male degli autori di fantasy – come se a decretare la qualità di un libro fosse solo il genere, anziché l’abilità di chi lo scrive. Secondo Stefania ci sono fiere di livello intermedio le cui sezioni dedicate al fantasy potrebbero ospitarmi senza che rischi di essere fuori posto o perdere la faccia. È un buon consiglio, non mi spiacerebbe averla come prossima compagna di bancarella. Il collettivo di cui faccio parte e con cui sono andata alle prime fiere si chiama Noya ed è composto quasi solo da artiste che vendono anche disegni, commissioni e gadget, oltre che le proprie opere; ha senso che preferiscano fiere dedicate ai disegnatori e ai nerd. Detto ciò, non esiste una clausola che mi impedisca di partecipare ad altre fiere per conto mio.

Un incontro assai meno piacevole è avvenuto con una signora che ha storto il naso quando ho provato a raccontarle la trama di Camena e cercava, testuali parole, “storie con animaletti”. I gusti sono gusti, ma come costei abbia visto sul bancone una copertina con un fantasma colorato a testa in giù, un’altra con una ragazza che maneggiava un arco magico fatto di fulmini e un’altra ancora con due angeli e si sia detta “qua devono esserci storie realistiche con animaletti”, proprio non lo so.

Con una tagline come “Scopri cosa succede quando i cattivi invadono il mondo a partire dall’Italia” speravo sarei riuscita a vendere a Gru o uno dei Darth Vader che giravano, ma niente.

Mi ha fatto tenerezza un giovane scrittore che si è fermato e mi ha raccontato appassionatamente della sua idea per un horror steampunk weird ambientato a Venezia. Mi ha fatto una testa così per due ore (e ovviamente non ha comprato il libro), ma il suo entusiasmo e ingenuità mi hanno ricordato troppo la me stessa di qualche anno fa. Ho tentato (temo invano) di dargli qualche consiglio. Non sono riuscita a (né potevo) mandarlo a quel paese, ma dopo la prima ora e mezza me ne stava venendo voglia; gli auguro comunque di tutto cuore di riuscire a dare forma alla sua idea e a trovare un pubblico.

Mi ricordo anche una disegnatrice in erba che si svegliava tutti i giorni alle 4.00 e rincasava alle 17.00 pur di frequentare il liceo d’arte che desiderava; pur esprimendo stanchezza, non si lamentava e aveva parole piene di speranza ed entusiasmo per il suo futuro. Anche a lei auguro solo il meglio dalla vita.

Mi hanno sorpresa le parole di una disegnatrice che si era fermata a chiacchierare: mi ha ringraziata perché mi servivo di un’artista umana anziché dell’intelligenza artificiale. A parte il fatto che la mia disegnatrice Eddanko è bravissima, nonché perfetta per Camena, l’intelligenza artificiale dà il suo meglio solo per fare shitpost – o quando è manovrata da gente iper esperta. Stava partendo a inveire contro il capitalismo, ma quando le ho fatto notare che sotto il comunismo NON sarebbe affatto meglio siamo state d’accordo a incolpare la corruzione.

È stata un’esperienza bella ma stancante, e spero di poter dire lo stesso delle fiere future a cui parteciperò. Mi manca già un po’ il contatto con il pubblico.

 

 

 

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