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Ottobre 2025 parte 2

 

 

Tra sorprese e sfide di lettura, la seconda parte dell’ottobre librario di quest’anno è stata a dir poco pazzesca! Non vedevo l’ora di parlarvene!

 

Normalmente, ricorro ad app di lettura fidate per le mie amate light novel e i manga che non arrivano in italiano – o ci arrivano troppo tardi secondo la mia impazienza – ma per alcune serie, questo non basta. Alcune non escono dal Giappone, e altre ancora non vengono distribuite in Europa pur avendo la traduzione in inglese.

Due serie in particolare avevano acceso il mio desiderio e rientravano in quest’ultimo caso; sembravano confinate in America e Inghilterra senza alcuno sbocco verso l’Italia, nemmeno in formato ebook.

E invece no. Ho scoperto una procedura legale per avere accesso a questo tipo di serie: basta entrare nel proprio account di Kobo e chiedere di cambiare l’indirizzo IP. È legale al 100%! Ho dovuto farmi aiutare da una brava assistente, ma in meno di un giorno avevo finalmente tra le mani una serie che bramavo da anni e un’altra che mi ha fatto impazzire in senso buono.

Nonostante il titolo, The Dark History of the reincarnated villainess è tutto meno che dark o angosciante. La protagonista, una trentenne dalla vita grigia, muore e si reincarna nella fanfiction che aveva scritto nei primi anni della sua adolescenza … ma invece di ritrovarsi nei panni dell’eroina a cui aveva dato il suo stesso nome, è la cattiva, destinata a essere uccisa già nei primi capitoli. Il titolo di questa fanfiction è The Dark History, da cui il titolo.

Ora deve sopravvivere sia ai pericoli, sia al cringe, disagio e vergogna per come ha scritto il mondo e i personaggi. Ci sono anche dei flashback dove ricorda i disagi della sua adolescenza sulla Terra che l’hanno portata a rendere la sua eroina-alter ego super popolare per compensare.

Forse perché sono scrittrice anch’io, mi è impossibile non comprenderla.

Sta rapidamente diventando una delle mie protagoniste preferite; non è né stupida, né una girl boss/Mary Sue/ un genio ultra intelligente che ha sempre tutto sotto controllo. Al contrario, non ha poteri magici, alcun controllo sui personaggi e nemmeno ricordi chiari degli eventi – comprensibile, essendo passati anni dalla scrittura della Dark History. A tratti è un muppet, ma nel complesso fa ciò che può ed è comunque contenta di vedere dal vivo i personaggi a cui aveva dedicato tante ore e pensieri – soprattutto quando fa passare ad alcuni la voglia di ucciderla.

È affezionata all’eroina impossibilmente pura e buona, e si convince a buona ragione che se ella morisse, gli altri personaggi la sospetterebbero e ucciderebbero. Col tempo, i rapporti migliorano.

Credo che sia l’unico reverse harem che ami veramente e non mi ispiri cringe; per forza il mondo intorno a loro è artefatto è poco credibile, è la sua fanfiction!

Il 1° volume è stato una goduria; l’unico lato negativo è che parte del manga è occupato da un altro manga che non c’entra niente, una storia d’azione con disegni fighi, spiriti maligni e molta meno sostanza di quanto creda lo scrittore dei testi.

Se siete curiosi potete anche guardare l’anime omonimo.

 

L’altra serie che mi aveva ingolosita ma sembrava inaccessibile è No longer allowed in another world, che parodia in modo brillante i cliché degli isekai.

A finire nell’ennesimo mondo pseudo medievale afflitto da un re demone è uno scrittore tormentato intenzionato a suicidarsi – invece è stato investito da un tir del teletrasporto che l’ha portato lì. Ora il suo unico intento è trovare un luogo dove morire, possibilmente accanto all’amata che lo voleva accompagnare nel suicidio, ma nonostante i suoi tentativi di lasciarsi morire, le cose vanno sempre bene. Il pericolo di turno viene sempre sventato e alla fine del primo volume ci sono già due donzelle innamorate di lui senza motivo.

È una parodia molto godibile e ben realizzata, ma ovviamente è consigliabile solo a chi conosce i cliché dei tipici isekai power fantasy e ne cerca una pausa.

È raro che le commedie nere mi piacciano, ma questa ci è riuscita e i due plot twist finali sono pazzeschi.

Anche di questo è uscito l’anime già da mesi, ma non ho mai preso l’abitudine di guardare anime o serie televisive. Se la premessa mi incuriosisce, preferisco andare alla fonte scritta originale – che è quasi sempre migliore degli adattamenti televisivi. Leggo così in fretta che faccio prima a leggere che a guardare.

 

Il 21° volume di Kuma Kuma Kuma Bear è stato leggermente più cupo dei precedenti – cosa che mi ha indotto a leggere più furiosamente e divorare il 60% del libro in un giorno! Il lieto fine per Seleyu era previsto quanto meritato.

Ho trovato molto carine le scene d’azione e l’umorismo, e continuo ad amare Yuna e il senso di progressione. Le avventure passate hanno ramificazioni impreviste e sensate nel presente, mentre Yuna diventa sempre più forte e conosciuta.

È una serie slice of life con qualche elemento di azione e power fantasy; quando questi elementi saltano fuori risultano assai gradevoli, anziché suonare come cliché ripetitivi.

Adoro questa serie, e anche i siparietti semiseri in cui Yuna si chiede se la super tuta che indossa non contenga anche una maledizione (il desiderio di non toglierla mai).

Del resto, se una tuta consentisse di diventare un mago invulnerabile super forzuto, evocare animali pucciosi potenti, e dormire bene, chi mai la toglierebbe?

 

Non ho una, bensì tre pile di libri da leggere: una di libri religiosi, una di libri di altri generi (la più alta) e una di libri che ho comprato durante i miei viaggi in Austria, Germania e altrove. L’ultima è la più piccola, così mi sono detta: “perché non fare una sfida di lettura con me stessa e finire almeno la pila della vergogna più piccola entro fine novembre?”

È così che mi sono messa a leggere la Guida del duomo e della città di Colonia. La prosa della traduzione italiana non è niente male, le foto sono splendide e le didascalie oscillano tra tre livelli di qualità: affascinanti, troppo sbrigative, e troppo concentrate su vie dello shopping o cose di assai scarso interesse.

Nonostante i difetti, ho imparato con gioia cose nuove su una città che ho avuto meno di un giorno per visitare.

È una buona lettura, utile per pianificare una seconda (o prima) visita, ma non per chi cerca informazioni più approfondite – anche perché ha solo 64 pagine, gran parte delle quali occupate da foto.

Se l’avessi avuta durante la mia visita al duomo, avrei potuto apprezzarlo e capirlo di più, e magari approfittare degli orari di apertura a musei e negozi lì riportati per vedere altre cose … o forse no, era stata una visita guidata con pochi momenti liberi.

Il dettaglio che la palla dorata ai piedi della croce sul tetto contiene monete, reliquie e un documento attestante la ricostruzione alla fine della seconda guerra mondiale è una chicca che mi ha colpita.

 

La grande enciclopedia delle carte Pokemon – la guida inedita per sapere tutto: origini, classificazioni, edizioni speciali. Se ce l’hai sei ricco! Tutte le quotazioni delle carte rare ha segnato il momento in cui mi sono detta: “basta con le riviste da edicola a tema anime, anche quando hanno un gran titolo e copertina”. Ho visto video di Youtube molto più completi e meglio ritmati di questa rivista. Oserei dire che il 99-100% delle informazioni ivi contenute è reperibile online a costo zero.

Non aiuta che il titolo induca in errore: sono riportare le quotazioni solo per pochissime carte rare, senza mai mostrare i prezzi per quelle rare delle singole espansioni. Vengono omesse molte altre informazioni in favore di interviste – belle, ma sarebbe stato meglio colmare il vuoto di informazioni con ulteriori dati su carte rare e come distinguerle dai falsi.

Una grossa delusione. Da evitare.

 

Gli hater diranno che Guild handyman? More like mastermind! Using my hidden skills in the shadows è una versione scontata e molto inferiore di The eminence in shadow, ma non sono d’accordo. A differenza di quest’ultimo, Guild handyman è sprovvisto di protagonisti mitomani pazzi che straparlano tutto il tempo – non è uno standard molto alto, ma è già qualcosa.

Detto ciò, mentirei se dicessi che Guild handyman è qualcosa di diverso da un classico power fantasy con personaggi femminili piatti, protagonista OP e la missione finale di ammazzare una divinità.

Eppure, mi è piaciuto: ho apprezzato lo stile scorrevole e senza fronzoli, il ritmo ben calibrato, la mancanza di sangue e morte, e la costruzione del mondo. Quest’ultima è semplice, ma basta per gettare le basi di tante avventure e suscitare la mia curiosità. L’umorismo non è male, e la storia ha il grande pregio di non prendersi troppo sul serio, né di chiederlo al lettore.

Ho apprezzato quando l’antagonista del volume ha rispettato il suo codice d’onore. I cattivoni-cartonato ragebait hanno il loro posto nella fiction, ma non tutte le storie ne necessitano, e la mia tolleranza nei loro confronti diminuisce sempre di più. I villain Disney sono cattivi fino al midollo, ma sono anche capaci di rubare la scena e intrattenere, a differenza dei cartonati.

Il fatto che il protagonista sia un introverso scaltro che vuole aiutare la sorella a vincere una guerra senza mai esporsi in pubblico contribuisce non poco a farmelo stare simpatico. Per la piattezza dei personaggi femminili – che al primo pretesto si buttano ai piedi del protagonista e fanno a pugni per entraci nel letto – incolpo l’autore anziché i personaggi stessi. È il difetto più grande.

Proseguirò, ma senza aspettative di profondità.

 

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