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Wrap-up novembre parte 1 di 3

A novembre ho letto ben 22 libri! Eccovi la prima parte del wrap-up

 

Ho aperto le danze librose con Asterix in Lusitania, il 41° volume del fumetto. Non ha il respiro delle avventure passate – inevitabile, dopo la morte degli autori originali – ma tra le sue storie più recenti è senza dubbio la migliore. L’umorismo satirico e volutamente anacronistico che punzecchia vizi e abitudini moderne dà il suo meglio, e ricorda da vicino quello dei tempi d’oro. Il disegno è molto bello e fedele alla serie, una carezza per gli occhi.

È stato un ottimo modo per iniziare le letture di novembre e recuperare un po’ di fiducia in Asterix dopo alcuni volumi deludenti più preoccupati di fare prediche che essere buone storie umoristiche.

 

Dopodiché ho buttato il cuore oltre l’ostacolo e ho iniziato una maratona di lettura: la meta? Finire almeno la più piccola delle mie tre pile della vergogna prima di dicembre. Questa pila conteneva le guide (rimaste) comprate durante i miei viaggi.

 

Il duomo di Santo Stefano a Vienna di Reinhard H. Gruber è una guida piena di belle foto e informazioni interessanti su una chiesa con molti secoli di Storia sulle spalle. Le mappe lì riportate sono utili per orientarsi e capire con certezza dove sono le varie opere d’arte e chi sono i santi raffigurati, e la traduzione in prosa italiana è di buona qualità.

Il vero punto di forza, tuttavia, risiede nelle didascalie, che in poche parole racchiudono leggende e storie di vita vissuta che mai mi sarei immaginata – come il fatto che la sfera dorata ai piedi della croce sul tetto contiene monete, reliquie e un documento che attestante l’avvenuta ricostruzione del tetto nel 1960.

È un agile libretto che riesce a soddisfare le esigenze del turista senza lasciare gli storici e i più curiosi a bocca asciutta.

Ho visitato quel duomo già due volte e persino io ho imparato cose nuove.

Mi ha fatto desiderare che il negozio in cui lo vendono si trovasse all’entrata anziché vicino all’uscita – quando sei dentro, l’interno è così bello e grande che è facile lasciare vagare lo sguardo e faticare a concentrarsi. Delle mappe come quelle di questo libretto aiuterebbero a capire e godersi di più la visita.

 

Nel giro di qualche giorno ho letto un libro che avevo comprato dietro consiglio di un amico di famiglia – e che da mesi ammuffiva virtualmente nel mio kindle. Si tratta di Michele Ferrero – condividere valori per creare valori. Trattasi di una biografia di Michele Ferrero e buona parte della sua famiglia – che dubito di dover presentare, essendo i padri della nutella, dei Ferrero Rocher, dell’Estathè e di quasi tutte le merendine che avete mai mangiato nell’infanzia e dopo.

Il libro fonde cronaca, elogio, romanzo storico e biografia con una prosa ricca di subordinate eloquenti e sognanti. È ben lontano dall’essere illeggibile, ma un tocco di sobrietà in più avrebbe assai giovato. Non aiuta il fatto che ogni singolo capitolo è strapieno di nomi, persone ed eventi che avrebbero necessitato ciascuno di un intero libro per essere assaporati e compresi appieno.

A tratti suona celebrativo al punto da sembrare inautentico come una pubblicità o una scintillante promessa elettorale, ma se davvero i Ferrero incarnavano quei valori, è comprensibile. È un fatto oggettivo che siano riusciti a sorgere in un’Italia ancora povera e devastata dalla guerra, trattando bene gli impiegati, trovando e usando ingredienti di qualità, risollevandosi più volte da crisi e alluvioni …

È stata una buona lettura che a tratti mi ha riempito di speranza e buoni sentimenti come certi libri di Natale, ma la prosa me l’ha fatto sembrare interminabile – come una serie di vecchi film scritti superbamente, ma piuttosto lenti e in bianco e nero. Sono indecisa se consigliarlo – di sicuro non agli impazienti.

 

Il 2° volume di The dark history of the reincarnated villainess è stata una delle migliori letture dell’anno. Mi ha fatta morire dal ridere, ormai mi capita raramente che pur potendo divorare un libro, cerchi di farmelo durare rallentando apposta la lettura. Come il 1°, l’ho adorato per l’umorismo e il twist sui tanti cliché degli isekai/storie di villainess: la protagonista qua non si reincarna come la cattiva di un simulatore di appuntamenti, bensì della sua fanfiction scritta quando aveva 13 anni.

Non deve solo sopravvivere alla trama, ma anche al cringe, affrontare/tornare ad affrontare i flashback della sua vita grigia, i suoi difetti peggiori e i pensieri inconfessati che qua prendono forma e causano disastri… è una storia comica e d’azione, ma anche introspettiva.

È uno dei rarissimi harem, anzi, forse l’unico reverse harem che non mi faccia girare gli occhi; per forza i personaggi e il mondo hanno poco senso e ruotano intorno a un’eroina bella e perfetta, è una fanfiction! Per forza piovono petali e cuoricini dal cielo e i personaggi maschili sono tutti figaccioni bidimensionali – per quanto ci siano indizi che la loro bidimensionalità è più apparente che reale.

Lo stile del disegno è bello, ma a tratti è confusionario e costringe il lettore a rileggersi alcune sequenze per capire cosa succeda – soprattutto quelle d’azione.

L’alternarsi tra scene pucciose shojo e altre demenziali è un tipo di gag visiva che non mi stancherà mai ed è particolarmente adatta e godibile in questa storia.

Se solo i volumi successivi avessero proseguito su questa strada…

 

Francesco Giuseppe I, un imperatore in parole e immagini è una biografia a uso del turista italiano in visita a Vienna. È breve, ma riesce comunque a dare una buona idea dei punti salienti della vita – e non poche tragedie – dell’ultimo imperatore asburgico.

Mi fa sorridere che nella copertina è scritto correttamente, ma nella costa è “Francesco Guiseppe I”.

Le immagini sono splendide e si alternano tra dipinti celebrativi e fotografie – fa strano averli nella stessa epoca; questo dettaglio mi ha aiutato a cogliere gli aspetti contradditori di quel periodo storico molto meglio di tremila subordinate sbrodolate – era davvero l’ultimo guizzo di vita di un’era sul punto di scomparire, lui stesso ne era cosciente.

Dubito di essere l’unica a cui l’Ottocento e Novecento sembrino più remoti di Saturno e dell’impero romano.

La qualità della prosa è eccelsa, merito della traduttrice Francesca Parenti che spero sia stata ricompensata generosamente, e vale lo stesso per il modo in cui il testo è diviso in micro-capitoli. È molto scorrevole e letteralmente a prova di perdite d’attenzione, alla portata persino del lettore più distratto o impegnato – dando comunque delle informazioni.

Quando mi ero annotata degli appunti in vista di questa recensione, non avevo idea di quanto la qualità della traduzione, prosa e immagini non potesse essere data per scontata. Gli avevo dato 4 stelle, ma dopo le batoste mentali prese dopo, mi sono resa conto che ne merita 5 o 10.

Ci credo che lo vendono ancora a distanza di anni!

 

Avevo trovato il 1° volume del manga di Rai! Rai! Rai! Tradotto in italiano alla fiera Comofun, ma essendo impacchettato non avevo potuto sfogliarlo. La premessa di una commedia d’azione sci-fi con una protagonista infettata da un alieno in una Terra che ha respinto gli alieni invasori al costo di vaste aree inabitabili e la perdita di metà popolazione, mi intrigava. Temevo però che fosse troppo dark, così mi sono procurata e letta il volume sull’app di lettura di Kobo.

Il risultato è stato un’altra delle migliori letture del mese.

Lo stile del disegno oscilla tra l’eccelso e il meh a seconda delle scene, ma la storia e i personaggi mi sono piaciuti un sacco, soprattutto la protagonista che ricorda molto il character design della versione femminile di Ranma. È raro che un protagonista iper insicuro che si piange addosso mi piaccia, ma lei è un’eccezione; accanto a questi difetti ha una volontà di ferro e un coraggio (e sete di vita) da leone. Il tutto nonostante abbia avuto una vita difficile a causa di un enorme debito contratto dal padre – fuggito quando lei era bambina. È impossibile non fare il tifo per lei.

Ho grandi cose da dire anche sull’incipit che fonde umorismo, infodump e un pizzico di tensione così bene, che già a pagina 3 mi aveva catturata e fatta innamorare della storia! È uno degli incipit migliori che ricordi.

E dopo tutto quello che passa la protagonista, la sua storia e i problemi di denaro, il finale non suona come un atto di pura avidità cartoonesca, bensì come una gioia e una speranza, finalmente!

Sarebbe potuto tranquillamente essere la conclusione di una storia breve, perché dubito che i finali dei volumi successivi sapranno toccare queste corde. Sono contenta che la storia continui. Chissà se gli alieni sono davvero stati respinti, poi.

 

Questa lettura sci-fi mi lasciato un sapore così buono in bocca che mi sono avventata subito su un altro manga sci-fi scaricato su kobo perché non avevo potuto sfogliare la versione italiana al Comofun: il 1° volume di Cosmos.

Purtroppo, è stata una mezza delusione. La premessa vede un liceale capace di smascherare le bugie finire reclutato da un’aliena facente parte di un’organizzazione che si occupa delle assicurazioni per alieni in visita sulla Terra. È intrigante e lo stile del disegno è molto bello e pulito, ma l’esecuzione ha lasciato un po’ a desiderare; i design degli alieni non brillano affatto (al punto che alcuni sembrano i design di uomini-mostri usciti da una storia ambientata nello pseudo medioevo da discount di D&D), un intero capitolo è privo di senso e gli ultimi sono deprimenti – senza motivo, perché la serie sembrava virare verso lo shonen. Perché quel capitolo triste se nel tono è diverso dal primo, dagli ultimi e dai successivi? A cosa accidenti è servito? Non aveva più senso usare quello spazio per approfondire i personaggi principali e le regole dell’organizzazione?

A eccezione del protagonista, i personaggi sono molto meh – sembrano NPC di un videogioco, e non è un complimento.

 

 

 

 

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