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Maggio libroso parte 1 di 2

Maggio libroso parte 1 di 2

 

Eccoci finalmente con le recensioni di maggio!

 

Il 2° volume della light novel Guild handyman? More like mastermind! Ha superato le aspettative, col ritorno di personaggi chiave, alcuni nuovi a cui è impossibile non affezionarsi, scene d’azione e una situazione magico-politica calma solo in apparenza. C’è anche un arco narrativo di assai gradevole esecuzione.

È una serie che ricorda Eminence in shadow e consimili fantasy d’intrigo con fanservice, con la differenza che le carneficine sono assenti, i personaggi non sono iper cinici e il protagonista non è un pazzo esaltato. Qua è un introverso leggermente caricaturale, ma è difficile non capirlo in certi frangenti – soprattutto se il lettore è introverso a sua volta.

Le caratterizzazioni dei personaggi – soprattutto di quelli femminili – non sono super profonde, ma sono abbastanza solide per reggere la trama e sembrare umani anziché manichini-cheerleader per il protagonista, o birilli creati solo per essere buttati giù.

Avrei troppo voluto abbracciare Ordo, vederlo superare le sue insicurezze è stata una gioia – l’unica insoddisfazione che mi ha lasciato questo libro è come sia bastato mostrare una ferita temporaneamente guarita per risolvergli il conflitto interiore.

È una serie che sono arrivata ad amare per la costruzione del mondo (facile da afferrare, ma piena di piccoli misteri), i personaggi non complessati e la mancanza di violenza – il primo morto è scappato qua, ma era uno dei cattivi e il protagonista si prende un momento per digerire di averlo ucciso, anziché scrollarsi di dosso l’omicidio in un nanosecondo. A mio parere, ciò lo rende molto più umano di molti altri protagonisti di opere consimili.

La parte più dura sarà aspettare il prossimo volume. Una perfetta lettura da spiaggia senza angosce, ma comunque con un po’ d’azione e misteri.

 

Il 6° volume di The Hero and the Sage reincarnated and engaged mi ha suscitato sentimenti contrastanti. Da un lato mi ha fatto molto piacere rivedere personaggi che conosco, conoscerne di nuovi, vedere Raid fare mostra della sua terrificante combo di intelletto e forza fisica, leggere scene d’azione così pazzesche da rasentare il cartoonesco, assistere alla loro operazione per salvare il futuro e raddrizzare torti … ma dopo un tot ho dovuto costringermi a continuare la lettura.

Forse perché la storia sarebbe molto più interessante e coinvolgente se i personaggi fossero presi più sul serio, anziché essere trattati come macchiette comiche dall’autore.

Ho anche notato che alcune cose sul passato di Raid contraddicono altre che erano state dette prima.

Senza parlare della scenetta di Eluria che in circostanze molto serie butta tutto in caciara pur di far innamorare di sé qualcuno che già la ama; mi ha fatto venire voglia di prenderla a testate. Pagine, pagine e pagine di fuffa inutile che si potevano tranquillamente risparmiare al lettore.

Eppure, nonostante questi difetti e i momenti di blocco, non è stata una lettura (del tutto) sgradevole.

 

Social justice fallacies è un saggio che ho finito di colpo dopo settimane di lento sbocconcellare. L’argomento è molto interessante, e l’autore ha avuto il pregio di sfatare una mia precedente lettura riassumibile in “genetica + statistica = il tuo destino e non puoi farci quasi niente per cambiarlo”.

Dati alla mano, questo libro rivela invece che la gente è molto più sveglia – e il loro comportamento molto più imprevedibile – di quanto credano certi intellettuali più intenzionati ad accumulare potere e fare la morale agli altri che a studiare la realtà in modo oggettivo e constatare se le loro azioni hanno gli effetti positivi sperati, o peggiorano le cose. Molto spesso è la seconda cosa.

È un inno al multiforme e complesso ingegno umano, una sorta di narrazione per dati che si estende per tutti i continenti, popoli e cronache passate.

Detto ciò, a tratti era noioso e molto specialistico; se solo fosse stato scritto un po’ meglio – o magari ben tradotto in italiano – , sarebbe stata una lettura da dieci e lode.

 

Il 6° volume di Sleepy princess in the demon castle mi ha fatta sorridere e bene all’anima. Gran parte delle mini-storie era carina, apprezzo un sacco i personaggi ricorrenti e l’inventiva. Un’ottima lettura.

Oserei dire che è la vetta a cui tutti i gag manga dovrebbero ambire.

È quello che succede quando a essere usata come ostaggio in una guerra tra uomini e demoni è una principessa amante dei pisolini col temperamento di un serial killer – che riesce comunque a suscitare gli istinti di protezione e amicizia di chiunque abbia intorno.

 

Alle tavole dei santi è stato un acquisto d’impulso durante la mia visita a Castel Sant’Angelo. È un saggio-ricettario che narra le vite di alcuni santi e del loro amore per la tavola.

Da un lato, ho imparato cose e ricette nuove e alcuni passaggi sono davvero toccanti, dall’altro lo stile è atroce. Frasi lunghe 20 righe, vite di santi non sempre rese bene, o filtrate tramite una lente interpretativa discutibile, parziale e/o molto superficiale – quando non addirittura falsa, perché non è vero che tutti i santi amassero mangiare.

Le ricette sono di interesse storico e non sembrano affatto male, ma non sono alla portata dei principianti.

Meh.

 

Miti e leggende del medioevo è stata la lettura che ha felicemente inaugurato la lunga serie dei miei acquisti librari al Salone del libro di Torino.

Lasciarmi libera di visitarlo con un portafoglio in mano è stato l’equivalente di mollare un bambino goloso in una pasticceria con la carta di credito dei genitori. Per via di alcune regole non potevo stare dietro al banchetto tutto il tempo, quindi ho avuto modo di esplorarlo a fondo e far man bassa di libri.

Durante il mio peregrinare, ho trovato la bancarella dell’editore Nuinui e quando ho trovato questo splendido volume nella loro serie dedicata a miti, storie e leggende di varie parti del mondo non ho potuto resistere. Non mi sarei mai aspettata di trovare un libro dedicato al medioevo occidentale.

Conoscevo molte storie, ma non tutte, e alcune varianti mi erano completamente sconosciute.

Le illustrazioni sono a dir poco splendide, è come se avessi un mio codice miniato personale!

A differenza di altri volumi, le storie sono più commentate che narrate – anche perché ci sono mille varianti – ma è stata comunque una lettura magica!

 

 

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