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Maggio libroso parte 2 di 2

 

L’entusiasmante fine del mio maggio di letture!

 

Gukken è un manga italiano che ho trovato al Salone, e che ha superato le mie più rosee aspettative. L’ambientazione mi ha appassionata subito: un futuro alternativo dove l’unico modo per consultare internet è chiedere l’aiuto di avventurieri digitali che lo esplorano a proprio rischio e pericolo – visto che la rete era diventata troppo vasta e complessa per i mezzi di ricerca tradizionali.

Questi avventurieri si comportano in modo affine a quelli dei giochi di ruolo; il problema non è morire in azione– visto che i loro veri corpi sono nel mondo reale – bensì perdere il link tra loro mente e corpo, che può causarne la vera dipartita o l’impazzimento.

Anche il misterioso potere Gukken mi ha incuriosita subito e si respira una buona atmosfera (finora) spensierata di meraviglia, azione e avventura; l’unico difetto è la stupidità e ignoranza del protagonista.

So che nessuno è onnisciente e che è un ottimo pretesto per spiegare al lettore come funziona il mondo, ma che qualcuno che ci vive sia così ignorante risulta difficile da credere, oltre che fastidioso. Sarebbe come se qualcuno vissuto in Italia per tutta la vita non sappia cosa siano una pizza o una chiesa e strilli di meraviglia al vedere un parcheggio.

Incarna lo stereotipo del protagonista shonen che ama l’avventura e vuole diventare l’eroe più forte, ma è più ignorante e scemo di una capra, non riesce a fare un passo senza combinare venti disastri e urla tutto il tempo. Parte debolissimo e spesso e volentieri incoccia in un potere speciale misterioso che fa gola a molti e impiegherà secoli per controllare appieno.

Nonostante ciò, questi due primi volumi sono stati una splendida lettura di cui aspetto il seguito con grande impazienza.

Lo stile disegno cartoonesco con vari riferimenti mi è piaciuto, ma so che non tutti lo apprezzano.

 

One Piece Heroines è una raccolta di racconti dedicata a Nami, Robin e altri personaggi femminili del mondo di One Piece.

Le illustrazioni sono belle, la prosa molto scorrevole e le storie sono carine, ma mi hanno lasciato un leggero senso di insoddisfazione. A differenza dei romanzi dedicati ai personaggi maschili (One Piece novel Law e i due volumi di One novel Ace) queste storie sono slice of life e non aggiungono granché a ciò che il lettore medio sa già del mondo e di questi personaggi.

Un divertissement piacevole e ben scritto, ma ho letto storie migliori e più memorabili. Lo consiglio solo ai fan più accaniti e/o chi cerca qualcosa di leggero.

 

Eretici è una raccolta di saggi di Chesterton; è la sua prima opera che abbia mai letto e non sarà l’ultima.

Il libro consta di numerosi micro-capitoli assai ben tradotti di agilissima lettura, il cui unico difetto sono le note a fine capitolo anziché a piè di pagina – scelta che a mio avviso avrebbe assai giovato al flusso di lettura. Se incontro un numerino esplicativo vorrei avere la spiegazione subito, non andare e tornare di continuo da una pagina successiva. La maggior parte di queste note è necessaria al lettore medio perché non tutti hanno un bagaglio di storia e letteratura sufficiente per afferrare i continui riferimenti di Chesterton ai suoi contemporanei.

Alcuni suoi paradossi diventano spirali difficili da districare, ma succede raramente.

Per il resto è una lettura molto brillante e scorrevole; è impressionante quanto certe previsioni sul futuro si siano avverate in pieno – e altre no. Un buon libro che mi ha fatto venire voglia di leggere altri saggi dell’autore.

 

Capitan Futuro – l’imperatore dello spazio è stata una lettura così bella che ci ho dedicato un intero articolo – che non voglio ripetere qua.

La versione corta è che si tratta di un ottimo fumetto d’avventura spaziale vecchio stile. Lo stile di disegno è spettacolare e i personaggi sono molto umani e agiscono in modo sensato e professionale al loro universo e alle circostanze sempre più difficili. La trama di mistero e azione è ben realizzata – per quanto non farà gridare al miracolo chi è abituato al genere o cerca vette d’introspezione.

Data la forte preferenza odierna per il dark, distopico o introspettivo, questo fumetto mi è arrivato come una boccata d’aria fresca, una finestra aperta verso un futuro/passato migliore, dove gli eroi vacillano ma non crollano e lottano con successo per mantenere la pace.

Un tacito invito al lettore perché faccia altrettanto?

 

Warhammer 40mila – Enciclopedia dei personaggi è stata la risposta a una domanda che mi sono posta più volte: che fine ha fatto l’epica europea coi paladini, la fede, le grandi battaglie, il coraggio di agire contro il caos e soverchianti forze disgregatrici, le armature fatate/stregate con grandi poteri?

Qua. È finita tutta qua, in questo universo dove l’umanità lotta per sopravvivere contro innumerevoli orrori cosmici – e l’unico modo per farlo sembra sottomettersi a un impero corrotto e razzista che incorpora in maniera distorta ed eccessiva rimandi soprattutto visuali al cattolicesimo.

Le illustrazioni – miniature, dettagli ingranditi e vere e proprie opere d’arte – sono stupende e di grande impatto.

Il volume ben si presta a traghettare il lettore verso innumerevoli ore di gioco e letture – il franchise include svariati romanzi, di cui ben pochi tradotti in italiano.

È stata una lettura molto bella anche dal punto di vista estetico – per quanto non vada matta per il genere grimdark o i giochi di strategia. Magari qualche fanfiction dove l’imperatore è un buon padre e l’umanità non rischia l’estinzione potrebbe fare più al caso mio.

Lo consiglio a chiunque abbia un minimo di curiosità per Warhammer e magari lo conosce solo tramite meme o per sentito dire. Il libro ha pure ricevuto l’approvazione di un giocatore veterano. Al vedere quelle miniature, capisco perché ne abbia così tante – del resto, se io riempio scaffali di libri e altre persone di vestiti o scarpe, perché lui non di miniature? Ognuno ha diritto ai propri hobby, purché non finiscano fuori controllo.

 

Chi sono io? Diventare sé stessi non significa ottimizzarsi è un libro di psicologia che mi ha lasciato sentimenti contrastanti.

Da un lato la fusione tra psicologia junghiana e tradizione cattolica-cristiana dà buoni frutti, con riflessioni interessanti su come la parte più autentica di noi sia quella a contatto con Dio, e non l’ego coi suoi egoismi, difetti e pretese di controllo. Solo dal nostro vero io si può attingere la soluzione ai problemi e la tranquillità interiore.

Dall’altro, ho avuto la netta impressione che il libro non facesse che ripetere questa riflessione in modi leggermente diversi per cento e passa pagine. Non aiuta che alcuni passaggi sanno un po’ di fuffa.

Una buona lettura, ma con qualche riserva.

 

Per sapere il resto delle mie letture estive, dovrete aspettare agosto perché due giorni dopo la pubblicazione di questo articolo andrò in vacanza. Vi terrò comunque aggiornati tramite Instagram – intanto, buona estate!

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