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Mega book haul estivo parte 2

Mega book haul estivo parte 2

 

La 2° parte di questa mia lunga, folle estate di letture.

 

Avevo scoperto le avventure di Pepper e Carrot in una bancarella del Salone e ho finito per comprarne i primi due volumi, Pepper e Carrot – la gara di Komona e Pepper e Carrot – le streghe di Chaosah. Col senno di poi, posso dire che è stato un ottimo acquisto.

La qualità del disegno è altissima, con sfondi e colori stupendi e mille dettagli piccoli quanto mirabili. È uno slice of life umoristico assai ben riuscito, con personaggi caratterizzati con pochi tratti, qualche traccia di una (possibile) narrazione verticale e un’atmosfera semplice intrisa di magia. Non mi è difficile credere che queste mini-avventure leggere di poche tavole ma tanta bellezza abbiano spopolato su internet. La postfazione dell’autore, tale David Revoy, rivela che questa serie è nata in un periodo di burnout, un frutto di sue varie passioni. Tale amore è evidente pure al lettore più profano.

L’unico rimpianto è di non essere riuscita a farmi durare di più il secondo volume. I disegni continuano a essere bellissimi e curatissimi, e l’introduzione delle streghe tutrici dà origine a qualche conflitto interessante, sebbene le cose si appianino quasi subito. Mentirei se dicessi che c’è una trama verticale intricata, ma l’umorismo, la backstory, la caratterizzazione e comportamento dei personaggi brillano anche nelle loro piccole avventure quotidiane – o, meglio nella loro quotidianità magica pseudo-medievale. La storia di come Pepper e Carrot si sono incontrate e le vicende delle streghe madrine sono a dir poco deliziose.

No, mentivo, ho un secondo rimpianto: non aver comprato tutti i volumi disponibili.

So che posso rintracciare tutto su internet, ma i fumetti cartacei in cartonato hanno un fascino innegabile.

 

I custodi del mare – storie e leggende dell’arcipelago toscano è un’antologia di racconti popolari arricchita da notevoli illustrazioni in bianco e nero che aggiungono qualcosa, giovando al senso d’incanto del libro e alla sua speciale atmosfera. A tratti ricorda le fiabe di Italo Calvino – e non è un complimento da poco, visto che la considero la sua opera migliore. Non mi aspettavo di amarlo così tanto – tranne alcune storie, che ho trovato molto più lunghe e pesanti da leggere delle altre. Un’ottima lettura, i miei migliori auguri e complimenti all’autore.

 

Architetture straordinarie è un mini-elenco fotografico di Lonely Planet che mostra edifici notevoli da ogni parte del mondo.

Alcune di queste scelte sono pienamente giustificate, mi hanno lasciata a bocca aperta e fatto conoscere meraviglie architettoniche che non mi immaginavo, ma altre mi hanno lasciata indifferente e perplessa. Capisco i monumenti indiani, ma davvero quel complesso di case anni ’70 abbandonate è così speciale? Va anche detto che non tutte le immagini riescono a catturare la magia dei luoghi – come la foto di una casa ultramoderna di cui viene fotografata una scala interna.

Per evidenti motivi di spazio, le didascalie esplicative sono estremamente brevi, ma qualche informazione extra sarebbe stata cosa necessaria e gradita. Alcune erano addirittura inesatte o piuttosto parziali.

Non è stata una lettura terribile, ma nemmeno granché utile, perciò non mi sento di consigliarlo particolarmente.

 

Ma anche no – la sfida della complessità e l’arte dell’et-et è un libro di Fabio Rosini che, al pari dei suoi altri, unisce alla profondità la capacità di andare dritto al punto, restando comunque facile da seguire anche per il lettore profano o poco attento.

È illuminante, mostra come la fede cristiana sia esigente e difficile da vivere (e trovare) nella sua forma più autentica, ma ne vale assolutamente la pena – e nel mentre tratta agilmente di tutti gli innumerevoli errori cognitivi in cui cadiamo.

Un’ottima lettura, e non mi aspettavo altro da questo autore.

 

I racconti delle piante – viaggio curioso nel mondo vegetale italiano tratta del mondo vegetale (soprattutto) italiano, con incursioni nella Storia, letteratura, botanica e chimica.

Ho apprezzato questo libro più di quanto la mia mancanza di pollice verde mi avesse indotto a preventivare; detto ciò, poteva tranquillamente finire cento pagine prima – e la mancanza di temi intorno a cui organizzare il discorso e la tendenza a divagare mi hanno esasperata. È come se io mi mettessi a parlare delle guerre puniche ma poi mi metta a saltabeccare tra le biografie dei vari comandanti e cosa succede nel continente sudamericano e ignori qualsiasi ordine cronologico.

Alla lunga l’ho trovato un po’ noioso, ma ho comunque imparato un sacco di cose nuove – che me ne ricordi è un altro discorso, ovviamente.

Un punto a favore è che il catastrofismo e la politica siano assenti e ci siano cauti accenni di ottimismo per il futuro.

Lo consiglio a chi ama le piante o provi un minimo di curiosità per la materia.

 

Siamo giunti ai libri che ho letto durante la mia vacanza in Grecia; partire con Witches can’t be collared è stata una decisione disastrosa.

Il concept mi era piaciuto un sacco: un detective che vive in un mondo moderno con tratti pseudo-medievali, si ritrova costretto a collaborare coi criminali peggiori per catturare un serial killer. Suddetti criminali sono le streghe, donne dai poteri devastanti e dall’indole piuttosto sadica. Riuscirà a fermare il colpevole senza perdere la vita o la sanità mentale?

Messo così sembra fighissimo, e difatti le primissime scene di introduzione del protagonista e del mondo sono fantastiche.

Il problema è tutto quello che c’è dopo, a cominciare dalle streghe.

Mi aspettavo che fossero o vecchie decrepite, o dotate di una qualche giovinezza maledetta, come la ventenne in copertina. Invece la più giovane ha trecento anni, ma hanno tutte l’aspetto di bambine. Bambine che fanno minacce di morte, atti di seduzione e tortura come se niente fosse. La storia lo giustifica dicendo che con quelle sembianze e i collari anti-magia che indossano sono (quasi) innocue, ma è uno snodo narrativo che non mi è piaciuto affatto, nonché il primo segnale d’allarme.

Avrei dovuto dare retta al mio sistema nervoso e mollare il libro anziché intestardirmi a proseguire.

Le streghe sono bastarde irredimibili del tutto prive di compassione o virtù di alcun genere, gente che farebbe molti più danni di Adolf se lasciate libere. Dopo poco, avevo una voglia irrefrenabile di prenderle a calci sui denti, soprattutto Miseria – che fino all’ultimo ho sperato invano che non fosse il love interest.

Ho tenuto duro. Il caso è difficile, le streghe torturano psicologicamente il protagonista, ma magari la trama migliora andando avanti, mi dicevo.

Invece no. Proprio a metà del libro, intorno a pagina cento, succede una cosa così priva di senso che mi ha ammazzato qualsiasi voglia di proseguire.

Viene fuori che i superiori del detective sanno già chi è colpevole: il membro di una famiglia ducale che non possono arrestare senza compromettere delicati equilibri politici e farsi dei nemici potenti; se invece ci pensasse il protagonista e il suo dipartimento neutrale e segreto, la questione si risolverebbe.

È un colpo allo stomaco del tutto privo di senso. Anche tenendo conto che i nobili non si potevano arrestare pure nella vita reale ché avevano mille privilegi di classe, resta uno snodo del tutto privo di senso per almeno due ragioni.

La prima è che la sua famiglia non aveva motivo per non intervenire e lavarsi i panni sporchi in casa – come succedeva nel nostro mondo reale. Immagina di essere a capo di una potente famiglia nobile magica e con molti nemici; uno dei tuoi parenti diventa un orribile serial killer. Lasci la patata bollente alla polizia sperando che i nemici e la stampa non ti gettino fango addosso quando la cosa verrà fuori, oppure lo gonfi di biotte magiche personalmente o con qualcuno dei tuoi servitori fidati, in modo che nessuno sappia niente e tu possa mantenere la tua immagine pubblica? Quale motivo avresti per non scegliere la seconda opzione? Se giochi bene le tue carte, puoi anche dipingere la sua scomparsa/punizione come una decisione presa eroicamente per il bene del regno, o un vile attacco nemico a un innocente. Nel peggiore dei casi, ti sei comunque risparmiato una grossa rogna futura. Hai solo da guadagnarci.

La seconda è una banalissima questione di logica. Se il problema era arrestarlo, bastava dire al protagonista: “ehi, il colpevole è questa persona qua con questi attributi e questi poteri. Vai, raccogli delle prove, stanalo e arrestalo”. E il problema si risolveva prima e con molte meno vittime. Va anche detto che il suo capo è uno dei personaggi femminili più fastidiosi, scemi e peggio scritti di sempre, quindi non so fino a che punto io possa dirmi sorpresa.

E poi il serial killer che uccide le vittime manipolandone l’età fino a farle morire di vecchiaia si chiama Cronos, come il nume greco del tempo. Non è una storia di Geronimo Stilton, non riesco a prendere sul serio un cattivone con un nome così, è come se Hannibal Lecter si chiamasse Annibalo Cannibalo. L’unica cosa più stupida e irragionevole è il suo movente: dare la colpa degli omicidi alle streghe in modo che vengano uccise e il mondo sia un posto più sicuro.

Sono pienamente d’accordo con l’ammazzare le streghe, che sono oggettivamente delle psicopatiche genocide che senza collari tornerebbero a far danni – e anche coi collari hanno ammazzato degli innocenti. Detto ciò, davvero non poteva trovare un altro modo? Tira i fili in modo da levarle di mezzo legalmente! O creati una super squadra di maghi! Sei di una potente famiglia ducale, i mezzi e l’intelligenza per trovare un altro modo per ucciderle li trovavi tranquillamente!

Il discorso che fa al detective che va ad arrestarlo è così mal fatto e pieno di cliché da due soldi da farmi rimpiangere il dialogo di Giovanni nel team Rocket, quando giochi a pokemon e ti chiede se vuoi entrare nel suo team malvagio. Persino Dick Dastardly aveva fatto discorsi meno scontati da un punto morale più alto.

E i punti negativi del libro non sono ancora finiti. Il detective, assai comprensibilmente, non prende bene che i superiori avessero lasciato libero il killer per così tanto tempo, e finisce per fare due cose molto fastidiose.

La prima è svelare la sua backstory nel modo più anticlimax possibile; una strega aveva torturato mentalmente tutte le persone a lui care, e lui era diventato detective appunto per impedire l’abuso illegale di magia. Straziante, non fosse che nell’incipit il protagonista dice che le streghe erano molto più pericolose di quanto la gente credesse, ed erano state tutte uccise da secoli. La scoperta di streghe vive usate come aiuto dalla polizia è un fulmine a ciel sereno per lui. O le streghe esistevano, o non esistevano. C’è un bel buco di trama, qua. E comunque si ha più l’impressione che l’autore abbia premuto il bottone “sgancia la backstory” che di uno sfogo sincero e doloroso.

La seconda è che si fa consolare da Miseria. Si mette a piangere – e fin qua è sacrosanto e comprensibile – ma poi si lascia accarezzare la testa da Miseria e decide che tutto sommato lei non è una persona così cattiva. Dopo che questa sadica lo ha torturato mentalmente, confessato di avere torturato a morte non so quanta gente, di essere razzista contro i non-magici e che vorrebbe riprendere a uccidere. Miseria ammette che le streghe in effetti sono bastarde e gli fa pat pat sulla testa. Punto. Non è l’inizio di un arco redentivo, amoroso, o lei che si sforza di capirlo e diventare meno bastarda. Miseria è sempre Miseria, ossia una psicopatica con zero riguardi per la vita umana. Li avrei presi a testate. Storia straziante o meno, il detective avrebbe dovuto tenere duro, o quantomeno tenere presente che Miseria resta Miseria, anche dopo i pat pat sulla testa e quelle piattissime parole di conforto.

A quel punto mi mancava circa un terzo del libro, ma la forza di leggerlo mi era completamente evaporata. Ho saltato dritto all’epilogo, scoprendo con mia immensa gioia che Miseria era morta e la strega meno bastarda era dietro a un qualche tradimento/complotto col serial killer. Segue una stringa lagnosa di lei “ueee, volevo aiutare le persone ma non ha funzionato e mi sono fatta coinvolgere perché sì! Ueee, però, non è colpa mia, gneee!” e l’investigatore le dice che se vuole diventare una persona decente e redimersi da questa cagata, potrà farlo vivendo.

Per quanto mi riguarda, col killer morto o finalmente messo in condizione di non nuocere e Miseria fuori dai piedi, era un bel lieto fine.

Non fosse che Miseria ha trovato un modo per riportarsi in vita senza più il collare. Pur di re incontrare l’investigatore ha ammazzato in modo orribile un innocente solo farlo arrivare sulla scena del delitto, presentarsi a lui nei suoi voluttuosi panni di adulta, baciarlo e dire “alla prossima volta”.

Ora, so che esiste il chiaroscuro morale e che un buon numero di storie lo richiede per funzionare e restarci nel cuore. Detto ciò, il cliché “persona cattiva in realtà è solo un povero angelo incompreso” funziona solo se la persona in questione non è effettivamente cattiva. Adolf amava gli animali e ha promulgato le prime leggi per il loro benessere, ma questo non scusa il resto delle cose che ha fatto.

Le storie dovrebbero insegnarci a essere empatici, ma anche a usare il cervello, e il mio mi impedisce di vedere questo finale in modo positivo. Miseria è sempre Miseria e se mai davvero tra i due ci sarà una relazione, sarà tossica, con lei che userà l’investigatore come un giocattolino a suo vantaggio.

Autore, almeno tagga la storia come dark romance!

Mi duole pensare che questa storiaccia e Cogs of time, che ha un bel mistero, cast, mondo e una storia d’amore effettivamente dolce e sana, sono taggati alla stessa maniera.

Nella postfazione, l’autore ammette che voleva ricreare l’atmosfera de Il silenzio degli innocenti e omaggiare certi gialli e thriller, ma l’esecuzione è stata atroce.

 

Fortunatamente per il mio umore, ho poi letto il 25° volume del manga di Shangri-La Frontier. Azione, colpi di scena, umorismo, character design favoloso, un nuovo e temibile boss, rimandi a vecchi videogiochi, avversari memorabili, uno stile di disegno deformed nei momenti giusti e realistico nei momenti seri …

L’unico difetto di questo volume è che mi è finito troppo in fretta!

Adoro questa serie, nessuna la supera tra quelle dedicate ai videogiocatori.

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