Skip to content

Infinite Dendrogram e io

Cosa succederebbe se esistesse un videogioco così realistico da sembrare un altro mondo?

Tantissime storie provano a rispondere a questa domanda, e per qualche anno ho creduto che la più profonda e riuscita fosse Infinite Dendrogram, una serie di light novel a cavallo tra azione, power fantasy e fantascienza speculativa.

La premessa è semplice e ti cattura subito con un’ottima prosa e le avventure di un giocatore alle prime armi dal buon cuore, ingegno e capacità di attirarsi addosso ogni genere di avversari e disastri ché manco Paperino o i peggiori attaccabrighe.

C’è il tema intrigante di cosa diventeresti se potessi essere qualunque cosa, azione, determinazione, un cast di personaggi che si allarga a macchia d’olio… e anche tante domande: il mondo di gioco è soltanto un gioco, o qualcosa di più? I personaggi non giocanti (PNG) sono manichini non senzienti, o altri esseri umani? Com’è possibile che le intelligenze artificiali preposte a controllare il tutto provino sentimenti umani e intervengano attivamente, come divinità del mito? È solo un videogioco o un esperimento su larga scala dal fine ignoto?

La serie ha molti punti di forza e sono stata felice quando ne è uscito l’anime… ma dopo un certo volume l’ho mollata senza più riprenderla in mano. “Troppi personaggi”, mi dicevo. Le avventure del protagonista erano coinvolgenti, ma ogni tot venivano interrotte per raccontare vicende di (troppi) altri personaggi senza manco un riassunto di due righe per aiutare i lettori che riprendevano la serie dopo mesi – e alla lunga mi ha stancato. Le sequenze criptiche che comparivano ogni tanto non aiutavano.

Mi dicevo che continuava a essere un capolavoro che avrei re-imparato ad amare, se solo ne avessi trovato uno spin-off più conciso.

Infinite Dendrogram SP sembrava esattamente questo: una mini-serie in tre volumi dedicata a un’avventura del fratello del protagonista. Un solo arco narrativo, senza excursus dedicati ad altri personaggi o scene da trip mentale. Perfetto.

L’ho comprato, letto, adorato, ed ero sul punto di comprare i due restanti… eppure, proprio al momento di finalizzare l’acquisto, il mio dito ha esitato. Senza rendermi conto del perché, sono uscita dalla schermata dell’e-shop e ho spento l’e-reader.

“Una distrazione”, mi dicevo. Ero a Lucca, e tra la fiera e il resto avevo altre priorità. Eppure ho avuto non pochi momenti morti in cui avrei potuto finalizzare l’acquisto. E invece ho ficcato l’e-reader in un angolo senza più toccarlo.

Era come se la mia parte più istintiva si rifiutasse di continuare Infinite Dendrogram in qualsiasi sua forma.

Perché?

Per capirlo ho preso un profondo respiro e ho provato a scrivere su un foglio di carta qualsiasi motivo per cui non volessi proseguirlo.

Mi sono così ritrovata con tre facciate piene di cose che non volevo ammettere.

La colpa non stava solo in alcuni difetti oggettivi del testo, ma anche in un misto di orgoglio (è un capolavoro, quindi se non mi piace vuol dire che sono scema e/o una pessima lettrice con gusti indegni) e nostalgia (è una delle primissime light novel che avevo letto, e dispiace dire addio a personaggi che hai seguito per anni).

Nessuna di queste scuse regge: ognuno ha diritto ad avere i propri gusti e mollare qualsiasi storia per qualsiasi motivo, e la nostalgia e la qualità non sempre coincidono (purtroppo). Quanti pessimi remake di Hollywood ci hanno fatto desiderare invano che certe storie venissero lasciate nel passato? Di quante serie è fantastica la prima stagione/iterazione libraria, ma pessime le seguenti?

È giunto il momento di raccontarvi la verità e i difetti di questa serie, sia quelli oggettivi, sia quelli che suonano come tali alla mia sensibilità.

 

Il primo è l’eccezionalità malata dei protagonisti. Ci sono molte ottime storie con protagonisti eccezionali, ma i fratelli Shu e Rey Starling fanno la figura di perfettini nati perfetti, eroi che guardano il resto dei due mondi dall’alto al basso (moralmente) e dicono cose come: “Certo che mi butto nella lotta contro qualcuno duemila volte più forte di me senza mezza strategia, voi non fareste altrettanto?”.

Anche Rufy e molti altri protagonisti che amo sono eroi impulsivi, ma hanno anche altre caratteristiche, qualche difetto, momenti divertenti, e backstory che ci fanno capire che non sono fatti così senza motivo, non sempre ci prendono, e la loro imprudenza fa parte di loro e della storia senza inglobarli completamente. Un personaggio di One Piece può disapprovare Rufy o detestarlo senza per questo essere automaticamente un cattivo, in torto, o un cartonato ragebait. Il mondo di One Piece comporterebbe azione e conflitti anche se Rufy fosse più prudente; la sua irruenza non fa che accelerare l’inevitabile, e non è il centro di tutto.

Infinity Dendrogram, purtroppo, non funziona così: se ai fratelli viene tolta l’impulsività eroica non gli resta granché, e la trama o non avanzerebbe, o sarebbe il festival delle tragedie. Nei dieci e passa volumi che ho letto non viene mai spiegato perché sono così; di Shu sappiamo che vive nel videogioco ed esce solo per tenere il proprio corpo in forma, è un genio assoluto che è nato così, è un cuoco straordinario e un guerriero senza pari… è tutto perfetto. A caso. Rey, invece, è uno studente comune con una famiglia di schizzati a cui si accenna in rarissimi casi. Va bene, ma se la voce narrante che sentiamo per la maggior parte è la sua, diventa noioso abbastanza in fretta.

Le cose sono persino peggiori col PNG co-protagonista di SP. È una giovane capitana di vascello che vuole vendicarsi del mostro che le ha ammazzato il padre e innumerevoli compatrioti. Va benissimo, c’è solo un dettaglio a stonare: il mega-mostro in questione ha ammazzato un’intera flotta da guerra, e lei gli sta andando incontro con una nave sola dotata di un cannone speciale che ha tre colpi in canna.

Non si chiama “vendetta” o “coraggio”, si chiama “suicidio”.

Per forza il governo del suo paese le aveva ordinato di starsene buona, ché se moriva la sua famiglia navale si sarebbe estinta, causando gravi problemi politici a una nazione già colpita duramente dal lutto e dagli attacchi del mostro.

Capisco volerlo fermare, ma il modo che ha scelto mi rende impossibile prenderla sul serio. Finirà o per morire, o per essere una donzella da salvare da parte di un giocatore forte (che sarà Shu). Un personaggio può essere fisicamente impotente contro i propri nemici, ma riuscire comunque a vincere (e conquistarmi) usando l’intelligenza anziché solo i muscoli. Lei non ci arriva e sembra essere dominata solo dall’odio e dall’orgoglio, o almeno così è nel primo volume, che si chiude con lei che sviene sul letto dopo aver visto di cosa è capace il mostro – che si è preso un colpo di cannone senza riportare manco un graffio. È una reazione comprensibile, ma l’idea di lei che deve passare un volume e mezzo a ingoiare l’orgoglio e accettare l’aiuto (e che la sua idea era stupida), mentre tutto il resto del mondo cammina in punta di piedi per non urtarla ulteriormente mi è simpatica quanto il gessetto sulla lavagna.

Sotto diverse spoglie, è lo stesso problema che ho con Shu e Rey: mi vanno benissimo l’eroismo e il coraggio, ma qua sono così perfetti, assoluti e così tanto avulsi dalle circostanze da far risultare questi protagonisti pazzi schizofrenici con cui è impossibile empatizzare, rispecchiarcisi, o anche solo prenderli sul serio. L’ultima cosa andrebbe benissimo se fosse una commedia ma Infinite Dendrogram non lo è.

 

I PNG e altri giocatori si battono con tutte le loro forze e intelletto contro un nemico soverchiante? Tutto inutile finché non arriva uno dei due fratelli, che col potere del suo coraggio indomito e/o della propria super forza e quel pizzico di intelligenza extra riescono dove letteralmente il resto del mondo sbagliava.

È un cliché ricorrente nelle storie d’azione, ma qua mi risulta difficile da credere perché non si tratta di uno o due prescelti magici in un mondo di mediocrità, sono giocatori circondati da miliardi di altri giocatori. Non è possibile che siano sempre e solo loro quelli abbastanza intelligenti e/o forti da capire come uccidere il boss e trionfare, mentre tutti gli altri corrono in tondo piangendo, o mettono in piedi una resistenza eroica quanto fallimentare.

Qua entra in gioco un’altra cosa che mi ha fatta imbestialire: il livello è tutto. Forza, intelligenza, determinazione, oggetti speciali, strategie, vite, niente conta davanti al livello. So bene che è un pretesto per mettere in piedi battaglie disperate e aiutare il lettore a capire se qualcosa è una minaccia o no, eppure vengo presa dall’esasperazione ogni volta che viene fuori quel maledetto numero. Perché? Perché molto spesso è il segnale che soltanto un Eroe© duro e puro può salvare la situazione e tutti gli altri non hanno scelta se non morire (senza più tornare, nel caso dei PNG) o scappare.

Qua sta il cuore del problema: mi importa molto più dei PNG che dei giocatori protagonisti. È più facile temere per gente che, mal che vada, muore e poi torna in vita dopo un giorno, o gente che muore e basta? Ti dispiace di più per gente dalla vita normale e meno distopica della nostra, o per comuni esseri umani che vivono in un mondo popolato da mostri più pericolosi dalla bomba atomica, e altri mostri di potenza in forma umana che sono immortali e ti vedono come un pupazzetto?

 

Alla fine, l’ambiguità è diventata un punto dolente. Le light novel, o almeno quelle che ho letto, continuano a essere tremendamente ambigue su cosa sia Infinite Dendrogram: un gioco molto realistico? Un mondo di esseri ormai indistinguibili dagli umani? Un’ altra dimensione che è stata trovata dai programmatori e poi ridotta a videogioco? Ci sono elementi a sostegno di ogni tesi e quelle stra-dannatissime sequenze criptiche messe a caso non aiutano a fare chiarezza, mettono solo in chiaro che è più di un gioco. Un brano che mi è rimasto impresso accenna a un PNG che odia i giocatori e vorrebbe bandirli dal pianeta.

Questo non avrebbe senso se fosse un videogioco: perché programmare un PNG del genere? Perché generare vite umane se dei PNG qualunque andavano bene? È solo una questione di vendite, o è un esperimento su scala globale per meglio comprendere gli esseri umani e usare quei dati per la guerra o cose simili? Che livello di dispiacere ed emozione devo riservare ai PNG?

E, soprattutto, per quale accidente di motivo le IA che presiedono al corretto funzionamento del mondo virtuale sono ritratte come divinità del mito potenti e capricciose? Com’è possibile, quale vantaggio c’è a complicarsi la vita rendendole “umane” anziché limitarsi a programmarle perché facciano il proprio lavoro?

Invece no, queste si prendono cotte, intervengono a tradimento (di solito contro Altar) perché non han voglia di fare il proprio lavoro, hanno ricordi di cose incomprensibili…

PERCHÉ? Dopo più di dieci volumi di domande e sequenze strane sentivo di avere diritto a una risposta, invece la questione diventava solo più convoluta, meno chiara e con più scene incomprensibili messe a casaccio!

Poi, data la presenza di persone reali convinte che le IA siano esseri viventi da dotare di diritti, e/o trattare come oracoli sempre corretti, siamo sicuri che sia stata una buona idea scriverle così?

 

E poi Altar, il regno medievale da cui parte il protagonista. Non credo esistano molti luoghi nella fiction più sfortunati di Altar. Quando non viene devastata da mostri inimmaginabili (teoricamente) rarissimi, si ritrova in guerra col vicino voltagabbana, vittima di attacchi terroristici, vittima di una setta che rapisce e uccide bambini, sede di una setta di giocatori tale anche nel mondo reale, vittima di un complotto di una stupida IA che non vuole fare il proprio lavoro nel creare una barriera per guerre controllate e preferirebbe lasciar morire miliardi di PNG innocenti…

Come accidenti fa a essere ancora in piedi?! Manco Paperino e Fantozzi messi insieme hanno una sfortuna così! Sarà una cosa personale, ma quando le disgrazie di un personaggio o luogo raggiungono livelli così parossistici, l’impulso di girare gli occhi, toccare ferro e mollare diventa irresistibile.

Non a caso, l’ultimo libro che ho letto conteneva l’ennesima azione di guerra a danno di Altar, col protagonista e altri che tenevano di metterci una toppa e la principessa che vinceva un duello per un pelo contro la pessima leader di Dryfe.

 

Oh, Dryfe. Non credo di aver mai provato un odio così intenso per un posto finzionale come per l’impero meccanico di Dryfe. È il vicino bastardo di Altar, che dopo decenni di alleanza ha deciso di muovergli guerra per questioni di bassa e pessima politica, le stesse manovre che hanno lasciato morire l’intera famiglia di alcuni PNG di Altar. La storia del neonato unico sopravvissuto adottato e cresciuto da Dryfe e costretto a combattere una guerra di conquista contro la sua patria d’origine perché ormai è l’unica vita che conosce mi ha fatto bollire il sangue. Perché? Perché non ne saprò mai la conclusione e sono pronta a scommettere che sarà tragica.

Non c’è un solo personaggio di Dryfe, PNG o no, di cui non desideri la disfatta e una morte lenta e terribile. L’unica gente che si incontra sono fissati con la tecnologia convinti che la vita umana – soprattutto se di Altar – valga meno di un soldo bucato, quel genere di persone arroganti antiumane convinte di essere meglio di tutti e di meritare il potere assoluto di vita e morte sull’universo. O quello, o assassini, o peggio.

Dryfe viene solo menzionata in SP, ma rileggere quella parola mi ha riportato a galla tutto l’odio feroce e irrazionale che provo per quel posto, ché se non fosse esistito o avesse avuto capi migliori, Altar poteva godere di almeno cinque minuti di pace di fila. È un odio così feroce da farmi perdere la lucidità, ed era uno dei motivi per cui ho mollato la serie, perché non potevo più farcela e tenermi questa rabbia addosso per un paese che manco esiste (per fortuna).

 

Se pensate che esageri è perché non conoscete Francesca, uno dei personaggi più disgustosi e disagianti di cui abbia mai letto. Appartiene a Dryfe, ovviamente, ed è una giocatrice il cui avatar è uno scienziato pazzo con zero scrupoli morali. Ha avuto una vita reale infelice, con circostanze familiari travagliate che l’hanno separata dall’amata sorella e sottratto il controllo su tante cose. Ha senso che nel gioco cerchi una forma di escapismo… non fosse che Infinite Dendrogram è molto più di un gioco. Lei stessa se ne rende conto, sa che sono persone reali a essere divorate o calpestate dai suoi mostri, vittime dei suoi esperimenti e molto altro, ma non le importa. Qua vuole avere il controllo, divertirsi e fregarsene.

Non credo di dovermi dilungare sul perché ciò sia raggelante.

Non è nemmeno l’unica con questa mentalità, per quanto il tizio che compare in SP abbia la scusante di non credere che Infinite Dendrogram sia più di un gioco. È un patito di navi da guerra, innocuo nella vita reale, ma che nel gioco ne ha costruite a decine e vorrebbe metterle a confronto con la nave della co-protagonista, fregandosene se nel duello navale farà delle vittime.

 

In generale, questa serie non manca di momenti dark disagianti che arrivano all’improvviso e possono prendere alla sprovvista lettori mentalmente impreparati e sensibili (tipo me). Stesso problema coi rischi troppo alti: se il protagonista non diventa/è abbastanza forte abbastanza in fretta, crollerà il mondo e tutti i PNG che amano moriranno male. Quindi devi diventare forte in fretta, più in fretta, prima è meglio, non la senti la pressione che monta a ogni riga e il rumore della catastrofe del giorno che si avvicina?

 

Infinite Dendrogram è un gioco che non vorrei né giocare, né tantomeno vivere dall’interno. L’opzione di provare dolore, intrappolare la gente o usarla come giocattoli e fare crimini di guerra mi raggela. Alla facciaccia di quel tocco di escapismo che sembrava insito nella premessa ed è una delle molle che mi spinge a leggere fantasy.

Perché leggere di posti brutti e gente che è infelice tutto il tempo quando posso trovarne anche nella vita reale?

Senza contare una questione non da poco: come accidenti fai a salire di livello con gente ultrapotente che fa il bello e il cattivo tempo a ogni secondo, ti prende in giro, calpesta – e quando non lo fa arriva il giga-mostro leggendario della settimana che manda l’intero paese gambe all’aria e ti fa crepare per la centesima volta?

Divertiti un sacco a morire, considerato che ogni volta vieni bannato dal gioco per un giorno e ti sarà più difficile avanzare di livello.

Io gioco per evadere, non per trovarmi un lavoro stressante.

 

Parlando di mostri, le UBM (Unique Boss Monster) e SUBM (Superior eccetera) sono ovunque e il motore dell’azione più frequente. Sono presentati come mostri leggendari rarissimi di inaudita potenza che possono essere sconfitti solo a specifiche condizioni.

De facto ne compare uno ogni due giorni, soprattutto ad Altar o quando passa per strada uno dei fratelli Starling.

Mi fa ridere. Immagina di essere un giocatore veterano che sa di questi mostri solo leggendo la lore, poi arriva un nuovo giocatore che ne incontra e sconfigge quattro. Non ti sentiresti preso in giro?

Mi fa sbellicare anche la pretesa di rarità. Sarebbero rarissimi, ma la vera rarità è leggere un volume senza che ne compaiano almeno due o tre. Sono rari quanto l’asfalto a Milano, e ogni volta che ne compare una, io giro gli occhi, chiedendomi quante stragi combinerà e quanto tempo passerà perché uno degli Starling risolva la situazione.

Niente di interessante o profondo, solo un pretesto per occupare dello spazio, mettere qualche scena d’azione e dare l’occasione a Rey di avanzare di livello, così potrà affrontare (forse) la prossima, pericolosissima catastrofe che si dirige su Altar.

Come si fa a prenderle sul serio?

 

Alla fine, ho fatto un atto di misericordia alla mia salute mentale passando a serie consimili scritte molto meglio, come Quality assurance in another world e Shangri-La Frontier.

Le adoro perché, pur trattando temi simili, sono meno ambigue ma comunque significative.

Volevo parlarvene ma l’articolo è già abbastanza lungo, magari nel prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

Comments (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su
Cerca