Il mio marzo di letture non è stato solo verità o delusioni, ma anche fantasy gradevoli. Oggi chiuderemo questo wrap-up con un sorriso!
Ci sono fantasy dal respiro epico, in grado di dipanarsi in mille sottotrame politiche, rosa o spaziali, saghe capaci di tenerci col fiato sospeso per centinaia di pagine e sorprenderci con un plot denso e personaggi profondi.
Campfire cooking in another world with my absurd skill, non rientra in questa categoria. È l’equivalente isekai dei gialli senza troppe pretese che si consumano in spiaggia in completo relax – difatti ne ho divorato pigramente il 10° volume in un giorno di sole e spiaggia della mia vacanza invernale.
La “trama” segue le vicende di Mukoda, un trentenne giapponese che si ritrova nel classico altro mondo simil-medievale RPG col potere di far comparire oggetti dal supermarket della Terra. Questo potere e la sua abilità in cucina spingono alcune creature super potenti dall’intelligenza umana a diventarne i famigli pur di mangiare le sue leccornie tutti i giorni. Anche le divinità di quel mondo finiscono per affezionarsi ai prodotti che Mukoda può far comparire e spedirgli – e iniziano a favorirlo e chiacchierarci.
È una lettura tranquilla ravvivata da qualche scena d’azione, un po’ di umorismo, la morale che il binomio consumismo e capitalismo risolve tutto, e uno stile e ritmo piuttosto piacevoli.
Giorni dopo, ne ho letto l’11°, che però mi è piaciuto meno – forse per la scelta consapevole di Fel di lasciar morire uccisi dal boss gli avventurieri che avevano tentato di nuocere a Mukoda. I momenti di crudeltà sono piuttosto rari in questa serie, e quei pochi sono riservati ai cattivi – e in effetti gli avventurieri in questione non erano delle gran persone. Il ritmo, lo stile e il punto di vista restano comunque brillanti e piacevoli. Me l’ero divorato durante il viaggio di ritorno in aereo durato 4 ore, quindi tanto brutto non è stato.
Il 1° volume di The cannon fodder’s ascension from pawn to world unifier è stato invece una commedia d’azione così esilarante da cogliermi di sorpresa.
È un isekai dove il fan di un anime fittizio, al termine di un pisolino, si risveglia nei panni del cattivo della prima stagione – quando era il più forte del mondo, solo per finire divorato da un mostro mai visto all’inizio della seconda. La serie era uno shonen col problema del power creep – il fenomeno assai fastidioso che si verifica quando, man mano che una storia d’azione procede, i personaggi diventano così tanto assurdamente forti rispetto a quelli iniziali, da far impallidire i primi archi narrativi e compromettere la lore e la sospensione di incredulità. Il protagonista ne è al corrente e per sopravvivere ha una sola strada: usare le sue conoscenze sulla seconda stagione senza mai compromettere la sua nuova identità. Teme di finire ucciso o sopraffatto da uno dei tanti esseri mostruosamente forti che ci sono in giro, se si dovesse sapere che il cattivo, in realtà, non è affatto cattivo. C’è anche un pizzico di fanboy in questo ragionamento – è impossibile non favorire irrazionalmente almeno un personaggio, nella vita.
Mi aspettavo una serie un po’ d’azione, un po’ di equivoco, invece è un romanzo umoristico brillante e spassoso che mi ha fatta ridere fino alle lacrime in più di un frangente. Personaggi folli, situazioni assurde, scene d’azione con mazzate magiche pazzesche, Hector che diventa il personaggio preferito del protagonista e del lettore …
I difetti sono solo due: il fatto che il lettore non sa niente di shonen (cioè serie d’azione giapponesi) e i loro tropi, perderà subito il filo. L’altro è che non sempre la prosa e il ritmo collaborano, con lunghe sezioni sbrodolate dove una cosa è ripetuta più e più volte, o si sta troppo nella testa del protagonista.
Nondimeno, il gioco degli equivoci dove tutti finiscono per credere che il protagonista sia una divinità mi ha fatta sbellicare. Potrei perfino leggerne il manga, se lo trovo.
I miei rapporti coi gag manga non sono dei migliori, ma il 1° volume di The heroic tale of a villanous prince mi è piaciuto comunque. È una classica storia di fidanzata del principe mollata a tradimento durante una festa, ma ha punti di originalità con cui si distingue.
Il primo è lo stile di disegno, molto più bello e degno di nota di quello che viene usato in serie per storie come questa. Ci sono anche scene d’azione niente male. Il secondo è che a salvare la situazione interviene il fratello minore del principe –rassegnato al pregiudizio negativo ai suoi danni (legato ai suoi poteri) e che si atteggia da cattivo, pur non essendolo. Il re approva la condotta del minore, ma è a sua volta schiavo del pregiudizio, rifiutandosi di comunicare con lui di persona e sempre mandando servi o messaggeri magici.
Il difetto più grave è che la presenza di qualche scena di dubbio gusto e che la personalità della fidanzata – che viene “passata” dal principe traditore al minore – è del tutto assente. È comprensibile che avesse provato smarrimento e paura al ballo, ma davvero dopo non ha nient’altro da fare che seguire il protagonista come un’ombra e dire cose ovvie come un attaccapanni con le ruote? Viene detto che lei è una delle persone più intelligenti del regno, ma non brilla affatto per acume, personalità, o altro che non sia il suo bel viso ed espressione innocente. Perché non trova un modo efficace per sostenere il suo nuovo fidanzato – che per giunta la ricambia – anziché stare a torcersi le mani in secondo piano? Vogliamo tutti vedere il protagonista uscire dal suo status di perdente odiato e pestare il suo fratello scemo e arrogante, perché non gli dai una mano col tuo intelletto superiore?
Nonostante i nei, ho apprezzato la lettura e continuerò la serie.
Storie giapponesi di paura – yokai, yūrei, obake e altre creature spaventose è stato un gradito prestito da parte di mia sorella. Si tratta del libro che fece nascere in Occidente la curiosità per le creature leggendarie giapponesi, e le storie in esso contenute, assai ben tradotte, brillano ancora a distanza di secoli.
Le illustrazioni sono a dir poco magnifiche, anche se alcune mi sono sembrate più cartoonesche che spaventose. L’apparato di note si rivela molto utile per cogliere meglio i dettagli, ma finisce per rallentare il ritmo.
Il “difetto” principale, per me, è stato aver già conosciuto quasi tutte le storie; ignoravo però che venissero raccontate per intrattenimento durante una particolare cerimonia, che — seppur alla lontana — mi ha ricordato i pigiama party di certi film, in cui ci si sfida a chi racconta la storia più paurosa. Alcuni dei racconti che non conoscevo erano profondamente intrisi di filosofia buddhista. Non avevo però mai letto questa specifica antologia.
Nel complesso, una buona lettura che consiglio a chi è curioso del Giappone o apprezza le antologie di racconti folklorici.
Il 1° volume del manga The B-rank adventurer with a scary face becomes a father for the hero and his friends è stata un’altra sorpresa in positivo.
Serviva un po’ meno fuffa, ma la premessa non è male: si tratta di un isekai in cui il protagonista si reincarna all’interno di un videogioco che gli era stato regalato e di cui, quindi, non conosce la storia nei minimi dettagli.
Diventa forte senza ricorrere a trucchi e finisce per affezionarsi a un gruppo di orfani, di cui si prende cura come un padre, arrivando anche a salvarli da alcuni malintenzionati. Solo alla fine si scopre che una di loro è una santa destinata ad accompagnare l’eroe nel suo viaggio.
Nel corso della storia emergono anche alcuni aspetti psicologici interessanti: il protagonista ha perso la famiglia in un incidente e desidera costruirsene una nuova; inoltre, le sue azioni potrebbero aver già evitato un paio di tragedie. A questo si aggiunge il suo forte desiderio di non rimpiangere mai più le proprie scelte future.
Sarei curiosa di leggere la light novel originale, che forse presenta meno “fuffa”, ma ho comunque apprezzato l’assenza di fanservice e harem. Attendo con impazienza il prossimo volume.
Leggere un volume di One Piece per la prima volta comporta sempre delle sorprese, ed è stato così anche per il 112°. Alcune linee di trama erano prevedibili, ma molte altre no: chi si aspettava che Shanks avesse un gemello e che la situazione a Marijoa fosse già tanto compromessa?
L’ambientazione è vibrante e memorabile, anche il ritmo e il disegno sono belli, l’unica nota è che vorrei ci fossero meno baloon e le pagine fossero colorate e più grandi in modo che certi dettagli siano più facili da cogliere.
Leggerlo con attenzione e lentezza è come trattenersi davanti a un buffet gratis mentre si ha una fame nera: impossibile – almeno per me.
Marzo mi ha regalato molte gioie, ma se dovessi sceglierne una particolarmente bella e inaspettata oltre a The cannon fodder’s ascension, direi senza esitare The world’s strongest witch.
È una premessa leggera e semplice, ma l’esecuzione è così brillante che l’ho amato alla follia.
La protagonista Lorna finisce cacciata dalla sua nobile famiglia e lasciata a morire in un bosco. Ma la sua abilità, lungi dall’essere inutile, le permette di attingere informazioni dalla fonte suprema: internet. Siccome vive in un videogioco – senza saperlo – questo significa che può conoscere tutti i segreti del suo mondo, dal luogo, abilità e punti deboli dei mostri a dove trovare gli artefatti più potenti.
Un pizzico di umorismo da internet che non risulta cringe date le circostanze, scene d’azione folli, protagonista OP pucciosa e simpatica, elfi che anziché vendicarsi sull’umanità intera lo fanno solo con gli immediati responsabili, malintesi … ho amato tutto. È molto più spassoso di quanto io riesca a descrivere. È la fusione perfetta tra Bofuri (protagonista OP pucciosa e ingenua) e I found this world’s strategy guide, ma senza i relativi difetti (sensazione di piattezza e reverse harem). I personaggi attorno alla protagonista tendono a essere più complessi, e vedere le trame dei malvagi rovinate senza alcuno sforzo e quasi per sbaglio è esilarante, è la storia da leggere se volete ridere senza pensieri.
Un’altra cosa che non mi aspettavo è che Lorna confessasse della sua abilità ai suoi amici elfi. Un tocco che ho apprezzato.
Ho già detto che non ci sono harem, né triangoli amorosi, né drammi – senza che per questo il libro diventi una marcia forzata nella melassa? Sembra poco, ma non lo è. Spero che ci facciano un anime, o lo traducano in italiano.
Il 37° volume di Black clover mi ha colta di sorpresa in positivo. Di solito, il finale di uno shonen non consiste in molto altro che botte e mazzate contro il boss finale per salvare il mondo, o giù di lì. Credevo che i personaggi avessero già toccato i punti salienti del loro sviluppo e che non avrei avuto chissà quali sorprese su quel fronte, ma mi sbagliavo.
Certo, è in corso una disperata guerra magica contro un nemico che può resuscitare i morti, ma ci sono anche cose che non sapevo di voler vedere, o che disperavo di riuscire a vedere: la riconciliazione piena tra Noelle e i suoi fratelli, la riunione tra Yami e la sorella, tutti quanti che finalmente fanno il tifo per Asta compresi i nobili snob, Mereoleona che riporta in vita i suoi allievi morti in battaglia per farsi aiutare … di norma, i cattivi col potere di far resuscitare la gente lo usano per crearsi orde di non-morti, ma non Lucius. Lucius crea anche drammi, spingendo i personaggi ad affrontare vecchi fantasmi e diventare ancora più forti ed equilibrati – o a ucciderli se non ci riescono. Ricompaiono un sacco di personaggi che prima avevano fatto capolino solo dal flashback, come la madre di Noelle, quella di Asta e anche altri.
Anche i racconti aggiunti dall’autore tra un capitolo e l’altro sulla sua vita e la promozione all’estero di Black clover hanno aggiunto qualcosa di speciale.
Una lettura che ho apprezzato molto più del previsto.


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