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Mega book haul estivo parte 6

 

Il mio agosto in tre parti, con alti, bassi e una marea di guide turistiche

 

Ho iniziato il mese col botto: il 1° volume di Engaging with the plot: a former cat’s attempt to save her now-temporary fiancè è stato favoloso!

Una nobile viene mollata dal principe suo fidanzato e costretta da quest’ultimo a sposare un nobile maledetto che vive a nord. Nel frattempo, lei recupera i ricordi di una vita passata: era una gatta magica che ha vissuto per secoli amata e coccolata dai suoi padroni. Con quel senso di sicurezza e il sogno premonitore che se non cambia il suo (orribile) modo di fare finirà uccisa, va incontro alla sua nuova vita, dove ovviamente si farà un sacco di amici e avventure.

La trama e i personaggi non brillano per originalità o profondità, ma il dialogo, l’umorismo e i giochi coi punti di vista dei personaggi splendono come il sole. È spassoso, scorrevole e l’elemento dei gatti spoglia la storia di qualunque atmosfera tragica potesse avere e contribuisce a crearne una di assoluto comfort. L’assenza di angst e psicodrammi trascinati per troppe pagine sono cose che apprezzo tantissimo. Drammi ce ne sono, ma la protagonista ricorre all’arma del suo ottimismo e della comunicazione per risolverli in modo soddisfacente. Non è poco.

È stata una sorpresa gradita anche la chiusura dell’arco narrativo del suo ex – con l’ex che viene privato del diritto di succedere al trono perché la nuova fidanzata ha causato non pochi problemi.

Mi ha fatto sorridere il mini-capitolo finale dove i suoi ex padroni la guardano dall’aldilà.

È una storia piena di piccoli dettagli spassosi e ben congegnati condita con tanta pucciosità. La perfetta lettura da spiaggia che rilassa senza essere noiosa – e può allietarvi anche mentre aspettate l’aereo per il ritorno. Lascia aperte alcune domande sulla storia e la speranza che vi si trovi risposta nel 2° volume senza perdere la leggerezza.

 

Se solo il 2° volume fosse stato all’altezza di queste aspettative. Invece ha meno umorismo brillante, meno giochi coi punti di vista, più piattezza e un grado di prevedibilità a dir poco estremo. Se nel 1° la protagonista risultava simpatica e capace, una caotica forza del Bene che causava cambiamenti e situazioni umoristiche intorno a lei, ora è la classica Mary Sue OP che risolve tutto, ha sempre ragione e non è amata soltanto dai cattivi. Credo che il motivo di questo cambiamento sia la mancanza quasi totale di altri punti di vista; se prima lei era immersa un mondo che non sempre la comprendeva e le viveva attorno in vari atteggiamenti, ora è al centro di tutto e il resto del cast ha pochissimi brani a disposizione per esistere o pensare senza di lei. E anche quando li ha, pensa a lei.

Amo i protagonisti non problematici, ma come qualunque altro tipo di protagonista, vanno scritti nel modo giusto e nel 2° volume, l’autore sembra averlo dimenticato.

Difatti, l’alternanza dei punti di vista, che talora durava interi capitoli, dava origine non soltanto all’umorismo, ma anche a caratterizzazioni più complesse e profonde di “ci ho parlato per due volte, ora la amo e farei pazzie per amore”.

La trama c’è e ha qualche sorpresa, ma nel complesso è così tanto prevedibile che persino le scene d’azione mi hanno fatto sbadigliare.

L’autore tenta di suggerire un sequel, ma nessuna delle cose potenzialmente intriganti che mette sul tavolo mi ha convinta. Non con la protagonista ora al centro di ogni sillaba.

L’altro enorme problema che mi è rimasto sullo stomaco ed è diventato uno dei personaggi che odio di più in assoluto, è la madre del nobile del nord. La maledizione da cui il figlio è stato recentemente liberato grazie alla protagonista, consisteva in un tocco che privava dell’energia magica chiunque e qualunque cosa entrasse in contatto con la sua pelle nuda.

Problema che lui stesso dice e dimostra essere risolvibile coi vestiti e un paio di guanti.

Non è una malattia contagiosa che fa morire in modo atroce, né un maleficio che ogni tot lo trasforma in un mostro incontrollabile assetato di sangue. Gli basta vestirsi e non toccare la gente a pelle per non causare danni ed essere come un qualunque essere umano. È ben lontano dall’essere la fine del mondo.

Tutto il resto della famiglia, però, reagisce come se lui fosse il portatore sano della rabbia, del covid e della peste messi insieme, e pure della iella. Al compiersi del suo sesto anno di vita, la maledizione si manifesta e la madre passa dall’amarlo teneramente al dargli del mostro, augurargli in faccia di morire in modo orribile, sputargli addosso e trattarlo peggio di una pezza da piedi, al punto che deve essere fisicamente allontanata dal figlio e confinata in una villa lontana. Il padre del protagonista lo istruisce perché possa compiere i doveri di un nobile e non appena ha imparato e il pargolo è ancora adolescente, sparisce completamente dalla sua vita per andare a stare con la moglie.

È giusto e bello che sostenga la coniuge, ma almeno qualche lettera al figlio, qualche incoraggiamento e un po’ di preoccupazione per lo stato del regno poteva pure sprecarli. Invece niente.

Genitori dell’anno.

Quanto sto per dire non è né vuole essere uno sputo in faccia a madri che stentano a tener dietro ai figli per via di una disabilità, malattie mentali o gravi problemi di cui non hanno colpa, ma non resta giustificabile fare una cosa del genere a un bambino innocente. Per una “maledizione” estremamente facile da aggirare, poi!

Bastava pochissimo per risparmiare a questo povero complessato anni e anni di tormenti interiori che l’avevano portato a isolarsi, soffrire e far soffrire altra gente senza volerlo!

E ora che è finalmente libero dalla maledizione, costei cosa fa? Lo abbraccia, inizia a trattarlo da essere umano, ammette di avere sbagliato? Certo che no! Lo insulta pesantemente, continua a chiamarlo mostro e ad augurargli di morire e poco ci manca che gli sputi in faccia – ed estende lo stesso trattamento alla protagonista.

Naturalmente, il marito manco ci prova a calmarla o appianare la tensione.

Davanti a questo, cosa fa la protagonista? Va da questa splendida donna e le dice che non è colpa sua se contemporaneamente ama e prova repulsione per il figlio, che questi sentimenti possono convivere e lei non ha colpa di nulla.

Seguendo questa logica, se qualcuno sputa in faccia a un disabile per cui prova repulsione e ne abusa psicologicamente, egli è privo di colpa perché provare repulsione e provare amore/rispetto non sono cose che si escludono a vicenda e va tutto bene. Il disabile deve solo accettare lo sputo, la repulsione, eventuali altri atti di bullismo e sforzarsi lui di fare amicizia.

Non commento quanto ciò sia falso, mostruoso ed estremamente discutibile.

Non funziona nemmeno, perché la donna sorride, commenta che la protagonista è strana e compie zero sforzi per migliorare la relazione col figlio o sé stessa come persona.

Gentaglia simile ce n’è fin troppa nella vita reale, non c’è bisogno che la fiction me lo ricordi e cerchi di metterla in una luce favorevole.

Ripeto, per una maledizione del piffero che era facilmente aggirabile.

 

Il 26° volume del manga di Shangri-La Frontier ha un solo difetto: mi è sembrato troppo breve. L’ho divorato con trasporto, e proprio durante un punto ad alta tensione, giro la pagina… ed è finito!

Il dettaglio che i giocatori sono inclusi nella lore del videogioco è una vera chicca, una cosa di cui quasi nessuna storia si preoccupa. Mi è sembrato troppo figo.

Un’altra cosa che ho apprezzato – e vorrei tanto fosse lo standard – è stato vedere altri personaggi oltre al protagonista brillare e fare la parte del leone.

Non sto nella pelle a vedere come proseguirà e quale sarà il potere della nuova arma di Sunraku!

 

Il 1° volume di World Piece è stato invece un flop colossale. Lo stile di disegno non è affatto male e il concept aveva tutte le carte in regola perché questa serie diventasse una delle mie preferite: un mondo sci-fi tutto da scoprire, avventura, amicizia, azione, misteri, il tutto condito da un ottimismo e sete di sapere che ricordano storie ormai classiche di anni fa. L’autore ammette apertamente di aver voluto omaggiare il retrofuturismo ottimista del secolo scorso – e non mi dispiace.

L’unico problema, purtroppo impossibile da ignorare, è l’esecuzione. Ammetto di avere scorso certe pagine in fretta senza leggerle a fondo, ma ormai era diventato una mezza tortura.

I personaggi sono estremamente piatti, fanno spiegoni interminabili, e nel giro di due vignette passano da sconosciuti ad amici disposti a rischiare la vita l’uno per l’altro. Più che personaggi sono marionette di legno mosse dal plot – se almeno quello fosse buono!

Invece la trama consta di una miriade di cose che succedono a caso l’una dopo l’altra, tali che più il lettore ci pensa e meno senso ci trova: come fanno a capirsi, visto che vengono da mondi e civiltà diverse? Perché sono tutti o umani o umanoidi? Perché il protagonista dice di amare la Terra e volerla riportare alla normalità, ma usa l’intero pianeta (ridotto alle dimensioni di una palla priva di una bolla protettiva) come arma impropria contro ogni singola cosa che passi? Si aspetta davvero di trovarci dei sopravvissuti, a fine storia?

È come se qualcuno spergiurasse ad alta voce di voler custodire un antico vaso prezioso, ma lo usasse per giocarci a calcio e schiacciarci le zanzare e miracolosamente non si rompa.

Come faccio a prendere sul serio questo protagonista e il messaggio di amicizia?

Per questo molte storie iniziano in medias res con un gruppo già affiatato e solo dopo un tot fanno vedere il flashback di come si sono conosciuti; così la storia parte già con quello che serve. Se l’amicizia è abbastanza solida può anche permettersi un flashback breve e non troppo profondo.

Sarebbe stata un’opzione assai preferibile a questo sfacelo, ma non avrebbe comunque rimediato agli spiegoni infiniti e i mondi fantascientifici piatti e prevedibili.

Ci sono storie che sanno partire dal già visto e trasformarlo in qualcosa di meraviglioso tramite una buona esecuzione, ma purtroppo per il mio portafoglio (e sinapsi), non è questo il caso.

 

Old Knight, new post è un altro tentativo fallito di farmi piacere il genere mecha. Eppure aveva tutti gli ingredienti per piacermi: un mix di epica, umorismo, momenti seri, ambientazione vagamente medievale con le sue peculiarità… eppure, dopo un tot ho provato il fortissimo impulso di mollarlo.

Ci ho messo un po’ a capirne il motivo, anzi, le due ragioni principali: una lore pressoché inesistente e, soprattutto, i personaggi. Il cast è composto all’80% da personaggi eroici e cavallereschi con zero paura della morte e schiene così dritte da non fare mai male e per il restante 20% da bastardi marci che adorano far mostra del proprio potere e scannare passanti innocenti, meglio se non nobili. Nessuna sfumatura intermedia è pervenuta.

Amo i personaggi eroici, ma vanno scritti in modo sensato e trovo che funzionino al meglio quando sono circondati da comprimari diversi da loro; magari qualcuno dei loro alleati è codardo, o ha un paio di debolezze, o medita di tradire il protagonista troppo perfetto e imprudente…

Meglio ancora se il protagonista è diventato perfettamente coraggioso ed eroico dopo un viaggio condito da prove durissime, anziché esserci nato e basta e non fare alcuna fatica a mantenere il suo stato virtuoso.

Non è questo il caso.

Ci sono storie che reggono benissimo con zero sfumature morali, ma non questa, non quando i problemi sarebbero facilmente risolvibili con un minimo di pragmatismo in più – ci arriveremo tra poco.

Mi è rimasto sullo stomaco come il 99% dell’azione sia lasciato ai personaggi maschili mentre quelli femminili rimangono psicologicamente bloccati in amori non ricambiati, ruoli da donzella indifesa (personalità non pervenuta, tanto che si potrebbero sostituire con una lampada con su scritto “aiutatemi!” e non cambierebbe niente), o restando a fianco del proprio rapitore e perpetratore di abusi fisici e psicologici nonostante tutto.

Il mio problema maggiore è il personaggio di Cullina. Era amata e ricambiata dal protagonista non nobile, ma il principe (che poi divenne re) attirò il protagonista in una trappola e stava per ucciderlo. Cullina, per salvarlo, accetta la proposta di nozze del principe e il protagonista va in esilio volontario. Passano anni e la figlia di Cullina e del protagonista va a trovare il padre perché lei si trova in pericolo di vita per via della battaglia di successione al trono. Dopo varie vicende, il protagonista la aiuta a sconfiggere il pessimo padre e mette lei sul trono.

Così riassunta sembra una bella storia d’azione e di riscatto… finché non si guardano i dettagli più da vicino.

Perché Cullina non ha tentato di uccidere il marito, o almeno di difendere la figlia dagli abusi psicologici inflittegli mentre era a palazzo? Poteva fingerne la morte e farla allevare da qualcuno di cui si fidava, o fingere la propria morte e tornare a fianco del protagonista. Il re non la ama, la tiene confinata in una zona piccola del palazzo come un uccello in gabbia. Non ha alcun potere politico né libertà personale e persino le visite alla figlia sono limitate. La tiene solo come trofeo in sprezzo al protagonista e lo sanno tutti, lei compresa. Cullina è convinta che il modo migliore per tenere il protagonista al sicuro e ricordare il loro amore sia… rimanere una bambola inerte nelle mani del re, non opporgli mai resistenza, non protestare mai e rimanergli a fianco anche quando il re sale a bordo di un’armatura gigante per tentare di uccidere il protagonista e sua figlia in duello.

So che in Giappone il senso della lealtà è molto più richiesto e profondo che non qua, ma da lettrice italiana Cullina non la capisco proprio (né la sopporto).

Non pretendevo che diventasse una girl boss, ma non posso fare a meno di pensare che poteva fare qualcosa nei sedici e passa anni in cui è rimasta sotto il re. All’inizio, pensavo che Cullina avesse in mente un piano geniale a lungo termine il cui primo passo era spedire la figlia dall’amato … invece no. Il re voleva mettere la figlia in pericolo per usarla come esca in un piano suo, e tutto quello che Cullina ha fatto è stato spedirla dal padre sperando che la tenesse al sicuro.

Piano riuscito, peccato che nel frattempo siano periti decine di innocenti e una città sia stata quasi rasa al suolo.

Forse sono io che ho pretese troppo alte sul quoziente intellettivo dei personaggi. Quando il protagonista, la principessa e un paio di alleati arrivano nella capitale per vederci chiaro, il primo finisce arrestato. Tutti dicono che starà bene e avrà un piano … solo perché lui si addormenti in cella. “Pazienza”, mi sono detta, “saranno gli alleati a tirarlo fuori con un buon piano o un avvocato”. Poi irrompono nella prigione con le armature da cavalieri giganti nel cuore della notte. Bella idea, ero sicurissima che sarebbe andata a finir bene.

Nel casino entra in scena il nobile cattivo all’origine di tutti i loro problemi, combattono e poi viene ucciso a tradimento dal re.

Io ho pensato “dai, almeno metà della spazzatura se n’è andata”, ma i personaggi protestano che andava processato secondo le leggi.

Io ho sbattuto gli occhi. “Ragazzi” avrei voluto dirgli “vi rendete conto che era al comando di un’armatura gigante potenziata che per poco non ha raso al suolo l’intera capitale, vero? L’avete invitato a scendere e farsi arrestare pacificamente, ma non credo che sia possibile negoziare con qualcuno che ha il potere di una mezza bomba atomica nel centro della città e ride in modo psicotico. Uccidere solo lui senza ulteriori vittime è già un grande risultato per la sicurezza pubblica.”

Aborro il re, ma a questo punto mi sento di dire che si è dimostrato il personaggio più intelligente e ha fatto bene a levare di mezzo il nobile (sia per tenersi la corona, sia per levare di mezzo un pericolo pubblico). Dopodiché insulta il protagonista, ed è abbastanza carino da ritirare le false accuse e lasciarlo andare.

Il nobile che è morto, poi, potrebbe meritare la corona di personaggio più stupido. Il casino che ha scatenato aveva il solo scopo di sedersi a un tavolo col protagonista e dirgli: “ehi, so che il re ti ha fatto un gran torto in passato; ti va di unirti a me? Se mi sostieni posso vincere la battaglia rituale per il trono e poi posso coprirti d’oro e riunirti al tuo vero amore”.

E non ha pensato ad andare di persona nella città del protagonista a parlargli, o mandargli una lettera, o tirare fuori dei discorsi convincenti, no, la strada migliore era assolutamente senza dubbio minacciare di morte sua figlia, distruggerli mezza città e ammazzare degli innocenti.

Se fossi stata nei panni del protagonista e il nobile mi avesse fatto questa proposta senza mettere in mezzo mia figlia, la città e dei passanti, avrei accettato subito. Non solo per questioni di rancore personale, ma perché il re è corrotto da far schifo, ed è solo questione di tempo perché mandi l’economia gambe all’aria e inizi a invadere i paesi vicini. Non si tratta di avviare una rivoluzione sanguinosa, basta duellare col re, ucciderlo e mettere sul trono qualcuno di più capace.

Ovviamente il protagonista rifiuta per il suo senso di lealtà allo Stato. Peccato che in teoria, secondo le regole di quel mondo, non era illegale sostenere un altro nobile nella lotta rituale per il trono.

Cosa che poi farà sostenendo la figlia e duellando col re comunque.

Dei lettori caritatevoli potrebbero pensare che era questo il piano di Cullina: allevare la figlia in modo che trovasse il coraggio di sfidare il padre adottivo col sostegno indispensabile del padre biologico.

Balle. Cullina non ha istruzione relativa al governo, ha un carattere titubante ed esita nelle relazioni sociali; poteva prepararla meglio. Quando il re ordina a Cullina di salire con lui nella sua armatura gigante da battaglia, Cullina gli obbedisce e gli dà pure dei consigli nella battaglia a morte contro l’amore della sua vita e sua figlia.

Madre dell’anno.

Cosa le impediva di strozzare il marito, buttarlo giù dai comandi o qualcosa del genere?!

E quando alla fine il protagonista vince, Cullina apre la sala comandi in modo che siano esposti alla sua super arma. “Oh” mi sono detta “quindi il suo piano era questo? Farsi ammazzare insieme col marito? C’era metodi meno drastici, ma ok”. Solo che il protagonista alla fine non li uccide “perché la sua spada è per proteggere e non per distruggere”. Alla fine il re rimane kaputt perché l’idea di morire gli fa venire la depressione o qualcosa del genere e si riduce a un vegetale. E chi gli rimane a fianco del letto? Cullina. Perché rimanere fedele al suo rapitore e ogni sua passata scelta è il modo migliore per mostrare al suo vero amore quanto lo ama e aiutarlo a rifarsi una vita.

Ho visto più logica e buonsenso sui baci perugina.

Alla fine la principessa è incoronata regina e inizia a regnare – come può, visto che le era stata impartita zero educazione di governo e i suoi malvagi fratelli gemelli tramano per far cadere lei e il regno.

Si potrebbe sostituire la principessa con una lampada con su scritto “oh, no, aiutatemi!” e non sarebbe cambiato granché.

Se mi sono sopravvissute abbastanza cellule cerebrali per scrivere questa recensione è solo perché ho saltato alcuni dei capitoli centrali – che comunque non hanno nuociuto alla mia comprensione del volume.

Non ho intenzione di continuare la serie.

Né l’articolo; volevo infilarci più recensioni, ma mi sono dilungata abbastanza, per oggi.

 

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