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Mega book haul estivo parte 3

Mega book haul estivo parte 3

 

Pronti per le montagne russe (emotive) delle mie letture di luglio?

 

Immaginatevi di tornare al giorno prima delle vacanze; state preparando le valigie e i libri da scaricare sul vostro e-reader. Avete voglia di qualcosa di leggero, e vi ricordate di una commedia da poche pretese che avevate in wishlist. Sapete già come andrà la trama e che i personaggi non saranno pozzi di profondità, ma per una lettura da spiaggia andrà benissimo. Così comprate il libro e sistemate la barra delle vostre aspettative– in questo caso, a pochi centimetri da terra. Poi cominciate a leggere e dopo un inizio al di sopra della barra, la storia tocca terra e inizia a scavare, raggiungendo profondità sotterranee che non credevate possibili.

Questa è la storia tra me e Even exiled, she’s still the beloved saint! Saint Evelyn’s weird and wonderful friends.

Per citare un famoso meme, “non mi aspettavo niente, e sono comunque rimasta delusa”.

È la solita trama dove una protagonista con enormi poteri curativi finisce in disgrazia per false accuse, per poi rifarsi una vita felice altrove mentre i suoi ex capi e l’intero regno vanno in rovina.

Tuttavia, ci sono variazioni gradite che non mi aspettavo: ad esempio il resto della famiglia reale e del paese, anziché essere bastardi ingrati e incapaci di prendere decisioni che non siano stupide o suicide, amano davvero Evelyn. Quando se ne va, l’intero paese si dispera e la cercano in lungo e in largo. Quando la trovano, il fratello decente del principe scemo – causa ultima del problema – le chiede scusa in ginocchio a nome della famiglia reale e lei decide di tornare. Viene fuori che l’intero paese è ossessionato da lei. I chierici che l’hanno cresciuta la amano come una figlia e sono gelosi come certi padri, quelli del popolo la venerano, e decine e decine di personaggi si comportano come fanatici esagitati masochisti che indurrebbero chiunque a chiamare la polizia e rimpiangere i manicomi.

Quando l’ultima cosa accade le prime volte è divertente perché non te l’aspetti, ma diventa ben presto una barzelletta ripetuta per cento pagine, tale da rendere il resto della lettura il festival del disagio.

I personaggi passano da macchiette decenti a macchiette insopportabili – a meno che il lettore non trovi spassoso vedere decine e decine di parafilie sessuali diverse caricaturizzate.

Non aiuta che alcuni elementi della trama siano assolutamente privi di senso – come la trasformazione di demoni in umani con poteri magici. Il segreto? Fargli pat pat sulla testa e parlargli come se fossero dei gattini.

Da saltare.

 

Avevo aspettative più alte per il 2° volume di The B-rank adventurer with a scary face becomes a father for the hero and his friends, ma anche questo è stato un buco nell’acqua.

Un giocatore che ha perso la famiglia in un incidente si reincarna nel mondo di un videogioco che conosce solo per sentito dire. La sua vita relativamente tranquilla di avventuriero cambia quando salva un gruppetto di orfani e finisce per affezionarcisi e adottarli, salvando così loro e molti altri personaggi da innominabili tragedie future, cambiando la trama senza rendersene conto.

Se nel 1° volume mistero, azione e momenti pucciosi avevano un equilibrio che arrivava alla sufficienza, qua non è così.

Questo 2° volume consta di: 2% trama, 58% fuffa inutile e ripetitiva e 40% angoscia, traumi e violenza estrema. Quest’ultima si divide in due sottocategorie: sequenze di incubi che mostrano le tragedie scongiurate dal protagonista, e la violenza omicida del protagonista contro i suoi nemici. Da una parte si mostra crudele e sanguinario, ma dall’altra è lapalissiano che senza questa mano pesante gli orfani avrebbero fatto una fine orribile, e con loro l’eroe, la guaritrice e innumerevoli altri innocenti. Il protagonista, dopo i tanti lutti, ha un forte e umanissimo desiderio di una famiglia e proteggerla – ed è questo desiderio a spingerlo a sconfiggere il destino crudele che minacciava i suoi cari e l’eroe della storia.

Messa così sembra molto più profondo e bello di quanto sia il manga.

L’alternanza continua tra momenti iper zuccherosi – dove i bambini sembrano più cuccioli che umani con differenti personalità che iniziano a sbocciare – e altri di violenza estrema e sanguinaria è mal fatta e sfinisce ben presto il lettore. Non aiuta che il disegno non sia un granché, la trama sia quasi del tutto assente e la caratterizzazione dei personaggi non si avventuri di molto oltre la sufficienza, o i cliché più ritriti sulla cattiveria.

Mi dispiace, ma non ho intenzione né di proseguire il manga, né di leggere la light novel se mai la tradurranno. Questo manga me ne ha tolto ogni voglia e coraggio.

Un adattamento che ha fallito su tutti i fronti.

 

Il mio incontro con The reincarnated mastermind: sundering fate with magical swords precede la lettura di questo libro – avendone io letto altrove i primi capitoli del manga.

La light novel gli è assai superiore: la trama ha più senso, il mondo è più dettagliato e i personaggi, pur non profondissimi, hanno molte più sfumature. Ad esempio, l’adattamento non menziona come il protagonista ami la sua nuova famiglia molto più di quella che gli era toccata nella sua prima vita sulla Terra – con padre assente e una madre distante.

Continuo a detestare la co-protagonista innamorata di lui che gli si appiccica addosso anche se lui non ricambia, ma ammetto che nel corso della storia diventa più forte e utile alla trama, smettendo di essere una palla al piede. Non aiuta la mia personale insofferenza per il cliché “genio assoluto e ricco il cui unico problema è annoiarsi in un mondo che non riesce a stargli dietro”, ma questa è un’altra storia.

È una lettura che mi ha lasciata con un buon sapore in bocca di tragedie sventate, famiglia tutta viva e nuovi misteri e avventure all’orizzonte.

Perché il personaggio nei cui panni si è incarnato il protagonista aveva ucciso l’eroina pur avendoci un buon rapporto? Perché i boss della seconda e terza sezione del gioco si erano alleati e comparsi prima in scena? Cosa sapeva su tutto ciò il nobile corrotto che poi verrà sconfitto?

Un altro elemento che ho trovato piuttosto interessante è il fatto che i membri della fazione dell’eroe – dei pro-democrazia che vorrebbero ridurre molto il potere dei nobili – non vengono ritratti in una luce positiva, come è la norma in queste storie e come avveniva nella versione originale del gioco. Al contrario, sono loro i responsabili dell’invasione di mostri e dell’incendio che per poco non decimano la famiglia del protagonista e dozzine di innocenti. I nobili della fazione neutrale – la loro – non muovono un dito per aiutarli, e proprio quando sembra che tutto sia perduto, giunge a salvarli un nobile della fazione imperiale conservatrice.

Perché? Perché un mostro sconfitto dal protagonista con un colpo secco alla testa conteneva degli organi in buone condizioni necessari per fare una medicina che ha salvato la vita a sua figlia – che nella versione originale degli eventi moriva per una malattia rara. Il lutto era stato così straziante – e grande l’ira contro la famiglia reale, che pur avendo la medicina non gliela diede – che nel gioco originale si era ribellato e aveva messo a regno a ferro a fuoco, svolgendo il ruolo di un boss temibile.

È un piccolo spoiler, ma è un payoff che non sapevo di desiderare; un vecchio mostro sconfitto dal protagonista più di cento pagine fa finisce per avere un buon peso sulla trama, anziché essere un evento messo a caso. Scongiura anche l’effetto deus ex machina – visto che il nobile corrotto era sul punto di vincere, far condannare un innocente e arrestare il protagonista.

Detto ciò, il libro non è privo di difetti, soprattutto nella lunga parte centrale, con boss della seconda parte del gioco che spuntano fuori a caso e beneficiano di power-up a caso che restano inspiegati – il tutto con un ritmo a rotta di collo.

Ho apprezzato questo libro molto più del previsto e ne aspetto il seguito con impazienza.

 

Il 10° volume di I parry everything è stata una delle letture migliori dell’estate, con la perfetta, rocambolesca conclusione all’arco narrativo del deserto. L’azione coinvolgente, martellante e cartoonesca, le rivelazioni, l’escalation, la lore che si approfondisce sempre di più, la risoluzione lieta che scioglie tutti i nodi dell’arco narrativo … sembra poco, ma non lo è.

La creatura semidivina che fuoriesce dalla gemma maledetta solo per essere annientata pochi secondi dopo è stata uno spreco di spazio, e mi è spiaciuto che a distruggere la gemma non fosse riuscito Riegel lo Spezza-stelle, ma nel complesso questo volume mi è piaciuto molto. Il romance tra due personaggi avrebbe necessitato di una semina migliore, ma non risulta incredibile o fastidioso – c’era chimica tra i due, nonché motivi esterni e soldi se non potevano comunicare liberamente. Niente male la scena delle nozze tra la città mezza in rovina.

Il difficile sarà aspettare il prossimo volume, con l’arco narrativo nella terra degli elfi – esseri dalla lunga vita che ogni tot intervengono a devastare le civiltà umane per seguire un antico ordine … e che hanno messo nel mirino il regno del protagonista e i suoi amici, troppo prospero e pacifico per i loro standard.

Non vedo l’ora!

 

Il 2° volume di Slayers – da cui è stato tratto un vecchio anime assai famoso – segna la fine del mio interesse per questa serie. Le illustrazioni interne sono belle e l’umorismo, ove presente, brilla come una gemma, ma l’alternanza brusca e continua tra questo e i momenti dark con morte, orrori e tragedie ficcati in fretta sotto il tappeto per lasciar posto alla prossima scena d’azione, ha finito per sfinirmi.

Il cervello mi va in confusione, incerto se recepire Slayers come una serie umoristica con qualche momento tragico, o una serie dark con qualche momento leggero.

Ha il sapore di una sessione di Dungeons and Dragons, con avventure in libertà prive di una trama verticale vera e propria – che avrebbe assai giovato al mio gusto personale. Capisco tuttavia che chi è meno sensibile di me possa amare questa storia.

 

Goldfisch, invece, è stato un flop colossale. La premessa – un ragazzino con il potere di Mida che vive in un mondo post-apocalittico con mostri e mari vastissimi – mi intrigava, ma l’esecuzione mi ha fatto cascare le braccia.

Il disegno di questo (euro)manga non mi è piaciuto, e il protagonista è un accumulo di stereotipi shonen triti e ritriti mescolati con meno delicatezza di quando si fa il cemento. È naturale che i giovani siano più inesperti e ingenui rispetto a degli adulti, ma i suoi livelli di stupidità, ignoranza e incompetenza sono così alti da essere inspiegabili e fastidiosi. D’accordo che ha vissuto in isolamento per anni, ma davvero non gli è mai venuto in mente che andare in giro a trasformare gli oggetti in oro davanti a tutti non sia una buona mossa, se non si vuole attirare l’attenzione? Sapeva già del valore dell’oro, era così impensabile che facesse due più due? Neanche Asta o Rufy sono così scemi.

Però è buono, più moralmente buono di un santo e con zero intenzione di mettere in discussione l’evidenza: suo padre l’ha abbandonato e appartiene a una pericolosa organizzazione di ladri con superpoteri. Per come è stata realizzata quella scena, tuttavia, non ha il sapore di una bontà genuina, bensì dell’autore che gli appiccica in fronte un foglio con su scritto “il più moralmente buono di tutti, e se lo trovi stupido sei un cinico cattivo come gli adulti che lo rincorrono”.

Gli altri personaggi sono piatti e prevedibili e il mondo, per quanto intrigante, non riesce a spiccare il volo. Fossero morti tutti, non poteva importarmene di meno.

Ho dovuto forzarmi per finirlo e scorrere molte pagine in fretta. Dovrebbero pagarmi per indurre a continuare.

 

Il 6° volume di Heroine? Saint? No! I’m an all-works maid! È relativamente più tranquillo dei precedenti tranne che per l’ultima parte, ma è andato benissimo così. È bello, ma con momenti strazianti, come quando i reincarnati ricordano le loro vecchie famiglie e il lutto a loro causato. Uno di loro rischia di essere spazzato via dal lato oscuro, solo per trovare la forza di combatterlo ed esserne salvato all’ultimo – e dover comunque passare un periodo di convalescenza per riprendersi dalle ferite; un’ottima metafora per il lutto.

Quando, quando questo gruppo di amici capirà di essersi riunito e che l’eroina è Melody? Com’è che i ricordi della madre della protagonista sono confluiti nell’automa? Come andrà a finire con Sangrel e l’uovo del mago? E i ricordi del lupo?

Qua la fuffa, la tensione e la tragedia sono in equilibrio perfetto, anche se la fuffa occupa la maggior parte dello spazio in questo volume. C’è sempre una sottile aria di mistero e cupa premonizione in mezzo alla leggerezza e l’ottimo umorismo.

Sembra poco, ma non lo è. Questa storia è una delle esecuzioni migliori e più brillanti del plot “reincarnato/i in un simulatore di appuntamenti”, con personaggi stratificati e un mondo brulicante di vita e segreti.

 

Il 16° volume di She professed herself pupil of the wise man è, purtroppo, il punto in cui mollerò questa serie per un po’, forse per sempre.

Ho difeso Pupil of the wise man a lungo, nonostante qualche difetto – come il fanservice di pessimo gusto – ma è giunto il momento di accettare che non è più come prima.

Il primo arco narrativo era coinvolgente, e l’equilibrio tra azione, slice of life, mistero e un mondo molto intrigante era molto ben fatto, ma dopo la qualità è calata. Archi narrativi con sempre gli stessi cattivi, elementi interessanti che si traducono in spiegoni infiniti e nient’altro di sostanza, descrizioni su descrizioni che non portano a niente…

Questo volume contiene un minimo di azione e qualche brano interessante, ma quell’80% di fuffa è difficile da mandare giù, soprattutto per l’ambientazione. Ci troviamo nel Valhalla, un posto magico difficile da visitare dove vivono le Valchirie. Come si è formato questo luogo? Come nascono le Valchirie? Cosa impareremo sulle loro gesta?

Un bel niente, a parte il fatto che ad Alfina non piacciono i pomodori – e la protagonista dà inizio a una missione appassionante per farglieli piacere parlando con la cuoca. Un oceano sconfinato di chiacchiere inutili, e possibili scene di avventura in labirinti dimenticati che diventano noiose e prevedibili. È come se al narratore si sostituisse un adolescente annoiato che invece di imbastire bene la storia per un compito, tira via con frasi come “sì, girarono a lungo nei corridoi, poi notarono un interruttore nascosto e lo premettero”. Appassionante.

C’è anche la soluzione al mistero dei demoni, ma risulta essere un anticlimax che si risolve subito – e il sacrificio di uno di loro, costretto a uccidere un amico che conosciamo tramite flashback per meno di cinque righe è tutt’altro che toccante. È come assistere al tentativo disperato di un attore in voga anni fa di tornare rilevante e abile come un tempo. Ti dispiace, ma non è più la stessa cosa.

È un libro sotto alle 300 pagine, ma mi è sembrato interminabile.

Una delusione.

 

Sapete, invece, qual è una serie che ho scoperto da poco e non ha deluso le aspettative col suo 2° volume? The canon fodder’s ascension from pawn to world unifier. È addirittura migliore rispetto al 1° volume; gli spiegoni spariscono quasi del tutto – e quelli presenti sono brevi, indolori e dritti al punto – e non si rimane più bloccati nella mente del protagonista. Ora esploriamo a fondo i punti di vista degli altri personaggi – non solo li conosciamo meglio, ma si creano dei giochi di punti di vista a dir poco esilaranti.

È una delle commedie isekai migliori di cui mi ricordi.

Azione cartoonesca pompata al massimo, equivoci, una mistura impeccabile tra giochi mentali e comicità pura, riuscita così bene da sembrare un miracolo – anziché scadere nella ripetitività o nel disagio, come succede con autori meno abili.

È come se l’autore avesse letto la mia recensione del 1° volume e avesse aggiustato il tiro per venire incontro ai miei desideri e superare ogni mia aspettativa – per quanto ne dubiti molto.

Adoro tutto: l’azione, l’umorismo, i personaggi – soprattutto Hector, che sta diventando il preferito di tutti, compresi gli altri personaggi stessi.

Sarà dura aspettare il seguito.

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