Dove luglio finisce col botto!
Expedition cooking with the Enoch royal knights è una serie d’azione e slice of life che seguo ormai da anni, ma questo 6° volume mi ha lasciato perplessa.
Da un lato sono pur sempre le avventure e disavventure quotidiane di un gruppo di personaggi a cui mi sono affezionata, e ammetto che una storia tranquilla mi ha gustato, dall’altro non è stato niente di straordinario o memorabile.
È una raccolta di racconti fantasy con tocchi di azione, slice of life e soprattutto food porn; niente di più, niente di meno.
La quasi-morte della protagonista RisuRisu mi è sembrata piuttosto artefatta, un mero espediente per farle fare un contratto magico con un altro grifone.
È il penultimo volume, e si sente; due comprimari si sposano, chiacchiere su chiacchiere inutili, finalmente Risurisu e Velrey si confessano i loro sentimenti … e all’ultimo secondo compare il pessimo ex di Risurisu che vuole farla tornare al villaggio degli elfi – dove lei era infelice.
Il cliffhanger non mi è dispiaciuto, la nota più stonata è stata la chimica inesistente tra i neosposi Ludtink e Federica, con lei che passa tutto il tempo a criticare e deridere apertamente il marito. Non capisco cosa lui ci trovi in lei; forse è un masochista che non sa di esserlo.
Answering Orthodoxy è un saggio comprato per pura curiosità intellettuale che ha superato le mie più rosee aspettative. Parla delle obiezioni più frequenti degli ortodossi contro la dottrina cattolica esaminandole una per una, mettendone a fuoco l’origine e il vario grado di solidità. È suddiviso in micro-capitoli di facile lettura e ha uno stile agile che va dritto al punto, sviscerando questioni storiche e religiose in modo tale che anche il lettore ignorante o distratto riesce a capire facilmente.
È toccante perché l’autore ammette di aver abbandonato la fede cattolica per qualche tempo, dopo esperienze negative col clero; da ortodosso, viceversa, si trovava bene con le persone, ma era la dottrina a non convincerlo fino in fondo.
Questo libro è il risultato delle sue ricerche (che alla fine l’han ricondotto a Roma); è un’onesta e appassionata ricerca della verità, non un’opera di odio contro gli ortodossi o chicchessia, né un piedistallo da cui guardare il resto delle fedi dall’alto al basso.
Tutti i saggi dovrebbero essere così: chiari, scorrevoli, ben documentati e nati da una sincera sete di verità.
Lo consiglio a tutti, l’unico requisito è avere una buona comprensione dell’inglese.
Ho poi letto i primi due volumi della serie Sentenced to be a Hero, amandone alla follia il 1° e finendo per odiarne il 2°.
È una serie che è diventata famosa grazie all’adattamento anime, e con buone ragioni: la qualità dell’animazione è alta e così pure la scrittura; questo secondo elemento è presente anche nella light novel.
Il 1° volume ha tutto ciò che si vorrebbe da un fantasy simile e anche di più: una prosa scorrevole e piacevole, un’introduzione impeccabile e immediata nel mondo narrativo alle prese con una guerra senza fine, personaggi memorabili, l’idea di eroi fatti risorgere e rimandati al macello ogni volta, tecnologie perdute, intrighi, scene d’azione… in poche pagine impariamo tutto quello che ci serve per capire e appassionarci. I capitoli seguenti ai primi sono mini-missioni che servono per approfondire il mondo, incontrare nuovi personaggi, nuovi pericoli e imbastire altre scene d’azione. Niente di negativo da segnalare.
I problemi sono cominciati col 2°: l’arco narrativo nella città portuale era interminabile e inutile tranne che per un piccolo payoff alla fine, troppo sangue, troppa poca speranza … e i coexisters.
Avete presente quei politici/miliardari iper corrotti che secondo buona parte di internet (che forse ha ragione) stanno rovinando il mondo? Vi piace odiarli a morte e pensarci nel bel mezzo di un fantasy? Solo se la risposta è affermativa riuscirete a leggere il 2° volume e oltre senza schiumare alla bocca – o essere ipersensibili come me.
Intendiamoci, non mi aspettavo che tutti gli umani fossero santi eroici, né che salvassero l’umanità già al 2° volume, ma qualcosa nel concept dei coexisters mi fa desiderare che vengano torturati a morte e dati alle fiamme appesi a testa in giù.
Il 1° volume e buona parte del 2° stabiliscono senza mezzi termini che i mostri e i demoni contro cui combatte l’umanità non sono creature senzienti. Alcuni dimostrano un certo livello di intelligenza, ma non ci può parlare – anche nei rarissimi casi in cui ciò è possibile (parliamo di una media di cinque demoni su miliardi e miliardi di mostri), il 99% di loro vuole comunque far estinguere l’umanità. Non è come una guerra contro esseri umani, dove (talora) puoi negoziare la resa: o si vince, o ci si estingue tutti.
I coexisters sono potenti umani che vedono questo stato cose e si dicono: “aiutiamo queste creature nell’avanzata, così quando avranno conquistato il globo ci negozieremo, e in cambio del nostro aiuto diventeremo gli amministratori dell’umanità rimasta che sarà ridotta in schiavitù. Così salveremo l’umanità, e potremo esserne gli eroi e capi, tormentati dal dover aver preso una decisione così difficile. Ah, com’è triste che i nostri sforzi per salvare l’umanità non siano capiti e siamo costretti a nasconderci e mandare i nostri soldati al macello fingendo di voler vincere!”
È una logica che mi fa rivoltare lo stomaco, un livello di ipocrisia e auto-illusione ché manco le élite umane più corrotte, incapaci e assetate di sangue. No, non è vero, suona plausibile per loro, ma questo comporta due ulteriori problemi: mi fa schiumare la bocca perché ricorda troppo da vicino cose della vita reale per cui io e il lettore medio possiamo fare ben poco … ed è un ragionamento che non sta in piedi. I mostri non sono senzienti, e nemmeno il 99,9% dei demoni. Non ci si può parlare. Se avessero incontrato in segreto qualche demone parlante che gli ha fatto questa promessa, il loro atteggiamento potrebbe essere comprensibile, ma non lo è. Magari i volumi successivi sveleranno che è stato così, oppure che è un’illusione nata da innumerevoli sconfitte e lutti … ma è illogica. Mi suscitano troppo odio i coexisters perché possa continuare a leggerne, e continuare a vedere la situazione che peggiora nonostante gli sforzi e le vittorie dei protagonisti.
Le mie aspettative sbagliate non hanno aiutato. I power fantasy – e l’andamento generale delle serie che seguo – mi hanno abituata a situazioni iniziali che fanno schifo e volume dopo volume fanno meno schifo, fino a migliorare e all’avvento del lieto fine. Alla fine del 2° volume mi aspettavo una piccola, significativa vittoria contro i mostri, solo per sentirmi dire che i coexisters sono ovunque, i demoni stanno vincendo altrove, conquistando una delle più grandi città rimaste mentre i buoni sudavano sette miliardi di camicie per salvare una città portuale, e l’unico alleato dei protagonisti è stato condannato alla stessa pena dietro false accuse. Ci sono ulteriori rivelazioni sulla lore, ma non voglio fare spoiler; il succo è che le cose continuano a peggiorare.
Non me l’aspettavo, e questo mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Detto ciò, capisco che ai lettori amanti del dark fantasy e del grimdark questa serie piaccia un sacco.
Il tentativo di sciacquarmi via quel saporaccio con una storia più leggera ha avuto successo solo parzialmente, perché il 5° volume di The dorky npc mercenary knows his place ha avuto un lutto inatteso; la morte inaspettata e rapida di un pilota spaziale che sembrava importante. Non era un personaggio particolarmente memorabile, buono o importante, ma mi è un po’ dispiaciuto vederlo morire.
Va anche detto che è andato a ficcarsi in quella situazione di sua sponte, ma mi aspettavo che sopravvivesse e contasse qualcosa ai fini del plot (o, meglio, di quel poco che c’è).
Per il resto, questo volume è stato in linea coi precedenti: slice of life spaziale, arroganti che vanno e vengono e si prendono le meritate batoste, vecchi e nuovi alleati, qualche scena d’azione…
È stato commuovente vedere il protagonista John visitare i genitori, la nonna e chiudere una volta per tutte la storiaccia del debito che era stato ingiustamente accollato ai suoi cari.
Apprezzo l’imperatrice come personaggio: è una giovane rimasta orfana, ma è molto capace e sveglia e prosegue le riforme anti-classiste dei genitori. Vorrei più capi femminili come lei! Ho solo due perplessità: la puzza di retcon, perché nel 1° volume si parlava di un imperatore al maschile e poi di una donna sui trenta, e il fatto che viene un po’ infantilizzata. O forse sono ipersensibile io.
Ho apprezzato anche la nascita e spiegazione delle quattro fazioni – per quanto abbia la netta sensazione che siano tutte scuse per futuri conflitti che comunque non daranno origine a epiche battaglie interminabili (perché non è questo il genere).
Un colpo di scena che non mi aspettavo era vedere uno dei personaggi femminili secondari dalla parte di una delle quattro fazioni (quella che vorrebbe indipendenza e democrazia e ha già fatto qualche colpo terroristico). È interessante come né l’autore né John ne prendano le parti, facendo notare che, primo, si tratta di terroristi che si fanno zero problemi ad ammazzare degli innocenti, secondo non possono dare alcuna garanzia di un governo stabile e con meno arraffoni bastardi di quello imperiale – o un’economia decente.
Spero che la guerra con il (bastardo) Stato spaziale vicino e i futuri conflitti si risolvano con la stessa eleganza e scarsissima letalità della guerra nel 4° volume. Staremo a vedere per il 6° volume, ma nel complesso mi era piaciuto molto di più il 4°.
I cliffhanger sono strani: quando ci arrivi per la prima volta vorresti urlare e sapere subito come va a finire, ma dopo che passa un po’ di tempo, ammiri come l’autore ti abbia saputo far appassionare.
In astratto, il finale di stagione/libro col buono che sembra morto e la sua amata trascinata via dai cattivi è la cosa più scontata del mondo, ma quando mi è capitato nel 7° volume di Reincarnated into a game as the Hero’s friend – running the kingdom behind the scenes volevo sia urlare sia applaudire.
La prosa è più fluida e scorrevole dei volumi precedenti, con mini-capitoli agili e appassionanti con azione, digressioni storiche accurate sulla Terra e tuffi succosissimi nella lore e funzionamento del mondo narrativo. Si scoprono un sacco di cose sulla Storia e sul perché certe cosa siano accadute o stiano per accadere.
Il cliffhanger finale, con Werner paralizzato, sepolto sotto un crollo di pietre e circondato da nemici mentre Lara viene trascinata via da un pugno di cultisti, mostri e traditori è diabolico. Classico, ma diabolico.
Non mancano intrighi e politica, per quanto il tradimento del capo del clero mi sembri piovuto fuori dal nulla e poteva essere preparato un po’ meglio. Mi pare piuttosto privo di senso collaborare coi demoni per distruggere una capitale e una monarchia solo per far avverare forzosamente un oracolo. Non si dovevano avverare da soli?
Un’ottima lettura e modo per concludere il mese.


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