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SUL NONSENSE

È usato in brevi poesie buffe, ma anche in romanzi nichilisti, classici per l’infanzia e nel mio ultimo libro. Cos’è? Ormai l’avrete capito dal titolo: il nonsense.

Si tratta di un filone carsico che riemerge più volte nel corso della storia letteraria. Si presenta benissimo a essere usato in filastrocche o storielle per bambini, ma è un utilissimo strumento anche per dimostrare quanto vuoti o sbagliati possano essere certi aspetti e riti della società. Basti pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie, Il codice di Perelà di Palazzeschi o le poesie di Domenico di Giovanni detto il Burchiello (rimatore quattrocentesco che mescolava nonsense, squarci di vita quotidiana e opposizione politica a Lorenzo il Magnifico e che a quanto pare sono la sola a ricordarsi in tutto il continente).

Ci sono autori persuasi che usarlo fino in fondo per deprimere il lettore e i personaggi della sua storia col nichilismo più completo sia l’unico modo per adoperarlo correttamente, ma non sono d’accordo. Si tratta di scelte di scrittura che possono piacere o non piacere, cogliere nel segno o mancarlo disastrosamente. Qualcuno, difatti, potrebbe utilizzarlo sul nonsense stesso parodizzando la tendenza a decostruire e dubitare di qualunque cosa e comporre un’opera originale rimanendo comunque nell’alveo del nonsense. Ad esempio il Burchiello presenta i letterati del suo tempo come gente talmente sepolta negli studi sull’antichità da non aver nessuna cognizione della realtà fisica a loro coeva.

In senso più lato e diluito, il nonsense può essere anche usato per sfidare apertamente una limitata sospensione di incredulità del lettore, presentandogli mondi impossibili completamente assurdi a una prima occhiata, ma con regole interne proprie, coerenza e personaggi credibili.

“Credibilità” è a mio avviso una delle parole chiave, per uno scrittore. Ci sono romanzi ambientati nel nostro mondo che risultano non credibili per come agiscono e parlano i personaggi e viceversa storie di pura fantasia i cui personaggi suonano estremamente più umani e credibili anche se sono nello spazio, su altri pianeti o alle prese con la magia e disavventure qua impossibili.

I personaggi rendono credibile la storia prima ancora dell’ambientazione a mio avviso, ma qua rischio di andare fuori tema.

Vi lascio immaginare come ho usato il nonsense nell’Arrivo dei fantasmi. Anzi, scopritelo voi!

Cosa ne pensate del nonsense? Ci sono filastrocche strane che vi sono rimaste impresse, opere nonsense che vi sono piaciute o vi siete limitati a leggere e amare Alice nel paese delle Meraviglie? Sono davvero l’unica a ricordarsi del Burchiello? Scrivete tutto nei commenti e passate a trovare daununiversoallaltro; l’idea per scrivere questo articolo è nata da una conversazione con lei! Continuate a seguirci!

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