Una top 5 è un ottimo modo per fare IL bilancio letterario di quest’anno. Pronti?
Parto col dire di essere sodisfatta: rispetto all’anno scorso, la lista di libri brutti è più corta e meno orribile – le pessime letture che affollano i miei incubi risalgono all’anno scorso (coff coff, I want to escape from princess lessons e Our fake engagement). Mi è stata di grande aiuto la mia nuova politica di non esitare a mollare un libro brutto. Ciò non significa che non abbia avuto altre esperienze negative di lettura, ma mi sembra corretto riservare questa lista ai libri che oltre a non piacermi, mi sono rimasti impressi – anziché avere la decenza di cadere nel dimenticatoio senza bisogno di spingerli dentro.
Se non avessi scelto di dedicare una top 5 alle migliori serie, la lista di libri belli sarebbe stata estremamente più lunga e difficile da ficcare in un solo articolo.
Ad ogni modo, partiamo buttando fuori tutta la negatività coi libri peggiori!
Il primo risale a gennaio e mi fa ancora venire il magone se ci ripenso: When I became a commoner, they broke off our engagement! È un manga che parla di due bambine scambiate alla nascita da fate dispettose: una di famiglia nobile e una popolana. Proprio nel giorno del suo debutto, una delle fate svela alla seconda chi è veramente e lei si mette a piangere dalla paura: già la sua famiglia non la tratta benissimo, cosa le succederà quando verrà fuori la verità? La uccideranno, la butteranno fuori? Come potrà sopravvivere da popolana visto che non sa nulla del mondo oltre le mura del maniero?
Il primo ricordo di questa poveretta ancora in culla sono parole di pura cattiveria dei genitori che hanno già dei dubbi, ma il fratello maggiore la difende a spada tratta e la tratta bene.
Salvo, ovviamente, mangiarle la faccia quando alla fine le fate svelano la verità, trattandola come una fetida impostora che ha nuociuto alla sua vera, amata sorella.
Tra questi due eventi passa un anno (e il 90% dei contenuti del libro). La protagonista impara piccoli incantesimi e cose che potranno aiutarla a vivere da popolana povera senza trovare il coraggio di dire la verità al fratello. Ma siccome è vittima della situazione e del pessimo ambiente familiare, al lettore risulta piuttosto difficile considerarla un’impostora cattiva che ha tormentato un’innocente.
Quindi il libro è: 90% fuffa, 10% dramma caricato che ti fa star male. Dopo l’inizio straziante, la storia diventa un sentiero di melassa, salvo ridiventare Psicodramma Town giusto nelle ultime due pagine. L’impressione che sarà così anche nei prossimi volumi è troppo palpabile per riuscire a ignorarla.
Comodo, per lo scrittore: non sai come far proseguire la storia? Metti gli unici punti di trama di cui sei sicuro all’inizio e alla fine del libro e il resto riempilo con fuffa priva di sostanza.
Grazie, ma no grazie. Mi dispiace per la protagonista, ma è protagonista e vittima di un brutto libro.
The reformation of the world as overseen by a realist demon king è l’esempio principe di una storia capace di suscitare domande come “ma che c***o ho appena letto?” e “di che sostanze si è fatto l’autore?”. Dalla quarta di copertina, parrebbe l’inizio di una grande avventura: un essere umano si reincarna come un re demone e gli viene dato il compito di conquistare il mondo e governarlo con saggezza.
Ma il contenuto non segue questo né alcun altro filo logico. È un’accozzaglia di cose che succedono completamente a caso, a velocità talmente forte da non fartene capire manco una, tra centomila giochi mentali futili e/o stupidi, e scene d’azione che per quanto fighe non possono reggere tutto. Lo stile del disegno è favoloso, ma tutto il resto (personaggi, mondo, trama) è terribile.
C’entrano in questa storia: reincarnazione, divinità che spostano anime in giro giusto perché si annoiano, un mondo che funziona come un gacha, mostri, magia, figure storiche dal passato, giochi mentali, spiegazioni affrettate, caratterizzazioni pessime mono-dimensionali …
L’unico motivo per cui sono riuscita a finire questa storia è che si tratta di un manga abbastanza breve; fosse stato un romanzo l’avrei mollato. È stato come se avessi fatto un trip da droghe mentre guardavo un anime con buona animazione ma pessima trama.
The legendary witch is reborn as an oppressed princess prometteva di esplorare la psicologia e le avventure della protagonista, una strega egoista che dopo una vita difficile, si reincarna in una che non lo è meno, ma con le conoscenze passate sulla magia può fare quello che vuole. Si dà arie da persona intrigante e matura nonostante il giovanissimo corpo, ma nei fatti è una santarellina molto meno interessante e scaltra di quanto si creda. Ci sono personaggi che vengono introdotti e congedati in modo così veloce da essere tutt’altro che soddisfacente e un sacco di psicodrammi, cliché e angst. A tratti mi prendeva, ma per altri che hanno finito per prevalere diventava piuttosto pesante. Se non avessi saltato dei brani non sarei riuscita a finirlo.
È stato come tuffarsi in una pozza d’acqua gelida e sporca: non hai capito o visto quasi niente in quella melma e la sensazione che ti è rimasta addosso è di freddezza, disagio e confusione. La caratterizzazione dei personaggi lascia molto da desiderare: hanno un tratto, massimo due e amen.
E il padre della protagonista è una pessima persona, come lo zio e gran parte degli adulti che hanno intorno. Da evitare.
Too strong to belong! Banished to another world fa parte di una lista triste e molto lunga: quella dei fantasy rovinati da una sottotrama romantica. Il mondo e il sistema magico non sono affatto male, idem i personaggi, peccato che la protagonista e narratrice del 75% della storia sia una gallina scervellata. Cerchereste invano un suo pensiero che non sia egoista, cringe, o completamente fuori strada. “Mi hanno spedita in un mondo sconosciuto di magia e mostri? La priorità è nascondere la mia forza perché voglio essere trattata e protetta come una debole e preziosa principessa e vivere tante storie d’amore!” “Ah, il mio migliore amico d’infanzia che mi ha seguita fin qua pur di non lasciarmi non vuole dormire nel mio stesso letto? L’unica spiegazione possibile è che sia GAY!” “Il Male assoluto e incarnato si è innamorato di me? Ma perché no, andiamocene tutti insieme a caso a zonzo per il mondo!” “Tre persone mi sono dichiarate e la mia risposta è… toh, ma guarda, una farfalla! Cincischiamo a caso finché non capisco qualcosa del mio cuoricino!”
Parole mie, ma vi assicuro che il contenuto combacia.
Mi dispiace un sacco per il mio personaggio preferito, l’amico d’infanzia palesemente innamorato di lei che la segue quando lei viene trasferita dalla Terra a un altro mondo. L’ha sempre amata e aiutata in tutti i modi e tuttora bada lui alle finanze, a trovare un tetto sopra la testa, un lavoro… e lei si innamora ricambiata del primo eroe che passa. La cosa migliore sarebbe farsi passare la cotta, ma temo che l’autore voglia imbastire un triangolo – anzi, un quadrato se contiamo il re demone.
Una delle letture più frustranti dell’anno.
Let this grieving soul retire è un caso di quarta di copertina ingannevole. In un mondo di dungeon, mostri e magia il protagonista è capo della gilda di avventurieri più forti, ma ha un bel problema: contrariamente a quanto crede il resto del mondo, è debolissimo. I suoi tentativi di svicolarsi e trovare un altro lavoro falliscono e lui non ha altra scelta che continuare la recita e sconfiggere mostri ricorrendo al suo unico potere: manipolare oggetti magici.
Questo è quanto fa credere la quarta: quello che traspare dal manga è tutto un altro paio di maniche. Il protagonista non fa che lagnarsi interiormente del suo stomaco debole e di ogni singola cosa che succede, ripetere quanto tutti quelli che ha intorno sono stupidi e/o bruti, e causare problemi. Non appena viene rimproverato si prostra faccia a terra manco implorasse per la sua vita, per poi sbolognare la sua punizione ai primi avventurieri che trova, anche se hanno 0 esperienza.
Questo non è un eroe-di-malavoglia, ma un imbecille e una pessima persona. Nulla del mondo o degli altri personaggi spicca o suscita il benché minimo interesse.
Non escludo che il romanzo originale sia migliore di così, ma la versione manga mi ha completamente fatto passare la voglia di scoprirlo.
La menzione disonorevole spetta invece a Mytilus dei – la congiura delle cozze. È un dark fantasy ambientato a Trieste che nonostante i pregi ha finito per lasciarmi un pessimo gusto in bocca.
Se volete un drinking game da rovinarvi il fegato, comprate questo libro e tracannate non appena succede qualcosa di blasfemo. Finirete ubriachi prima di arrivare a metà.
Certi passaggi non erano chiari o insistevano su dettagli disgustosi senza aggiungere nulla di sostanza. Ho saltato interi capitoli di pippe mentali riuscendo comunque a capire tutto – il che prova che erano inutili. Il mistero e la sua risoluzione non sono affatto male, ma mi sono rimaste non poche perplessità.
Non si merita di finire nella lista vera e propria perché le ragioni del mio disdegno sono personali, ma non posso dire di aver apprezzato la lettura.
Ora, prima di partire con la top 5 dei migliori, una menzione onorevole spetta a Vienna imperiale, una guida comprata durante il mio viaggio in Austria che mi ha permesso di rivivere momenti felici e scoprire cose che non sapevo. È agile, scritta molto bene, con foto a colori bellissime e mi ha lasciato un ricordo piuttosto bello – anche se sono passati mesi dalla lettura.
In ordine di tempo, il primo miglior libro dell’anno è stato il manga Fed up with being the spoiled queen’s genius butler, I ran away and built the world’s strongest army. Come dice il titolo, il protagonista è un maggiordomo che, stufo dei continui capricci e pretese irragionevoli della regina, decide di scappare e rifarsi una vita altrove. Viene fuori che le sue doti sono abnormi, e finisce per arruolarsi nell’esercito di un impero lontano con cui la sua ex datrice di lavoro non ha contatti diplomatici. La trama non è intricata, ma ci sono inserite così tante gag visive e verbali che è impossibile leggere senza almeno ridacchiare. Ci sono anche scene d’azione molto belle. Un esempio principe di una storia semplice che grazie a come viene raccontata risulta memorabile e speciale – grazie più che altro all’umorismo. Alcuni personaggi sono un po’ caricaturali, ma mai fino al punto da essere fastidiosi, poco credibili o rovinare l’immersione.
Sono mesi che ne aspetto invano il seguito.
Killer Queen è stata una sorpresa: un manga tutto italiano di Grimo e Fedekeko che mi ha divertita parecchio. Per stile del disegno e della storia sembra proprio giapponese e nonostante qualche incursione di umorismo scatologico, mi ha fatta ridere un sacco. La trama è molto semplice: una principessa elfa oscura è stata data in sposa all’eroe umano che ha sconfitto i demoni e pacificato il continente … solo che l’eroe in questione è grassoccio, timidissimo e fatica a comunicare alla moglie quanto la ami. L’elfa si immaginava ben altro tipo di marito e cerca di trovare un modo per ucciderlo e usurpare il trono – fallendo comicamente ogni volta. Sembra di assistere a un cartone animato nel senso migliore del termine – ed è bello vedere che la protagonista non sia l’unica a finire umiliata in modo buffo. È già possibile intravedere che al di sotto della semplicità, questi personaggi nascondono qualcosa – un passato, dei segreti, delle motivazioni … il mondo narrativo non è esplorato molto a fondo, anzi, è forse la parte più debole, ma ha comunque un’identità propria e con personaggi come questi non necessita delle luci della ribalta.
Prima o poi proseguirò la serie.
Solo l’amore crea è un libro di spiritualità così splendido che mi dispiace non riuscire a rendergli giustizia. Parla delle differenze tra l’amore cristiano autentico/per come dovrebbe essere e le forme “false” che nonostante le buone intenzioni finiscono spesso per peggiorare il danno. Parla della Bibbia, ma anche di psicologia, sociologia … è denso, profondo e significativo senza mai risultare complicato o noioso. Non posso che stra-consigliarlo a tutti.
Probabilmente dovrei rileggerlo, so che scoprirei cose nuove – tutti i libri di Fabio Rosini mi fanno questo effetto.
Vi è mai capitato di amare tantissimo il primo libro di una serie ma vedere i successivi perdere terreno? A me è successo con Goodbye, overtime! This reincarnated villainess is living for her new big brother. La protagonista è un’impiegata giapponese che muore per esaurimento da lavoro e si ritrova a vivere nel corpo della sorella del suo personaggio preferito, l’unico sostegno morale delle sue giornate. Entrambi hanno alle spalle una storia difficile, ma imparano presto a volersi bene e aiutarsi l’un l’altra. Questo amore profondo e casto tra fratello e sorella è il cuore pulsante della storia, ma non mancano personaggi di contorno ben realizzati, piccoli misteri qua e là e un mondo magico dotato di identità propria. C’è anche della fuffa, ma risulta gradevole perché contrasta con i loro traumi e paure, costituendo un ottimo contraltare ed equilibratore di sapore anziché essere un mare di melassa senza né capo né coda. Non sono molte, ma ci sono anche scene d’azione ben coreografate.
Sarà perché l’ho letto all’inizio delle vacanze estive, ma questo libro mi ha lasciato un ottimo ricordo, un’oasi di pace e amore incondizionato in un mondo infido.
Lout of count’s family è la traduzione di un romanzo coreano il cui adattamento a webtoon è famoso. Non credevo che un giorno l’avrei trovato in inglese su Bookwalker! L’ho comprato e letto per pura curiosità, senza immaginarmi quanto mi sarebbe piaciuto. Il protagonista è un coreano orfano che di punto in bianco si risveglia nel corpo dell’antagonista minore di una serie di romanzi che adorava. In questo mondo di magia dove persino i maggiordomi sono assassini infallibili molto forti, non ha altra scelta che attingere alle sue conoscenze della storia per sopravvivere e trovare modi per pararsi il didietro prepararsi al futuro. Di lì a qualche anno succederanno una lunga serie di sciagure e poi scoppierà una guerra sanguinosa; meglio evitare di inimicarsi l’Eroe della storia e procacciarsi qualche oggetto magico utile.
L’umorismo non è mai predominante, ma quando arriva – di solito con spiriti magici che parlano come scaricatori di porto affamati – è irresistibile.
Il protagonista è prudente: vuole salvare quante più persone possibili e prevenire sciagure, ma – comprensibilmente – lascia il lavoro sporco e più pericoloso al fortissimo Eroe. È un codardo intelligente e con quel minimo di empatia che lo rende molto più umano di chi ha intorno e lo spinge a fare la cosa giusta.
È convinto di fare tutto ciò per procacciarsi una vita comoda lontano dalla guerra, ma anche il lettore più sprovveduto può capire che non andrà affatto così.
Ad esempio, grazie a uno dei suoi accoliti magici, scopre che il principe non è affatto chi dice di essere. Chi è, allora? Chi sono i cattivi originali e qual è il loro vero obiettivo? Perché alcuni eventi si sono verificati in anticipo?
Il mondo è pieno di piccoli tocchi che, oltre ad aggiungere intrigo, lo dotano di un’identità propria e vibrante.

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