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Quando il titolo è traditore; perché non ho finito “Vivere nella meraviglia”

 

 

Vivere nella meraviglia è un libro mi ha segnata, e non in bene. La cura migliore è parlarvene, in modo che possiate decidere se il libro fa per voi

 

 

Non credo di aver mai provato un simile senso di sconfitta e turbamento – oltre al sollievo – nell’aggiungere un libro alla lista dei non finiti.

I motivi per cui un libro viene mollato possono essere variegati e personali quanto i motivi per cui è amato, ma in questo caso la prima e più grande causa del mio scontento è qualcosa di oggettivo.

Che cosa vi aspettereste da un libro intitolato Vivere nella meraviglia – ritrovare la spiritualità cristiana?

Probabilmente qualcosa di speranzoso, magari delle preghiere, metodi o riflessioni basate sulla realtà su come i cristiani possono tornare a essere ferventi e coraggiosi come nei primi secoli. Oppure un elenco di chiese, luoghi, opere d’arte o cose/esperienze che possono aiutare i cristiani a ritrovare la gioia e semplicità di vivere. Può anche darsi che non siate cristiani e il titolo non vi interessi, ma dubito che le aspettative sul contenuto cambino di molto.

Questo libro è invece l’equivalente scritto di una persona che ama parlare troppo e fare previsioni apocalittiche per ore e ore, soffermandosi su mille dettagli orribili e terrificanti, per poi uscirsene con vaghe frasi rassicuranti su come pensarci è inutile e passare alla catastrofe successiva. Non aiuta che divaga molto spesso e le possibili soluzioni che offre – quando non parla di orrori più e meno cosmici – non vi convincono fino in fondo. Non capite nemmeno perché; siete d’accordo su gran parte delle cose che dice e del suo inquadramento storico, eppure vorreste solo inventarvi una scusa per andarvene e non rivedere quella persona nemmeno in foto. E dire che pensavate di conoscerla da un altro suo intervento (il libro Opzione Benedetto, in questo caso) che era stato molto più equilibrato e interessante.

 

Leggerlo è stata un’escalation, anzi, una discesa da montagne russe nel terrore e nelle mie sempre più esili resistenze a mollare il libro.

Parte con vari aneddoti, alcuni interessanti, per poi procedere con l’inquadramento storico su come i popoli pagani e i cristiani fino alla peste e al protestantesimo percepissero il mondo. Fin qui tutto bene. Non mi aspettavo una sezione storica così lunga, ma è interessante e ha senso. Prima o poi arriverà al punto, mi dicevo.

Poi quella parte continua, tragedia dopo tragedia, fino ad arrivare al presente.

Ora comincerà la parte in cui spiega come ritrovare il senso di meraviglia cristiano e viverlo, giusto?

No. Comincia a sviscerare tutti i modi orribili più e meno immaginabili in cui possiamo ingannarci e morire male spiritualmente e fisicamente nella vita moderna. Per pagine, pagine e pagine e centinaia di altre pagine. Andare avanti era un peso crescente.

Ma ho resistito. Ho sbirciato i titoli dei capitoli e mi dicevo che a partire dal 7° intitolato Attenzione e preghiera (pagina 189 sulle 358 totali), le cose sarebbero cambiate. Avrebbe finalmente smesso di parlare di catastrofi ché manco il libro dell’Apocalisse e avrebbe cominciato a far trapelare qualche luce di ottimismo.

No.

Parla sì di preghiera, ma lo spettro delle catastrofi e del Male non si allontana mai più di tanto e le soluzioni suonano o inefficaci, o lontani dalla portata del lettore medio, o non del tutto convincenti. E le digressioni. Le infinite digressioni, che saltabeccano tra storie di vita vissuta, Storia, antropologia, psicologia, riflessioni, precisazioni su parole o concetti …

Sono arrivata a chiedermi se non fossi io il problema. Forse è il fatto che lui sia ortodosso e io cattolica a rendermi impervia alle profonde verità del libro. Forse sono solo una persona intollerante e disattenta, incapace di pregare in silenzio per ore come fanno i bravi ortodossi – e il mio ego troppo cresciuto mi sta impedendo di migliorarmi e aprirmi a verità superiori.

Oppure il problema era il libro.

 

Allora mi sono chiesta: la religione di un autore mi ha mai impedito di leggerne o amarne il libro? Alcuni dei miei saggi di Storia preferiti sono stati scritti da protestanti, ho letto e amato saggi sull’arte ortodossa orientale (e molti altri argomenti i cui autori erano probabilmente atei) – e quante storie fantasy mi leggo, con la reincarnazione, più divinità o universi che ne sono privi?

L’unico caso in cui l’appartenenza all’ortodossia cattolica dell’autore è importante, è quando voglio leggermi libri di teologia cattolica che non esulino dal canone. Punto.

Nel leggere il libro, ho subito corretto questa pretesa; del resto, il titolo non si riferiva solo ai cattolici.

Ma allora perché non mi stava piacendo e ogni pagina mi pesava più di un macigno? C’era forse un fattore segreto che accumunava i saggi che mi piacevano, ma era assente in questo?

 

Sì, tre fattori.

Il primo è il focus.

Gli imprevisti della Riforma è un saggio di Storia che ho adorato che ha la bellezza di 443 pagine (578 includendo le note e il glossario dei nomi), ma non mi è affatto sembrato lungo o pesante. Tratta un macro-argomento interessante tramite sotto-argomenti più piccoli; ne tratta uno, lo esaurisce, e quando passa al prossimo comincia un nuovo capitolo.

Fanno così anche i libri di Fabio Rosini; L’arte di ricominciare, L’arte di guarire e L’arte della buona battaglia hanno una lunghezza media di 300 pagine, ma sono scritti divinamente. Trattano non solo di fede, ma anche di psicologia, scritture e contengono citazioni letterarie, ma sono facilissimi da seguire; l’autore tratta un macro-argomento intrecciando varie discipline e aneddoti, lo finisce e quando passa al prossimo apre un nuovo capitolo.

Sembra poco, ma non succede in Vivere nella meraviglia, dove ci sono macro-argomenti che si sbrodolano tra un capitolo e l’altro e concetti che vengono ripetuti fino alla nausea. Una volta che mi hai spiegato perché la tal cosa è sbagliata e dannosa, non serve che me lo ripeti mille altre volte con altre parole e sfumature quasi uguali. Questo modo di procedere in tondo ripetendo le stesse cose aggiungendo un pizzico di novità a ogni giro, mi esaurisce e fa diventare isterica.

 

Il secondo è l’equilibrio nelle parti e nel descrivere il Male.

I buoni libri di spiritualità e religione che non cadono in questa trappola.

La trilogia di Fabio Rosini, soprattutto L’arte della buona battaglia tratta degli effetti devastanti del peccato e delle sue declinazioni nella vita di tutti i giorni, ma lo fa con una compassione profonda per la fragilità umana e una precisione chirurgica nello smascherare le infinite trappole mentali in cui cadiamo. È elegante, va dritto al punto, non finge di non vedere il male e non lo minimizza, ma non lo sta nemmeno ad assolutizzarlo e sbrodolarlo per cento e passa pagine. Rispetta la promessa implicita nel titolo.

Tutta colpa di un’esorcista parla addirittura di possessioni diaboliche con profondo rispetto per coloro che ne sono affetti e spesso si ritrovano bombati di farmaci e senza sostegno, ma senza ignorare il Male. Non lo ignora, ma lo mette al suo posto, ripetendo al lettore che questi casi sono molto rari ed è più saggio combattere contro le proprie tentazioni quotidiane – e che Dio esiste ed è più forte di Satana e del Male. Dice tutto quello che deve dire e non arriva nemmeno alle 200 pagine – e rispetta il titolo, visto che l’autore dice scherzosamente che questi fenomeni lo stanno convertendo alla fede ancora di più.

Dati questi precedenti, Vivere nella meraviglia non aveva alcuna scusa per essere così pessimista e parossistico nel descrivere il Male – o almeno, non con quel titolo. Se fosse stato più calzante, come I Grandi Mali Assoluti della modernità da cui ci si può salvare solo pregando come gli ortodossi sarei stata io in torto, ma il titolo prometteva tutt’altro tipo di esperienza.

Sapete cos’altro può farmi diventare isterica? Non capire se vengo presa in giro o no. Il libro contiene un 90% di disfattismo e assolutizzazione del Male ché al confronto Warhammer sembra quasi un’ambientazione ottimista, poi nel titolo, nella prefazione e qualche pagina sparsa dice che Dio esiste e c’è una via d’uscita. Devo disperarmi o no? Sto venendo presa in giro o no?

 

Il terzo fattore è più difficile da descrivere, ma non meno importante dei precedenti: il senso di umiltà.

L’umiltà è un sincero amore per la verità. Non è qualcuno che ti guarda dall’alto al basso del suo trono di bontà, sapere e perfezione morale e ti dice cosa devi e non devi fare. È qualcuno che ti dice “ehi, guarda, vivendo e tramite studi, approfondimenti e l’aiuto di varie persone ho imparato questa cosa su questo argomento. Vieni con me a ripercorrere i passi di questo viaggio di conoscenza che era mio ma diventerà nostro”.

L’umiltà è un professore che ne sa tantissimo, ma si mette al tuo livello, ti fa sentire come a casa, intuisce così tanto di te che è come se ci parlassi e a fine lezione/libro senti di avere un nuovo amico.

Non ho avuto questa sensazione leggendo Vivere nella meraviglia. È difficile non cogliere tra le righe un senso di autocompiacimento per aver carpito e propagandato quelle informazioni, sia quelle sul male sia quelle sulla religione e Dio.

Fabio Rosini comincia i suoi libri facendo professione di umiltà, ricordando le sue malattie e che non è un santo. Così hanno fatto anche gli autori di Tutta colpa di un’esorcista, Gli imprevisti della Riforma, Anche Dio ride e gli altri saggi che amo. Chesterton è un gigante della letteratura e un genio, ma se lo leggi ti sembra di trovarti davanti a qualcuno che prende sé stesso poco sul serio e ama i paradossi e le battute.

Gli autori dei fantasy che amo giocano coi cliché e con le particolarità del mondo e dei personaggi come i prestigiatori, che sembrano fare magie ma rispettano in realtà le dure verità delle leggi della fisica/i dettagli stabiliti sul mondo e i personaggi.

 

Ero poco a più di metà di Vivere nella meraviglia e può darsi che le pagine seguenti siano un tripudio di luce e santità, ma giunta a pagina 214 ogni mia resistenza si è esaurita. Nemmeno il capitolo sulla preghiera era esente da descrizioni caricate sul Male & disperazione. Ho provato a sbirciare oltre, ma non ho trovato appigli abbastanza forti da indurmi a continuare.

 

Se siete più coraggiosi di me e non avete le mie stesse fisime, non ho il coraggio di sconsigliarvi il libro.

Lettore avvisato, mezzo salvato.

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