Mega book-haul estivo 2026: parte 1
Questa estate di letture è stata indimenticabile – nel bene e nel male. Eccovi la prima parte!
Nel post più recente vi ho parlato dei primi due volumi di Looks like a job for a maid! The tales of a dismissed supermaid, quindi eccovi la recensione completa.
Ho incontrato questa serie sotto forma di manga di cui avevo letto il primo volume, solo per scoprire mesi più tardi che era l’adattamento di una light novel. L’umorismo, i personaggi e l’ambientazione non mi erano dispiaciuti, ma un pizzico di profondità non avrebbe guastato; così, quando ho visto disponibile la light novel, l’ho comprata e letta pur sapendo che avrei rivisto gli stessi eventi con poca o nessuna variazione.
È stata un’ottima decisione di lettura; rispetto al manga ci sono molte più sfumature psicologiche nei personaggi e dettagli del mondo fantasy.
Ad esempio, l’accusa ingiusta con cui la protagonista viene licenziata le causerà strascichi psicologici negativi da cui faticherà a risollevarsi – ma il manga non ne parla -, e il paese di inventori è abbozzato a malapena nel manga, mentre nella light novel è una nazione vera e propria, con una sua storia, fasti e cenni di corruzione intimamente legati a uno dei personaggi principali. Ci sono dettagli che nel manga suonano come cose convenienti messe a caso, ma sono sviluppati più a fondo nella light novel– rendendo le vicende delle protagoniste decisamente più credibili e appassionanti.
La protagonista Nina è la “supermaid” citata nel titolo, che nonostante i suoi exploit sovrumani nel tenere in ordine il maniero e finanze del suo nobile padrone, finisce licenziata con un’accusa ingiusta. Col morale sotto le scarpe, decide di usare i soldi in suo possesso per girare il mondo – e col proposito di affittare una guida/guardia del corpo, incontra e assolda una maga. Quest’ultima ha i ricordi di una vita passata nel Giappone dei giorni nostri, ma fatica a usare la magia; tramite un massaggio (che nel manga sembra uscito da un porno, mentre nella light novel è uno strofinamento alle spalle) Nina le riattiva il flusso magico, permettendole di lanciare incantesimi potenti e salvare la città da un mostro. Il terzo membro del party è una giovane inventrice in crisi in una nazione desertica; assolda Nina per pulirle la casa, e grazie a conoscenze che Nina ha appreso da un ospite importante, scopre il segreto magico di cui necessitava per far funzionare il suo marchingegno. Il prototipo finirà nelle mani della persona più importante del paese, decisa a metterlo a frutto onde poter sbaragliare le cause della corruzione e combattere la desertificazione. L’ultima parte del romanzo introduce Tien, una giovane “lupalune” – una sorta di licantropi, che lavora in una miniera. Nina scopre la ragione del suo disgusto per il cibo risiede nel fatto che il cibo dei dintorni contiene una sostanza conservante innocua e insapore per gli umani, ma disgustosa per chi ha i sensi più affilati della media umana – come i lupalune. Ci sono anche epiche scene d’azione e salvataggio, slice of life, umorismo personaggi bastardi che si redimono o finiscono per patire le conseguenze delle loro azioni e altri moralmente buoni. A parte Nina, nessuno è un santo.
Vorrei poter dire meraviglie anche sul secondo volume, ma mentirei.
Devo anche specificare che, sebbene la light novel abbia molte più sfumature del manga, non consiglio quest’opera ai lettori in cerca di storie profonde con personaggi super complessi o trame intricate.
Il primo dei tre mini-archi narrativi del secondo volume – una giovane imprenditrice alle prese con concorrenza sleale e affari di cuore – mi è piaciuto molto. Sembra poco avere personaggi femminili a tutto tondo che provano sentimenti senza diventare zerbini o girlboss caricaturali, ma purtroppo non lo è. C’è anche dell’umorismo gradevole e il mondo fantasy continua ad avere molto potenziale … e qua, ahimé, cominciano i problemi.
Se la nazione degli inventori e alcune leggi del regno natale di Nina sono ben sviluppate e intriganti, il 90% del resto del mondo narrativo risulta piatto come una tavola. Se ben scritto, un meeting delle varie nazioni del mondo magico sarà intrigante e pieno di potenziale e conseguenze, ma se male abbozzato come qua, suonerà come il G8 in salsa fantasy. E dov’è il fantasy se il 99,9% delle dinamiche economiche e sociali è identico o quasi identico al nostro? Nina & company contro i corrotti capitalisti che costruiscono resort sulla spiaggia o si vogliono prendere mogli minorenni non ha niente di escapista, originale o ben realizzato. L’ultimo di questi archi narrativi viene risolto non da Nina o le altre co-protagoniste pronte a far saltare in aria tutto e fuggire, bensì dal fatto che Nina viene richiesta dall’imperatrice per presiede al G8 fantasy; si scopre che uno dei potenti è un elfo ex-ospite del suo ex-capo che amava il suo tè.
Il secondo volume mi ha molto raffreddato gli entusiasmi, e temo che ci metterò un po’ a trovare il coraggio di comprare e leggere il terzo.
Un libro che invece ha superato le mie aspettative è Ortodossia, una raccolta di saggi di Chesterton tradotta superbamente e pubblicata da Lindau. Il contenuto è profondo, scorrevole e piuttosto lungimirante; l’unica avvertenza che mi sento di fare al lettore è che i mini-saggi che la compongono sono un po’ lunghi e richiedono una maggiore attenzione di altri libri. Per il resto, è una lettura che consiglio e sono molto felice di aver fatto.
Le cronache di Arda – l’oscuro signore è stato invece uno dei più grandi flop dei miei acquisti al Salone. Eppure, questa parodia del Signore degli anelli suonava promettente, e la qualità del disegno è eccellente; è evidente che i disegnatori sono professionisti che si sono impegnati al massimo.
Il problema risiede nell’umorismo e nell’esecuzione. Vedere tutti i buoni caratterizzati come sanguinari super fortunati e i cattivi come incompetenti di buon cuore mi ha messo addosso una gran tristezza- alla facciaccia delle risate. Il gioco dei riferimenti a vari franchise nascosti nelle vignette è carino e divertente, ma è una trovata priva di senso e peso rispetto alla storia, l’ho trovato più una fonte di distrazione che di spasso.
Sono solo sessanta pagine, ma ho faticato a finirle. Tuttavia, non sarei sorpresa se un lettore meno sensibile di me lo amasse.
Comunque sia, mentirei se gridassi al capolavoro.
Miti e leggende della Corea contiene illustrazioni stupende e una buona selezione di storie da quel paese lontano; non mi aspettavo di meno da questa magnifica collana di Nuinui. Eppure, rispetto ad altri libri della collana, mi ha colpito di meno; probabilmente è colpa della distanza culturale e della mia ignoranza.
Lo stra-consiglio a chi è più esperto di me in materia o cerca miti e leggende di luoghi lontani.
Tutta colpa di un esorcista – come gli indemoniati mi stanno convertendo è stata invece una delle migliori letture dell’intera estate, al punto che mi è spiaciuto finirlo.
È un libro agile dalla prosa scorrevole che non richiede al lettore troppa attenzione o sapere teologico. Nonostante ciò, tratta con enorme delicatezza il tema di una categoria di persone in grave sofferenza che trova ristoro grazie alla preghiera, la fede e l’opera degli esorcisti; gli indemoniati. Niente sensazionalismi o predicozzi, solo aneddoti di vita vissuta e riflessioni di un sacerdote – già famoso sui social – che narra di come sia venuto a contatto con persone con questa afflizione e come gli esorcisti cerchino di aiutarle.
Tutta un’altra storia rispetto a quelle che ci racconta il cinema; niente musiche celesti o infernali o litri di sangue, solo persone che affrontano un cammino doloroso con coraggio e dignità – faticando spesso a trovare un aiuto adeguato.
L’ironia presente nel testo rinforza il messaggio senza irridere le vittime; al contrario, aiuta a mettere le cose, comprese le paure e il Male, nella giusta prospettiva e il tono sa essere serio nei momenti giusti.
Niente descrizioni assurde e grandguignolesche sul Male; al contrario, dà coraggio al lettore – oggigiorno, uno dei migliori complimenti che si possa fare a un libro.
Se non è un esempio di santa ironia, non so cosa sia o dove trovarne di migliori.
Super consigliato.
Il centotredicesimo volume di One Piece mi ha riempita di sentimenti contrastanti. Da un lato tornano a esserci la posta in gioco (pure grossa), scene d’azione, umorismo e un sacco di fili narrativi molto interessanti che si intrecciano.
Dall’altro, depongono a sfavore la velocità assurda – ché manco Sonic durante una gara con Speedy Gonzales – e la narrazione che armeggia con dieci piani temporali diversi aprendone l’uno nell’altro. Chiarezza non pervenuta.
È stato un colpo al cuore vedere incendiate la biblioteca e la scuola, e straziante per Robin vedere Saul in difficoltà, ma la battaglia è solo all’inizio.
La storia di Loki, oltre che struggente, è piuttosto intrigante, idem per quanto riguarda i suoi poteri, Im e i cavalieri divini.
Non lo definirei “brutto”, ma un pacing più lento avrebbe fatto miracoli.
In viaggio nei colori – una guida cromatica al mondo è stato un acquisto alla bancarella di Lonely Planet al Salone. È una raccolta di foto dei vari colori dell’arcobaleno prese da tutte la parti del mondo. Queste foto sono molto belle, alcune più di altre, mentre le didascalie che le accompagnano sono estremamente brevi.
Mi fa sorridere il fatto che alcune immagini sono stupende – come le foto del mare nella sezione del blu – ma altre sono di cose a caso, come souvenir di plastica da due soldi o muri monocolori.
Non mi viene in mente altro da dire. Dal punto di vista visuale è un libretto bellissimo, ma è di assai poca sostanza; qualche informazione e un minimo di contesto in più avrebbe accesso davvero la mia curiosità per luoghi così lontani.
Stelle di latta nella via Lattea, il fanta-western più ricercato di tutte le galassie è stata una graditissima sorpresa, seppure non priva di lati negativi.
È come se un Rodari un filo più scanzonato e amante del western avesse scritto una raccolta di brevi racconti d’azione-umorismo-nonsense ambientati in uno spazio retrofuturista, con treni spaziali e robot pistoleri. Da un lato queste storie sono spassose, dall’altro lo stile per cui a una cosa di senso compiuto seguono quattro pagine di divagazione per fare una battuta prima di tornare sui binari e poi un’altra battuta finisce per esaurirmi.
Sono però cosciente che sono arrivata a percepirlo (anche) come sfinente per la mia sensibilità personale, e non per l’incapacità dell’autrice, che, anzi, mi ha impressionata in positivo.
Non riesco a non pensare che un pizzico di sobrietà in più nella prosa avrebbe portato questa lettura da quattro stelle (di latta) a cinque, ma lettori più giovani o in cerca di storie leggere nonsense lo adoreranno più di me.


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