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 cose che possono salvare o rovinare una light novel

 

 

Adoro leggere, ma ho imparato che non tutti gli snodi di trama vanno a beneficio della storia. Eccone alcuni capaci di salvare o rovinare tutto

 

Le light novel sono anime giapponesi in forma di romanzo la cui qualità, tono e genere della storia specifica possono differire tantissimo fra un’opera e l’altra. Ad esempio, una light novel isekai (cioè portal fantasy) può essere un power fantasy, o uno slice of life, oppure un rosa, o ancora un dark fantasy con tragedie e intrighi.

Non ci sono regole fisse, ma è impossibile non rilevare temi ricorrenti e caratteristiche che possono elevare una storia altrimenti mediocre, oppure rovinare quella con l’incipit più promettente.

Considero queste caratteristiche come veri e propri plot twist perché colgono alla sprovvista il lettore navigato – eviterò per questo di includere difetti evidenti e purtroppo prevedibili come il fanservice o gli harem messi a caso.

Mentirei se dicessi che i miei gusti ed esperienze personali non hanno avuto mano in questa selezione, ma credo che i miei lettori mi conoscano abbastanza da non farsene un problema.

 

Un plot twist che rovina tutto è quando viene fuori che un personaggio di contorno minorenne ha una cotta per un adulto che ha il doppio della sua età o più.

Non sto parlando dei rosa che lo confessano fin dall’inizio o si aggrappano a gusti peculiari delle fanciulle/giovinetti, o alle usanze di una strana società.

Sto parlando di storie di tutt’altro genere che cominciano con tutt’altre vicende, con personaggi più interessanti con altro da fare e che di colpo ti buttano in faccia questo plot twist come fonte di conflitti, comicità e/o motivi per chiamare la polizia e/o un bravo psicologo.

Magari il protagonista sta cercando di salvare delle persone, o il mondo intero, o un tesoro celato in un labirinto, ma invece di concentrarsi sulle sue avventure e disgrazie, la storia dedica un sacco di tempo ai pensieri e civetterie del/la minorenne innamorato/a. Perché?!

Ogni bravo scrittore dovrebbe porsi la domanda “questo elemento gioverà alla mia storia?”, non “questo elemento è realistico?”

È realistico che i giovani, ai primi risvegli ormonali, si prendano cotte per persone più vecchie, ma un sacco di storie – direi la maggioranza – funziona benissimo senza bisogno di includere questo elemento. È molto più realistico che i miliardari passino di donna in donna anziché sposarsene una e restargli fedele per i secoli dei secoli, ma questo non ha mai impedito agli scrittori di romance di scriverli in modo irrealistico.

Immagina di comprare una storia d’avventura avendo voglia di una storia d’avventura, ma più di un terzo è occupato dalle paranoie amorose – sperabilmente non ricambiate – di un’adolescente che per il resto è privo di ogni personalità e utilità alla trama. Io non ho bisogno di immaginarlo perché mi è capitato più di una volta, e ogni volta è stato gradevole come uno schiaffo in faccia con sottofondo di gessetto sulla lavagna – coff coff, Sasaki & Peeps, Moden dungeon capture starts with broken skills. Più di recente mi è capitato con Take these talents elsewhere; doveva essere uno slice of life senza grosse pretese, invece si è rivelato una fonte di noia e disagio senza fine – perché l’adolescente in questione è innamorata dell’uomo che era stato respinto dalla madre in favore del suo rivale nel triangolo amoroso. Bello.

La quarta di copertina non mi aveva preparato a questo. L’avesse fatto, non avrei comprato il romanzo.

 

Un altro plot twist rovina-storie è quando si scopre che il bandolo della matassa di tutti misteri del mondo è il protagonista OP piatto come una tavola.

Ci sono storie che funzionano alla grande anche con protagonisti OP non troppo approfonditi; basti pensare a quelle d’azione, o a quelle con un cast robusto dove il protagonista non è l’unico sotto i riflettori. Può anche capitare che il protagonista sia il motore di vasti cambiamenti nel mondo e in chi ha intorno senza cambiare granché a sua volta.

Ma non accade sempre. Quando i personaggi e il mondo attorno al protagonista piatto sono mille volte più interessanti e meglio sviluppati, risulta molto più credibile e intrigante che sia un cameriere a caso del loro bar preferito il bandolo della matassa/il boss finale sotto mentite spoglie. Non il protagonista non problematico con uno spiccato senso della giustizia e zero sensi di colpa, vergogna o paura.

Mi è successo con Black summoner; era una serie trash, ma non si prendeva troppo sul serio, aveva scene d’azione cartoonesche che mi piacevano, personaggi non malaccio e un mondo magico pieno di misteri che si scoprivano poco a poco. Poi, dopo il decimo volume, è venuto fuori che il bandolo della matassa di tutti i misteri era il protagonista. Il protagonista OP attaccabrighe con un harem il cui massimo problema era trovare un avversario abbastanza forte per farci a botte senza stenderlo subito. Lui.

Se questa serie fosse stata un tavolo, l’avrei rovesciato urlando. Invece era sul mio amazon kindle che non aveva colpa delle pessime scelte dell’autore.

Purtroppo, non è l’unica serie il cui mondo – e cast – complesso e affascinante è costretto a buttare nel cesso tutto il suo potenziale narrativo non appena il/la protagonista arriva in scena. Non è il modo corretto di usare i personaggi OP.

 

Il terzo plot twist che rovina tutto è quando scopri troppo tardi di non avere comprato un rosa ma un thriller psicologico dal finale tragico.

Leggo i rosa per rilassarmi, non per leggere tragedie di donne intrappolate in situazioni orrende senza possibilità di uscita – per quello c’è la cronaca e la Storia.

Sì, so che esistono i dark romance, ma se la copertina, la quarta di copertina e le recensioni mi assicurano che il libro in questione è un rosa casto romantico e tranquillo, mi aspetto un rosa casto romantico e tranquillo, non una tragedia.

Il momento in cui mi rendo conto che il love interest è un narcisista sadico e crudele maniaco sessuale e del controllo che ha zero lati positivi e ancora meno intenzione di scusarsi e trattare la protagonista come un essere umano, anziché un animaletto scemo o uno sfogatoio da umiliare, è il momento in cui mi sale il Torquemada interiore e vorrei bruciare il libro.

Non mi importa se è bello e ricco, un principe o cos’altro, e ha aiutato la protagonista in una o due occasioni; se nel 99,9% delle occasioni totali e in tutto il resto del libro è uno psicopatico bastardo che gode nel vedere la protagonista soffrire e a impedirle di uscire, spendere i soldi come vuole e vedere chi vuole, arriverò alla conclusione che è un bastardo da bruciare sul rogo assieme al libro.

I love interest tossici che ho incontrato in questa maniera occupano ancora i miei incubi – oltre che le prime posizioni della classifica “I personaggi peggiori che ho incontrato in tutta la mia vita di lettrice”.

 

Un plot twist molto positivo è invece quando il cast si rivela meno bastardo del previsto.

La fiction e i rovesci della realtà ci hanno abituati a soggetti malvagi che odiano a morte il protagonista senza motivo, sono intrattabili e commettono crimini di guerra a ogni secondo.

Quando non è così, è proprio una boccata d’aria.

Magari cattivi e comparse hanno un motivo valido per avversare il protagonista, sono stati ingannati, hanno ideali differenti ma comunque un loro codice morale a cui si attengono, si scusano quando si rendono conto di essere stati in torto … sembra poco, ma non lo è. Basta davvero poco per farli sembrare umani anziché cartonati rage-bait pensati solo per far risaltare quanto è buono il protagonista.

Un esempio recente è il padre della protagonista di Cogs of time. È una figura oppressiva che l’ha rinchiusa in una metaforica torre d’avorio, ma arriva a riconoscere di avere sbagliato e chiede scusa alla figlia, spiegandole il suo punto di vista. Non voleva solo proteggerla e tentare di digerire il trauma per la perdita dell’amata moglie, ma anche scoprire la verità; il motivo dietro alla sua sete di potere era appunto sperare di accumularne abbastanza da fare luce sulla sparizione della moglie. Il lettore e la protagonista non dimenticano i suoi sbagli, ma almeno non è un padre-padrone crudele creato solo per enfatizzare quanto la protagonista sia coraggiosa e femminista.

Creare personaggi iper malvagi e antipatici è un modo facile per far risaltare la bontà e coraggio del protagonista e giustificarne le azioni; proprio per questo, se ne incontrano così tanti che è una vera gioia incontrarne di più complessi con qualche lato positivo. È quello che dovrebbero essere i personaggi moralmente grigi, se solo non fossero bastardi irredimibili a cui basta versare mazza lacrima per farsi perdonare tutto – o almeno secondo la maggioranza degli autori odierni.

 

Un altro plot twist positivo? Leader competenti.

Le fiabe sono piene di re buoni, che sono rarissimi in tutte le altre storie.

Quando capita un leader competente che tenta di trovare una buona soluzione anziché peggiorare tutto per amore del suo ego troppo grande, stupidità o avidità mi sembra di assistere a un miracolo possibile solo nella fiction.

Non devono neanche essere santi per piacermi, anche solo un capo pragmatico disposto a sacrifici personali per il bene della sua gente mi va benissimo; può comunque essere ingannato e commettere errori, ma per me è già più interessante e rivoluzionario di un capo incompetente e/o corrotto fino al midollo come ce ne sono tanti – purtroppo non solo nella fiction.

Quando in The dorky NPC mercenary knows his place ho assistito alla principessa dell’impero spaziale che con l’aiuto dei suoi alleati pone fine alla guerra prima che degeneri riservando le pene peggiori solo agli istigatori della rivolta, mi è sembrato di sognare. Un capo che non vede tutto in bianco e nero, è pacifista ma non al punto di essere irragionevole e non impone una misura per tutti perché sa che i meno ricchi vi erano stati trascinati controvoglia? Uao. Un concept decisamente più pazzesco delle astronavi e del teletrasporto.

Detesto quando il narratore dice “questo capo è intelligente” e poi il soggetto in questione tira fuori una filosofia e degli ordini capaci di far crollare un castello di carte incollato al tavolo. Saper conciliare un ideale con la realtà complessa e le diverse esigenze delle persone fa parte della vita di tutti noi; vedere personaggi che ne sono capaci mi è di conforto e assai maggiore ispirazione di uno corrotto o stupido.

Vale lo stesso anche per poliziotti, figure di autorità, o personaggi impegnati in qualsiasi attività professionale.

 

Quando il tizio/specie magica a cui è stato fatto un torto se la prende coi responsabili anziché l’umanità intera è un altro plot twist che adoro.

Quanti cattivoni e quante specie magiche diventano una minaccia per l’intera umanità dopo che uno solo di noi – o un gruppo – ha commesso un torto?

Capisco che agli autori fa comodo per creare scenari ricchi di tensione e domande filosofiche sulla bontà o cattiveria del genere umano, ma questa impostazione non mi convince del tutto.

Ad esempio, se non si tratta di una specie con la mente alveare, bensì di una intelligente con individui dotati di volontà propria e con un proprio sistema giuridico che riconosce il concetto di responsabilità personale, perché non applica lo stesso concetto all’umanità? L’autore vuol far passare il messaggio che l’umanità fa schifo e siamo tutti cattivi, ma se un’altra specie intelligente fa i nostri orrori o anche peggio, è giustificata e noi dovremmo accettare di lasciarci annientare? Oltre al fatto che è mostruoso, che senso ha?

Sembra poco, ma trovo che sia una boccata d’aria di sensatezza assai gradita quando a essere perseguitati sono i diretti responsabili anziché migliaia di innocenti.

Dovrebbe essere lo standard, e faticherete parecchio a farmi cambiare idea.

 

E voi? Qual è uno snodo di trama capace di distruggervi – o salvarvi – una lettura?

 

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