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LIBRI BLASONATI

Libri blasonati, amatissimi dalla critica e pubblicizzati ovunque; in questo articolo volevo parlarvi della mia politica al riguardo.

Parlo degli scritti che tappezzano le librerie, opera di intellettuali o autori già affermati puntualmente adorati dalla critica che gli tributa lodi sperticate. Includo in questa categoria anche quelli definiti “successo editoriale” o “del passaparola” e i vincitori di concorsi letterari.

Come forse vi sarete accorti, io non ne parlo e volevo spiegarvi il perché.

O, meglio, i perché. Innanzitutto, per me la lettura deve restare un piacere, un atto libero da gustare fino in fondo. Se mi sento costretta a comprare e leggere qualcosa di cui non sono convinta, sarà piuttosto difficile che lo apprezzi (a meno che non sia veramente un capolavoro, ma di tutti quelli propagandati come tali, un’esigua minoranza lo è davvero). Del resto, quanti dei titoli letti per dovere o sotto pressione ci entrano e restano nel cuore?

Insomma, è raro che accetti consigli di lettura, fossero anche di nomi grossi e se opto affermativamente, non sarà senza prima ulteriori ricerche sul libro che mi interessa.

Essere selettivi sulle cose da leggere non significa odiare la lettura, ma compiere una selezione comunque inevitabile per questioni di tempo e assaporare al meglio ogni singola parola; o almeno, così è per me.

Un’altra questione strettamente legata alle precedenti è il gusto; se un famosissimo scrittore scrive horror e tutti ne parlano, non per questo lo leggerò, visto che non amo il genere. Non posso proprio perdermi l’ultimo romanzo cupo e “realistico”? Non giudico chi l’ha scritto, né chi lo legge e lo ama, ma, di nuovo, non sono interessata.

Spesso mi sento rispondere che non bisogna per forza fossilizzarsi sugli stessi gusti e generi letterari ed è vero, ma questo non significa che la trama del libro in questione mi solletichi o non mi paia l’ennesima ripetizione di cliché che non mi dicono nulla. In caso, resta comunque una mia libera scelta decidere se fossilizzarmi o no. Sono uscita più volte dalla mia confort zone letteraria, ma soltanto con volumi capaci di incuriosirmi con la loro originalità (sì, è una dote rara ma non è del tutto scomparsa) o una premessa abbastanza accattivante.

Infine arriviamo al punto cruciale: la mia spiccatissima quanto tenace diffidenza nei confronti dei libri blasonati. La critica è libera di amare ciò che desidera, le giurie di premiare chi vogliono e gli editori di pubblicare ciò che anelano, ma lo sono anch’io di prendere in mano solo i titoli che mi convincono e penso meritino davvero e nella mia piccola grande esperienza, più uno scritto è blasonato, più è facile che sia brutto o mediocre.

È una regola che ha delle eccezioni, anzi, non è nemmeno una regola, ma è un trend che non ho potuto fare a meno di notare. Chissà, forse mi sbaglio o sono i miei gusti a essere bizzarri; ad esempio non amo le descrizioni: fossero anche ben fatte ed evocative quanto si vuole, due pagine per descrivere un riflesso nello specchietto della macchina mi faranno venire il latte alle ginocchia e pensieri pessimi in testa.

Parlerò in altri articoli del perché, a mio parere, le case editrici si comportino in questo modo e dei pro e contro dei concorsi letterari, ma per ora mi sono dilungata abbastanza.

Vi lascio con una promessa: quella di parlarvi solo dei libri che mi hanno colpito e fatta innamorare o, viceversa, da evitare.

E voi? Che rapporto avete coi libri blasonati? Vi è mai capitato di avere opinioni impopolari o concordate con la critica? Avete mai partecipato a un concorso letterario? Fatemi sapere tutto nei commenti!

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