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L’HORROR E IO

Horror: mostri, alieni, situazioni disperate. È un genere multiforme che si consuma più volentieri ad Halloween e vi parlerò del mio rapporto con esso.

Per riuscirci è sufficiente una parola: inesistente. Da bambina bastava l’apparizione della balena mostruosa di Pinocchio o la fuga di Biancaneve nel bosco per terrorizzarmi e crescendo la resistenza agli spaventi (fossero anche finzionali) non è aumentata molto.

A non farmi paura erano solo i mostri di Scooby-Doo e quando vampiri e simili creature erano considerati una facile scorciatoia per la trama di un episodio. Lavori a un cartone animato per bambini e si sta avvicinando Halloween? Prendi un mostro a caso, trovi una scusa per buttare i personaggi ricorrenti nel loro maniero (o tana) ed ecco il plot! In questi casi la minaccia soprannaturale non era presa seriamente o era possibile sventarla fuggendo o compiendo azioni possibili a chiunque.

Smitizzate in questo modo, era impossibile avere paura delle creature della notte, del buio o di circostanze altrimenti paurose. Si poteva ridere di loro o delle cose buffe che succedevano, cosa salutare e liberante, ma imparai più tardi che l’horror poteva servire a molto altro.

Quelle stesse creature, se prese sul serio, potevano invece essere fermate solo da eroi con bazooka ben carichi e nervi d’acciaio, da grandissimi sforzi collettivi, oppure, addirittura, essere inarrestabili.

Vi sono persone che cercano spaventi di questo genere per poi sentirsi più serene e preparate davanti ai pericoli e allo stress della vita reale, o che si sfidano a vicenda a resistere o cercano il terrore per altre ragioni. Vi è anche chi consuma i film di questo genere divertendosi a prenderli in giro per la ripetitività: personaggi che compiono decisioni assurde, apparizioni terribili precedute da musichette inquietanti o improvvise come i “buh!” tra bambini, luci lampeggianti, effetti speciali realizzati palesemente in computer grafica, scavi archeologici che diventano inevitabilmente teatro del ritorno di divinità(?) antiche dal pessimo umore… come non prenderli un po’ in giro?

Nel mondo letterario, invece, la questione si complica. Mary Shelley, l’autrice di Frankestein è considerata tra gli iniziatori del genere, con la sua opera giustamente famosa che mette in scena i rovesci della scienza e della sua pretesa onnipotenza nei confronti della natura (tema assai sentito all’epoca). Dracula di Bram Stoker è altrettanto noto (sebbene il romanzo originale non ponga l’omonimo vampiro al centro della scena quasi mai), ma in realtà i racconti del terrore esistono da quando l’uomo ha imparato a raccontare storie. Le erinni dell’Orestea della tragedia greca volevano uccidere Oreste succhiandogli il sangue. Tutti i popoli, compresi quelli antichi hanno/avevano le loro storie di fantasmi e mostri da ascoltare tremando intorno al fuoco (o al televisore o al computer).

Chi scrive, non potendo contare sugli effetti visivi, punta piuttosto sull’atmosfera di mistero e/o pericolo, sia esso dovuto a un agente esterno o interno (la stessa mente umana o un corpo menomato possono diventare rispettivamente qualcosa di terrificante o qualcosa che impedisca una pronta fuga). Far affezionare i lettori a un personaggio per poi torturarlo senza pietà è un altro meccanismo classico.

Nel dubbio, data la mia codardia prudenza che mi impedirebbe di finire nell’89% delle situazioni tipiche di inizio horror, sono diventata bravissima a evitare libri che possano spaventarmi; mi bastano i pericoli del mondo reale a farmi tremare.

Ciò nonostante, vi parlerò nei prossimi articoli di libri che, pur avendo elementi soprannaturali e paurosi come fantasmi o boschi infestati, sono riusciti a guadagnarsi un posto speciale nel mio cuore.

E voi? Amate l’horror e se sì come lo seguite? Tramite parodie (come me) o vi gustate storie veramente terrificanti? Libri o film? fatemi sapere tutto nei commenti!

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