skip to Main Content

Cosa ho letto e sto leggendo

Cosa ho letto? Oggi risponderò a questa domanda e vi parlerò dei miei propositi futuri

 

Sto finendo di leggere il terzo volume della serie She claimed herself to be the pupil of the wise man e nonostante qualche scena cringe di cui avrei fatto a meno, lo considero un buon fantasy: personaggi a cui risulta difficile non affezionarsi, un mondo da esplorare e scoprire accanto alla protagonista, misteri da risolvere, scene d’azione e… momenti per respirare e assaporare un po’ di calma. Cosa chiedere di più?

 

Mi ero imposta di leggermi anche un volume intitolato La biblioteca capitolare di Reggio Emilia (indovinate di cosa parla), ma per qualche ragione mi sta venendo assai più facile finire il libro di cui sopra.

 

Altri fantasy che si sono dimostrati degnissimi del mio interesse sono il dodicesimo volume di How a realist hero rebuilt the kingdom e il quarto di Reign of seven spelblades. Il secondo si conferma una delle mie saghe preferite, è come un Harry Potter ma più serio, con molti più pericoli e, oserei dire, un mondo più interessante. Questo volume è più calmo dei scorsi ma termina su un cliffhanger e sono piuttosto impaziente di sapere cosa succederà e… devo dire che per la prima volta, non sono affatto sicura che terminerà con un lieto fine.

Di Realist hero ho preferito il volume precedente, ma la vera delusione di gennaio è stata I russi sono matti. Prometteva di essere una disamina un po’ umoristica della letteratura russa, ma non ha fatto altro che cementare i pregiudizi che avevo in merito e non mi è piaciuto nemmeno lo stile. Forse è un problema di gusti personali; tentativi di umorismo ce n’erano ma non mi hanno fatta ridere neanche una volta.

Un’altra delusione si è rivelato il quarto volume della serie Accomplishemnts of the duke’s daughter, storia di una nobildonna che per varie vicende si ritrova a capo di un territorio durante tempi difficili e rapporti tutt’altro che facili con la famiglia reale. Non si può fare a meno di ammirare la forza d’animo della protagonista, ma in questo volume i suoi monologhi interiori degenerano nello psicodramma, quel genere di dialogo interiore (e non) che è tutto un “lo amo, ma proprio perché lo amo ho deciso di chiudergli il mio cuore”, “ah, sono una nobildonna! I sentimenti non contano nei matrimoni tra nobili, ah, soffrirò per il resto della vita ma devo e non cercherò di oppormi a questo fato, mi lamenterò tra me e me per il resto dei miei giorni…” dopo un po’ basta. Grazie, ma basta, non serve ripetere il concetto tremila volte. E poi non mi spiego perché, dopo aver svolto egregiamente incarichi di governo per tre volumi con grande coraggio e intelligenza, di colpo decida di mollare tutto e andare in sposa a un tizio di cui non sa nulla né di lui né del regno e stare in casa a fargli la calza. Così, dal niente, dopo aver tenuto testa a tizi potenti, corrotti e spaventosi per tre volumi, compreso il suo pessimo ex, il secondo principe. D’accordo i momenti di debolezza, ma mi sembra un cambiamento un po’ troppo repentino, anzi, è uno di quei classici casi in cui la ship funziona e lo sanno anche i sassi ma l’autore non vuole ancora concludere la storia e allora la allunga facendo in modo che uno dei due si neghi ancora senza ragione – ha un uomo che ama, ricambia i suoi sentimenti e con cui l’unione sarebbe politicamente vantaggiosa, ma no…

 

La lettura migliore è stata senza dubbio il Paradiso illustrato da Gabriele Dell’Otto con prefazione di Alessandro D’Avenia e commento di Franco Nembrini. Le immagini sono splendide, la prefazione è toccante e il commento consente di capire e apprezzare a fondo la cantica considerata più noiosa e ostica della Commedia. Anche il Paradiso, come le cantiche precedenti, è percorso da vivaci invettive contro la corruzione della Chiesa – e in generale quella umana – e rievoca eventi della vita di Dante e dell’Italia del tempo. È il momento in cui le domande di Dante trovano risposta e il poeta viene accolto nella pace celeste dopo i tantissimi momenti difficili e angosciosi e altri gliene vengono profetizzati.

Sono pagine di misticismo, filosofia, Storia, ma anche di grandissima speranza nonostante i conflitti e le piaghe dell’Italia del tempo. I nodi dell’esistenza umana vengono toccati ed esplorati in questa luce.

Questa rappresentazione del Paradiso come luogo di luce e gioia eterna non sarebbe stata pensabile senza prima San Francesco e il suo messaggio di povertà e gioia (basti pensare a come scrisse il Cantico delle creature sul letto di morte e lodaianche quest’ultima); è il motivo per cui la basilica a lui dedicata è così ricca di luce e di bellezza. Il Paradiso, nelle raffigurazioni precedenti a questo grande santo, era un luogo indefinito dove i santi e i beati se ne stavano ritti come soldati. Ma dopo san Francesco diventa un luogo di splendore e anche nell’arte emergono le emozioni.

Potrei andare avanti per ore a parlare di come Dante si sia ispirato a questo santo e altre figure notevolissime, ma andrei fuori tema.

In conclusione, vi prego, andate a recuperarvi questo e i due volumi precedenti: è l’edizione definitiva della Divina Commedia da recuperare a tutti i costi.

Personalmente non riesco a godermi un classico senza prima comprenderlo a fondo assieme al contesto che lo ha generato: è così anche per voi o preferite edizioni di altro tipo, magari dei retelling? Fatemelo sapere nei commenti e continuate a seguirmi!

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top