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5 classici che amo… e 5 no

I classici nella letteratura sono tantissimi e oggi volevo parlarvi di alcuni che ho letto e amato e altri che ho letto e amato assai meno.

 

Ognuno ha gusti differenti e perciò non c’è nulla di strano se a qualcuno non piace un libro nonostante sia considerato un classico.

Ad esempio un libro che non mi è piaciuto a dispetto della sua ottima fama è Il signore delle mosche. All’epoca questo romanzo di sopravvivenza barra sociologia ricco di spunti e critiche sulla società inglese fece molto scalpore, ma non ha colpita particolarmente. Più di una volta non sono riuscita a capire cosa stesse succedendo e non riesco a levarmi dalla testa la seguente considerazione: “cos’altro ti aspetti quando lasci dei bambini da soli?”

Un’opera che invece ho adorato ed è purtroppo sconosciuta ai più è la raccolta di romanzi cortesi di Chretien De Troyes. Avete presenti le leggende sui cavalieri della Tavola Rotonda, Lancillotto e la ricerca del sacro Graal? La loro origine (e prima versione) risale proprio a questi romanzi: è stato Chretien De Troyes il primo a parlare del Graal, Lancillotto e il Re Pescatore. Tanti particolari sono poi stati aggiunti da scrittori a lui successivi, ma l’origine è questa ed è intrigante pensare che forse le intenzioni di Chretien erano diverse; il romanzo sul Graal è rimasto incompiuto e secondo alcuni c’è una sottile ironia che permea i suoi romanzi, una critica sottobanco contro i complessi ideali cavallereschi adorati dai suoi committenti.

Un libro che ho dovuto leggere per la scuola e mi ha annoiata a morte è La coscienza di Zeno. Non tutte le storie devono essere fantasy o piene d’azione per funzionare, me ne rendo conto, ma questo romanzo proprio non mi è piaciuto. È il tipico protagonista che non combina niente e si piagnucola addosso tutto il tempo e l’intera storia è costituita dalle sue lamentele e considerazioni che considero ormai sorpassate. È realistico e coglie lo spirito dell’epoca? Certo. Persone così ne potrebbero esistere? Ovvio. Mi è piaciuto? No. È meno lungo rispetto ad altri romanzi, ma ogni pagina mi sembrava durarne mille.

Un’opera famosa di più di mille pagine che ho letto, riletto e adorato è invece la Divina Commedia. Trovare qualcuno che osi parlare così bene e profondamente del Bene e del Male senza dare risposte facili o scontate (o solo pessimistiche) e senza ficcare nessun problema sotto il tappeto è piuttosto raro. Il mio unico rammarico è non sempre si trova un commento adatto per comprendere e amare quest’opera quanto merita. La soluzione? Prendersi l’edizione delle tre cantiche col commento di Franco Nembrini e le tavole di Gabriele Dell’Otto di cui ho già parlato e potrei continuare a farlo ma non posso perché sennò l’articolo parlerebbe solo di questo.

Nonostante sia considerata un’opera imprescindibile per la filosofia antica e abbia riscosso un certo successo, ho faticato non poco a finire I Dialoghi di Platone. Un tizio pone due domande ogni tanto e per il resto delle pagine parla Platone con zero autocritica. E questo è quanto. L’ho trovato sopravvalutato.

I fiori del male, al contrario, meritano tutto il plauso che hanno e anche di più. È una raccolta di poesie splendida, moderna, eppure così ancorata a Dante e al senso del sacro, è piena e dotata di contenuto, al contrario di tanti autori che preferiscono raccontare il vuoto e la perdita di valori in altro modo (di solito uno noioso o vuoto o difficile/penoso da leggere, ahem ahem). È affascinante. È una lettura non facilissima e non tutte le poesie mi sono piaciute, ma quelle memorabili e i capolavori ne restano la maggioranza. Almeno secondo me.

Un libro che è considerato da tutti un capolavoro ma mi ha lasciata abbastanza fredda è Il piccolo principe. È scritto molto bene e ha dei brani favolosi, ma leggerlo tutto di fila è stata un’esperienza strana e non in senso buono. Era come se fosse tutto vacuo, inconsistente e troppo elementare, un’insieme di bei quadretti dorati sospesi nel vuoto. Non so spiegare a fondo perché non mi è piaciuto, non è brutto e capisco perché molti lo amino, ma non posso fare a meno di trovarlo un tantino sopravvalutato.

Un’opera che ho studiato per la scuola e ho amato alla follia leggendola più volte è l’Orlando Furioso. Sì, ho un debole per le vecchie storie cavalleresche e posso farci poco. Lo amo per il sapiente intreccio delle storie dei personaggi, la psicologia, per aver saputo raccontare i fasti e le ombre della sua epoca (assai diversa dall’Orlando Innamorato di Boiardo, di cui si pose come la continuazione; con successo, visto che alcuni pensano erroneamente che sia un tutt’uno) in modo profondo e al tempo stesso leggero e appassionante, per i tanti rimandi ad altri poeti e letterati, per l’equilibrio mirabile che si assapora in quelle ottave, come se quell’armonia nella forma fosse l’unica, labile difesa davanti ai furiosi e incomprensibili assalti del reale.

Vi ho già detto che mi piace? Secondo me, al pari della Commedia, condivide le migliori caratteristiche dei classici italiani: raccontare un’intera epoca e visione del mondo, porre e rispondere alle domande difficili in modo serio e al tempo stesso leggero e appassionante, quel tipo di cose che si legge con gioia.

E comunque avere tanti personaggi e saperli rendere memorabili non è cosa da poco. Ma ora devo fermarmi, non posso parlare solo di quest’opera.

Difatti, prima di parlarvi di un altro classico che ho amato, voglio accennarvi a un altro che non mi è piaciuto. No, non mi bastava farmi dei nemici parlando male del Piccolo principe, trovo che anche Orgoglio e pregiudizio sia un po’ sopravvalutato. Certo, racconta bene le storture della società inglese di allora e le descrizioni dei personaggi sono spassose quanto memorabili, ma… l’elenco delle cose che mi sono piaciute è già finito. Lo trovo noioso e lento e non giova che i miei rapporti con il rosa non siano esattamente dei migliori.

 

Sherlock Holmes, invece, l’ho amato e apprezzato tantissimo nonostante la lentezza di certi libri in cui compare. Il ritmo dà modo di riflettere a fondo sul mistero di turno e l’ambientazione curata, unita alle pazzesche doti di Holmes, dà a questa serie un sapore inconfondibile. È un classico che merita questa etichetta appieno e parla della sua epoca a propria volta: si dava per scontato che alla fine del romanzo arrivasse la soluzione per via della grande fiducia riposta nella ragione umana.

Tuttavia, fiducia nella ragione o meno, provo una grande frustrazione quando un libro/serie alla fine non dà tutte le risposte che dovrebbe e che i fan si pongono da mesi o anni.

Capita solo a me?

E voi? Qual è un classico che avete letto e amato e un altro che trovate sopravvalutato? Fatemi sapere nei commenti e continuate a seguirmi!

 

  1. Ovviamente ho letto molti altri libri e classici, semmai ve ne parlerò prossimamente.

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