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Luglio 2025 parte 2

 

 

Eccoci per la seconda metà della stagione di lettura più intensa dell’anno! Spero siate pronti, perché ci aspetta l’equivalente emozionale e qualitativo delle montagne russe.

 

Niente come la combinazione di consigli e sconti può indurre il lettore più scettico a provare cose nuove. 0,99 per una storia nuova, anche se non piace, non comporta una perdita economica consistente.

Il 1° volume del manga di The misfit of Demon lord academy mi ha insegnato che evitare questo genere di perdite economiche non significa non perdere punti in pazienza e sanità mentale.

È la storia di un mondo fantasy il cui re demone decide di porre termine alla guerra magica globale imponendo un millennio di isolamento alle specie in lotta, per poi reincarnarsi duemila anni dopo. Alla sua rinascita – ovviamente con tutti i ricordi e poteri intatti già da neonato – trova un mondo in pace ma classista. Riuscirà a farsi riconoscere dal sistema scolastico progettato per identificarlo millenni dopo, creato dai suoi discendenti?

La premessa non brilla in modo particolare, ma non è brutta e i fan della light novel e dell’anime avevano applaudito le scene d’azione parossistiche e spassose, e la caratterizzazione dei personaggi.

Il 1° volume del manga non ha nessuno di questi pregi.

L’inizio e le scene d’azione con lui che è OP e demolisce i suoi avversari nel torneo scolastico sono fantastiche, ma tutto il resto (personaggi, dialoghi, ritmo, plot, eccetera) fa schifo. Buona parte del cast è costituita da cartonati ragebait classisti iper caricaturali e l’ambientazione, per quanto interessante, è sottosviluppata e ha già delle contraddizioni.

Il re demone rinasce come umano, in una bella casa con genitori affezionati che lo considerano un prodigio e stravedono per lui; tutto va bene, non c’è un solo indizio che gli umani siano oppressi e considerati cittadini di serie B o Z. Poi si entra a scuola, e se non hai sangue di demone ti guardano peggio della spazzatura. Coerenza??

Non aiuta che il classismo è uno di quei temi delicati (e purtroppo sempre attuali) che ho visto trattare così tanto spesso e così tanto male, che tendo a evitarlo nelle mie letture – se ho voglia di approfondire, vado di saggi.

Questo manga è uno spreco di tempo e spazio ed è pure troppo breve. Evitatelo, se provate curiosità per la serie tentate coi romanzi o l’anime. Tuttavia, il fatto che l’autore della storia originale lodi questo manga nella postfazione considerandolo un ottimo adattamento, non è un bel segnale.

Adattamento o meno, un manga non può fare così schifo. Mi spiace solo per il disegnatore che è abbastanza competente, o comunque molto di più dello scrittore.

 

Fortunatamente per la mia salute mentale, subito dopo ho preso una delle mie migliori decisioni di lettura di sempre: A wish a day keeps Karnage insane! È una fanfiction umoristica ambientata nel mondo di Talespin, un vecchio cartone che conosco e a cui sono affezionata. La “trama” di quest’ultimo è la seguente: animali antropomorfi ispirati in parte ad alcuni personaggi del film Disney Il libro della giungla vivono in un mondo che ricorda quello dell’America degli anni Trenta e Quaranta.

Sono quattro capitoli scritti in modo impeccabile che hanno il sapore di episodio della serie originale: Don Karnage, uno dei cattivi ricorrenti più memorabili, trova una lampada magica e cerca di servirsene per sottrarre a Baloo il suo carico prezioso, ma ogni desiderio che esprime finisce per andar storto. Ho riso a crepapelle – per fortuna non ero in pubblico. Oltre che divertente, è tutto meravigliosamente in-character, tranne qualche minuzia che non inficia la qualità e il divertimento.

Una è che le origini di Baloo sono “sbagliate”, perché secondo un episodio della serie originale (di cui ho scoperto solo tramite Youtube) lui sarebbe figlio di una coppia ricca che l’aveva diseredato perché disapprovava il suo stile di vita irresponsabile. Le nuove origini suonano plausibili e gradevoli, e arricchiscono la lettura.

Una pecca vera e propria consiste in cadute di stile sessiste che non sarebbero comparse nella serie originale: certo, c’erano personaggi maschili con tendenze maschiliste, ma alla fine dell’episodio cambiavano parere o lo ammorbidivano – oppure erano i cattivi. Il problema di Baloo con la sua capa Rebecca non è il fatto che lei sia una donna, bensì la rigidità caratteriale di lei. Alcuni passaggi suonano un po’ furry.

Nonostante questi peli nell’uovo, è stata una lettura che mi ha fatto ridere fino alla fine. Mi ha allietato l’estate.

 

Per quanto riguarda il libro successivo, metto le mani avanti: sapevo fin dall’inizio che To sir, without love, I am divorcing you sarebbe stato trash. A spingermi a comprarlo è stata la combinazione dello sconto e della stessa curiosità malsana che porta la gente a guardare le carcasse degli animali investiti in autostrada.

Mi scuso con gli animali investiti per averli paragonati a questa storia.

La protagonista Bella ama tirare di spada e si trova male nella società maschilista in cui vive; riesce comunque ad avviare con successo un’attività economica che ama. Il problema è che si ritrova sposata a un pezzo di ghiaccio (e cacca) bello e ricco che non ha nemmeno consumato la notte di matrimonio, prima di partire per il fronte per otto anni. Quando lui torna lei, giustamente, gli chiede il divorzio, ma lui pone una condizione: dormire insieme per un mese e se non riuscirà a metterla incinta, le concederà il divorzio. Bella (fa la stupidaggine di) accetta(re).

Data la premessa, non mi aspettavo un capolavoro di letteratura. Ciò nonostante, in rosa come questo, è tipico odiare a morte il love interest insieme alla protagonista all’inizio, per poi iniziare a comprenderlo e amarlo assieme a lei nel corso della storia. Il comportamento ingiusto ha dietro un qualche tipo di spiegazione, lui se ne scusa quando ammette/si rende conto di amarla, lei lo perdona e si mettono insieme. È un canovaccio vecchio come il mondo.

Ma questa cosa non è avvenuta: più procede il romanzo, più le ragioni di Bella per volere un divorzio diventano solide e giuste. La famiglia di lui è formata da due giovani donne vittime del padre di lui che beve, il padre di lui che non è una gran persona … e lui.

Lui che più procede il romanzo, più ho voglia di prenderlo a schiaffi. Pensavo avesse dietro chissà che backstory, invece è la seguente: è nato che non provava emozioni, se n’è sempre fregato di tutto e tutti, finché non è stato v***entato da una donna. Solo allora ha provato qualcosa. L’uomo che aveva cercato di salvarlo dalla violenza si accorge che è un robot privo di sentimenti e ne approfitta per arruolarlo nell’esercito. Per una sorta di scommessa persa, il love interest si ritrova sposato alla protagonista e mentre è in guerra fa la cosa più furba: non la caga di striscio, manco le scrive uno straccio di lettera, si limita a credere ciecamente alle voci di corridoio che la dipingono come una strega dai costumi facilissimi. Quando rientra a casa, lui si intrufola di notte nella stanza di lei, le fa la proposta e inizia subito a violarla – anzi, a cercare di farle perdere la scommessa. Non le può importare di meno di lei, vuole solo umiliarla e spezzarne lo spirito e il corpo. Fino al mattino dopo, quando si accorge dalle macchie del letto che lei era vergine e le voci false.

A scusarsi non ci pensa nemmeno, inizia solo a fare all’amore in modo meno violento. Non le comunica nulla del suo cambio di sentimenti, né della sua intenzione di non mantenere la promessa e continuare a tenerla legata a sé anche se non rimanesse incinta. E siccome lei ha fatto il lavoro del padre, preoccupandosi di un intero feudo mentre lui era troppo impegnato a bere e picchiare la sua giovane seconda moglie (e dopo a lamentarsi), lui ha tutta l’intenzione di farla lavorare gratis senza uno straccio di riconoscimento o ringraziamento, senza pretendere che sia il padre a fare il suo accidente di lavoro. Si mette a fare lo stalker e non lasciarla sola per un secondo, aspettando e sperando che lei gli cada ai piedi.

Una gran persona.

L’unica scelta peggiore (forse) per la protagonista è il villain, che cerca di spezzarla nel corpo e nello spirito già dai tempi della scuola, dove le ha avvelenato la vita e non sopporta la sua sete di indipendenza. Il suo scopo è rinchiuderla in una villa e farne la sua amante. Ovviamente si allea con la donna che aveva violato il love interest anni fa, perché un solo cartonato-ragebait non bastava.

La parte peggiore per i miei nervi è stato quando i due si incontrano col villain e il love interest capisce che è stato il villain a mettere in giro quelle brutte voci. La reazione è di prendere le difese di lei e dichiarare che lui la stima e rispetta al 100% le sue scelte.

No. Tu non rispetti né le scelte né la dignità di lei, altrimenti le avresti concesso il divorzio, non senza prima esserti scusato in ginocchio per come l’hai trattata e comunicarle quello che (non) provi. Tu che continui ad abusare di lei al punto da averle inflitto dolori fisici e la sindrome di Stoccolma, non sei nessuno per fare la predica, e men che meno la parte dell’eroe. La cosa migliore che puoi fare è tornare in guerra e crepare in modo lento e orribile assieme ai due villain.

La prosa e il dialogo non sono affatto male, ma nemmeno così stellari da poter salvare la pessima caratterizzazione dei personaggi e il plot. La protagonista e suo zio non sono male, ma il resto del cast è o insopportabile o piatto.

Ve lo sconsiglio, a meno che non cerchiate storie piccanti con relazioni tossiche e/o un triangolo con forte retrogusto di inc**ata.

 

Il libro mi ha così disgustata che ho provato una voglia tremenda di qualcosa di più serio e The immortal mind ha risposto egregiamente alla chiamata. Lo stavo sbocconcellando da giorni, e la debacle è stata la spinta di cui necessitavo per terminarlo. È un saggio molto ben scritto e documentato, opera di un neurologo esperto che racconta delle esperienze pre-morte capitate ai suoi pazienti e molti altri e come queste ultime mettano in discussione degli assunti materialisti nella scienza che aveva studiato. Se la mente/anima non è altro che un insieme di impulsi elettrici nel cervello e il cervello, come un computer, necessità di tutte le sue parti per funzionare, com’è possibile che dei suoi pazienti (e molti altri casi documentati) siano stati capaci di condurre una vita normale pur avendo un cervello menomato, quasi del tutto morto, o assente in più parti? Il materialismo è una filosofia sempre corretta, o dispone gli scienziati al dogmatismo e al rifiuto di spingere oltre le proprie ricerche?

A tratti il tono diventa filosofico; nonostante la prosa chiara e scorrevole, il contenuto dei singoli capitoli non si presta a sessioni di lettura veloci, ma è perfetto per essere gustato lentamente.

Suddetto contenuto mi ha commessa in più di un’occasione. È bello, profondo e memorabile, un libro di scienza, storia della medicina e spiritualità molto più autorevole di tanta roba che c’è in giro.

Non posso che consigliarlo e dirmi intristita, ma non sorpresa, che non esista una traduzione in italiano. Il livello di inglese non è difficile, non ci sono paroloni o frasi complesse, ma se qualcuno non è abituato a leggere in questa lingua è meglio partire da qualcosa di più semplice – come una light novel.

 

Dopo tanta altezza, ecco poi qualcosa di più leggero ma di buona qualità: il 3° volume di Heroine? Saint? No, I am an all-works maid! And proud of it! È stata un’ottima lettura! Adoro come siano nati degli altri misteri interessanti da indagare e ci siano state conseguenze per azioni passate – con la protagonista a cui viene fatto prendere conoscenza di essere OP e dover nascondere la sua forza per non attirare grane su di sé o la famiglia che serve e ama (ricambiata).

Non me l’aspettavo perché nelle storie di questo genere il/la protagonista non sa di essere mostruosamente forte per via di autostima bassa e/o di malintesi, ma qua le persone attorno a lei prendono la razionalissima e inaudita decisione di dirle l’ovvio. La storia ne guadagna in tensione, coesione e naturalezza.

Adoro anche il contrasto tra come è stato preannunciato il personaggio di Schue e la sua effettiva entrata in scena. Evitando gli spoiler, posso dirvi che non solo è stato divertente, ma introduce anche un elemento interessante: un personaggio di contorno che si ribella a ciò che la trama vorrebbe imporgli – quell’intero mondo è una versione reale con qualche differenza di un dating sim a cui giocavano alcuni dei personaggi.

È un’innovazione interessante quella di avere i personaggi consci di essersi reincarnati in un dating sim come personaggi di contorno anziché protagonisti; la protagonista reincarnatasi come eroina non lo sa, e vive i suoi giorni assecondando il suo desiderio/fantasia malsana di lavorare come maid – da cui il titolo.

Ci sono anche scene d’azione e un mondo di magia che si fa sempre più intrigante. Per me sono cinque stelle, ma ovviamente è meglio partire dal primo volume.

 

Dopodiché ho letto l’8° e 9° volume di I parry everything! Preferendo il secondo. Nell’8° ho trovato qualche capitolo lento, paranoie personali, imbarazzi indiretti e che la backstory degli uomini-bestie sia un po’ debole e un po’ troppo in bianco e nero. Nonostante ciò, suddetta backstory svolge egregiamente il suo lavoro.

La formula vincente di questa serie è: personaggi con backstory strazianti, altri più complessi e intelligenti e dei bastardi si scontrano con qualcuno (il protagonista Noor) che è OP senza essere né complesso né intelligente, e manda tutto all’aria tramite scene d’azione cartoonesche e assurde con conseguenze importanti!

Una buona lettura, ma il 9° volume è migliore, con il ritorno a sorpresa di personaggi già visti e amati, risate e caos all’orizzonte (col protagonista che perde la sua super-arma mentre l’intera città sta per essere sconvolta da una ribellione con contorno di catastrofe). Il cattivone mascherato suprematista elfo – e altri suprematisti umani – mi fanno bollire il sangue e sono già qui che scalpito a vedere in che modo orribile pagheranno.

La costruzione del mondo e la corruzione di Sarenza sono notevoli; quale modo migliore per far crollare un capitalismo tecno-magico spietato, che far entrare in scena un tizio ricchissimo non attaccato ai soldi intenzionato a porre termine allo schiavismo?

Noor è il protagonista perfetto per questa storia. Lo adoro.

 

Notorious no more – the villainess enjoys feigning incompetence è al limite della denuncia per falso, oltre che scritto in modo orrendo.

Secondo la quarta di copertina, la protagonista è una donna scaltra che adora fingersi incompetente per avere più libertà e zero guai, ma un suo atto eroico – necessario a salvare delle vite – manda a quel paese i suoi piani. Era stata uccisa in modo tremendo e ingiusto, per poi reincarnarsi secoli più tardi nello stesso paese presso un’altra casata nobiliare, e questo spiega la sua riluttanza a gettarsi nel mondo dei nobili a cui appartiene.

Poi inizi a leggere e lei è uno zerbino scemo. Pur essendo OP si lascia mettere i piedi in testa da TUTTI: la sua pessima famiglia, i servitori, il pessimo fidanzato a cui è stata promessa e la vede come il fumo negli occhi e persino dai compagni di classe, compresi quelli con evidenti intenzioni omicide. Denunciarli? Parafrasata, la sua posizione in merito è questa: “No, poverini, sono giovani, possono migliorare! Oh, hanno provato ad ammazzare decine di altre persone contando sull’impunità del loro status sociale? Poverini, non denunciamoli, insabbiamo tutto, sono assolutamente sicura che non lo rifaranno mai e questa mia scelta non avrà alcuna ricaduta negativa su degli innocenti!”

I personaggi che non uccidono per via di un codice morale mi vanno bene, ma devono essere scritti in modo decente, non così scervellato.

Lei si sente nonna dentro perché tra la sua prima vita e questa ne aveva vissuta una felice in Giappone per 86 anni, ma c’è un limite a tutto. I punti in cui c’è questa disparità tra il suo punto di vista e quello degli altri personaggi dovrebbero in teoria essere divertenti, ma la prosa è contorta e ha la leggerezza di un tir che trasporta un carico di cemento. È illeggibile, e il ritmo della storia non potrebbe essere più lento.

Ci sono un sacco di cose del mondo che o non sono spiegate o sono spiegate male – oppure lo sono nelle decine e decine di pagine che ho dovuto saltare per il mio benessere mentale. Preferirei farmi venti ore di coda in strada, che leggere questo libro per intero.

Va bene il ravvedimento del fratello di lei e del principe – entrambi cascano letteralmente dal pero a scoprire che le voci su di lei sono false e potevano parlarci per scoprirlo (chi l’avrebbe mai detto??) – ma non mi è andata giù la reazione di quest’ultimo.

Al suo posto, se io sapessi che ho fatto dei gravi torti alla persona cui ero destinata e che la mia inazione ha spinto dei miei coetanei a cercare di ammazzare lei e degli innocenti, non riuscirei a guardarmi allo specchio. Ci starei malissimo, le chiederei scusa senza costringerla a perdonarmi e la inviterei a trovarsi qualcun altro da sposare; infine, sparirei con dignità dalla sua vita.

La reazione del principe è questa: “ciao! Sono felice che tu e il gruppo siate tornati vivi dalla foresta magica letale in cui siete finiti a causa della malvagità di alcuni, me compreso. Mi dispiace. Ho esaudito il tuo desiderio e ho fatto in modo di rompere il nostro fidanzamento. Ora voglio di nuovo fidanzarmi con te, perché mi sono appena accorto che ti amo e avevi ragione su tutto, e ti starò alle costole come il peggiore degli stalker finché non mi perdonerai tutto e mi cadrai ai piedi.”

Ci sono principi peggiori, nelle light novel, ma ho voglia di prenderlo comunque a calci sui denti.

Ci sono cliché che non stanno in piedi nemmeno col migliore degli scrittori dietro, e il cliché “ti odio e ho fatto di tutto per rovinarti la vita e ucciderti per centinaia di pagine e tu hai trovato uno che ti ama, ma ora che il libro è quasi finito ti amo, puoi perdonarmi e iniziare a venerare la terra su cui cammino?” è tra questi. Sì, ho rapporti non facili anche con gli enemies to lovers.

 

Forse per reazione nei confronti della protagonista-zerbino di cui sopra, ho apprezzato il 1° volume di Tomb Raider King più di quanto mi aspettassi. È un classico revenge power fantasy dove il protagonista morente viene mandato indietro nel tempo, e vuole diventare il più forte e vendicarsi di chi gli ha fatto torto.

C’è azione, un cast di personaggi stereotipati ma non fastidiosi né non credibili, un mondo simile al nostro abbozzato discretamente e un concept intrigante: reliquie magiche dal grande potere ispirate a varie culture e periodi storici. Queste ultime sono senzienti, si trovano in fondo a dungeon che possono emergere a caso in qualunque momento, e odiano a morte l’umanità, pur fingendosi benevole.

Conscio della loro doppiezza, il protagonista decide di domarle – in sostanza di prenderle a pesci in faccia anziché chiedere gentilmente che lo aiutino, cosa che lo porterebbe a una lenta morte per avvelenamento e alla schiavitù lavorativa nei confronti del malvagio CEO che ha l’unica cura. Giusto e comprensibile; è vero che con alcune cose non si dovrebbe mai scendere a compromessi.

Il protagonista è calcolatore, non un pozzo di profondità, ma nemmeno uno stupido, non è né crudele in modo inumano, né uno zerbino – lascia morire seppellito vivo un tizio che aveva cercato di uccidere lui e decine di innocenti, ma se può evitare di spargere sangue, evita. Un ottimo compromesso.

Spero che i volumi seguenti non rovinino la magia.

 

Di storie dove gente si reincarna ne ho lette a centinaia, ma non tutte funzionano; purtroppo The white necromancer – Road to the spirit king rientra nel secondo caso.

Il protagonista muore giovane di malattia e si reincarna nel suo gioco preferito, in un villaggio a caso. Il suo scopo è diventare un mago bianco di massimo livello, come ai tempi in cui giocava. Ma cos’ha di speciale, quella classe? Non è forse una contraddizione, un mago bianco che comanda eserciti di scheletri? Come sono visti i maghi di quel tipo, come reagiranno gli altri personaggi, e quali catastrofi/problemi implicava, la trama? Come avranno inizio e quale forma avranno le avventure del protagonista? Come funziona la magia e il resto, in quel mondo? Che tipo di persona è, il protagonista?

La risposta a tutte queste domande è o il vuoto, o la noia.

Se avessi chiesto a chatGPT di raccontarmi una storia con questo prompt, avrebbe fatto un lavoro migliore.

Il protagonista è privo di personalità, il mondo pure e idem gli altri personaggi – che già quando il protagonista è bambino gli fanno i complimenti perché è speciale. Non ha poteri particolari o niente, ma dà aria ai denti e già hanno capito che è speciale.

Bella, la sindrome del protagonista a cinque anni.

È difficile dire se sia più stereotipato, piatto e vuoto il protagonista, il resto del cast o il mondo magico; è una discreta gara. Ma anche se così non fosse, neanche il più brillante dei cast può portare sulle spalle una trama che non esiste.

La morte del mentore – che già alla prima comparsa in scena era più vecchio di Matusalemme e Gandalf messi insieme – era così telegrafata che quando è morto di vecchiaia nel suo letto mi è venuto solo da sbadigliare.

La stessa dolorosa mediocrità regna incontrastata anche nello stile visivo del manga. Magari esso adatta un romanzo scritto bene, ma un brutto manga resta un brutto manga. Da evitare.

 

Infine, ho terminato il mese col 4° volume di No one gets past this gatekeeper. È stata una lettura gradevole, tanto che ho quasi pianto di contentezza nel finale. Leobolt non era un angelo, ma non meritava di crepare o perdere la sua umanità.

Detto ciò, l’ho apprezzato meno rispetto ai volumi precedenti perché qua il conflitto è di natura interpersonale, anziché interpersonale e legato alla guerra contro i demoni e le loro macchinazioni.

Il tema sulle seconde possibilità è trattato bene, senza prediche o noia, ed è piuttosto insolito in una light novel – dove è raro che i colpevoli e i terroristi non finiscano sgozzati.

Una buona lettura con un lieto fine che ha degnamente concluso un mese intenso.

 

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