Agosto è stato un mese di delusioni librarie, con rare eccezioni. Aprite il paracadute, perché ci aspetta una bella discesa.
Ho iniziato il mese con il 1° volume del manga The exo-drive reincarnation games, dove morire e reincarnarsi in mondi pseudo-medievali RPG per salvarli non è più solo un cliché, ma un vero e proprio sport. È una premessa creata apposta per chi legge troppi isekai (tipo me). Già solo a leggerla ti chiedi: come può funzionare o anche solo esistere, un simile sport? L’umanità ha raggiunto vette tali da aver scoperto i segreti della vita e della morte, non ha più guerre e ormai si diverte solo con cose come questa? Come sono, questi mondi alternativi?
Tutte domande sbagliate che annegano subito nell’oceano infinito degli stereotipi da serie d’azione e sportivi più triti e ritriti di sempre.
Più che una storia, sembra una lista della spesa: personaggio ottimista che urla: c’è. Personaggio serio, astuto e occhialuto: c’è. Personaggio irrilevante il cui design dice già tutto ciò che c’è da sapere di lui: c’è. Personaggio femminile amico d’infanzia che non sa nulla di questo sport ed è il pretesto per spiegoni infiniti e contorti: c’è. Folla oceanica che assiste a un match regionale tra due scuole: c’è. Personaggi con backstory tragica sparata nel modo più veloce possibile: ci sono. Rivalità e promesse di affrontarsi più avanti nel torneo: ci sono. Dialoghi che sembrano scritti da due ubriachi intenti a parodiare le serie shonen (cioè d’azione): ci sono.
I dialoghi e i personaggi sono persino più piatti dello spazio in due dimensioni in cui è confinata la storia.
Ci sono manga come Shangri-La Frontier che pur essendo leggeri e trattando di temi simili riescono ad appassionare, ma non è questo il caso.
La cosa che mi ha fatta sentire più insultata è il finale, dove la senpai (compagna più grande) del tizio occhialuto non può mantenere la promessa di giocare la finale contro di lui, perché è stata battuta dal suo sfidante. E io pensavo “chi sarà mai questo giovane genio?” poi il disegnatore lo inquadra ed è un tizio grande e grosso con almeno 30 o 40 anni e tanti di quei muscoli addosso da essere grottesco e farmi chiedere come entra dalle porte. E dovrei credere che è un giovane studente loro coetaneo? Sicuramente è legato alla tragedia passata del tizio occhialuto, ma per allora la mia pazienza si era già esaurita. Non mi aspettavo un capolavoro di profondità, ma nemmeno questa spazzatura.
E sì, i mondi visitati dai personaggi sono tutti pseudo-medievali RPG e riciclano a propria volta tutti i cliché possibili e immaginabili – impossibile distinguerli.
Da evitare.
Come già detto, le storie di gente comune che si ritrova a vivere in panni di personaggi di storie che conoscono, mi attirano. Così, quando mi è giunta la notifica che un manga pluripremiato con questa premessa era in sconto, non ho resistito. E che dire, My death flags show no sign of ending è un serio contendente al titolo di “storia più piatta del mese”, nonostante la serratissima competizione.
Il potenziale c’è, ma non viene mai esplorato o approfondito quel tanto che basta perché la storia assuma una propria identità e catturi il lettore. Ci sono un sacco di dettagli sorvolati o tagliati, e quelli che ci sono, o ripetono meccanicamente qualcosa di già visto e fatto, o annegano nella sindrome da protagonista – coi personaggi secondari che cadono tutti ai suoi piedi in un nanosecondo. D’accordo, è un bambino nobile moralmente migliore dei genitori, ma non è il Messia, datevi una calmata, abbiate almeno qualche dubbio!
Ho capito dopo che il manga adatta un romanzo pluripremiato, ma non c’è scusa per un cattivo adattamento; il 1° volume dell’adattamento manga di Reincarnated as the hero’s friend lasciava fuori molti dettagli psicologici, ma aveva uno stile inconfondibile nel disegno, e dava abbastanza informazioni sul protagonista, i personaggi e il mondo da essere comprensibile, sensato e affascinare il lettore. Aveva anche dialoghi migliori, migliore caratterizzazione e migliore tutto.
Evitate.
Nonostante qualche difetto, il 1° volume di Tomb raider king mi aveva lasciato un’impressione positiva, ragion per cui ho deciso di proseguire col 2°.
Non è stata una buona decisione.
Ci sono aspetti positivi, come l’imprevedibilità della trama, lo stile visivo e il protagonista, ma sono in forte svantaggio numerico contro quelli negativi. Difetti come: deus ex machina (più di uno!), ritmo forsennato, cose assurde che spuntano fuori dal nulla a ogni secondo, personaggi prevedibili, cartonati ragebait, o che urlano tutto il tempo, il protagonista che si atteggia ma sembra diventare più stupido a ogni pagina…
Sono riuscita a finire di leggerlo, ma è una corsa che non intendo più proseguire.
A seguire, la migliore lettura del mese, ossia il 4° volume di The Hero and the Sage – reincarnated and engaged, dove già nel primo capitolo vengono svelati i misteri del paradosso temporale che il lettore si portava dietro dal 1° libro! Adoro quando un autore, anziché rimangiarsi il cliffhanger e allungare il brodo, lo approfondisce e ti dà finalmente delle risposte importanti! È una dote che purtroppo non si può dare per scontata. La risoluzione a questo mistero è un po’ complicata, ma ha pienamente senso nel contesto ed è soddisfacente.
Il resto del romanzo è occupato da momenti pucciosi, slice of life e preparazioni a una missione che pare impossibile: impedire di morire persino al nemico!
In astratto è cringe, ma ha senso perché i cattivi vorrebbero usare una magia che apra un portale temporale tra la loro linea temporale d’origine e il presente – e l’unico modo per riuscirci è o ammazzare gente, o suicidarsi in massa e sono pronti per entrambe le eventualità. E siccome l’invasione di un impero sanguinario che odia i maghi non sarebbe una buona cosa per il mondo di maghi del presente, i protagonisti hanno ottime ragioni per impedire il massacro.
I cattivi vengono da un futuro alternativo dove l’umanità si è quasi estinta, una vera e propria fallen timeline. Adoro come vengano umanizzati e la colpa sia, giustamente, addossata alla loro pessima classe dirigente. L’unica cosa peggiore di avere un governo tiranno e idiota e avere un governo tiranno e idiota un una pessima situazione. È impossibile non dispiacersi per l’Eroe nemico, costretto a rimangiarsi la sua umanità e fingere di non provare manco briciolo di compassione. Il libro si chiude con la promessa dei protagonisti di andare nel futuro, renderlo abitabile e riempire di botte i loro capi – che si meritano di morire orrendamente.
Sono in impaziente attesa dello scontro finale e delle nozze tra i protagonisti.
Adoro questa serie.
Il manga I was invited into the otherworldly country as a warrior, but refused and decided to start as a soldier mi ha fatto rivalutare in positivo la creatività di Chatgpt e la tridimensionalità degli sfondi di Super Mario del 1985.
L’idea del solito teenager sbalzato in un mondo di spade e magia che sceglie una strada più dura e complessa, lasciando ai compagni i lavori più fighi e l’uccisione del re demone, non è cattiva in sé. È stata l’esecuzione a rovinarla: i personaggi sono piatti, noiosi e più prevedibili dell’aritmetica dell’asilo, idem per il mondo e la “trama”. Metto questa parola tra virgolette perché più che a una trama sembra di assistere a una sequela di cose messe a caso, come perline di diversi colori e forme infilate nella stessa collana. I dialoghi non sono solo banali, ma anche brutti; ogni parola è un punto di intelligenza e salute mentale in meno al lettore – a questo punto li avrei preferiti dimenticabili, o che ci avesse pensato Chatgpt ché avrebbe fatto un lavoro migliore. Nemmeno il disegno si salva; alcune proporzioni sono così sbagliate da risultare grottesche. Le pochissime cose potenzialmente interessanti e meno prevedibili non vengono né approfondite, né spiegate o messe in azione.
L’autore dovrebbe riempirmi di soldi per indurmi a proseguire. Evitate questa storia e ne guadagnerete in cellule cerebrali.
No wife, no problem: a mage’s life with his beloved daughter non è niente di più, né di meno di ciò che promette il titolo: una collezione di capitoli autoconclusivi che parlano di un mago e della sua figlia magica. Generata tramite un rituale sacro (niente sacrifici umani o robe strane, solo molti soldi e magia sacra), la bambina matura in fretta, è carina, dolce, non fa mai capricci, né causa mai problemi ed è già un genio assoluto della magia a meno di due anni. Lui stravede per lei e il cucciolo di drago che le compra. Basta, non c’è altro.
È una serie di puro slice of life con pochissima azione e un mondo magico plausibile e con qualche spunto intrigante, ma è appena abbozzato. Mi sono un po’ annoiata, al punto che avevo accarezzato l’idea di mollarlo, ma a piccole dosi prima di dormire non è male.
Non proseguirò, ma se vi piace lo slice of life e volete qualcosa di tranquillo, vi piacerà di sicuro. Quanto a me, non proseguirò.
Rispetto alle letture precedenti, il 2° volume del manga Fed up with being the spoiled queen’s genius butler, I ran away and built the world’s strongest army è un capolavoro della letteratura. Sfortunatamente, rispetto al 1° volume che mi aveva fatta ridere a crepapelle persino durante la rilettura, è una delusione. I dialoghi brillanti e lo stile del disegno, espressivo e con tante gag visive, continuano a essere una gioia, ma la qualità del plot e dei personaggi è inferiore rispetto al 1° volume. Cominciano a emergere cliché già visti ed eseguiti senza particolare brillantezza. Non aiuta che non vado matta per i setting scolastici, con mille drammi relativi alla posizione di capoclasse e insegnanti magici sadici – già che detesto i personaggi sadici in generale.
Il 1° volume mi era piaciuto così tanto che l’avevo aspettato scalpitando per un anno intero. Mi aveva tenuto compagnia durante il lungo viaggio in pullman per Vienna, e mi era sembrato un segno del destino avere il 2° subito prima del mio viaggio per Vienna e Praga di quest’anno. Invece è stata una delusione, al punto che sto valutando se mollare la serie nel caso il 3° volume abbia altre cadute.
Si sapeva che, passato l’esame di ammissione nel 1° volume, i personaggi intenzionati a diventare soldati sarebbero entrati in una scuola militare, ma doveva essere proprio identica a una qualsiasi classe di sedicenni? È stato strano vedere degli adulti infilarsi in uniformi scolastiche e regredire mentalmente allo stadio di adolescenti; mi ha messa un po’ a disagio. Serie come Reign of the seven spellblades e Secret of the silent witch hanno a propria volta un’ambientazione scolastica, ma brillano comunque perché le scuole sono particolari e/o l’attenzione è incentrata sulle loro avventure tra le classi, anziché sulle classi in sé e il (fanta)sistema scolastico misteriosamente uguale al nostro. Un’occasione sprecata. Se la serie doveva devolvere in una semplice commedia scolastica, il 1° volume doveva essere più chiaro, meno bello e illudermi di meno.
Per risollevarmi l’umore contavo sul 5° volume di Reincarnated into a game as the Hero’s friend – running the kingdom behind the scenes, invece è stata una delusione anche questa.
È un isekai dove il protagonista si ritrova nei panni di un nobile minore di un videogioco, proprio mentre l’esercito dei demoni è attivo e destinato a distruggere la capitale. Diventa amico dell’Eroe e fa del suo meglio per sconfiggere armate di mostri e destreggiarsi nelle sottigliezze della politica e degli usi di quel mondo. Ogni tot ci sono “spiegoni” che approfondiscono bene quel mondo e i personaggi, ma non mancano mai scene d’azione e altre leggere che bilanciano il tono un po’ cervellotico e un ritmo più lento della media delle light novel.
Eppure, in questo volume, qualcosa è andato storto. L’incipit e il finale sono piuttosto gradevoli, ma la parte centrale è lenta e confusa, con pochissima azione e un sacco di beghe burocratiche. I personaggi hanno senso e popolano bene il mondo, ma a parte alcune eccezioni non sono granché memorabili. Gli excursus continuano a essere approfondimenti interessanti, ma non possono esserlo più della narrazione.
Non è terribile, ma rispetto ai primi volumi mi è piaciuto di meno e scorre assai peggio.
Quando alla fine il protagonista scampa al pericolo grazie all’intervento in extremis dei suoi amici, poteva almeno tirare fuori un sorriso e smetterla di lamentarsi interiormente del suo stomaco per cinque minuti. L’aveva fatto per tutto quanto il romanzo – comprensibilmente, dato il pericolo – almeno qua poteva rilassarsi e gioire un po’. Invece no, ancora lamentele. E prenditela, una gioia, quando ti si presenta, Werner, te la meriti.
Spero che il prossimo volume sia migliore.
Per quanto sia stato gradevole, il 5° volume di Sgt. Frog (ossia Keroro) mi è sembrato più debole rispetto ai precedenti. Le mini-storie sono divertenti – alcune persino profonde, come quella che ha saputo catturare la sensazione di stasi e incanto di un giorno d’estate – ma non tutte brillano. Alcune sono piuttosto dimenticabili, e altre continuano a prendere sessualmente di mira minorenni con battute e atteggiamenti che si potrebbero tranquillamente evitare e non offrono nulla di sostanziale o degno.
Il 1° volume di Ya boy Kongming! Non è stato male, ma nemmeno così brillante da invogliarmi a continuare. Parla di un condottiero cinese che dopo la morte si ritrova misteriosamente riportato in vita nel bel mezzo della vita notturna di Tokyo. Incontra una giovane cantante di cui ammira la voce e decide di farle da impresario, usando in modo creativo le sue doti di stratega.
Sembra la fantasia di un giovane alle prime armi che sogna che una delle sue figure storiche preferite venga ad aiutarlo a emergere e affermarsi; niente di più, né di meno.
Per stile visivo, personaggi e tema non è male, ma nemmeno brillante. Probabilmente la distanza culturale gioca a mio sfavore; non sono per nulla ferrata in storia cinese e ho imparato di questa persona realmente esistita solo grazie al manga. Ma se vi piace la musica e conoscete la Storia orientale, questa serie potrebbe piacervi – ho sentito pareri piuttosto lusinghieri sulla versione anime.
Nutro pensiero contrastanti sul 18° volume di Shadows House.
Pro: azione, ottimo stile di disegno, emozione, plot twist finale devastante che ricontestualizza tutto.
Contro: è difficile ricordare tutto dopo mesi, così come allontanare l’impressione che l’autore stia allungando il brodo e riempiendo la storia di errori di logica e contraddizioni varie.
Mi piace quando a finisce a tarallucci e vino anziché nel sangue, ma deve avere senso. È successo fin troppo spesso che la protagonista e i suoi alleati si trovino in pericolo mortale e lottino per uscirne vivi contro nemici con ottime ragioni per fare quello che fanno. Poi ribaltano la situazione, e in realtà viene fuori che il cattivo non era poi così cattivo/era un malinteso/si era sentito solo e quindi è tutto perdonato, un abbraccio, amici e si riparte.
No. Così no. È come se qualcuno ti inseguisse per ore con una motosega e fosse stato sul punto di decapitarti e gambizzarti più volte, poi finalmente arrivi a un punto illuminato, lui si toglie la maschera e dice che era tutto uno scherzo divertente. Anche se lo fosse, il pericolo di morire è stato piuttosto reale e diventa assai difficile credergli e non denunciarlo.
Un altro problema è che i baloon di dialogo distruggono più volte la bellezza e l’equilibrio della pagina, intasandola di parole e trasformando i personaggi in teste parlanti – cosa che non succedeva, all’inizio. Il bello di questa serie era il silenzio e scoprire le cose poco a poco; ci sta che i personaggi parlino dei misteri che riescono a svelare man mano, ma questo non deve andare a detrimento della qualità del disegno e della composizione. Anche One Piece ha molti dialoghi, ma non risulta visivamente ingolfato come questa serie.
Volevo terminare la recensione dicendo che il plot twist finale valeva da solo l’acquisto, ma più ci penso, meno senso ci trovo e più ne dubito.
Ho paura che sia la stessa sindrome che ha rovinato serie come Kaiju n. 8 e The promised Neverland: un incipit straordinario seguito da lieto fine affrettati e malfatti e infiniti allungamenti di brodo per rimandare l’ovvio conflitto finale il più a lungo possibile, a scapito di ogni logica e cosa prestabilita. Spero di sbagliarmi, ma se il 19° e il 20° continuano ad avere queste pecche, mollerò Shadows House, anche se a malincuore.
Ho terminato il mese col 3° volume della versione manga italiana di Kuma kuma kuma bear. Ci sono eventi che so già dai romanzi, ma anche momenti toccanti e piccole chicche che non sapevo – assieme a istanti WTF. Preferisco la light novel originale, ma non mi è spiaciuto vedere i volti di personaggi che conosco da tempo.
Oltre che quelli toccanti, ci sono momenti divertenti, tristi e “aww”, ma il ritmo e la vicinanza eccessiva tra essi vanno a scapito del tono, che oscilla come un pendolo nel vento forte.
Arriva comunque alla sufficienza; se siete curiosi nei confronti della serie ma non leggete l’inglese e non vi va di guardare l’anime, il manga in italiano è un ottimo modo per conoscerla.


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