Pronti a ripercorrere con me un intenso anno di letture?
La stesura della top 10 di letture migliori e peggiori è uno dei rituali di fine anno a cui sono più affezionata
Nello spirito di capodanno, cercando di sbarazzarsi del brutto per fare posto al nuovo (che si spera migliore), ho deciso di cominciare dai 10 libri peggiori, così da lasciare la parte migliore per ultima e congedarci dal 2025 con un buon sapore in bocca.
L’adozione di un quaderno nero in cui segnare i libri che non riesco a finire di leggere mi ha reso assai agile stilare questa parte della lista. I libri rimasti sono proprio il peggio del peggio, quelle pessime letture che non hanno nemmeno la grazia di sparire dalla memoria come capita coi libri mediocri.
L’unico motivo per cui Villainess of Cerleon non ha stravinto in questa categoria è che, per quanto meriti il primo posto come lettura peggiore del 2025, non si tratta di un libro, bensì di un estratto di pochi capitoli.
Quei pochi capitoli mi sono sembrati più lunghi dell’Odissea e dell’Iliade e dei Promessi Sposi messi insieme, ma è un fatto oggettivo che non ho letto l’intera opera.
Le storie fantasy di donne ingiustamente accusate che si riscattano, salvano il regno magico e trovano pure l’amore lungo la strada non mi dispiacciono … a volte. Il fatto che questo canovaccio si svolgesse nello spazio, in un impero ricco di corruzione aumentava a dismisura il potenziale di questa opera.
Sfortunatamente, avere un sacco di potenziale non serve a niente se non sai come usarlo.
La protagonista ha validissime ragioni per essere arrabbiata con l’universo, ma questo non la rende un punto di vista interessante e degno – o almeno non per così tante pagine. I monologhi al vetriolo li faccio anch’io – e chiunque altro – dopo una brutta nottata o un contrattempo, pagare per avere un intero libro scritto così è insensato. Gli altri personaggi ricadono in tre categorie: possibile potenziale che non viene approfondito, cartonati prevedibili e cartonati prevedibili ragebait. La trama si alterna tra cose prevedibili che si trascinano, scene d’azione incomprensibili e digressioni inutili. Dovrebbero pagarmi a peso d’oro per indurmi a leggere il resto.
Passata questa necessaria menzione disonorevole, passiamo al top 10!
Il 10° libro peggiore di quest’anno è Meals made to order: how to domesticate your dragon with delicacies!
La vicenda si apre in un regno magico costretto a sacrificare una fanciulla a un drago ogni tot anni. La prescelta di quest’anno ha i ricordi di una vita passata in Giappone ed è fortissima con la magia; accetta di farsi teletrasportare nella grotta del drago con l’idea di ucciderlo e impedire che altre fanciulle vengano sacrificate in futuro.
Ben presto, scopre che il drago dormiva e le fanciulle venivano uccise da altri mostri nella grotta. Sconfigge i mostri, sveglia il drago e viene fuori che quest’ultimo nulla sapeva dei sacrifici; i disastri ricorrenti e il fatto che cessassero dopo i sacrifici non erano che coincidenze.
Bello … però siamo a meno del 10% della storia.
Tutto il resto è occupato da food porn e scene pucciose interminabili che non portano a niente, con la protagonista che usa i suoi poteri per far apparire del cibo che dà al drago e quest’ultimo che muta forma e diventa un figaccione. Altri personaggi magici spuntano fuori a caso, gustano il cibo, danno le loro impressioni … e basta. Dopo le prime densissime pagine il resto si disintegra in fuffa. Ho continuato a leggerlo sperando invano in un guizzo di trama, ma niente.
È quasi passato un anno, ma non sono riuscita a dimenticare la delusione. Non è stato bello, ma non merita il podio dei peggiori, quindi il 10° posto è il piazzamento perfetto.
Il 9° posto di libro peggiore spetta invece a My repair skill became a versatile cheat, so I think I’ll open a weapon shop. È una di quelle storie dove il protagonista viene mollato dal suo gruppo di avventurieri solo per scoprire che il suo potere inutile in realtà è fortissimo e utilissimo. Non mi aspettavo chissà che capolavoro di profondità o trama, ma nemmeno che fosse soltanto un noioso accumulo di cliché. I personaggi sono cartonati prevedibili e la trama non brilla in nessuna parte – e più ci pensi, meno le cose hanno senso.
Quante erano le probabilità che il protagonista, a malapena uscito dal dungeon, si trovasse davanti due belle donzelle sul punto di venire uccise da un drago? Quante erano che lui solo in tutta la Storia umana diventasse capace di evolvere il suo potere di riparazione in modo speciale? Quante erano che la guardia fisicamente più piccola delle altre e con corporatura vagamente femminile fosse una donna e che fosse proprio lei a venire colpita – e semi spogliata – da un mostro?
Storie come questa possono comunque brillare con dialoghi ben scritti, umorismo, un paio di twist nella trama e/o caratterizzazione dei personaggi, ma non è questo il caso.
Non aiuta che lo stile di disegno di questo manga è mediocre e in certe scene drammatiche sembra di assistere a un cartone dei Looney Tunes – impossibile prendere la “trama” seriamente.
Noioso e prevedibile, ma c’è molto di peggio.
L’8° posto spetta invece al manga The outcast restaurant.
Anch’esso è ambientato in un mondo di spade e magia alla D&D e il protagonista viene a sua volta ingiustamente cacciato dal suo gruppo di avventurieri. Stavolta si tratta di un cuoco (nonché abile combattente) che decide di aprire un ristorante.
Dopo un paio di capitoli è impossibile non notare il pattern: arriva un cliente, è un/una giovane con un problema, il protagonista capisce che lui/lei sta per mettersi in pericolo, lui/lei si mette in pericolo e lui puntualmente va a salvarlo/a. Dopodiché la persona salvata torna al ristorante a raccontare di come uno sconosciuto mascherato con la stessa corporatura del cuoco gli/le abbia salvato la pelle, ridono e poi entra nel ristorante un altro/a giovane con un problema.
Non penso che i personaggi in pericolo siano automaticamente obbrobri mal scritti da buttare nel fuoco, l’importante è che abbiano una buona caratterizzazione e il pericolo in cui si trovano non sia stato causato dalla loro stessa stupidità.
Purtroppo le numerose persone salvate di questo volume sono prive di una personalità che esuli da due cliché buttati lì in fretta e furia. Ci sono momenti che tentano di convincere il lettore del contrario, ma qua si toccano con mano altri problemi: il ritmo e il tono. Il ritmo oscilla tra estrema lentezza e velocità assurda e il tono tra momenti pucciosi e altri che sembrano usciti da un thriller/horror dove la gente muore in modo orrendo nel giro di due vignette.
Come accidenti fa la loro società a esistere se l’85% della generazione più giovane finisce in pasto ai mostri o muore sul lavoro?
Ciascuno dei personaggi salvati meritava molto più spazio e approfondimento per brillare; messa così sembra una galleria di trauma-dump, come se il cuoco cercasse di salvare quanta più gente legata a vari traumi psicologici/problemi sociali giusto per vincere un premio o qualcosa di simile.
La qualità della scrittura del cast è costante: piatta. I personaggi sono o buoni perché sì, o bastardi senza rimedio e se hanno un’evoluzione psicologica avviene con uno schiocco di dita giusto per effetto drammatico.
L’ho trovato di una superficialità e fretta disarmante. È stato una grossa delusione perché ne avevo sentito parlare piuttosto bene; magari l’adattamento anime lo trasformerà in un capolavoro, ma non voglio raccontare balle sula qualità del manga.
Il 7° posto spetta a un altro manga: How to treat a Lady Knight right.
L’idea di uno spasimante che cerca di avvicinare l’amata (una donna guerriera che ha rinunciato all’amore) ha del potenziale, ma questo potenziale è finisce ben presto giù per il cesso.
Ci sono gag manga che nonostante la brevità dei capitoli riescono a essere memorabili e raccontare una storia lunga e bella, ma non è stato così, qua.
I personaggi sono piatti, i dialoghi scontati e lo stile del disegno, oltre a non brillare, mi ha messa a disagio. Mi sembrava di essere entrata nelle fantasie erotiche proibite di un uomo amante delle donne muscolose, anziché leggere un gag manga d’amore leggero. Lei arrossisce ogni due secondi, i suoi muscoli sono disegnati un triliardo di volte e la trama non esiste, solo gag (non divertenti) vagamente collegate da personaggi e luoghi.
Si scopre quasi subito che è stato il pessimo padre a costringerla a combattere e rinunciare alla femminilità; una brutta cosa per lei, ma purtroppo una backstory triste non basta a rendere profonda o gradevole una storia.
Urlare “ho rinunciato all’amore!” risulta poco convincente se ogni singola volta abbassi lo sguardo, ti spuntano le lacrime e arrossisci furiosamente.
Il suo (tentato) fidanzato è uno stalker.
Lei passa una buona parte della storia a dare mazzate ai mostri, ma figurati se all’ultimo capitolo lei non finisce in pericolo e tocca allo spasimante stalker andare a salvarla. Spoiler: ci riesce, altrimenti non è spiegabile come questa serie sia andata avanti per altri sei volumi e oltre.
Un altro brutto ricordo.
Il 6° posto spetta al 1° volume di To sir, without love, I am divorcing you.
Questo libro mi ha profondamente disgustata ed ero tentata di metterlo sul podio o più vicino, ma mi sono resa conto che, a differenza dei successivi, ha una scusante: non nascondeva di essere trash.
La premessa, fedelmente riportata dalla quarta di copertina, è che la protagonista si ritrova sposata per convenienza a un nobile guerriero che rimane via in guerra per otto anni senza manco scriverle una lettera. Lei ne è indignata e vorrebbe divorziare, ma lui torna dalla guerra e le propone una scommessa: se lui riesce a metterla incinta in un mese, la lascerà andare, altrimenti rimarranno sposati.
Cosa mi sia preso, non lo so. Avrei dovuto saperlo che non sarebbe stato un capolavoro, ma non mi aspettavo nemmeno di provare odio e insofferenza per il 99% del cast, la prosa e i dialoghi.
Provo dispiacere per la protagonista, che è la meglio scritta, ma qua è dove finiscono i miei sentimenti positivi nei confronti dell’opera. Il pensiero che il 95% dei suoi guai non sarebbero mai nati se lei avesse avuto la freddezza di rifiutare la scommessa e magari propone una lei, resta difficile da scacciare. Sarebbe stato anche in-character, visto che lei è dipinta come una guerriera insofferente alle regole della società, ma anche intelligente e scaltra.
Lui è uno psicopatico maniaco del controllo che gode nel metterla a disagio, sia mentalmente sia fisicamente. Quando si innamora di lei, si guarda bene dal comunicarle i suoi sentimenti e iniziare a trattarla con rispetto. Anzi, si ripromette non divorziare nemmeno se lei dovesse vincere la scommessa – dirne quattro al malvagio ex di lei non cancella il fatto lui a sua volta è una pessima persona.
Il resto del cast è divisibile in due campi: bastardi marci che vorresti veder morire male subito, ed NPC che lasciano fare tutto il (loro) lavoro e fatica alla protagonista senza muovere un dito per aiutarla né tantomeno prendere sul serio il suo desiderio di divorzio e/o lei come persona. Il love interest e suo padre hanno entrambi questi aspetti – e non è certo un complimento.
Non aiuta che la prosa oscilla tra fasi convolute e interminabili e dialoghi cringe che nemmeno chapGPT potrebbe scriverne di più piatti e prevedibili.
Più che una storia d’amore, è un thriller atrocemente scritto, con tutti che odiano/non prendono sul serio la protagonista e decine di bastardi marci che tramano nell’ombra. L’ho finito perché cullata dalla speranza (falsa e folle) che prima o poi sarebbe comparso un personaggio decente, o la trama sarebbe migliorata, invece eccomi qua a ri-parlare di questo libro come si merita.
Al 5° posto, c’è invece l’ultimo volume della quadrilogia romantasy The oblivious saint can’t contain her power.
La storia unisce un canovaccio alla Cenerentola con regni magici e un matrimonio di convenienza che poi diventa amore. La qualità era andata scemando rispetto al primo volume, ma nel complesso non era male.
Poi arriva l’ultimo volume e la qualità si tuffa nell’abisso.
Cosa ci si aspetta dall’ultimo volume di un romantasy se non la risoluzione dei conflitti rimasti, la punizione del cattivo e un felice sendoff per i personaggi secondari? Un vero peccato che, tranne il lieto fine per la coppia principale, nessuna aspettativa sia andata in porto.
Uno dei cattivi era stato punito alla fine del precedente volume e restava soltanto il, anzi, la responsabile degli abusi psicologici subiti dalla protagonista per l’interezza dei suoi sedici anni di vita: sua sorella maggiore Flora. Quest’ultima la incolpava della morte della madre per malattia dopo il parto e per tutta la serie ne aveva combinate di cotte e di crude. Non mi pretendevo che venisse torturata a morte, ma almeno un’umiliazione pubblica ci voleva; dopo aver passato la sua intera vita a fingersi perfetta, sarebbe stato appropriato smascherare la sua ipocrisia e crudeltà in pubblico.
Invece no. L’autore – che nella postfazione ammette di non ver fatto un buon lavoro con lei – prende una rotta imprevista: gliene fa combinare di peggio e la redime all’ultimo secondo tramite uno dei personaggi peggiori che ho incontrato durante l’anno: il padre.
Viene fuori che l’unica a sapere della debolezza emotiva di Flora era la madre. Quest’ultima aveva implorato il marito sul letto di morte di non lasciarla sola, che Flora si fingeva forte e geniale, ma aveva comunque bisogno di amici fidati con cui poter essere vulnerabile. E lui cosa fa? La lascia sola, non un solo abbraccio o aiuto per superare il lutto. Il suo pensiero al riguardo è: “È una bambina di cinque anni ma è Flora, certo che può superare il lutto per la morte della madre, badare alla sorella appena nata e tenere alto il nome della casata partecipando a varie cerimonie facendo tutto da sola e senza strippare.” La stupidità, signori. E si tratta di un diplomatico impegnato in missioni difficili che dovrebbe avere un minimo livello di intelligenza e ha un trilione e mezzo di servitori a cui appoggiarsi. Poteva delegare e trovare qualcuno da affiancarle se non riusciva a starci vicino lui, ma niente. Ovvio che non si è mai accorto del bullismo ai danni della protagonista e il suo dolore.
Come faccio a non odiarlo? Ma cercavo di stare calma; dopo aver scoperto la verità nel volume passato, speravo che in questo si sarebbe redento, calmando Flora e riportando la pace nella famiglia che gli è rimasta.
Magari.
In questo volume riporta Flora a casa, ma lei si rifiuta di parlarci e si chiude in camera. Salvo che, durante le festività del loro Natale, Flora esce dalla stanza, corrompe facilmente la guardia, si procura facilmente una pistola ed è sul punto di sparare facilmente alla sorella durante una parata pubblica. Poi si accorge – cosa che non poteva assolutamente notare prima – che la sorella assomiglia un sacco alla madre e lei non può uccidere qualcuno che le ricorda così tanto la madre. Sta per spararsi alla testa e all’ultimo secondo compare il padre – che non si era accorto di nulla ed è solo per merito di un mago percettivo che arriva in tempo. Solo allora hanno la discussione che doveva esserci. Flora è pentita e va a confessare il suo tentato delitto alla protagonista, che ovviamente la perdona subito. Le impone come penitenza di “lavorare per il bene del regno”. Certo. Dopo aver passato la sua intera vita a soffrire in silenzio e fingersi buona in pubblico, non c’è niente di meglio che spingerla a continuare la vita di prima.
Tutto questo è frustrante su infiniti livelli. Come faccio a non odiare il padre sapendo che le sofferenze della protagonista erano evitabili al 100% se solo lui avesse avuto un grammo di cervello in più? Davvero non riusciva a passare il Natale con lei e avere la discussione prima? È davvero una buona idea spingere Flora a confessare un delitto che normalmente merita la morte – e che avrebbe come minimo scatenato una guerra, se fosse riuscito?
Le storie di perdono sono potenti, se sono scritte bene, e questa non lo è.
Flora e il fatto che è solo una vittima bisognosa di perdono e non assolutamente di almeno un briciolo di punizione occupa gran parte dello spazio. I personaggi secondari meglio caratterizzati e mentalmente stabili nonostante i loro traumi e problemi personali non hanno invece una sola scena di risoluzione, o indizi di felicità futura. Solo ulteriore lavoro per salvare il didietro a regnanti semi incompetenti.
Sento un po’ di puzza di classismo da parte dell’autore; com’è che i personaggi nobili hanno tutto lo spazio e quelli di rango inferiore manco le briciole?
Più penso a questo volume, più mi si agita la milza. Meglio lasciarmelo alle spalle per sempre e passare al prossimo orrore libroso.
Al 4° posto, il manga If you regret it so be it, I wish you happiness with the saintess you’ve chosen.
La quarta di copertina promette che è una di quelle storie di fanciulle che, mollate in modo tremendo dal principe loro fidanzato, si rifanno una vita migliore.
Tutte balle. Nelle storie di questo tipo le protagoniste partono sentendosi arrabbiate e/o col morale sotto i tacchi, ma dopo un paio di capitoli si tirano su e iniziano a capire come farsi una vita migliore.
Non qua.
La protagonista ha il morale sotto i tacchi all’inizio della storia e continua ad avercelo per tutta la storia, passando tutto il tempo a lamentarsi e piangere. Alla fine casca dal pero quando le viene imposto di diventare concubina del principe. Lei avrebbe potuto prevederlo e tentare di sottrarvisi, ma ormai è troppo tardi e non trova altra soluzione che bere una pozione allungatale in passato dal fratello maggiore del principe – con l’istruzione di berla se si fosse trovata in una brutta situazione.
Poteva essere un veleno per quanto ne sapeva, invece si ritrova in una specie di coma. Ciò non impedisce all’ex e al pessimo padre di lei di destinarla comunque al concubinato non appena si sveglia. Risolutivo proprio. La storia si chiude col fratello del principe che capisce che ha bevuto la pozione.
Leggo queste storie perché mi piace assistere al coraggio e l’ingegnosità di protagoniste femminili che affrontano pessimi ex e brutte situazioni di ogni genere, vincendo anche con tutto il mondo contro; una protagonista che passa l’intera storia a piangersi addosso va a vanificare la stessa ragione per cui ho comprato la storia. La sua tristezza è comprensibile e mi dispiace per lei, ma a un certo punto dev’essere lei a tirarsi su e capire come rifarsi una vita, mica rimanere alla mercé della carità del prossimo. Le relazioni umane – e quelle con le storie – non possono reggersi solo sulla pietà.
Una volta che il principe si è innamorato della guaritrice che l’ha salvato e si è dimenticato delle promesse fatte alla protagonista, basta. Non serve ripeterlo dieci volte a capitolo.
Non aiuta che i dialoghi e lo stile del disegno siano quanto mai mediocri e i personaggi e il mondo iper piatti e prevedibili.
Questo manga è stato uno spreco di soldi, tempo e pietà e a differenza di To sir, without love, non ha nemmeno la scusante di essere trash fin dalla quarta di copertina – che anzi, qua è ingannevole. Bocciato su tutta la linea.
Ed eccoci sul podio del disonore! Al 3° posto abbiamo il manga The white necromancer.
Storie di giovani morti e reincarnati in universi fantasy ne esistono a milioni, ma questa sembrava avere un potenziale unico. Questo protagonista voleva diventare un necromante bianco – ma come sarebbe possibile? I necromanti si dilettano di magia nera e creazione di zombie, mentre i maghi bianchi sono di solito guaritori rispettosi del ciclo naturale di vita e morte. Come funziona un mondo di necromanti bianchi? Come è possibile conciliare due tipi di magia e idee così diversi? Già mi immaginavo mondi di magia con regole uniche, azione e personaggi originali …
Solo per trovarmi tra le mani uno dei canovacci più spogli, triti e ritriti che si siano mai visti.
Il mondo magico non ha nulla di memorabile e quel poco che si impara sulla magia è così che già visto che tanto vale sfogliare i manuali per principianti di D&D. I personaggi sono più piatti di un tagliere. C’è il protagonista buono e piattissimo, il resto del cast che intuisce che, già a sette anni, il protagonista è il più speciale e unico del mondo, destinato a grandi cose… e uno dei “plot twist” più prevedibili di sempre.
La scena in cui il vecchio mago muore di vecchiaia è trattata dai personaggi come uno shock tremendo e inimmaginabile. Ora, il lutto non è mai bello, ma senza incantesimi di giovinezza, più di cento anni di vita, una barba bianca che arriva al pavimento e gli ultimi giorni allettato, non mi sembra esattamente un plot twist. Non che il mago avesse altre caratteristiche, oltre all’essere un vecchio mago che insegnava cose e si era adoperato per il bene.
Se chiedo a chaGPT di inventarmi una storia e personaggi con queste premesse, mi sforna qualcosa di meglio e gratis.
È stato tremendo. E io a leggerlo, pagina dopo pagina nella vana speranza che saltasse fuori qualcosa di decente. Mai più – o almeno, non con questa serie.
Al 2° posto, The villainess is dead! Long live the villainess!
Non appena l’ho finito, mesi fa, sapevo che avrei riparlato di questo libro in questa top 10, e non nel lato buono.
Tutto quello che poteva andare storto in questa storia è andato storto. Caratterizzazione incoerente? C’è. Personaggi piatti e/o stupidi? Ci sono. Prosa convoluta? C’è. Trama insensata e mal scritta? C’è. Relazioni d’amore che hanno zero senso e chimica? Ci sono. Drammi inutili stiracchiati all’infinito? Ovvio che ci sono.
E dire che la premessa era interessante: una donna ingiustamente accusata che inscena la sua morte e poi fugge in un altro paese per rifarsi una vita sposandone l’erede al trono suona intrigante. È l’esecuzione che è tremenda.
La protagonista oscilla tra mastermind astutissima e cinica a fanciulla angelica indifesa e ingenua nel giro di poche righe. Giura e spergiura che farà qualsiasi cosa per il trono del regno vicino – poi rischia di mandare tutto a quel paese per fasciare la ferita di un tizio a caso incontrato per strada (perché è ovvio che nell’intera città non si poteva trovare un altro pezzo di stoffa). Perché vuole diventare regina? No, non ha alti ideali come l’abolizione della schiavitù, era solo il suo sogno da bambina. Come fa a spodestare la malvagia duchessa? Raccogliendo testimonianze per il processo – perché assolutamente nessun altro poteva pensarci o riuscirci, nemmeno uno dei nobili e/o delle vittime, nemmeno il principe, o il re che è perfettamente in salute e sano di mente. Lei ci riesce e in meno di due capitoli la sua vendetta è compiuta. Un vero anticlimax che lascia scoperte non poche perplessità.
E viene fuori che a procurarle l’antidoto al veleno non era stata lei stessa, bensì uno dei personaggi più stupidi che ho incontrato: l’ex di lei – ovviamente il principe. Lui la amava, ma la potente duchessa l’aveva incastrata. Lui è riuscito a procurarle l’antidoto poi poteva solo sperare che lei riuscisse a uscire dalla sepoltura. L’idea di mandare qualcuno a controllare e aiutarla a fuggire non gli passava manco per la testa.
Per non parlare dei deus ex machina, quel tipo di incredibili coincidenze che ci potevi vincere la lotteria dieci volte. Lei casca durante la fuga? Finisce tra le braccia del principe vicino. Quando lei ha usato il suo fazzoletto speciale che serviva per la prova di diventare regina per fasciare la ferita al tizio, va tutto bene comunque perché in un battibaleno la ferita era guarita e il tizio l’aveva fatto lavare e recapitare al palazzo gusto. Una delle esaminatrici era una tizia che lei aveva salvato dai mercanti di schiavi due capitoli prima. Pensa la fortuna.
I personaggi hanno uno o più di questi tratti: prevedibili, stupidi, piatti. Altri e migliori non se ne trovano.
Un incubo e perdita di tempo che non vedo l’ora di lasciarmi alle spalle una volta per tutte.
E infine, al 1° posto nella mia classifica di libri peggiori del 2025, c’è Il museo Gutenberg!
Da un libretto comprato presso il museo della stampa più rilevante al mondo ti aspetti qualcosa di speciale, fosse anche una serie di illustrazioni.
Invece no.
Le informazioni sono scarne e reperibili ovunque, ma il peggio è la prosa. Un massacro di italiano ché nemmeno il primo google traduttore. Errori di grammatica, anacoluti, espressioni corrette ma insensate (tipo “si verificò una grande esplosione di testi”). Impossibile leggere una riga senza chiederti cosa accidenti hai appena letto.
È lungo meno di 50 pagine, ma arrivare alla fine mi ha pesato come se ne avesse avute più del quadruplo.
È stato il tradimento peggiore dell’anno, una delle cose più brevi che ho letto ma senza alcun dubbio anche la peggio scritta.
Ma ora lasciamoci alle spalle questi pessimi ricordi di lettura – e i vostri – e accogliamo quelli positivi!
È stato difficile selezionare solo dieci libri perché quest’anno ho avuto un sacco di letture splendide. Perciò mi sembrava corretto parlarvi prima di libri meritevoli che non ho incluso per mancanza di spazio.
Il 1° volume di Soara and the house of monsters è stata una lettura memorabile che unisce uno stile di disegno splendido a tematiche importanti senza calcare la mano e trasformare tutto in una predica. Un’orfana sul punto di diventare una cacciatrice di mostri perde il suo posto nella società quando viene dichiarata la pace coi demoni – incontra poi un gruppo di nani architetti intenti a costruire ai mostri delle case. Così facendo, la pace con gli umani potrebbe durare più a lungo. Seppure dubbiosa, Soara si unisce a loro e inizia a rivalutare certe sue posizioni ideologiche.
I primi volumi di The fake Hero crashes the party e No longer allowed in another world sono stati una sorpresa pazzesca e non li includo qua solo perché ho deciso di dedicare un articolo a parte alle serie (vecchie e nuove) che mi hanno dato grandi gioie. Citerò lì anche serie fantastiche come Magi Lumiere ed Heroine? Saint? No, I’m an all-works maid and proud of it!
Al 10° posto dei migliori libri del 2025 metto il 1° volume di Disowned but not disheartened! Life is easy with overpowered magic!
Quelli successivi sono un po’ calati nella qualità, ma questo ha reso il primo ancora più memorabile ai miei occhi. La norma, in storie dove una persona della Terra si reincarna in un mondo di spade e magia, è che la protagonista finisca orfana e/o odiata dai genitori nobili corrotti e bullizzata impunemente da chiunque passi nonostante i suoi grandi poteri.
Non qua.
La protagonista già da bambina viene scaricata dai genitori presso un lontano parente che la adotta, e si crea una nuova famiglia e rete sociale lì. Vedere i suoi profondi legami di amicizia e come i suoi cari la proteggano riscalda il cuore ed è anche divertente.
Lo schema è: parte il bullismo/un’ingiustizia di rito, ma proprio mentre aspetti che l’abuso finisca di seguire il relativo cliché, la protagonista o qualcuno vicino a lei interviene a soffocarlo sul nascere e punire il/la responsabile.
Vedere i bulli e i corrotti puniti subito, senza scene di perdono/condono più false e scontate della plastica è stato un vero toccasana per i miei nervi.
Cos’è il fantasy senza un minimo di escapismo?
L’umorismo e il bizzarro e brillante punto di vista di lei è oro allo stato puro e mi ha fatta sorridere per tutta la lettura. Ha senso per due motivi: viene dalla Terra quindi ci sta che non la pensi al 100% come gli altri, e poi lei è cresciuta in una città di cacciatori di mostri con molti più muscoli che cervello. Questo le ha pure evitato la triste sorte di farsi mille trilioni di pippe mentali per i suoi grandi poteri – ha imparato a usarli molto bene e non si sente in colpa né ad averli, né a usarli.
Il mondo narrativo è carino – non è iper originale, ma suona plausibile e ha più punti di interesse. Nonostante qualche cliché, i personaggi non sono male e suonano plausibili e umani a propria volta. Non è poco.
I dialoghi sono oro e non meno brillanti del punto di vista di lei.
Una splendida lettura che non potevo non includere in questa lista.
Al 9° posto c’è Praga nelle leggende.
Mi ha ricordato le Fiabe italiane di Italo Calvino, ma queste sono incentrate su Praga e le relative leggende popolari. Sono racconti vecchi di secoli, pieni di atmosfera e valori che continuano a risuonare. Le illustrazioni sono splendide e anche la prosa, niente parole di troppo, né frasi troppo secche.
È un libro breve, ma mi è rimasto impresso a distanza di mesi.
Meritava un posto in questa lista.
All’8° posto, il 10° e ultimo volume di Only I know that this world is a game!
La serie in questione mi ha accompagnato per lunghi mesi, facendomi ridere e appassionare nonostante qualche inciampo lungo la strada.
Ma l’ultimo volume ha non solo superato in qualità tutti i precedenti, mi ha anche riservato un sacco di sorprese impreviste!
La scena in cui il re demone muore annegato in modo accidentale mi ha fatto morire dal ridere; è un anticlimax, ma è perfettamente appropriato per questa serie, dove il focus è sempre stato più sull’umorismo e i personaggi che scene di lotta “seria”.
Il finale ha anche altre sorprese – e snodi che avrebbero avuto bisogno di più elaborazione – ma nel complesso mi ha molto sorpresa in positivo. Ad esempio, non mi aspettavo che il protagonista mantenesse la sua promessa di rivelare ai personaggi incontrati finora che il loro mondo è un videogioco – le loro reazioni e come il protagonista li placa sono molto umani.
Non mi aspettavo che trovassero un modo per viaggiare tra i mondi, o che il protagonista riabbracciasse i genitori – che sembravano assenti, e forse anche si vergognavano di lui. Non più.
Insomma, questo ultimo volume è stato un finale più che degno per questa serie – la cui assenza lascerà un vuoto nel mio cuore di lettrice.
È da questo punto della lista in poi che i libri, questo compreso, mi hanno suscitato reazioni contrastanti: la smania di finirli per scoprire cosa succede e il desiderio che la lettura non finisse in modo da gustarla più a lungo.
Ovviamente i miei tentativi di rallentare per farli durare più a lungo non hanno avuto un gran successo.
Al 7° posto abbiamo il 22° volume di Shangri-la Frontier!
Questo volume arriva subito dopo che il protagonista e dei suoi amici riescono a sconfiggere un difficilissimo boss in un videogioco ultra realistico.
A renderlo memorabile, oltre allo stile di disegno che è superbo, è il modo in cui sono illustrate le conseguenze di questa impresa: assistiamo alle reazioni dei loro amici, degli altri giocatori, degli sviluppatori che non si aspettavano questo exploit – e coinvolgeranno il protagonista in altri scenari …
Nel frattempo, la vita va avanti; il protagonista torna a scuola dopo la fine delle vacanze estive, la sua compagna con la cotta per lui – che è segretamente uno di quelli che ha aiutato a battere il boss – torna in scena e ha finalmente una discussione matura con la sorella, gli altri personaggi secondari spettegolano e vanno avanti con le loro vite …
Adoro questa serie perché ha tutto: scene d’azione, misteri, umorismo, un mondo futuristico plausibile a cavallo tra utopia e distopia, un mondo videoludico ben bilanciato e intrigante, personaggi ben scritti e memorabili, scene slice of life in cui i personaggi cementano le loro amicizie, bisticciano e assistono alla nascita di nuove simpatie o antipatie, un ritratto ben fatto della cultura videoludica …
Purtroppo in storie di questo genere capita spesso che il mondo e i personaggi non siano che scenari di cartone che ruotano attorno al protagonista, ma qui non succede.
E il protagonista non è orfano! Ha una famiglia che gli vuole bene e non è psicopatica! Ma quanto è raro?! E il protagonista, per quanto ami i videogiochi e sia considerato una leggenda, non ne è ossessionato al punto da trascurare gli studi o le persone che ha attorno! Non è l’anima della festa, ma nemmeno un disadattato sociale! È una persona normale con una grande passione per i videogiochi e la tecnologia e non una caricatura!
Vi giuro che tutto ciò non è poco.
Amo questo volume perché tutte queste componenti sono presenti e brillano – e dopo svariati volumi in cui il focus era stato tutto sulla lotta al boss, ciò risalta ancora di più.
Adoro questa serie e non mi aspettavo di amare così tanto questo volume.
Al 6° posto, Rhine Legends!
Avevo comprato questo libretto di leggende e storie popolari medievali tedesche ormai due anni fa e non mi aspettavo di innamorarmene così.
È in inglese, ma la prosa è cristallina, alla portata dei lettori meno ferrati in inglese letterario. Tuttavia, l’aspetto migliore è senza dubbio la selezione di storie: ci sono fiabe, leggende medievali, trasfigurazioni di fatti storici e alcuni dei miti a cui si è ispirato Wagner.
Mi ha ricordato ancora le Fiabe italiane di Italo Calvino – che per me è la sua opera migliore.
C’è una ragione se queste storie continuano a essere narrate e risuonare ancora nella mente e cuore del lettore odierno.
Va anche detto che ho un debole per le storie di antichi cavalieri, quindi non potevo non riservare uno spazio a Rhine Legends su questa lista.
L’ultimo racconto, manco a farlo apposta, è legato a un nome che è stato assegnato a uno dei miei personaggi preferiti – di un’altra opera.
Mi ha lasciato uno splendido ricordo, peccato solo per i caratteri piccoli e che è brevissimo – mi è durato pochissimo.
Al 5° posto abbiamo il 1° volume del manga The Dark history of the reincarnated villainess!
La serie si è completamente rovinata nei volumi 3 e 4, ma mentirei se dicessi che i primi due volumi, specialmente il primo, non sono stati due delle mie migliori esperienze di lettura del 2025.
Il disegno non è dei migliori, ma l’equilibrio tra umorismo, pericolo, azione e introspezione è qualcosa di speciale. Mi sono letteralmente rotolata nel letto per le risate, leggendo e rileggendo le pagine nel (vano) tentativo di far durare più a lungo la lettura.
Protagoniste giapponesi che si reincarnano nelle cattive di simulatori di appuntamenti ne ho viste parecchie, ma mai di fanfiction scritte da loro stesse. Quindi non c’è solo il fatto che tutti la odiano, ma anche il prendere coscienza di tutti i lati cringe/problematici di sé stessa che sperava invano di lasciare in quelle pagine. Scritta diversamente, questa storia poteva diventare un buon saggio sulla salute mentale – e cosa succede quando è assente o compromessa.
È difficile non rivedersi almeno in parte nella giovinezza grigia che la protagonista aveva condotto sulla Terra – e da cui evadeva tramite la storia.
Qua ha senso che i personaggi siano poco più di cliché – da cui iniziano lentamente a maturare già nel 2° volume.
Una lettura che ho adorato. Un gran peccato che sia guastata nei volumi seguenti.
Al 4° posto abbiamo invece Masterpieces of the imperial secular treasury
Questo libro (la guida al museo del tesoro degli Asburgo) è il modello che tutte le guide cartacee dovrebbero seguire: foto mozzafiato che ti mostrano i dettagli di opere magnifiche che non puoi vedere da vicino nemmeno se visiti il museo, e didascalie che riescono a entrare nel vivo della Storia senza né appesantire, né tacere alcuna informazione importante.
Sembra poco, ma vi posso assicurare che non lo è. Ho visto e letto parti importantissime di Storia europea sfilarmi davanti agli occhi sotto forma di vesti preziose, mappe e gemme pazzesche – come uno smeraldo grosso come un pugno.
Ho visto anche dal vivo la famosa corona di Carlo Magno – imparando che la croce e il piccolo arco vi furono aggiunte in un momento successivo e che ogni singolo lato è non solo fatto di oro e pietre preziosa, ma è anche legato a una speciale simbologia.
Mi ha fatto venir voglia di tuffarmi nella lore delle corone per trovare ispirazione per un fantasy.
Ho anche imparato cose di Storia che non sapevo, ad esempio che i re istituivano sistemi di ordini e onorificenze dedicati apposta a popolani che si distinguessero per qualche motivo, ricompensandoli senza mandare all’aria il sistema nobiliare preesistente.
E gli abiti imperiali, realizzati a mano e ancora in ottime condizioni dopo secoli, come il manto imperiale di Federico II del 1100…
Credo che la bellezza indiscutibile legata al linguaggio del potere di allora sia uno dei motivi per cui i fantasy sono ancora pieni di monarchie.
È stato così bello – anche esteticamente – che mi è spiaciuto finirlo.
Finalmente siamo sul podio, il cui 3° posto è meritatamente occupato dal 7° volume del manga di Legend of Zelda – Twilight princess!
È un manga che avevo interrotto anni fa al 3° volume; riprenderlo e finirlo è stata una delle mie migliori decisioni di lettura dell’anno.
È un’altra serie che ha tutto: lore, personaggi ben scritti, uno stile di disegno a dir poco meraviglioso, scene d’azione, altre slice of life, temi universali ed eterni come l’eroismo, la malvagità, la codardia, il tradimento… senza dimenticare momenti più leggeri ed umoristici – che nulla tolgono alla serietà della situazione generale.
Questo manga può essere letto anche da chi non ha giocato all’omonimo videogioco e magari non sa nemmeno che è l’adattamento di un videogioco.
Ho scelto il 7° volume perché è il momento in cui Link, dopo aver subito una batosta e aver rischiato di perdere la strada, riceve l’aiuto di cui ha bisogno e si rimette in piedi, aiutando a sua volta un personaggio che ne aveva bisogno. Accetta finalmente il suo ruolo di eroe e uomo in una scena profonda e di grande ispirazione per chiunque.
Tendo a preferire letture più leggere, ma quando un’opera riesca a toccare tasti così importanti senza contenere (troppi) pugni allo stomaco (e morti importanti) e conservando comunque una sua eleganza è difficile che non diventi una delle mie preferite.
Ero tentata di occupare questa intera lista coi volumi dal 4 all’11, ma mi sono limitata al 7°.
È stata dura. L’unico rimpianto è di non essere riuscita a farli durare di più; li ho divorati in pochi giorni di intesa e appassionata lettura.
Siamo arrivati al 2° posto: A Wish a day keeps Karnage insane!
Si tratta di una fanfiction del cartone animato Talespin con qualche piccola sbavatura, ma rimane senza dubbio la lettura più divertente del 2025.
Per fortuna che l’ho letta nella mia stanza e casa vacanze, perché se l’avessi fatto in pubblico mi sarei messa in imbarazzo scoppiando a ridere.
Ho riso letteralmente fino alle lacrime, ha proprio avuto il sapore di un episodio di un cartone che seguivi da bambino e conserva ancora il suo fascino.
Don Karnage, il cattivo ricorrente della serie, mette le mani su una lampada magica con un paio di limitazioni, ma ogni volta che esaudisce un desiderio, esso finisce per rivoltarglisi contro e catapultarlo in situazioni sempre più esilaranti – per il lettore.
Alcuni passaggi sono un po’ out of character, ma l’umorismo, il punto di vista, i personaggi della serie e i dialoghi sono stellari.
Ci sono autori comici che possono solo sognare di scrivere così bene.
Infine, al 1° posto … The immortal mind!
È stato il libro più memorabile del 2025. Prosa cristallina, pochissime parti noiose, trattazione impeccabile e argomento affascinante.
È un saggio scritto da un neurologo americano sull’immortalità dell’anima. È un’ipotesi sostenuta senza sbattere in faccia al lettore la Bibbia o un altro testo religioso, bensì con la scienza. Il materialismo stretto non spiega come (alcuni) pazienti che hanno parti del cervello assenti riescano a condurre una vita normale, per esempio, o come sia possibile sentirsi osservati o avere esperienze pre-morte. Se il cervello umano è esattamente come un computer, nulla o ben poco dovrebbe funzionare se delle componenti mancano o non funzionano, invece …
È un viaggio attraverso la Scienza, la neurologia e la storia del pensiero umano – nonché numerosi aneddoti – che mi ha appassionato. Ho pianto di consolazione e ne ho divorato le pagine con ammirazione e curiosità. Ha anche corretto alcune credenze errate che avevo. Parla anche dei meccanismi interni alla pubblicazione di studi scientifici – che purtroppo non sono sempre trasparenti e obiettivi come dovrebbero. È un saggio di divulgazione scientifica che meriterebbe una traduzione in italiano e un maggior successo.
Sorpresi? Non mi aspettavo che sarebbe stata così dura selezionare solo 10 libri per la parte dei migliori. Spero di avervi regalato un po’ di gioia, con questo mio ultimo articolo del 2025.
Buon anno!


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