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Top 5 serie in ascesa e declino

 

 

Alcune serie che amavo hanno mantenuto tutto il loro smalto, altre lo hanno perso e da altre ancora mi aspetto grandi cose nel 2026

 

Lo scorso articolo sui 10 libri migliori e peggiori non mi è bastato per parlare a fondo di alcune serie che amo ma sono in declino, e altre che promettono bene. Rimedio qua, partendo dalle peggiori per arrivare alle migliori come nello spirito di capodanno.

 

La 5° serie in declinò è How a realist Hero rebuilt the kingdom

 

È una serie di light novel che amo e seguo ormai da anni – e 19 volumi. Mi piace perché, pur avendo magia, creature magiche, misteri e intrighi politici, è priva dei bagni di sangue e morti importanti tipici dell’epic fantasy– che a me non fanno impazzire. Non mi disturba che la logica ogni tanto si contorca per salvare la vita a qualcuno, anche perché non succede spessissimo.

Il problema degli ultimi volumi è il maggiore spazio dedicato a un personaggio che non mi è mai piaciuto: Fuuga. È un conquistatore alla Gengis Khan che vuole sottomettere il mondo perché sì, perché lui è forte e gli va di farlo, quindi perché no?

I personaggi della serie sono scritti in modo semplice e credibile; non sono capolavori di profondità, ma in confronto a Fuuga lo sembrano.

Non sono mai riuscita a prendere sul serio questo buffone arrogante e facevo il tifo perché morisse, soprattutto quando aveva lanciato un’invasione ai danni del regno del protagonista. Alla fine quest’ultimo riesce a fargli cambiare idea con uno stratagemma.

Nell’ultimo volume, Fuuga viene spodestato e la sua sorte lasciata incerta. Tutti lo danno per morto e si comportano come se fosse morto un grande uomo, mentre io ero solo felice che fosse crepato. Alla fine, come al solito, il fardello di pulire i casini del cretino di turno ricade sulle spalle del protagonista, che riesce a stabilizzare il continente.

Manca solo l’ultimo volume che racconterà gli epiloghi di vari personaggi. Lo comprerò e leggerò, ma la serie, a mio parere, doveva finire quando il protagonista scopriva il grande mistero legato alle terre del nord e le orde infinite di mostri che venivano da lì; il personaggio di Fuuga e le sue imprese si potevano tranquillamente omettere.

 

La 4° serie in declino è Hell mode.

Continua a essere uno dei migliori power fantasy che abbia mai letto: la progressione in potere del protagonista e l’evoluzione nel tempo di un cast variegato sono resi magnificamente … ma non senza difetti.

Stare dietro a un cast così grande comporta talora lunghe digressioni che sottraggono spazio a situazioni più urgenti e intriganti.

E per la legge della statistica, è impossibile avere un centinaio di personaggi senza che almeno un paio finiscano per starti sulle scatole. Ad esempio la cotta senza speranza di Palomas per una donna crudele che vuole solo vederlo morire, mi fa girare gli occhi; vorrei tanto che per rispetto nei confronti di sé stesso e del volere di lei, lui la lasciasse perdere.

La complessità dei personaggi e gli intrighi politici e delle loro motivazioni rende a volte il tutto difficile da seguire; se fosse un videogioco ci sarebbero senza dubbio schermate di riepilogo su chi è chi e cosa vuole, ma non qui, purtroppo.

Non è un difetto, ma una mia tendenza personale a non sopportare i cattivi troppo caricati e i demoni lo sono; ogni secondo che sono in scena mi monta follemente la voglia di vederli tutti morti male.

Detto ciò, il mistero è ancora intrigante e si ha la netta sensazione che nonostante il potere raggiunto, il protagonista Allen dovrà fare ancora molta strada per salvare il mondo dai demoni – e, forse, dai numi stessi.

Mi è un po’ caduta, ma continuerò a seguirla.

 

La 3° serie in declino è Reincarnated as the Hero’s friend.

La amo e seguo da anni, ma non ne sono così innamorata da non vederne i difetti.

Questa serie si distingueva, ai miei occhi, per avere spiegoni frequenti e lunghi ma anche interessanti e necessari per capire a fondo il mondo narrativo e i suoi abitanti.

La storia vede un giapponese qualunque reincarnarsi in un videogioco che conosceva nei panni di un nobile minore destinato a morire nel futuro incendio della capitale. Inizia subito a darsi da fare per scongiurare la catastrofe e le non poche che la precedevano, senza dimenticare di notare le sottigliezze culturali della nuova società in cui si ritrova a vivere.

I rimandi alla Storia della Terra e ai tropi degli RPG sono squisiti, ma le digressioni degli ultimi volumi sono molto più frequenti, lunghe, pesanti e meno utili rispetto a quelle dei primi.

Un altro difetto è che a tratti diventa tutto estremamente cervellotico; si ha la sensazione di essere perennemente chiusi nella stanza della mente del protagonista – e dopo un tot il suo rimuginare eccessivo può dare fastidio. È comprensibile e gusto che rifletta e si lamenti per le situazioni impossibili in cui si ritrova, ma alla lunga finisce per dare ai nervi; non era così nei primi volumi.

Ci sono personaggi interessanti, ma non sempre hanno lo spazio che meritano.

Se nei primi volumi c’era un buon equilibrio tra azione, riflessione e momenti leggeri, nell’ultimo si è infranto a vantaggio quasi solo della riflessione e pianificazione continua dei dettagli. È una fase importante, ma non può essere che il romanzo sia 75% elucubrazioni, 15% sfighe varie e 10% mazzate.

Spero che i prossimi rimedino al problema con situazioni più interessanti.

 

Al 2° posto c’è She professed herself pupil of the wise man.

È un altro isekai ambientato in un videogioco che diventa realtà, dove si aggirano ex giocatori con poteri speciali, popolazione nativa e divinità.

Ciò che amo non è l’originalità (inesistente) della premessa, bensì l’esecuzione: il mondo narrativo è interessante, pieno di misteri e tanti piccoli dettagli che lo fanno sembrare un mondo vivo e con tante civiltà diverse succedutesi nei secoli.

Non ho mai amato il fanservice, che è fastidioso, di pessimo gusto ed è inutile alla trama. Di positivo c’è che non occupa troppo spazio. Gli ultimi volumi hanno tuttavia scene e passaggi in tal senso di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno; la domanda “cosa accidenti sto leggendo” mi è venuta più di una volta.

Un altro e più recente problema è il ritmo: tra personaggi blandi che lasciano il tempo che trovano e snodi iper prevedibili e noiosi con zero azione, ci sono interi capitoli più densi e dolciastri della melassa.

Per quanto ami la serie, riconosco che ha perso un po’ la qualità e la strada dopo l’arco narrativo di Chimera Klausen. Parte della premessa consisteva appunto nello sgominare questa organizzazione malvagia che colpiva gli spiriti amici dell’umanità; vinta la battaglia finale contro di essa e i suoi accoliti, è venuto a mancare un gancio narrativo valido. L’autore ne ha messi altri, ma non reggono altrettanto bene.

Nell’ultimo volume ci sono un sacco di capitoli dedicati a minuzie sulla magia che mi hanno fatta sbadigliare.

La serie non è diventata illeggibile, ma si sta perdendo delle stelle per strada e mi dispiace. Spero che il prossimo arco narrativo mantenga le promesse sul fatto che avrà dell’azione e nuovi personaggi.

 

Ero tentata di dedicare il 1° posto di serie in declino a The dark history of the reincarnated villainess, ma quella serie è recentissima e il mio interesse si è bruciato quasi subito. I primi due volumi erano spettacolari, ma già dai due successivi si è rovinata. Questa lista è dedicata invece a serie che seguo da tempo e sono in declino, quindi…

 

Il 1° posto spetta a One Piece.

Posate fiaccole e forconi; non penso affatto che One Piece sia diventato brutto. Se prima mi sembrava un capolavoro per cui 5 stelle non bastavano, ora oscilla tra le 5 e le 4. Non è brutto, trovo solo che abbia perso un po’ della sua magica aura di mito-capolavoro.

Il problema principale è il ritmo: dopo la lunghissima saga di Whole Cake island e Punk Hazard, ho l’impressione che qualcuno stia tenendo una pistola puntata alla tempia del mangaka e minacci di premere il grilletto se non fa finire la serie il prima possibile. Un minimo di lentezza in più sarebbe necessario e assai preferibile.

Avere delle risposte a domande di lore vecchie di decadi è stato fantastico, ma il modo – urlarle e intervallarle alle reazioni del mondo intero – non mi ha affatto convinta. Avrei preferito che desse prima la spiegazione completa, poi si assistesse alle reazioni dei personaggi. Mi sarebbe stato molto più facile e gradevole seguire e digerire il tutto.

Sono arrivata al primo arco narrativo a Elbaf e vedo segni di ripresa, col ritorno a sorpresa di Saul, la commozione di Robin e la prima avventura. Spero solo che il ritmo non torni ad accelerare in modo folle.

Ora passiamo a 5 serie, vecchie e nuove, da cui mi aspetto grandi cose!

 

La 5°, conosciuta prima in ordine di tempo e ancora fantastica è Quality assurance in another world!

È un manga fantasy con forti toni nichilisti, eppure mi è venuto a piacere un sacco. Dei programmatori sono rimasti bloccati nel gioco ultra realistico che dovevano liberare dagli errori di programmazione, e molti sono diventati folli o malvagi dopo anni di permanenza.

Il protagonista, che è uno di questi programmatori, scopre che l’unico modo per uscirne è vincere senza barare. Le sue avventure, il modo pazzesco in cui gli errori di programmazione impattano i mostri e le strategie per sopravvivere sono memorabili.

Mi è rimasta impressa una scena in cui uno dei personaggi dimostra che restare attaccati alle piccole cose di ogni giorno che amano e possono fare anche qui, è la chiave per restare umani e non finire preda dalla follia/pazzia omicida in cui purtroppo è caduto anche il mentore del protagonista.

Ci sono tradimenti, pugni nello stomaco, ma anche risate e indizi che questa serie sia costruita senza un piano per tutto, ma dopo più di 15 volumi, continua a brillare. Forse è anche un punto di forza il fatto che non sai mai cosa accadrà di preciso.

E poi continua a esserci un mistero: cosa è accaduto ai loro corpi? Possibile che nessuno sia riuscito a staccarli dal gioco dell’esterno? È successo qualcosa nel mondo reale? Chi è morto nel gioco è morto anche nella vita reale, o ci è tornato, o è in coma?

Continuerò a leggere con fiducia.

 

La 4° è Magi Lumiere.

È un manga di cui adoro la trama, lo stile di disegno, i personaggi, il tono e l’umorismo. Tutto.

Di storie dove l’elemento lavoro/ufficio viene fuso ad altri generi, non ne ho mai visto una così riuscita.

Eliminare i mostri è compito di ragazze magiche, perché i maschi non possono canalizzare l’energia tecno-magica necessaria. Dietro ai mostri, tuttavia, si celano fenomeni complessi che alcuni vorrebbero sfruttare per spingere una legislazione particolare che li renderebbe ricchi. Nell’ultimo volume, la protagonista e la sua squadra riescono a sventare un attacco tremendo, solo per essere arrestati dietro false accuse.

Anche la corruzione politica è presente. Non manca niente. Ma il tono, nonostante le difficoltà e i momenti brutti, continua a essere positivo e speranzoso come nelle storie tradizionali di ragazze magiche. È perfetto. È una di quelle opere che mi piace così tanto che non riesco a essere oggettiva e spiegare bene e punto per punto perché è fantastica e merita di più. Accontentatevi di questo.

 

Al 3° posto abbiamo Heroine? Saint? No, I’m an all-works maid, and proud of it!

Cosa succede se a reincarnarsi nei panni dell’eroina di un videogioco è qualcuno che non conosce il videogioco e ha un’ossessione bizzarra per le maid inglesi e le loro divise? Succede questa storia.

La premessa non è delle più originali, ma la sua esecuzione è al bacio. Umorismo, una protagonista OP spassosa, personaggi ben scritti, azione, una lore intricata e succosa … cos’altro si può chiedere?

Adoro come mi abbia presa di sorpresa. Nelle storie di questo tipo, tutti rimangono all’oscuro di quanto la protagonista sia forte, ma non qui e agiscono logicamente e di conseguenza.

E i personaggi non sono bellocci bidimensionali limitati ai loro binari, possono decidere di mollare tutto e vivere come vogliono – o almeno provarci.

Una vittima della cattiveria dei pari e degli sviluppatori che anziché piagnucolare senza fine, prende il coraggio a due mani e fa l’impossibile per salvare sé stessa e i suoi cari? Dopo tutte quelle pessime letture, è una boccata di aria fresca.

C’è un sacco di umorismo, ma anche pericoli e momenti più seri – per quanto il tono resti bilanciato a favore della leggerezza. Non è un’angoscia continua, è quel tanto che basta per far apparire il mondo più minaccioso e intrigante e impedire che il tutto diventi una fuffa noiosa e insensata.

Perfetto. Mi aspetto grandi cose dai volumi seguenti.

 

Al 2° posto c’è The fake hero crashes the party.

È stata un’altra sorpresa; conosciuta nel 2025, questa serie consta di soli due volumi ma sono una bomba. In un mondo afflitto da re demoni che muoiono e ritornano per sterminare l’umanità, il protagonista si ritrova a dover recitare la parte dell’impostore per tirare fuori dal vero Eroe, suo caro amico d’infanzia, tutto il suo potenziale. Grazie a un’elfa innamoratasi di lui, sopravvive e inizia una seconda vita; il suo scopo è fare del bene.

Se qualcuno ha nostalgia degli eroi senza macchia e senza paura ma non disdegna il trope del veterano traumatizzato che torna in azione per un bene superiore, amerà alla follia il protagonista. È il mio caso. A tratti suona troppo buono, ma è dovuto al fatto che può finalmente abbracciare il suo lato più compassionevole dopo aver recitato per anni la parte del cattivo. È in-character e agisce comunque in modo tale da non mettere in pericolo gli altri.

La scena in cui combatte un mecha magico di ghiaccio mi è rimasta impressa a distanza di mesi.

È interessante come i demoni siano più intelligenti di come gli umani e il lettore credevano; siccome sanno che il loro re perderà la battaglia contro l’Eroe, vogliono uccidere quanti più umani possibile prima che ciò avvenga e spezzarne lo spirito in modo che non oppongano resistenza alla loro fine.

C’è una buona alternanza tra scene serie e tese ad altre pucciose.

Non mi aspettavo che la fine del 2° volume, con la cattiva che viene redenta ed entra a far parte del party del protagonista, fosse dedicata a un regno a caso che viene divorato dalla lava originata da un demone senza lasciare superstiti. Non c’è pericolo di annegare nella fuffa, qua.

Nonostante sia più serio della media delle opere che leggo, è una serie di cui mi sono innamorata e per cui ho grandi speranze.

 

E al 1° posto c’è No longer allowed in another world!

È una delle parodie degli isekai più riuscite che abbia mai visto. È una commedia nera, ma con un cuore e scene commuoventi che mi hanno colta di sorpresa.

Lo stile del disegno è molto bello e c’è un’atmosfera di avventura che non è sempre presente negli isekai. In un volume possono esserci accenni a una trama verticale, ma anche storie autoconclusive con personaggi che hanno un arco narrativo breve, ma completo e soddisfacente.

L’unico difetto che mi viene in mente è che se il lettore non ha familiarità con le storie isekai e i relativi tropi, faticherà ad apprezzare quest’opera. Ovviamente non vale per me.

 

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