Dicembre 2025 parte 2
Eccovi gli ultimi libri del 2025, con sorprese non sempre positive
Knights & magic è una serie mecha ambientata in un fanta-medioevo dove i cavalieri usano armature-robottoni per difendersi dai mostri. Il 1° volume mi era piaciuto un sacco, ma il 2° mi ha fatto passare la voglia di proseguire.
La cosa più frustrante è che non riesco nemmeno a capire perché; i personaggi mi stavano simpatici e i dialoghi continuavano a brillare, eppure intorno al 35% della storia ogni interesse mi è morto sul colpo. Probabilmente c’entrano qualcosa le infinite descrizioni lente che non portavano a nulla, e una serie interminabile di eventi che erano descrivibili usando un decimo delle parole – e più chiarezza.
Nemmeno le scene d’azione sono riuscite a farmi tornare la passione.
Sono riuscita a finirlo solo perché ho saltato dei capitoli.
La trama è: costruito un nuovo modello di armatura-robottone, entrano in scena tizi loschi mandati da altre nazioni per metterci su le mani. Punto. L’autore ci ha messo secoli per arrivarci e l’ha narrato nel modo più convoluto a lui possibile, ma era semplice. La complessità della trama non è mai stato il punto forte della serie, non serviva fingere altrimenti e costruire misteri, sette segrete e incasinare tutto (anche) nella prosa.
Salverei solo il finale – che è leggibile, ma non è abbastanza da indurmi a dare di nuovo fiducia alla serie. Un deludente addio.
Il 4° volume del manga No longer allowed in another world ha invece soddisfatto le mie aspettative. Una parodia nera degli isekai non dovrebbe sommergermi di feels e avere personaggi ben scritti, e invece…
Il ritmo è impeccabile, né lento né troppo veloce e adoro lo stile di disegno.
Con le sue mini-avventure, ha proprio il sapore di un viaggio con tante tappe e sorprese – che parodizzano i cliché più triti e ritriti in modo brillante.
Quando il reincarnato disabile è tornato sulla Terra dopo aver ritrovato la dignità e il coraggio mi è scesa una lacrimuccia. Sono sempre più curiosa sui futuri sviluppi!
Burchiello – Domenico di Giovanni, Sonetti del Burchiello, del Bellincioni e d’altri poeti fiorentini alla burchiellesca è ciò che promette il titolo: una raccolta di poesie.
Il Burchiello – pseudonimo del barbiere Domenico di Giovanni – era un poeta conterraneo e coetaneo di Lorenzo il Magnifico. Componeva sonetti nonsense pieni di dettagli a caso (“alla burchia”, come si diceva allora), ma alcuni raccontavano scene e momenti di vita vissuta. Diede inizio a una moda; l’avevo conosciuto sulle pagine di un libro di scuola e mi ci ero appassionata.
Un vero peccato che questa raccolta di poesie mi abbia smontato il mito.
Alcune poesie erano molto belle, ma altre erano assai dimenticabili – e non aiuta che nessuna di queste era provvista di un paratesto. Nessun tentativo di parafrasi, nessuna contestualizzazione nel tempo o spiegazione dei riferimenti e parole strane, niente di niente. Ci sei solo tu, il testo e le tue conoscenze di fiorentino del Quattrocento.
Lo mastico abbastanza bene, ma chiedermi di ricordare a menadito nomi di vecchie medicine, oggetti, cose a caso, eventi storici e riferimenti a usi e costumi mai sentiti prima è un po’ troppo.
Un minimo di spiegazione e un maggior grado di selezione delle poesie – non tutte scritte dal Burchiello o di incerta attribuzione – avrebbe giovato.
È stata lunga, finirlo. Arriva alla sufficienza, ma non va oltre.
Chi’s sweet home è un anime che parla di una gattina randagia che viene adottata da una famiglia.
Non sapevo che fosse stato tratto da un manga omonimo; quando l’ho scoperto, ne ho comprato e letto il 1° volume per curiosità.
La prima cosa che mi ha colpito è quanto lo stile visivo sia identico all’anime; coi colori pastello e i contorni delle cose esterne appena abbozzati, ha proprio il sapore delle memorie infantili, come se la narrazione fosse filtrata dal punto di vista un bambino o un gattino. Suddetto stile è perfetto per la storia molto semplice che tratta.
È un gag manga senza pretese o scosse, e proprio per questo ho finito per trovarlo un po’ noioso. È perfetto per rifarsi la bocca dopo letture cupe o difficili, ma ora come ora non provo il desiderio di proseguire.
Ve lo stra-consiglio se volete annegare nella melassa e/o in immagini stilizzate di gattini.
L’ultimo libro dell’anno è stato Il grande magazzino dei sogni, un gradito regalo di Natale di mia sorella.
È un fantasy slice of life lavorativo dove i sogni si vendono ai dormienti – che nel sonno si ritrovano in questo regno magico-moderno senza poi averne memoria al risveglio. I pagamenti avvengono tramite le emozioni al risveglio.
Certe parti – soprattutto i sogni commissionati dai morenti ai familiari per rassicurarli – mi hanno commossa, altre mi hanno fatta sorridere e sorpresa. I personaggi, seppur nella loro semplicità, sono carini.
Ho molto apprezzato l’atmosfera di calma e magia priva di scosse – l’unico svantaggio è che non provavo un fortissimo desiderio di riprendere la lettura, come avviene con le storie con una posta in gioco più alta.
L’unica frustrazione che mi è rimasta è non sapere che aspetto hanno Penny e gli altri abitanti di questa dimensione. Sono umani? Fate? Spiriti? Non è mai specificato nel testo, ma vorrei saperlo – e, magari, leggere altre storie ambientate lì.
La copertina mi è piaciuta molto, e anche l’andamento della prosa e la coincidenza della linea temporale; sia io, sia la storia ci trovavamo tra il Natale, Capodanno e i primi di gennaio. Complimenti alla traduttrice – visto che l’autrice è la coreana Lee Mi -Ye.
Mi ha aiutato a ritrovare la gioia di leggere dopo qualche lettura infausta. Spero mi, anzi, ci porti fortuna per quest’anno.


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