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5 (tremende) abitudini di lettura che abbiamo tutti

 

Ci sono abitudini di lettura che, pur malviste, sono universali. Parliamone.

 

Alcune abitudini di lettura sono considerate dei crimini, eppure tutti ne abbiamo commesso uno almeno una volta.

 

Il controllo del finale

Magari è successo quando eravamo bambini e/o eravamo finiti stregati da una lettura piena di azione e pericoli, al punto da chiederci “come farà il mio personaggio preferito a sopravvivere e salvare il mondo”? E allora correvamo all’ultima pagina per essere sicuri che vincesse – o almeno che si salvasse la pelle.

Quella sbirciata poteva essere di due righe o diventare uno spoiler più completo, ma almeno una volta l’abbiamo fatto tutti.

Alcuni vedono questa abitudine come un crimine o un’ammissione di debolezza mentale, ma non sono del tutto d’accordo; anche nel migliore dei casi, leggere è sempre un investimento di tempo e di emozioni, è più che naturale chiedersi se valga la pena investire in centinaia e centinaia di pagine se un personaggio/cosa emotivamente importante viene meno prima del tempo/è svolta male.

Oserei dire che, controllato rapidamente il finale, è possibile godersi la storia ancora di più; quell’eventuale rassicurazione non rovina la sorpresa per tutte quelle corpose pagine tra l’inizio e la fine. Magari scopriamo che il detective sopravvive alle trame del serial killer, ma non ancora chi è il serial killer.

Dipende tutto dalla sensibilità, gusti (e autocontrollo) del lettore, ed è giusto così. È giusto che ognuno si goda le storie che preferisce come crede.

 

Il salto dei capitoli

L’abbiamo fatto tutti almeno una volta, almeno con un libro di una materia che odiavamo e non riuscivamo a studiare. O magari con un libro lento, o che parte bene ma sembra fermarsi in un pantano verso la metà.

Nel migliore dei mondi possibili, i libri sono scritti così bene che nessuno si sognerebbe mai di saltare un capitolo – ma noi non viviamo lì.

Non è mai un buon segnale se salto un capitolo; vuol dire che sto pensando di mollare il libro e vedo se i capitoli seguenti possono valere la fatica di terminarlo, o se è meglio per la mia salute mentale che molli tutto. Più spesso è il secondo caso.

Non loderei questa abitudine, ma ho toccato con mano che a volte è necessaria. Anche al miglior autore di tutti i tempi può uscire un capitolo fiacco o meno ispirato rispetto agli altri – e il lettore non dev’essere costretto a subirselo se non ne ha voglia.

 

Il blocco di lettura per non soffrire

Un altro classico. Hai aperto un libro e ti sei affezionato ai personaggi; dopo un tot, sono tutti felici e sembra tutto sistemato, ma mancano ancora un sacco di pagine alla fine della storia. Sai benissimo che quel lieto fine non durerà. Ci vuole coraggio e forza di volontà per riprendere a leggere e non tutti lo trovano – soprattutto se è un lungo periodo di stress dove le energie mentali sono richieste altrove e la lettura era un modo per evadere. Se leggi per evadere, con che forza riprendi a girare le pagine per vedere i tuoi beniamini soffrire ancora e perdere tutto?

Succede anche tra libro e libro. Magari hai letto il primo volume di una saga, è finito abbastanza bene e non riesci a trovare la motivazione per proseguire. Non vuoi vedere la loro innocenza finire in mille pezzi o la trama stritolarli tra i suoi meccanismi.

Mi capita più spesso di quanto non vorrei. Ci sono libri che ho interrotto per mesi, prima di trovare la forza e il coraggio di terminarli. O serie che ho amato, ma non trovo la forza di riprendere, come Reign of the seven spellblades e Secret of the silent witch. Il primo ricorda Harry Potter, ma è molto più maturo e ci sono scene strazianti; è una serie fantastica che mi ha fatto piangere lacrime di dolore e commozione più volte, con lore intricata, splendidi personaggi, azione, una posta in gioco al rialzo … Bellissimo, ma io sto facendo una fatica incredibile a riprenderla in mano – e ormai sono indietro di almeno cinque volumi. Con che cuore riprendo a leggere per vedere gente morire, impazzire o soffrire in modo bestiale? Non mi basta forse leggere la cronaca, per quello?

Idem per Secret of the silent witch. È meno diretto, ma ha comunque dei momenti intensi e non sempre facili da mandar giù. So che anche qua devo pagare un tributo di lacrime e dolore e la voglia di versarlo non è altissima. Non aiuta che non vada matta per l’ambientazione scolastica.

Mi è successo anche con un romantasy, The imprisoned princess dreams of a second chance. La storia inizia con la protagonista prigioniera che vede morire di tortura l’unico caro che le è rimasto; lo shock le risveglia poteri magici latenti che lei usa per (tentare di) mandare all’altro mondo la potentissima e sanguinaria imperatrice che l’ha messa in quella situazione. Sviene e si ritrova nel passato, anni prima di quegli avvenimenti; vive la sua seconda vita con più consapevolezza, risolve problemi e vive una vita lunga e felice … non fosse che la notte della sua morte, si risveglia più giovane nella linea temporale brutta. Lei è di nuovo sola, vestita di stracci e senza più l’amato col mondo in guerra. Sono passati anni e ancora non ho trovato il coraggio di leggere il terzo volume.

Sono debole, ma non sono l’unica debole.

 

Il blocco di lettura da conclusione apparente

È un tipo di blocco diverso dal precedente perché non si verifica nel mezzo della lettura e la motivazione è differente.

Vi faccio un esempio: ho letto e amato il primo volume di Disillusioned adventurers will save the world. Tratta di un gruppo di avventurieri adulti e disincantati (e con un grosso trauma per ciascuno) che formano un party e vanno in giro ad affrontare dungeon, uccidere mostri e terminare quest. Mi è piaciuto; aveva azione, un mondo carino, un pizzico di lore e personaggi credibili, ma non ho alcuna voglia di mettere mano al secondo volume perché ciò che ho letto ha già il sapore di una storia conclusa. Parla di persone ciniche che decidono di dare una seconda chance a sé stesse e al mondo; ci riescono e riescono pure a concludere una missione difficile dove il lavoro di squadra era particolarmente vitale. Punto. Basta, ha già il sapore di una storia conclusa, indipendentemente da quali avventure affronteranno in seguito il loro cambiamento/sviluppo personale è già avvenuto.

È come continuare a leggere un rosa fin dopo il matrimonio e la risoluzione di tutti i problemi di coppia; non è inutile? Il rosa non si gioca nella fase di innamoramento e stabilirsi della relazione? Se i due sono già felici e contenti insieme e hanno già imparato a comunicare e risolvere tutti i loro problemi, perché continuare a leggere?

Se la storia suona già conclusa al primo volume – o a uno precedente la fine della saga – è più che naturale non voler proseguire. Non c’è da sentirsi in colpa a mollare una storia che continua oltre la fine prevista dall’inizio.

Quando succede la colpa è molto spesso dell’autore che fa continuare la serie oltre la sua fine naturale. Ad esempio, Tearmoon empire narra di una principessa incompetente che torna indietro nel tempo ad anni prima della sua esecuzione e lo scatenarsi di guerre e disastri in tutto il continente. Riesce a sventare i problemi che avevano portato alla sua fine, ma continuano a spuntarne altri. Arriva anche sua nipote, anch’ella scampata a un’esecuzione e con un brutto futuro da prevenire. Sono tutti problemi e conflitti che sono stati aggiunti solo per far proseguire la storia e non perché erano necessari, naturali e previsti dalla struttura. L’autore l’ha anche confermato – ha avuto molto successo e non voleva interrompere la storia.

Mi è anche successo con un romantasy che narrava della figlia di un duca che decide di diventare una maga ed evitarsi un matrimonio mandando a quel paese le aspettative della famiglia. Ci riesce e si innamora ricambiata del suo istruttore (con soli due anni più di lei), si sposano … e la storia continua. Perché? Il loro idillio amoroso era già perfetto, non aveva senso né continuare la storia né continuare a scriverla.

 

Quando una storia smette di piacerti e non sai perché

 

Di tutti i blocchi di lettura possibili, questo è il peggiore. Oserei dire che è persino più frustrante di una storia mollata perché è brutta.

La frustrazione nasce dal fatto che non capisci perché la storia ha smesso di piacerti: i personaggi sono sempre quelli, non ci sono buchi di trama evidenti o traumi a caso … eppure, di colpo, non hai più voglia di leggerla. Piuttosto, leggeresti un’enciclopedia o rimarresti a fissare la vernice che si asciuga. Faresti qualsiasi cosa meno che finire quel libro, che diventa l’equivalente mentale del compito a casa più noioso e tedioso della tua vita. La differenza è che si tratta di un libro e allora o lo molli, o lo metti un angolo illudendoti che un giorno lo finirai.

È impossibile stabilire se la “colpa” sia dell’umore instabile del lettore, o di un difetto grave della storia che l’intuito di chi legge ha beccato ma non la sua parte conscia.

Recentemente, mi è successo con secondo volume di Knight’s & magic. Ho adorato il primo volume, ma al 35% del secondo mi è morto tutto l’interesse – e non ho ben capito perché. Ho dato la colpa al ritmo e alla prosa che diventava convoluta senza motivo, ma hanno più il sapore di scuse che motivi più fondati come un buco di trama che distrugge ogni credibilità. Ho saltato i capitoli centrali e sono saltata al finale e dubito che riprenderò mai in mano la serie.

 

Alla fin fine, l’unico che ha il diritto di scegliere come, quando (e se) leggersi o finire una storia, è il lettore. Trovo che queste abitudini siano criticate in maniera eccessiva; leggere dev’essere una cosa che si fa per piacere, non per produrre contenuti o vincere gare. La vita è troppo breve per costringersi a leggere libri che non convincono del tutto.

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