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Capitan Futuro – a quando il ritorno degli eroi?

Capitan Futuro – a quando il ritorno degli eroi?

 

Capitan Futuro – l’imperatore dello spazio è già una delle mie letture migliori dell’anno e volevo parlarvene più a fondo.

 

Capitan Futuro è un anime di qualche tempo fa, ma la prima volta che ho incontrato questo personaggio è stato molto di recente, al Salone del libro. Stavo dando un’occhiata al bancone della casa editrice Tunué, quando ho notato un fumetto dalla copertina cartonata con sopra un uomo dai capelli rossi e due androidi sullo sfondo. Lo stile di disegno era a dir poco meraviglioso, e il titolo era Capitan Futuro – l’imperatore dello spazio.

Una classica avventura in un futuro (semi)utopico dove l’umanità è partita per le stelle e convive in maniera (perlopiù) pacifica con altri alieni?

Questo libro aveva già il mio nome sopra.

È un setting che adoro e tocca corde profonde della mia anima; un futuro in cui l’umanità parte per le stelle e impara a convivere con sé stessa e gli alieni in mille avventure è un futuro su cui mi piace fantasticare  – e che fa molto meglio al mio sistema nervoso di soggiorni mentali in distopie.

Un altro dettaglio che ho amato fin dalla copertina è il protagonista. Non fanno più eroi come lui, quelli che, nonostante un passato tragico alle spalle, dedicano la loro intera vita a portare giustizia, senza diventare spietati vigilantes, eroi complessati o vittimisti.

Li adoro e un tempo erano la norma, ma oggi è sempre più difficile trovarne. Da un lato è senza dubbio una questione di mode e gusti; sarebbe noioso se esistessero solo eroi di questo tipo, e non tutte le storie si prestano ad averli come protagonisti. È indubbio che, se scritto male, l’eroe senza macchia e senza paura diventa un perfettino insopportabile immune da qualsiasi critica e potenziale pericolo – se non, addirittura, il vero cattivo della storia.

Ma quando è scritto bene non ti fa sbadigliare, ti fa chiedere come accidenti faccia a non crollare. Questo tipo di eroe soffre, combatte, perde, viene tradito e/od ostacolato a ogni passo, arriva a chiedersi se il villain abbia ragione, se non sarebbe meglio arrendersi al male e al caos, per poi rialzarsi e trovare la quadra tra i suoi principi e un mondo che sembra fatto apposta per metterlo alla prova — e solo allora vince.

Suona troppo idealistico? Sì, ma anche nella vita reale esistono persone capaci di sacrificare la propria vita (e/o carriera) per salvare anche solo una vita, far emergere la verità, fermare un attentatore…

Non posso fare a meno di chiedermi se alcuni vivano questo idealismo con disagio. Un eroe senza macchia né paura combatte senza arrendersi, e implicitamente invita i lettori e l’autore ad affrontare a propria volta i fatti e un mondo oscuro e complesso, a essere persone migliori anche quando è difficile e la vittoria è tutt’altro che garantita.

Quanti di noi hanno il coraggio di rispondere a questa chiamata, o anche solo di ascoltarla?

Non è sorprendente che molti preferiscano accarezzare la fantasia di indulgere nei propri aspetti peggiori e vincere – o quantomeno essere compresi e giustificati di tutto, meglio ancora se la colpa viene tutta scaricata su persone che non piacciono o sulla Società Che È Sempre Cattiva©. I cattivi, e non i buoni, sono il tramite perfetto per vivere questa fantasia – che trovo comprensibile, ma dopo averla vista su pagina e schermo un triliardo di volte, non posso fare a meno di chiedermi se non sarebbe più salutare tornare a questo tipo di eroe, fosse anche solo per varietà narrativa.

 

Gli eroi senza macchia né paura scritti male sono una rovina, ma Capitan Futuro non rientra in questa categoria.

Ancora prima che entri in scena, capiamo un dettaglio importante: è famoso, ma non è benvoluto da tutti. Alcuni in posizione di potere lo accusano di essere un ciarlatano, un franco tiratore e ostacolare senza ragione la Terra e il governo intergalattico.

E qua sorge un dubbio: forse il suo vivere nell’astronave lasciatagli dai genitori non è solo un vivere libero, ma anche una sorta di esilio volontario.

Nonostante i suoi trascorsi non positivi con la Terra e la sua bassa opinione del governo, accetta la missione del presidente: trovare la causa di una misteriosa malattia e impedire che i problemi di un pianeta-prigione esplodano causando problemi di rifornimento in mezza galassia. Accetta per la gravità della situazione, non per ricevere onori o un senso del dovere, men che meno essere affiancato da Joan, un’agente del governo terrestre che non lo sopporta.

 

Joan è un personaggio che ho finito per apprezzare; si scontra spesso con Capitan Futuro, ma non è una girl boss irragionevole e misandrica, così come lui si scontra con lei per ideali differenti e non per misoginia. Joan incarna un modo di pensare diffuso nei suoi ambienti, ma non viene demonizzata e non sabota la missione – anzi, partecipa in modo attivo, professionale e importante. Non è poco.

È bello anche che al termine della missione lei non si sia innamorata di lui, non abbia rinunciato ai suoi principi e non lo veneri come un nume; si limita a guardarlo con un senso di rispetto più profondo. Non poco, considerato il loro primo incontro.

 

Capitan Futuro è competente, anzi, pienamente all’altezza della sua fama; con una serie di manovre complesse e coraggiose riesce a salvarsi da un agguato e ad abbattere un’astronave nemica. Fa anche mostra del suo codice d’onore nel non ammazzare il tentato assassino e nell’impedire che venga torturato per ottenerne informazioni. Ha anche due momenti di debolezza; nel primo, pur avendone motivo, riesce a mantenere il controllo e non mandare Joan a quel paese, nel secondo è Joan a impedire la catastrofe. È una persona con alti principi morali, ma non è un perfettino infallibile; per quanto idealizzato, suona umano – qualcuno che ha già affrontato grandi tragedie, ma non permette al dolore di spezzargli lo spirito. Deve anche affrontare una situazione sempre più difficile con un limite di tempo stringente; il lettore avvezzo alle storie d’avventura non ci fa neanche caso, ma questo cliché, come gli altri, è giustificato da dettagli interni alla storia. Nello specifico, il limite di tempo gli viene imposto dal governatore del pianeta; la situazione è sempre più incandescente ed è tentato di ricorrere all’esercito. Capitan Futuro riesce a ottenere un po’ di tempo per agire prima che ciò avvenga.

Nessun Deus ex machina o fortuna sfacciata che arrivi dal nulla a risolvergli i problemi, solo coraggio, intuito e fiducia in sé stesso e nei suoi alleati.

 

Ho apprezzato molto come l’unico a essere demonizzato nel corso della storia sia il cattivo – date le azioni, lo merita appieno. Né i governanti, né gli altri personaggi sono ritratti come caricature o macchiette.

Sembra poco, ma mi capita fin troppo spesso di imbattermi in storie spacciate come “adulte” piene in realtà di buchi di trama e personaggi-cartonati.

Un altro dettaglio che ho amato è come venga punito il cattivo, ma non la folla di esseri che lo seguiva perché ingannati e per salvarsi da una brutta situazione. Viene punito il tiranno e risolto il grave problema che aveva spinto una massa di disperati a seguirlo – che poi abbandonano sia lui sia l’idea di usare la violenza. È un discorso che suona scontato, ma è molto più intelligente di “i tiranni spuntano fuori dal nulla” o “giustifichiamo il terrorismo perché viene fatto per questo motivo importante”. Il tiranno è punito e per gli altri si aprono le porte dell’amnistia e di una vita alla luce del sole – probabilmente per le buone conoscenze di Capitan Futuro.

La trama non è particolarmente intricata, ma ha il pregio di non essere prevedibile nei suoi dettagli e reggersi sulle proprie gambe, risultando comprensibile anche a chi conosceva questa serie.

Lo stile di disegno è a dir poco fenomenale.

 

Leggetelo.

 

 

 

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