Aprile libroso parte 2 di 3
Eccomi con la seconda parte del wrap-up di aprile. Come? “Ritardo”? Mai sentita questa parola! Cominciamo!
La light novel The world’s strongest witch è diventata una delle mie serie preferite in assoluto e questo 2° volume non ha deluso le aspettative. L’ho adorato quanto il 1°, al punto che ho tentato invano di farmelo durare di più e mi è spiaciuto giungere alla parola “fine”.
Lo descriverei come la versione pseudo literary RPG di One-Puch, ma questo sunto non basta a rendergli giustizia.
La ricetta “personaggio moralmente buono e ingenuo risolve tutti i problemi perché è OP e ha internet” sembra una via sicura per una storia noiosa o disastrosa, ma in realtà dà vita a una delle commedie più spassose che abbia mai letto.
La protagonista Lorna vive in un mondo RPG e sblocca il potere di consultare internet, grazie a cui scopre ben presto verità incredibili: dove trovare oggetti ultra potenti, come sconfiggere mostri, segreti del passato …
Vederla smontare – eppure vivere in mezzo a – cliché, segreti e creature magiche è uno spasso continuo. Ci sono anche scene d’azione, ma sono molto più vicine allo spirito di One Puch che di uno shonen.
In questo volume, Lorna si fa amici dei cultisti e salva una città sul mare e un regno di sirene.
Oltre alla storia, ho amato anche la postfazione dell’autore che svela l’ispirazione dietro al nome dei personaggi; ho imparato così che la fissazione sua e di altri autori per il nome “Reinharte” non c’entra niente col nome Reinhard, ma viene da una app giapponese e la combinazione di due particelle di quella stessa lingua.
Un mistero svelato alla fine di una grande commedia. Non è poco.
Enciclopedia dei fumetti western – autori e personaggi che hanno segnato un’epoca è stato un acquisto d’impulso in edicola, ma si è rivelato una lettura assai migliore del previsto.
Avevo sentito nominare buona parte di questi western, ma non avrei saputo dire precisamente quale autore aveva scritto cosa, in quale periodo e con quali ispirazioni.
Leggerlo mi ha permesso di dare un nome a tanti autori, personaggi e fenomeni che avevo solo vagamente intuito – anche solo il legame tra il western e il particolare clima nell’Italia del dopoguerra.
L’unico dettaglio che non mi ha convinta è il fatto che la trattazione non è svolta in modo cronologico. Avrebbe semplificato le cose molto di più.
Non nego che online o su carta stampata esistano enciclopedie più complete sull’argomento, ma per un acquisto d’impulso non è stato davvero niente male. Un bel tuffo in un passato che non ho vissuto.
Sapete invece cosa ha deluso aspettative alte meno di un metro da terra? Don Camillo a fumetti – un “notturno” che non fa dormire.
L’avevo comprato anni fa a una fiera del libro per i miei genitori, che però l’hanno snobbato, condannandolo a molti mesi in fondo alla mia pila della vergogna.
Quando alla fine mi sono decisa a leggerlo, ne ho notato subito il massimo punto di forza dopo l’estrema brevità: lo stile di disegno.
Ulteriori lati positivi non mi sono pervenuti. Si ha l’impressione di capitare nel bel mezzo di una 5° stagione di una serie di cui hai solo sentito parlare – quindi ciao ciao contesto, alla facciaccia della brevità. Ci sono personaggi noti o di cui si intuisce facilmente il ruolo, e poi personaggi con riferimenti a movimenti giovanili del secolo scorso; quelli appartenenti alla seconda categoria mi sono stati subito sulle scatole. Potevano morire in modo atroce e avrei applaudito. La storia cerca di farti credere che sono profondi e affascinanti, sono il futuro e hanno in realtà ragione su tutto ma il mondo arretrato che hanno attorno li opprime; l’esito è che sono degli schizzati insopportabili che urlano, piagnucolano, creano problemi e rompono cose a caso.
Il vertice della trama è uno di loro che si traveste da Diabolik per raggiungere e placare l’isterica che si è messa a suonare le campane della chiesa di notte. Uao.
Non mi aspettavo chissà che capolavoro, ma ci sono storie brevi capaci di restare impresse, e questa purtroppo non rientra nell’elenco.
La vera ragion d’essere di questo fumetto è celebrare il restauro di un vecchio edificio con un paio di omaggi.
Una perdita di tempo e cellule cerebrali – ma qualcuno più ferrato in storia italiana di me potrebbe apprezzarlo.
Dall’Italia alle stelle, Protofantascienza italiana dagli anni ’80 del XIX secolo agli anni ’50 del XX secolo – Salgari, Sambo, Motta e gli altri è stato un altro acquisto a una passata edizione del Salone del libro di Torino, ma si è rivelato una lettura molto superiore alle aspettative.
Ha una copertina stupenda e il contenuto ha colmato lacune che non sapevo di avere; contrariamente a quanto mi aveva fatto credere la mia intera carriera scolastica, in Italia esisteva un filone (proto) fantascientifico fin dai tempi del Granducato di Toscana. Questo filone era meno frequentato di altri e non ha prodotto autori notevoli come quelli inglesi o statunitensi, ma esisteva, e alcuni autori e illustratori hanno dato vita a storie che necessiterebbero di maggiore riconoscimento.
Erano quasi sempre storie e racconti d’avventura più che fantascienza per come la intendiamo oggi, ma alcune trame e disegni sono degni di nota, ci sono predizioni azzeccate e altre meno, eroi e plot che risentivano dal clima dell’epoca (fascismo compreso), cliché, divagazioni, proto-fumetti senza baloon … ben poche di queste opere risulterebbero gradevoli al lettore odierno, ma è stata comunque una scoperta, e alcuni brani riportati non erano davvero niente male.
Resta che l’ultima parte con le schede di opere e autori nel corso dei secoli era interminabile, e mi ha aiutato a capire quanto alcuni cliché fossero ripetitivi.
Il formato gigante di questo libro non mi ha fatto impazzire, ma ammetto che ha il pregio di includere un sacco di illustrazioni splendide – parte integrante del fascino di queste storie, che fossero racconti, romanzi o quasi-fumetti.
Le copertine di Urania avevano insomma degli illustri precedenti; alcuni autori erano a propria volta illustratori.
La Fondazione Rosellini per la letteratura popolare di Senigallia ha proprio compiuto un gran lavoro.
Nessuno aveva previsto smartphone o degenerazione dei costumi, ma le storie di avventure sulla luna vendevano bene, quindi chi sono io per criticare gli scrittori di allora?
Un bel tuffo in una zona barbaramente ignorata della nostra letteratura.
Il mondo alla rovescia è una di queste storie proto-scientifiche rimessa in sesto e comprata assieme alla rivista di prima. Si tratta di un romanzo breve molto interessante, salvo qualche sequenza e commento lapalissiano inutile.
È un testo che risale al 1931, ma l’autore Giuseppe Amato – probabilmente un soprannome – ci aveva visto lungo.
La storia narra delle conseguenze di una decisione dei giornali americani: pubblicare storie di fantasia per rifarsi delle vendite in declino. Tali conseguenze si rivelano selvagge e impreviste.
Giuseppe Amato aveva saputo predire molte cose: la crisi della carta stampata, foto truccate, la velocità di diffusione delle notizie da parte di media molto più veloci dei giornali, titoli fuorvianti creati per attirare l’attenzione a scapito della qualità del contenuto, la priorità data ai soldi anziché la verità, l’industria delle bugie che distrae i consumatori da aumenti e ingiustizie con storie più coinvolgenti, la bruciante sete di evasione dal quotidiano…
Non l’ho trovato particolarmente impressionante, ma è breve, ha belle illustrazioni originali e presenta più di uno spunto di riflessione. Una gradita sorpresa.


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