Aprile libroso parte 3 di 3
L’attesissima conclusione al mio lungo aprile di letture!
L’uomo di fil di ferro è un romanzo breve di fantascienza italiana di quasi cent’anni fa. Per chiunque abbia già assistito a infinite versioni del copione della rivolta dei robot e delle macchine, questa storia non brillerà certo per originalità, ma presenta comunque dei pregi.
Pregi innegabili come la profonda sincerità e preveggenza su alcune questioni – a cui purtroppo fanno da contraltare non poche parti troppo liriche, auliche o sbrodolate, personaggi non particolarmente memorabili, e un saggio sui robot nel cinema che ho trovato mal scritto, interminabile e incompleto.
L’autore del libro era palesemente a digiuno di nozioni di robotica, ma è stata comunque una lettura interessante – che per una volta non termina con l’estinzione dell’umanità o la sua demonizzazione.
Mentirei se non dicessi di non aver provato felicità e sollievo al finirlo.
Col 16° volume del manga Quality assurance in another world, sono tornata a tuffarmi in un ramo della fiction sui disastri della tecnologia assai più fresco e piacevole.
Il programmatore protagonista e i suoi colleghi sono rimasti intrappolati ormai da anni in un videogioco pieno di bug; l’unico modo di uscire sembra essere completare la quest principale senza trucchi.
Così fanno, e al termine di questo volume il protagonista e i suoi alleati più stretti si ritrovano a bordo di un dirigibile lanciato verso l’abisso. Come andrà la lotta col boss finale? A bordo ci sono solo alleati, o si è forse infiltrato un suo collega ormai impazzito?
Alcuni amici hanno lasciato il party, uno per comprensibili sensi di colpa, un altro nel disperato tentativo di salvare il fratello – e qua mi è rimasta una domanda sul gozzo: non poteva/doveva farlo prima? Non dovevano aiutarla tutti, prima di lasciarsi prendere di nuovo dalla quest principale, così avrebbero avuto un aiuto extra?
E se pure dovessero riuscire, come sarà possibile tornare alla vita normale per chi ha passato così tanto tempo in corpi fittizi del sesso opposto al proprio, o di altre specie? I colleghi morti nel gioco saranno ancora vivi, oppure sono in coma o morti? Com’è stato possibile dimenticarli, per il mondo reale?
Così tante domande, non abbastanza pagine.
L’ho divorato in poche ore.
Il 3° volume di Rai! Rai! Rai! Mi è piaciuto molto di più del 2°, nonostante la gran parte dei conflitti venga dal nulla ed esploda subito nel modo più drammatico possibile.
Eppure questa dinamica funziona, mostrando quanto siano diverse e incompatibili la protagonista Sumire e l’antagonista a lei coetanea con gli stessi poteri.
La forza mentale e morale di Sumire è una delle più grandi che abbia visto nella fiction; perdona il tizio che l’ha pestata a sangue e quasi uccisa nel tentativo di aiutarla a sbloccare i poteri, rinuncia alla tentazione di lasciarsi andare e distruggere tutto, è felice quando scopre di non aver ammazzato qualcuno che se lo meritava e non le aveva lasciato scelta… tutto ciò anche quando non tutti la capiscono o aiutano.
Il lettore viene lasciato col sollievo di vederla più felice, ma anche tante domande: perché gli alieni conferiscono devastanti poteri a giovani donne – e perché erano così fissati con la Terra? Chi è l’essere che ha salvato Sumire dalla morte ben due volte? Come farà l’amica di Sumire a combattere senza più potersi sincronizzare con la tuta?
Adoro questa serie, è un mix veramente riuscito di fantascienza, commedia e azione. Non perdetevi questo volume quando uscirà in italiano.
Il 1° volume di Cogs of time è stata un’enorme e graditissima sorpresa. È un giallo con sfumature rosa con un’ambientazione steampunk che mi ha fatto un’impressione prima negativa, poi sempre più positiva man mano che la storia procedeva.
La protagonista è una sedicenne col potere di vedere il passato legato a certi oggetti, ma il padre oppressivo la costringe a tenerlo nascosto. Ma quando iniziano ad avvenire degli omicidi, lei decide di infrangere il divieto e si ritrova ad aiutare un affascinante detective.
Mi aspettavo qualcosa di più breve, leggero e veloce, invece, soprattutto all’inizio, annegavo in descrizioni lunghe e continue, che pur aggiungendo qualcosa ammazzavano completamente il ritmo.
Tuttavia la trama e i personaggi erano molto meglio realizzati di quanto mi aspettassi.
La ragazza cresciuta nella torre d’avorio, l’amore proibito, il matrimonio di convenienza, il fidanzato che si svela una pessima persona che cerca di costringerla a nozze forzate sono tutti cliché, ma la loro esecuzione è a dir poco brillante.
Niente qua succede senza motivo, persino i miei sospetti su un cadavere mancante sono stati poi validati dalla trama anziché nascosti sotto un tappeto.
La protagonista ha la testa sulle spalle, dettaglio che mi ha permesso di immedesimarmi in lei molto di più di altre, e ho apprezzato la caratterizzazione del padre. È un uomo ricco assetato di potere che ama la figlia ma la soffoca troppo; non è tuttavia un padre-padrone dispotico, la classica caricatura che esiste solo per far risaltare la forza, coraggio e femminismo della protagonista. È un uomo la cui amatissima moglie – con lo stesso potere della figlia – è scomparsa in circostanze misteriose e la polizia non ha intenzione né di aiutarlo, né di rivelare la verità. Il suo essere iper-protettivo (e sete di potere) erano stati il risultato di questo trauma; voleva impedire alla figlia di morire e scoprire la verità su cosa fosse accaduto alla moglie. La storia non lo assolve magicamente dai suoi errori, ma non è nemmeno una caricatura brutta e cattiva.
Idem per il detective; ha una testa sulle spalle e qualità umane che vanno oltre i suoi muscoli e bellezza fisica. Potrebbe tranquillamente reggere la serie come protagonista – cosa che ben raramente si può dire del love interest medio.
L’ambientazione è curata e piena di piccoli misteri.
L’unica debolezza oltre alle lunghe descrizioni infinite, è il fidanzato ufficiale. Sarebbe stato un plot twist incredibile scoprire che lui non era il vero cattivo, come invece succede. Per tutta la storia si comporta in modo più che corretto con la protagonista, non le fa scenate di gelosia o d’altro genere quando scopre della cotta per il detective, ne sostiene gli studi, sembra un tipo a posto – poi nell’ultimo 10% diventa la perfetta caricatura del cattivo-cartonato ragebait che serve solo per far risaltare la bontà della protagonista e giustificare ogni sua azione sopra le righe.
L’unico indizio è che aveva espresso sdegno e disgusto per chi abitava nei rioni più poveri una volta sola. Non lo so, vederlo fisicamente colpire qualcuno sarebbe stato più convincente e non mi sarebbe spiaciuto chiarire per chi lavorava e quali erano le sue motivazioni, ma non si può volere tutto.
Un’ottima lettura che mi ha lasciata in impaziente attesa del prossimo volume.
È stata anche l’ispirazione del mio reel per il tipo di protagonista che non ammette di amare il love interest anche se ormai lo sanno pure i sassi.
Il 1° volume di Fluffy café in another world è stata un’altra ottima lettura che consiglio, ma solo se cercate storie come Campfire cooking in another world. La differenza è che il protagonista, anziché diventare un cuoco globe-trotter al seguito di mostri potenti, apre l’equivalente fantasy di un cat café, con mostri domati dall’aspetto puccioso.
È uno slice of life puccioso e senza tensione; il protagonista può contare sulla benedizione – e abilità speciali assurde – di un nume felino, toccato dal suo amore per i gatti, che l’aveva spinto a morire sotto un tir per salvarne uno.
Lo stile delle illustrazioni non è granché, ma se cercate una lettura anti-stress senza fanservice è assolutamente perfetto.


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