Giugno è stato un mese ricco di sorprese e sbalzi d’umore: ho letto romanzi che avrei voluto dimenticare e scovato una nuova serie fantasy che mi ha conquistata. Ecco la prima parte del mio bilancio mensile, tra love/hate, falsi eroi e nobildonne psicotiche.
## 📚 The Oblivious Saint – quando il rosa sbava
Capita di amare una serie, per poi perderla di vista per mesi in favore di altre più appassionanti o altre urgenze. È stato così per me e The oblivious saint can’t contain her power, un rosa la cui versione a romanzo è più complessa e affascinante del manga omonimo. Mancavano solo due volumi per finirla ed erano entrambi in forte sconto, così mi sono detta “perché no?”.
Me ne sono (parzialmente) pentita. Il terzo volume è stato uno strazio: la parte iniziale e finale sono molto belle, il problema è tutto quello che c’è in mezzo. Lo stile di narrazione alla “il tale personaggio fa la tale azione (tipo bere il tè) e seguono 30 righe di commento psicologico” è estenuante, se non è limitato a poche scene chiave.
Se il personaggio serio si mette a ridere vale la pena approfondire, se uno respira non stare a farti le paranoie! Se sta per arrivare una notizia importante dacci la notizia importante, non riempire due pagine con le ruminazioni della protagonista che si chiede “oddio, cosa sarà mai successo? Mi sentii il cuore in gola, eccetera eccetera”.
Questo stile consente di toccare corde profonde, come la scena del lutto del re Philip o due sviluppi importanti di personaggi secondari, ma la sua applicazione in ogni pagina ha allungato a dismisura il brodo di una storia che poteva tranquillamente essere ridotta di un terzo. Il contenuto non è male, ci sono due scene di riconciliazione molto carine, ma la punizione di uno dei cattivi è stata un po’ anticlimatica, e lo stile mi ha guastato la fruizione.
## 💢 Volume 4 – Il trionfo della frustrazione
Ma il volume su cui ho pensieri più feroci decisi è l’ultimo, il quarto. Il 60% mi è andato bene ed era adatto allo stile riflessivo, il restante 40% no.
E ai problemi con lo stile si sono sommati quelli con il contenuto.
Sapevo che un rosa così dolce non si sarebbe concluso con la condanna a morte della sorella della protagonista –una bulla insostenibile di nome Flora – ma mi sono ritrovata a desiderarlo. Dopo aver traumatizzato psicologicamente la protagonista Carolina per tutta la sua vita e averle urlato i peggiori insulti quando Carolina le salva la pelle e la faccia in pubblico, prova a spararle durante il loro Natale.
O almeno, tali erano i miei desideri se non fosse (ri)entrato in scena il personaggio a cui ho riservato il 1° posto nella top 10 dei personaggi più stupidi: il loro padre Raymond.
Per tutto il corso della storia avevo creduto che Flora avesse tenuto nascosto al mondo e al padre il suo vero, orribile carattere grazie alle sue ottime doti attoriali – e che la crisi psicotica fosse interamente colpa sua.
Ma in questo volume viene fuori che non è così. Il problema di Flora è che non ha mai digerito il lutto della madre, l’unica persona da cui si sentiva capita e amata e con cui poteva spogliarsi della maschera di perfezione che già da piccolissima si sentiva costretta a indossare – perché figlia del nobile di maggior rango del regno. Già a cinque anni aveva questo peso sul cuore, ma almeno attorno alla madre poteva essere serena e sé stessa. Poi, data alla luce Carolina, la madre muore.
E NESSUNO pensa a consolare questa bambina di cinque anni. Nessuno, né i servitori, né i sostenitori politici o gli amici del padre e nemmeno il padre stesso. Che sapeva, perché sua moglie, sul letto di morte, l’aveva implorato a gran voce di non lasciare sola Flora, che soffriva sotto una coltre di falsità, cortesia e perfezionismo. Raymond sapeva perfettamente del problema di Flora e non ha fatto niente. Niente. Quando sente le grida psicotiche di Flora contro Carolina casca letteralmente dal pero: “oh, no, è vero! Mia moglie me l’aveva detto! Ma io credevo fermamente che Flora ci sarebbe passata sopra, perché era già un piccolo genio di maturità e buona educazione che non aveva bisogno di nessuno!”
Avrei voluto prenderlo a schiaffi.
Non tutti riusciamo a cogliere bene le sfumature psicologiche nostre o di chi abbiamo intorno, ma Raymond SAPEVA. Sapeva e non ha fatto niente, nemmeno a distanza di anni; non era mai in casa, quindi Flora non ha nemmeno avuto bisogno di ingannarlo.
Ché poi, ci vuole davvero uno psicologo di eccelse capacità per capire che una bambina di 5 anni non può essere lasciata sola e senza aiuto davanti a un lutto così grande? Un lutto simile è pesante e terribile anche per gli adulti!
Carolina si rende conto di essere amata dal padre solo quando lui finalmente le parla cuore a cuore, la sera tessa in cui le comunica che per salvare il didietro al regno deve cedere il proprio al principe di un impero confinante in un matrimonio.
Ma non è finita. Dopo essersi scusato con entrambe le figlie per il suo pessimo lavoro di padre, Raymond si trascina Flora a casa. Prova a parlarci ma lei si chiude in stanza e i tentativi di parlare mandandole messaggi da sotto la porta falliscono. Passa del tempo, arriva l’equivalente del loro Natale. E pensavo: “ecco una chance, per Raymond, di sistemare le cose con Flora”. Macché, la molla in casa da sola. Di Natale. Per andare a fare compagnia a Carolina e la corte dell’impero in visita. Va bene che sei un diplomatico, ma proprio non potevo ritagliarti la mattinata libera, o almeno un paio d’ore?
Flora a quel punto sgattaiola via dalla sua stanza, corrompe una guardia, si procura una pistola ed è sul punto di fare fuoco su Carolina, non vista in mezzo al pubblico.
Avevo la bocca spalancata, incredula non so se più per l’escalation o per come tutto ciò era evitabile se Raymond avesse avuto del cervello. Pensavo “adesso la manca, poi fugge, poi la prendono e come minimo la corcano di botte come merita, ma poi Carolina le salverà la pelle”.
No. Peggio. Flora non riesce a sparare perché Carolina le ricorda la madre. Realizza finalmente che Carolina è sua sorella, e lei non può sparare su qualcuno che le ricorda l’amatissima madre. Abbassa l’arma e fa per suicidarsi in un vicolo deserto.
Un momento di puro shock, in quello che finora era stato un oceano di melassa con poca oscurità; detto ciò, mentirei se dicessi che ci avrei versato oceani di lacrime.
Lacrime che comunque mi sono risparmiata perché all’ultimo secondo Raymond si materializza dal nulla e le sottrae l’arma. E solo allora riescono ad avere la chiacchierata dolorosa e necessaria perché Flora assorba il lutto della madre, smetta di odiare la sorella e inizi a essere un’umana decente.
Per riuscirci ci sono voluti soltanto sedici anni di bullismo psicologico, un tentato omicidio e due tentati suicidi. Tutto evitabile, se solo Raymond avesse avuto il coraggio e la decenza di farle questo discorso PRIMA. Se non poteva/riusciva a svicolarsi dal lavoro, nulla gli impediva di scegliersi i servi più fidati in quell’esercito e mezzo di servitù che ha e incaricare loro di vegliare su sua figlia.
Invece niente.
## ⚖️ Una punizione discutibile
Sembrava che le mie frustrazioni fossero finite, invece no. Raymond calma Flora poi, insieme, vanno da Carolina a chiederle di decidere una punizione per loro. Il cringe.
Carolina non è mai stata un personaggio spietato, quindi non mi aspettavo che li condannasse a morte o chissà cosa– anche se poteva. Qualche mese da suora a fare attività manuali vestita poveramente perché la discesa dal piedistallo fosse definitiva ci stava tutto. Sarebbe stato anche un modo perché Flora si distaccasse definitivamente da ciò che l’ha oppressa per anni: la sua immagine pubblica, quella continua e ininterrotta recita di perfezione e buone maniere in società. Era una punizione adeguata anche per Raymond, un pessimo padre assente; sarebbe stata un’umiliazione pubblica anche per lui, assieme al triste pensiero della casa vuota – salvo per i miliardi di servitori, ma sappiamo che non li ha molto in nota. Una punizione non letale e temporanea che in qualche misura avrebbe fatto bene a entrambi; magari Flora avrebbe scoperto di avere una vocazione religiosa, o avrebbe fatto amicizia con le altre suore, magari alcune erano anch’esse nobildonne ritiratesi lì per scelta dopo anni difficili, o all’uscita avrebbe comunque provato maggiore stima per i popolani.
Invece no. Perché la punizione di Carolina è … lavorare duro per il bene del loro regno. Tutto qui. Più che una punizione, sembra una frase da bacio perugina.
Flora si asciuga le lacrime e decide che … vuole il posto di lavoro del padre. In politica. In una versione ancora più spietata, feroce e sessista della buona alta società che l’ha buttata nella psicosi già prima del lutto. Perché Flora è proprio esattamente il tipo di persona buona, diplomatica, disinteressata e non falsa che fa piacere vedere al potere. E il padre le dà corda, essendo disposto a insegnarle tutto e considerarla il suo erede anche se in quel paese si usa farlo solo coi figli maschi.
L’impressione che questo slancio di femminismo venga dal nulla è confermata dalla postfazione, in cui viene fuori che nemmeno l’autore sapeva come concludere la storia e gestire la punizione di Flora. Si vede.
## 💔 Personaggi secondari bistrattati
Ho un’ultima lamentela da fare: pregavo di vedere almeno una scintilla di romance tra due personaggi secondari, invece niente. Erano il biondino che regge tutti i casini della famiglia reale e la cameriera di Carolina – bullizzata da entrambe le sue sorelle e che per sfuggire dagli abusi non ha trovato di meglio che fare da cameriera per gente più altolocata di lei.
Per inciso, è stato il biondino a notare il tentato omicidio di Carolina da parte di Flora avvertire Raymond in tempo per sventarne il suicidio. Perché Raymond non poteva fare manco questo.
Almeno un paio di righe in cui il biondino e la cameriera si ritagliano un momento per loro stessi e il loro fidanzamento ufficiale, smettendo di annullarsi per il bene di chi hanno intorno, scambiandosi se non un bacio almeno un abbraccio, un anello, una data di matrimonio… invece niente. Però l’intero capitolo per le paranoie amorose che credevo già risolte del fratello del marito di Carolina l’autore ce l’ha messo. E ci voleva anche la descrizione della notte in cui finalmente il marito di Carolina ci fa l’amore anziché rimandare per paranoie sue. Quelle erano fondamentali.
Forse è colpa mia che mi affeziono ai personaggi secondari più che ai protagonisti – a volte – ma il resto delle colpe è dell’autore.
## 🐸 Sgt. Frog – gag, nostalgia e qualche scivolone
Ma in realtà ho barato. Tra il 4° e il 5° volume di The oblivious saint ho letto il 3° di Sgt. Frog – il manga di Keroro. La mia salute mentale non avrebbe retto, altrimenti.
Avrei voluto bruciare sul rogo alcune delle storyline perché Natsumi ha dodici anni, ma a parte queste orrende scivolate è un gag manga molto spassoso che è invecchiato piuttosto bene. Ho notato alcune storie svolgersi diversamente rispetto all’anime, riso, notato piccole sottigliezze, provato nostalgia perché è ambientato nel 2000 … una buona lettura, tutto sommato.
Senza le insinuazioni sessuali sulle minorenni, avrebbe meritato cinque stelle.
## ⚔️ The Fake Hero Crashes the Party – nuova ossessione fantasy
Dopodiché mi sono innamorata di una nuova serie e ne ho divorato i primi due volumi: The fake hero crashes the party. In un mondo piagato dal disastroso e ciclico ritorno del re demone, solo l’eroe prescelto dalla dea può riportare l’ordine e la pace. Sembra che l’eroe sia Foyle, un bambino col sogno di diventarlo, ma la dea stessa gli sussurra la verità: lui è un falso eroe, un impostore destinato a morire per mano del vero eroe per renderne possibile la crescita e la futura vittoria contro i demoni. Il vero eroe è il suo caro amico Yu Protargonist.
Adoro questi nomi parlanti.
Foyle si ribella a questo destino e prova a includere Yu e la loro amica comune nel party, ma Yu ha il morale sotto le scarpe e non riesce a sviluppare alcuna abilità utile. Alla fine, Foyle non ha altra scelta che buttare lui e la loro amica fuori dal party per spingere Yu ad arrabbiarsi e crescere in forza e magia. Il piano riesce e dopo anni di guerra e sangue contro i demoni e la corruzione dei potenti umani, Foyle getta la maschera davanti ai suoi amici, che come tutti lo credono un malvagio; segue la commozione generale. Ma è troppo tardi: Foyle si lascia ferire a morte e cadere da un dirupo. Sono tutti convinti che sia morto, ma Foyle viene salvato all’ultimo secondo da un’elfa con poteri di guarigione che aveva salvato in passato.
Inizia così la seconda vita di Foyle: protetto da una maschera magica che ne cela l’identità, assume il nuovo nome di Ayame e inizia un viaggio senza meta per aiutare tutte le vittime dell’invasione dei demoni che prima non poteva per via di obblighi verso il re e le apparenze. A rendere le cose più difficili, ha perso tutte le abilità speciali possedute prima e può solo contare sulla sua forza fisica e l’istinto.
Questo spunto di come i talenti donati dalla dea possano essere più di ostacolo che d’aiuto è molto interessante. Perché ella non permette a due eroi di coesistere e collaborare? Perché non interviene direttamente? Ha davvero a cuore gli interessi dell’umanità? Riuscirà quest’ultima a sopravvivere contro questa generazione di demoni, che è la più intelligente mai vista? Il loro obiettivo è l’estinzione dell’umanità prima che l’eroe arrivi a sconfiggere il loro capo.
Il primo volume parte in modo lento, poi arrivano un sacco di angst e compassione per Foyle, e il meglio arriva dopo la sua “morte”. I dialoghi e lo stile sono fantastici, né troppo asciutti né sbavati, né più dramma di quanto non sia necessario – e già esistente intorno a loro. Non la definirei una serie dark, ma qualche scena pesante c’è, ma mai coi personaggi principali o descrizioni gore.
Ho sottolineato un sacco di passaggi spiritosi e memorabili.
I personaggi risultano a tratti un po’ ingenui e prevedibili, ma sono comunque molto più umani e più complessi di quanto i loro nomi parlanti possano far credere.
L’unica cosa a stonare è il fatto che l’elfa che ha salvato Foyle – e lo ama – è un’ultracentenaria con l’aspetto di una bambina. Legali o meno, le loli mi mettono a disagio. Senza questa sbavatura, avrei dato cinque stelle alla serie.
## 🔥 Volume 2 – Mecha, colpi di scena e crescita emotiva
Il secondo volume si è rivelato ancora meglio del primo. La prima parte è relativamente più calma, con momenti di gioia, slice of life, e una cospirazione malvagia di respiro non troppo vasto.
La seconda è pienissima di scene d’azione e momenti epici. Il combattimento contro il colossale mecha/golem di ghiaccio è memorabile e pieno di inventiva. Il rapimento di Iris è stato una sorpresa per i personaggi ma non per me; il finale non mi ha soddisfatto del tutto, ma è ben contestualizzato e ha senso per come è fatto Ayane e come si era comportata Sway. Yu, nel frattempo, riesce a sconfiggere un demone potente, ma per il rotto della cuffia e il cuore ancora in lutto per Foyle.
Nonostante ciò, l’armata dei demoni si conferma una minaccia piuttosto seria. Non vedo l’ora di scoprire come proseguirà questa serie!


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