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Wrap-up Giugno 2025, parte 2

Le altre 5 light novel che ho letto a giugno tra fuffa rassicurante e ragebait spaziali

 

Eccovi la fine del mio disastros vivace wrap-up di giugno!

 

📖 1. Because I, the true saint was banished… – fuffa sì, ma non sempre rilassante

 

Because I, the true saint was banished, that country is done for! È sempre stata una serie di pura fuffa nel senso migliore del termine: protagonista buona che passa dall’essere maltrattata ad amata da un intero regno e con un nuovo, bellissimo fidanzato molto innamorato di lei. Non c’è problema che non possa essere risolto dal suo buon carattere e/o dai suoi enormi poteri di guarigione. Lo stile di disegno del manga non è spettacolare, ma è carino ed è adatto al genere.

È il tipo di storia in cui mi rifugio quando mi ritrovo stressata e sento il bisogno di qualcosa di tranquillo, ma questo 7° volume è andato contro le mie aspettative. Dopo essere stato fuffoso per 6 volumi, qua il regno che l’ha cacciata si ritrova invaso dai demoni, con non pochi cavalieri che muoiono trafitti da picche di legno, compreso il capo delle guardie che amava la protagonista – ma non poteva intervenire in suo favore a causa del suo lavoro e la lealtà alla corona. Mi è dispiaciuto e mi ha colpita non poco; le morti violente non erano una cosa che mi aspettavo da questa serie.

Al lettore l’ardua sentenza se il regnante più incapace sia il principe ex della protagonista –le barriere magiche di lei erano l’unica cosa a proteggere il regno da demoni e mostri – o il padre di lui, che ha permesso tutto ciò e non si era manco accorto dell’invasione perché si era messo a leggere dei libri nella biblioteca segreta del palazzo. A caso, non erano nemmeno di magia o chissà quali soggetti importanti.

Il frutto non è caduto lontano dall’albero.

Il restante 70% del libro è fuffa pacifica come al solito, ma il contrasto con la prima parte è molto netto e devo ancora capire se l’ho apprezzato o meno. Continuerò a leggere.

 

🌟 2. Too perfect saint – un fantasy rosa con demoni, reincarnazioni e un fratello razionale

Il 2° volume di Too perfect saint è stata una lettura migliore e più coerente. Dopo aver protetto l’intero mondo da un’invasione di mostri, la protagonista si ritrova a dover fronteggiare esseri che credeva solo leggendari: i demoni. Uno dei più forti è ancora cotto (e malato) della maga più potente, che si scopre essere stata una precedente incarnazione dell’anima immortale della protagonista. Il demone vuole rapirla e lasciare che il mondo sia divorato e distrutto dai nostri.

Mi piace quando i fantasy rispondono alla domanda di cosa accada alle anime dei loro morti, trovo che li renda più interessanti e profondi – e sono sempre curiosa di vedere quale assurdo pastiche di religioni salti fuori.

Questo rosa, oltre a scene d’azione fluide e ben scritte, contiene anche una rarità: un love interest maschile che si rende utile. C’è un power up per la protagonista che arriva del tutto a caso e un piccolo buco di trama (l’attacco a sorpresa non doveva essere quello definitivo?) ma per il resto tutto torna.

Continuo ad avere tanti feels per Reichardt, il fratello del principe innamorato della protagonista – che si spacca la schiena per il bene del regno e inizia finalmente a digerire il lutto per la sua amata. Potrebbe c’entrare il fatto che mi ricorda Reinhard di Legend of the galactic heroes, ma è anche vero che non posso non provare qualcosa tra la simpatia e il compatimento per i personaggi razionali circondati da idioti.

Spero che nel prossimo volume trovi un po’ di felicità.

Per il resto, nonostante le ottime scene d’azione e quel pizzico di intrigo e rivalità, è una storia dolce. Forse troppo, perché al posto della protagonista un paio di bastardi li avrei lasciati morire. Non per niente, la santa troppo perfetta del titolo è lei.

 

🗡️ 3. From old country bumpkin to master swordsman – buone intenzioni, ritmo letargico

Mi aspettavo un netto miglioramento dal secondo volume di From old country bumpkin to master swordsman, ma sono rimasta delusa. Ci sono serie che partono lente ma già dal secondo volume migliorano, facendo ampio uso delle informazioni date prima per costruire un mondo vivace, realistico e intrigante. Purtroppo, non è il caso di questa serie.

Il ritmo lentissimo è il punto più debole della storia. Il 98% è narrato dal punto di vista di un protagonista assennato e ragionevole, ma non troppo interessante – per dirla gentilmente. I personaggi non sono male, non sono particolarmente complessi ma risultano sinceri e quasi del tutto privi di cliché appiattenti molto frequenti nelle light novel. Non è poco. La vocazione a essere padre del protagonista è toccante.

Questa serie è ottima come lettura “detossinante” dopo opere frenetiche o fuffose, ma difficilmente continuerò col terzo volume.

 

Il 40% restante del libro ha più movimento, ma si trascina un po’ troppo. La base di questo brodo allungato non è male, ma dubito che leggerò il 3° volume – o almeno non prima di essermi stancata di storie migliori e con più azione.

 

🧚‍♀️ 4. Disowned but not disheartened – se il bullismo viene punito (per una volta)

Leggere Disowned but not disheartened mi ha fatto uno strano effetto. È come se lo scrittore avesse preso appunti di tutte le mie lamentele sull’eccesso di bullismo stupido, becero e caricato di tante light novel isekai e avesse scritto un libro privo di tutto ciò.

Ho letto di fin troppe protagoniste OP reincarnate, infelici e odiate da tutti.

Quella di questo libro è odiata e diseredata dalla sua famiglia, ma ne ha trovata subito un’altra che la ama, ha dei cari amici che la sostengono e aiutano, e non pochi appoggi altolocati. Essendo OP ma non furbissima, il suo punto di vista è spassoso e il mondo narrativo, per quanto stereotipato, non è malaccio. Ha molto senso – e apprezzo non poco – il fatto che gli abitanti della zona infestata dai mostri siano visti come inferiori soltanto da pochi nobili particolarmente idioti, anziché l’intera classe dirigente. Solo gli imbecilli sputano sulla faccia di chi li difende. Già il fatto che i leader non siano così tanto idioti gli fa meritare un applauso.

Per me la parte più comica e soddisfacente è vedere le situazioni stereotipate di bullismo/ostacoli delle light novel di questo genere venire stravolte. Il bullismo contro la protagonista viene punito, anziché incoraggiato o, peggio ancora, avere la protagonista che se la prende in quel posto senza dir niente e implorare piangendo che i suoi persecutori non scontino nemmeno un secondo di punizione.

Solo per dirne un paio, la segretaria bastarda qua finisce licenziata senza raccomandazione, e una bulletta che aveva tentato di introdursi nella sua stanza finisce vittima di una maledizione: diarrea per una settimana, poi espulsa. Ci sono drammi (intorno a lei, ma non legati a lei) e scene d’azione e di magia, ma nel complesso è una lettura tranquilla, divertente e senza traumi. A tratti è un po’ fuffosa, ma mi ha divertita non poco coi suoi dialoghi brillanti.

 

🚀 5. The Villainess of Caerleon – quando una light novel promette tutto e mantiene niente

Le cose che possono guastare la fruizione di una storia sono innumerevoli. Può capitare di imbattersi in un’ottima serie non finita, plot twist privi di senso, o infiniti altri problemi; uno in particolare fa schiumare alla bocca persino il lettore più tranquillo.

È quando una storia ha tutti i numeri per piacerti, ma li gioca così male che finisci per aborrire sia la storia, sia l’autore, la sua famiglia e la sua macchina.

Mi è successo a fine mese con The villainess of Caerleon, una light novel che aveva reso disponibili i suoi primi venti capitoli. La protagonista, fidanzata al principe del (corrotto) impero spaziale, viene da lui mollata ed esiliata col pretesto di prove incriminanti piuttosto false. Ma durante il suo viaggio verso il pianeta deserto prescelto, la sua navicella viene intercettata dai pirati spaziali. Cosa succederà? Perché i pirati – che ha contrastato già in passato durante gli anni di accademia militare – le sono venuti in soccorso?

Sembra l’inizio di una storia di avventura, vendetta e scoperta, all’insegna di intrighi politici e un universo sci-fi che mescola mille suggestioni interessanti – ad esempio i nomi dei personaggi richiamano la Tavola Rotonda.

Sfortunatamente, nelle storie come in tutto quello che c’è di reale, l’esecuzione ha molto più peso del potenziale astratto.

Il primo problema che si incontra è il (pessimo) flusso delle informazioni. I personaggi iniziano a parlare ed è evidente dove vogliono arrivare, ma prima di arrivarci parlano a vuoto per venti e passa pagine. Sono seria, ho saltato 10 pagine e ho capito perfettamente il punto. E quando non parlano a vuoto, ci sono descrizioni a caso che allungano il brodo senza aggiungere nulla o assai poco di rilevante. Dopodiché c’è una sezione in cui il problema pare risolversi: la protagonista è portata davanti al re dei pirati – lo chiamano così. Ma proprio quando spero di capire per quale accidente di motivo siano venuti a salvarla e siano disposti a rischiare la pelle per lei, parte una battaglia spaziale a caso. Lo stesso leccapiedi del principe – che lei aveva quasi ammazzato in pubblico prima – è venuto a riprendersela con un’armata. Perché? Non si sa! In compenso, il lettore impara un sacco di cose su una leggendaria navicella spaziale che si credeva scomparsa e di cui la storia parla per la prima volta. Riparte la battaglia spaziale dove non si capisce niente, con la differenza che adesso ci si capisce ancor meno, perché questa navicella ha il potere tecno-magico di fondere temporaneamente le menti dell’equipaggio. Perché la storia non stava affatto diventando confusa già di suo. Alla fine vincono e lei crolla dal sonno nella sua nuova stanza.

E con grande sollievo delle mie sinapsi, è la fine della storia.

Il secondo problema che mi ha fatto salire la bile è che a nessuna delle domande più importanti viene data la benché minima risposta: perché lo stesso babbeo da lei insultato e quasi ammazzato in pubblico è venuto a riprenderla? Perché i pirati sono venuti a salvarla? Qual è la pena dei due meccanici che hanno causato problemi e si stavano facendo sopraffare da una donna disarmata?

Ho sopportato pagine e pagine di tormento psichico per avere la risposta anche solo a una di queste domande, ma niente.

L’autore, molto probabilmente, l’ha fatto per invogliare la gente a votarlo e comprarsi il libro completo, ma spiegare almeno perché i pirati si stiano spendendo tanto avrebbe ben disposto il lettore molto di più. Ci possono essere un sacco di ragioni interessanti che possono beneficare la storia: magari viene fuori che la famiglia della protagonista ha dei legami coi pirati – e di lì: quanto sono profondi questi legami e cosa possono dirci sul mondo narrativo? Oppure, i pirati vogliono servirsi delle sue conoscenze per una caccia al tesoro o qualcosa del genere che lei aveva scoperto frugando negli archivi imperiali – per quanto suonerebbe strano, visto che la protagonista, per quanto informata, è ignorante su molte cose e non ha poteri speciali.

Arriviamo così al terzo punto dolente: i personaggi.

La protagonista ha ottimi motivi per avercela con tutto e tutti – il principe è un bastardo tonto, il loro amico comune un cretino senza spina dorsale, i pirati una minaccia … – purtroppo, ciò non basta a fare di lei un personaggio interessante, o capace di portare la storia sulle sue spalle, o di fornire un punto di vista gradevole. La sua modalità costante è “sono inca**ata contro tutti”. È comprensibile, ma narrare e commentare tutto quanto con questo tono diventa seccante molto in fretta – o almeno, per i lettori che non abbiano questo gusto specifico. Le poche battute presenti sono sarcastiche e ciniche. Non c’è nessun personaggio a cui affezionarsi – al massimo si può provare curiosità per il re dei pirati e pochi altri. La protagonista è una girls boss incavolata nera dal carattere serio e basta. La sua backstory non viene approfondita, non ha veri e propri momenti di vulnerabilità o umanità che facciano scoccare la scintilla col lettore. È noiosa. Ha una personalità che potrebbe essere interessante, ma risulta noiosa – non aiuta che non sono l’unica a non avere troppa simpatia per le girl boss. Un personaggio femminile può essere fisicamente forte, o godere di enormi poteri e portare una storia sulle spalle più che degnamente, magari anche rubando la scena ad altri personaggi, ma non è questo il caso.

 

Gli altri personaggi oscillano tra il sensato, il poco approfondito e il puro ragebait.

I contenuti ragebait sono creati per diventare virali e indurre quanta più gente possibile a cliccare e infuriarsi, senza però offrire alcun approfondimento o argomento di sostanza.

Certi personaggi sono cartonati ragebait creati per far infuriare il lettore, in modo che ne desideri una fine dolorosa. In questa categoria ricadono il principe, l’amico in comune e l’intera corte imperiale.

Mi ha fatto pensare con nostalgia a Legend of the galactic heroes: anche lì la corte imperiale era piena di corrotti e brutta gente, ma era resa bene. Alcuni erano avidi, altri erano vittime di una becera e onnipresente propaganda imperiale, altri avevano dei loschi e sensati motivi … niente ragebait. E anche l’Alleanza dei pianeti liberi aveva un’alta percentuale di politici corrotti. È un ottimo esempio su come costruire una storia piena di personaggi grigi e credibili.

Questa storia ne è priva. E se le prime 100 pagine sono così, dubito che il proseguo sia di qualità molto diversa. Può anche darsi che la storia non prosegua oltre e il vero scopo della pantomima fosse solo suscitare abbastanza curiosità da indurre l’autore a terminarla.

Anche il tema di “in realtà i pirati non sono così cattivi” è stato svolto in modo insoddisfacente. One Piece l’ha gestito a meraviglia: così come ci sono marines cattivi e altri che hanno davvero a cuore le persone, ci sono pirati buoni come il protagonista Rufy e la sua ciurma, e altri che sono crudeli e feroci.

Qua no. “Perché i pirati sono visti come cattivi?” Protesta un personaggio. “Solo perché si comportano male sui pianeti che ha abbandonato il governo”.

La risposta è sì.

In One Piece le isole abbandonate dal governo vengono saccheggiate, ma sebbene il governo mondiale abbia fatto una cattiva azione, in questo caso specifico i (più) cattivi sono i pirati. Se ammazzi migliaia di persone, non puoi cascare dal pero se non tutti ti amano.

“O siamo cattivi perché non rispettiamo le leggi marittime del governo spaziale?”

La storia ci ha ampiamente informato su quanto la corte sia corrotta, ma ha taciuto sulle leggi marittime. La norma di “non saccheggiare e distruggere i pianeti e le astronavi” non mi sembra un’imposizione crudele e irragionevole; ogni Stato, per reggersi, deve garantire un minimo di ordine. Forse è una delle poche cose che l’impero si sforza di fare correttamente.

Avrebbe funzionato decisamente di più se la navetta e l’equipaggio fossero passati al nemico (i pirati) perché stanchi di essere sfruttati dal governo, o che un nobile si prendesse il merito delle loro fatiche, o che calpestassero una causa a cui tenevano più della loro stessa vita. Avrebbe accattivato il lettore e la protagonista molto di più.

La protagonista aveva già assistito a massacri e ingiustizie da parte della flotta spaziale del governo, qualche buon esempio concreto avrebbe reso la sua collaborazione molto più credibile e umana – anziché affrettata e motivata dal solo istinto di sopravvivere.

L’unica battuta che mi ha fatto ridere è quando la protagonista si sente indignata dal fatto che i pirati la trattano bene e rimarca che se qualcuno lì è dell’impero, è un vile disertore. Lei è stata esiliata, ed è una cosa totalmente diversa. Il commento “Una distinzione molto importante” di uno dei personaggi mi ha fatta sorridere. La scena subito dopo (la protagonista che si lascia cadere e portare a forza dai pirati pur di non camminare e dargli l’impressione di collaborare) esemplifica il problema del suo atteggiamento. È comprensibile, ma non fa avanzare la storia, e dopo un po’ risulta pesante sia per i personaggi di contorno sia per il lettore.

La protagonista mostra un coraggio da leone, ma anziché essere qualcosa di significativo e guadagnato con fatica, risulta scontato come il metallo su un’astronave.

 

Ho scritto questo articolo prima di partire delle vacanze perché voglio sbarazzarmi del tutto di questo brutto ricordo e fare mentalmente spazio a libri (che spero siano) migliori.

Fatemi gli auguri.

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