I sequel possono regalare tante emozioni, comprese quelle negative. Oggi volevo parlarvi di seguiti che mi hanno colpita personalmente – in faccia.
Non dico niente di nuovo: tutti abbiamo provato almeno un qualche grado di disillusione o perplessità, a vedere i grandi studios dare seguiti a vecchie serie, spesso con risultati mediocri o disastrosi.
- Il tracollo doloroso di Star Wars
Non sono mai stata una fan di Star Wars e sono sopravvissuta alla proiezione di The rise of Skywalker con uno sbadiglio e una scrollata di spalle, ma mi è difficile dare torto a chi non è piaciuto. Se avessi seguito per anni una saga con decadi di lore costruita da romanzi, film, fumetti e tutto fosse stato spazzato via da una nuova trilogia, anch’io ci sarei rimasta male.
La semplice domanda “non potevano tirar fuori un altro cattivone?” è venuta persino a me.
Vedere un personaggio iconico e molto amato tornare in scena come un vecchio disilluso è stato davvero triste.
Non parlerò dei restanti difetti oggettivi di questo film perché se no mi esce un libro; il punto è che il tracollo di Star Wars è stato doloroso da osservare perché ha reso infelici milioni di persone, dai fan storici ai casual che ci si erano avvicinati con curiosità e speranza. Un pessimo sequel resta un pessimo sequel, per quanto ci si sforzi di difenderlo.
- Jak and Daxter – il cambio di tono che non si aspettava nessuno
Il primo sequel che mi abbia mai guastato lo stomaco è stato Jak II.
Jak and Daxter è un vecchio gioco per playstation basato sul platforming e l’esplorazione: ha un mondo stupendo pieno di segreti da scoprire, dialoghi spiritosi e brillanti, personaggi memorabili, meccaniche originali, una lore accennata ma molto intrigante … era la primissima volta che un videogioco accendeva così tanto la mia immaginazione. Il portale luminoso del finale segreto prometteva ancora più meraviglie nel seguito.
Ero tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza; proseguire il mio viaggio accanto a questi personaggi per esplorare ancora più a fondo il loro mondo sarebbe stato stupendo.
E invece è uscito Jak II, che col tono, mondo, gameplay e personaggi del precedente c’entra meno dei cavoli a merenda. Il protagonista Jak passa dall’essere un protagonista silenzioso (e ben fatto) a un teenager ribelle con voce roca, parolacce e sete di sangue e vendetta, il 98% del vecchio cast è morto e il mondo è rimpiazzato da una città cyberpunk monotona. A meno che non amiate i giochi sparatutto e le storie spigolose, è difficile non provare frustrazione. Alcuni hanno apprezzato il cambiamento ma non tutti, e persino chi ne è fan ne critica alcune scelte di design. Jak III cerca di correggere il tiro con più umorismo e richiami alla vecchia lore, con risultati non proprio brillanti. Non tutto deve essere spigoloso, complicato o angoscioso per funzionare.
Gli sviluppatori volevano rimanere al passo con la moda e le tendenze, molto cambiate rispetto a quando era uscito il primo titolo, ma se dovevano stravolgere tutto così tanto, potevano inventarsi un nuovo gioco. O ambientarlo nell’antico passato, o nel futuro con altri personaggi… ma non rovinare tutto.
Avrei preferito che Jak and Daxter rimanesse senza un seguito, se doveva essere questo.
3: Lilo e Stitch, ossia il marketing prima di tutto
Ho un rapporto speciale con il film originale di Lilo e Stitch perché è stato uno degli ultimi che avevo visto al cinema parrocchiale prima che chiudesse. Il messaggio era bello e suonava sincero, idem i personaggi, l’animazione era bella, l’umorismo brillava … una gemma. Ho persino apprezzato la mini-serie di cartoni animati, dove il duo si impegnava a trovare i “fratelli” di Stitch e trovargli un posto nel mondo senza che lo distruggessero.
L’unica cosa più deprimente del film in live-action dove il grosso del fascino (nonché il messaggio e parte del cast) è finito giù dal lavandino, sono alcune serie animate che ho scoperto dove il focus è solo su Stitch. Che per qualche motivo a tratti dimentica le lezioni imparate, ma non c’è problema perché al posto di Lilo c’è un’altra bambina con cui re-impararle.
E io non ce la posso fare. Il film che ha dato inizio a tutto si chiama LILO E Stitch. Metà del duo iconico è sparita nel nulla giusto per dare spazio a quello più appetibile al marketing. Dopo tutto il tempo passato insieme, le risate, litigate, le avventure, finisce tutto così, con Lilo cresciuta o sparita e Stitch da solo che se ne va a zonzo a caso. Se i seguiti dovevano essere questi, il franchise poteva anche finire dopo la prima serie animata.
È come se la famiglia e i soldi a tutti i costi non potessero coesistere. O almeno non senza un minimo di qualità; per esempio, invece che mandare in giro Stitch, ci si poteva inventare un altro alieno in giro per la Terra, visto che nella serie siamo un pianeta molto visitato dal resto dello spazio. Invece no.
4: Winx Club, quando troppe stagioni fanno perdere la magia
Non sono mai stata una fan sfegatata delle Winx, ma ho guardato e apprezzato molto le prime tre stagioni e il primo film, Il segreto del regno perduto. Era il modo perfetto per chiudere le questioni irrisolte sul pianeta di Domino e le avventure dei personaggi. Gli autori erano persino d’accordo con me; poi hanno visto i soldi e hanno deciso di continuare.
Le fate protagoniste, anche se adulte, sembrano tornare di nuovo bambine/ragazzine e la qualità della scrittura diminuisce a ogni nuova stagione. Per ogni concept interessante, ci sono almeno due o tre passi indietro e dieci buchi di trama. Infine è arrivato il reboot che non ha risolto niente, anzi.
Le prime stagioni mettevano in scena una visione di adolescenza magica non troppo idealizzata né angosciosa; c’erano momenti pucciosi di amicizia, shopping e chiacchiere, ma anche drammi, battibecchi, azione e situazioni dark dove rischiavano di morire piuttosto male. Il mondo magico era molto ben fatto e pieno di spunti interessanti, i personaggi iconici o niente male … e poi tutto finisce banalizzato o dimenticato.
Avrei preferito che gli autori avessero rispettato il piano originale di concluso la serie dopo il primo film. Se poi volevano proseguire, potevano dividere la serie in più spin off, alcuni dedicati ai bambini e altri per YA, magari con protagoniste diverse o i loro stessi figli. Avrei preferito spin-off con nuovi personaggi o nuove fate ad Alfea, piuttosto che continuazioni (così) stanche.
Era una delle poche serie che io e mia sorella riuscivamo a guardare insieme – abbiamo gusti diversi. È un peccato che i seguiti abbiano perso la magia.
5: I puffi, che se c’era qualcosa da non modernizzare …
Ho passato buona parte della mia infanzia a guardare e riguardare cassette e fumetti dei Puffi. Erano un grosso franchise negli anni ’80 – e dato quanto le loro ultime incarnazioni se ne discostano senza aggiungere nulla di sostanziale o buono, forse era meglio se restavano lì.
Erano nati come personaggi secondari in Rolando e Pirulì, un fumetto di Pierre Culliford, che si fermava con lo pseudonimo di Peyo. Dopodiché divennero piuttosto popolari, al punto da eclissare i “veri” protagonisti umani.
I Puffi sono semplici, sia nella caratterizzazione che in ciò che hanno intorno; renderli personaggi super complessati coinvolti in grandi avventure dove salvano il mondo – ossia trame già riciclate trilioni volte con esiti migliori – non è una mossa brillante. Fa girare gli occhi ai vecchi fan e dubito seriamente che potrà catturarne di nuovi.
Se un’idea è esaurita, non è meglio trovarne un’altra, piuttosto che rovinarne una vecchia o farne del brodo allungato?
6: Avatar, La leggenda di Aang e del seguito che divide
Se c’è un’altra storia che poteva fare a meno di un seguito è Avatar-La leggenda di Aang. Tra le serie televisive occidentali per ragazzi, è senza dubbio una delle più memorabili, meglio scritte e famose – tratta di temi importanti legati alla guerra e la vendetta, ma anche coraggio e amicizia, senza dimenticare l’umorismo, gli ottimi dialoghi, la chimica tra i personaggi …
Dato il successo, non è così sorprendente che abbiano voluto farne un seguito, ambientato nello stesso mondo ma molti anni dopo la vittoria del protagonista Aang.
Quando ho sentito che l’avatar – ossia il successore con gli stessi poteri di Aang – sarebbe stato una ragazza di nome Korra, ho gioito; perché no? Data l’abilità scrittoria degli autori, ero certissima che sarebbero riusciti a farne uno dei personaggi femminili meglio scritti e memorabili che la televisione avesse mai visto.
Ho avuto ragione, ma solo in parte perché Korra risulta memorabile per i motivi sbagliati. È arrogante – e io detesto i personaggi arroganti a prescindere dal sesso -, nonostante ciò perde il 97% delle battaglie decisive e alla fine della serie compie una decisione così incredibilmente stupida che stavo per mettermi a urlare. Nessuno sano di mente concluderebbe che fondere la Terra con un mondo spirituale pieno di creature al di là della comprensione umana – alcune delle quali assai pericolose – sia una buona idea.
Oltre a questo, il cast risulta debole e scritto maluccio, con linee narrative potenzialmente interessanti che finiscono o ignorate o a quel paese.
Il mondo di Aang, con tante culture, usanze e filosofie diverse? Tutto omogeneizzato e uguale in una civiltà capitalista punk – ambientazione che non mi fa personalmente impazzire.
Un altro dettaglio che mi ha dato i brividi per i motivi sbagliati, è il feticismo degli autori nel mostrare il dolore di Korra quando finisce pestata. Perché?? Non aggiunge niente! Quando Aang finiva pestato – e gli succedeva meno che a Korra – la telecamera non indugiava così a lungo e morbosamente su di lui! E nel caso di Aang, quei momenti avevano anche rilevanza narrativa, mostrando le conseguenze: Aang che cerca di fare ammenda per avere involontariamente bruciato Katara mentre si allenava, o la riuscita infiltrazione nella nazione del fuoco che lo credeva morto e aveva abbassato la guardia. Ma per Korra? A cosa serve mostrare il suo strazio da cento angolazioni diverse?
Le spigolature mal riuscite, dark e angosciose di Korra sono gestite assai peggio che i momenti dark della serie originale – e se fosse una serie a sé, non per questo sarebbe ben scritta.
Senza contare gli infiniti errori di continuità rispetto alla serie originale; provo un misto di tristezza e rabbia quando gli scrittori impiegano più di quaranta episodi a costruire una lore coerente, solo per dimenticarla e venir meno a quelle regole. Un bravo scrittore non lo fa, oppure trova dei modi intelligenti e sensati per stiracchiarle; sennò è come un venire meno alle regole del gioco e non fidarsi più di chi insiste a barare.
7: I Teen Titans, da titani a grosse delusioni
Confesso di non avere guardato tutti gli episodi della serie originale e di preferire i più leggeri; nondimeno, l’animazione, l’azione e il livello della scrittura erano davvero eccellenti. Ricordo alcuni episodi e lezioni morali come se fosse ieri: era una serie d’azione memorabile, con personaggi credibili e una dinamica splendida.
Purtroppo il finale resta aperto e incompiuto, lasciando più domande che risposte. E il successivo reboot, Teen Titans Go!, non solo non offre alcuna conclusione, ma sceglie la via della parodia becera con un umorismo che definire “divisivo” è un mezzo complimento.
Se avessero usato un qualsiasi altro team di supereroi per una serie di sketch comici, i fan non avrebbero sofferto questa sensazione di tradimento. Non aiuta che lo stile di animazione sia molto meno curato e accattivante rispetto all’originale.
Conclusione: scegliere cosa e se proseguire
Detto ciò, la fiction non funziona come la Storia reale: se di quest’ultima dobbiamo indagare e accettare i fatti, per quanto siano dolorosi o non sempre sia possibile vederci chiaro, della fiction siamo liberi di accettare quel che ci pare. Amiamo un seguito o determinate scelte dell’autore? Non c’è motivo per non continuare a sostenerlo economicamente e/o con recensioni positive. Aborriamo un sequel o ci dispiacciono le scelte dell’autore originale? Siamo liberissimi di smettere di seguirlo e continuare la storia come preferiamo, leggendo o scrivendo fan fiction, o trovandoci qualcosa di meglio da seguire.
Il brutto che certe serie sono diventate, non cancella ciò che di giusto e buono la loro versione migliore ha fatto nel panorama culturale e per la felicità di tante persone. Non siamo obbligati a considerarle “vere” o “canoniche” come se stessimo parlando di fatti storici realmente avvenuti. Se odiamo un seguito, possiamo sempre ignorarlo e continuare la storia come vogliamo, anche scrivendo/leggendo fan fiction o trovando nuove serie.
È legittimo criticare una cattiva scrittura, ma non vale la pena rovinarci il fegato.
Meglio rifugiarci nella versione migliore delle storie che amiamo e lasciare da parte quelle che ci hanno deluso – come è sacrosanto fare con le persone tossiche.


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