Scrivere un romanzo fantasy è molto diverso che scrivere una light novel. Parliamone più a fondo!
Il mio reel in cui mettevo scherzosamente in scena le differenze tra l’autore medio di fantasy occidentale e quello di light novel giapponesi ha avuto un boom di visualizzazioni; in questo articolo, volevo approfondire la questione.
Nel reel, sembra che la differenza sia questa: l’autore medio di light novel abbraccia l’escapismo, mentre il suo collega occidentale infila nella sua storia quanto più sangue, letame e miseria umana possibile.
Sono solo differenze di pubblico e gusti culturali? In realtà no.
Se i romanzi occidentali sono scritti e venduti come libri completi, le light novel giapponesi sono romanzi a puntate scritti online. Una volta alla settimana (o al giorno!), lo scrittore di light novel crea e posta un capitolo su un sito pieno zeppo di altri autori a lui concorrenti; chi visita il sito leggerà la sua storia sul telefono un capitolo alla volta, di solito nei momenti morti. In questo contesto, pubblicare spesso, avere un’idea e una quarta che spicchino e uno stile di scrittura in grado di tenere il lettore incollato alla pagina hanno la massima priorità. Se la storia annoia o non soddisfa, il lettore non si farà scrupoli ad abbandonarla e rivolgere la sua attenzione alle altre storie nel sito, o alle altre app a sua disposizione.
Lo scrittore di fantasy occidentale non ha questi problemi; risolte in qualche modo le questioni di mancanza di fondi, attenzione e pubblicità, egli pubblica e non appena il suo libro arriva tre le mani di un lettore interessato, ci sono buone possibilità che sarà letto. Il suo lavoro è finito; scritto un buon incipit e un finale soddisfacente, può permettersi dei capitoli meno brillanti nel mezzo. A questo si aggiunge la questione del gusto: al di là dei fantasy riservati ai più giovani, la tendenza dominante in occidente è per il dark, grimdark e distopie di vario genere. Ciò rispecchia un disincanto assai diffuso, ed è forse connesso a un senso di sazietà e insoddisfazione nei confronti delle storie “per bambini”, ricche di personaggi idealizzati e lieto fine obbligatori.
Gli autori di light novel, invece, sono consci che i loro lettori leggeranno nei momenti morti, cercando riposo e divertimento dalle fatiche e mali della loro vita; inondarli di ulteriore disperazione e tedio sarebbe controproducente, oltre che crudele. Le light novel non dimenticano mai il loro obbiettivo: intrattenere il lettore e dargli gioia e coraggio. Ciò non significa che non esitano light novel a carattere dark, storico, slice of life o di argomento più serio, ma sono sempre scritte in modo da incuriosire e rivolgersi a una nicchia di pubblico particolare che cerca riposo dalle light novel troppo leggere– che sono in estremo vantaggio numerico e non sempre scritte bene.
Tuttavia, c’è un dettaglio che molti dimenticano: una storia dal tono ottimista con un lieto fine e personaggi idealizzati, non è per forza scritta male. Ci sono mille modi per renderla interessante e farla sembrare plausibile al lettore – e mille modi in cui una storia dal tono serio può deragliare e perdere qualsiasi credibilità e piacevolezza.
Il mio reel è breve, ma vi assicuro che va dritto al punto. Ho letto infinite light novel ambientate in uno pseudo-medioevo “pulito”, con servizi igienici, parità dei sessi e gemme magiche che fungono da elettricità. Ma se mi rivolgo a romanzi occidentali, trovo dei medioevi così oscuri da passare il limite del caricaturale, con un’insistenza quasi pornografica sulla misera umana, il sangue e il letame.
Se c’è una via di mezzo, vi assicuro che è nelle light novel. Le preferisco non solo per il tono, ma perché so per certo che in ogni capitolo mi aspetta qualcosa di sostanza, che sia una scena che avanza la trama, o una tranquilla in cui i personaggi legano tra loro, gettando le basi per amicizie credibili e lunghe.
La lunghezza è un’altra differenza: i lettori di light novel le leggono proprio per il viaggio, non si aspettano che il finale arrivi troppo presto e non battono ciglio se la storia prosegue per l’equivalente di dieci libri o più. Anzi, la lunghezza è un mezzo requisito.
Quale approccio preferite? Sapevate che le light novel sono spesso tradotte in inglese e altre lingue europee e, in casi più rari, in italiano? Fatemi sapere se sono riuscita a incuriosirvi!
Ps. Avevo accarezzato l’idea di fare un articolo sul mio viaggio a Rodi e Karpathos, ma nessuna delle due isole è cambiata in modo significativo rispetto a quanto ho visto -e scritto – l’anno scorso, e non vorrei né ripetermi, né annoiare.


Comments (0)