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Febbraio 2026 wrap-up parte 1

 

 

Febbraio è stato un mese breve ma intenso come letture. Non sempre in positivo.

 

Ho aperto il mese con il 15° volume di She professed herself pupil of the wise man che si è rivelato migliore di quanto mi aspettassi ed è quasi del tutto privo di fanservice – una rarità, in questa serie.

È perlopiù puccioso e lento, ma questo lo rende gradevole – se consumato in sessioni di lettura brevi e di puro relax.

Mi sono piaciuti i richiami ai volumi precedenti, i legami tra i personaggi – amicizie e parentele rimaste salde nonostante decenni di vita in un altro mondo con magia e insidie – e la doppia quest: sconfiggere una malvagia organizzazione e scoprire chi si cela dietro a un traffico di amuleti maledetti.

È la quarta organizzazione di cattivoni che compare sulla scena; inizio a desiderare villain più complessi, o almeno diversi. Dubito fortemente che costoro sapranno reggere il confronto coi primi di Chimera Klausen, che avevano non solo intrallazzi coi potenti e temibili guerrieri e maghi tra i loro ranghi, ma anche legami alla storia magica specifica di quel mondo. Volevano uccidere tutti gli spiriti per far rinascere un’antica e sanguinosa razza magica. Gli ultimi arrivati sono trafficanti di esseri umani e armi assetati di denaro. Bastardi sì, ma decisamente meno memorabili.

Non mi aspettavo che per risolvere il mistero degli amuleti la protagonista e i suoi alleati entrassero letteralmente nel Valhalla; sono curiosa di scoprire com’è e cosa si cela negli amuleti nel prossimo volume!

 

Il 6° libro della serie Reincarnated into a game as the hero’s friend è stato migliore dei precedenti, ma ancora inferiore ai primi. Gli “spiegoni” – divagazioni qua sono interessanti e oltre ad approfondire il mondo narrativo, snocciolano curiosità sul nostro. L’ambientazione è così viva e dettagliata che è facile dimenticarsi che appartiene all’affollatissimo genere isekai pseudo lit-RPG. Mai un falso medioevo mi è apparso così intricato, multi livello e plausibile.

Il contro è l’assenza di una trama unitaria; anziché a un plot, il lettore assiste a una serie di mini-archi narrativi ambientati nella capitale e dintorni – dopo tutte le mazzate e i casini dei volumi precedenti ci voleva qualcosa di più tranquillo, ma non sono rimasta del tutto soddisfatta.

Un plot twist che non mi aspettavo è l’inizio della relazione apertamente romantica tra il protagonista e la sorella dell’eroe – non arriva dal nulla, ma è stata una sorpresa comunque. In questo tipo di storie la sottotrama romantica è o assente o fatta coi piedi – che qua non sia così, è incredibile. Non so dove l’autore (o il protagonista) troverà il tempo, tra le mille sottotrame già in atto, le insidie dei demoni e degli umani, ma che ci provi non è poco.

Non è perfetto, ma è una buona lettura che mi sono divorata nel giro di due giorni.

 

Invece I like villains so I reincarnated as one è stata una discreta delusione. È il primo volume di una serie nuova e perciò non sapevo cosa aspettarmi al di là della premessa: il protagonista giapponese qualunque si ritrova a vivere nei panni di un cattivo di un videogioco, e deve sventare il destino di morte che incombe su di lui e i suoi personaggi preferiti. È un plot che ho visto molte volte e non mi dispiace – il problema è l’esecuzione. I personaggi e il mondo sono scontati da far paura, oserei dire che Chatgpt potrebbe fare di meglio. Un minimo di umorismo in più e qualche informazione ulteriore sul protagonista (che vita faceva? Che persona era?) avrebbe aiutato.

È il tipo di lettura per cui parti con entusiasmo, poi man mano che procedi la voglia di proseguire ti gocciola via come benzina da una tanica forata. Sono riuscita a finirlo, ma non ho intenzione di proseguire la serie.

Conosco bene il meccanismo psicologico di voler salvare personaggi amati dalla morte canonica, ma da solo non basta per farmi piacere una storia.

 

A cozy life in the woods with the white witch è stata un’altra lettura cozy. Ve lo consiglio se cercate qualcosa di molto tranquillo con forti venature slice of life; è quel tipo di libro che ami in corso di lettura, ma dopo ci pensi e ti chiedi “come ha fatto a piacermi, questo festival della noia?”.

Il protagonista è un avventuriero debole fallito reinventatosi cuoco tuttofare che viene espulso dal suo party e subito assunto dalla potentissima strega bianca – il cui vero aspetto è ovviamente quello di una bellissima diciottenne, numero specificato dal testo. Iniziano così giorni di pulizie intense e battibecchi comici con la strega che si trascura e i suoi potentissimi compagni magici – che ovviamente possono mutare aspetto in belle donne assai dotate. La strega si rende conto che il protagonista – di cui lei, ovviamente si è innamorata – ha ancora legami di amicizia col suo ex party e inizia a pensare come aiutarli.

I personaggi sono poco più che cliché, ma mentirei se dicessi di non aver apprezzato i rapporti tra loro, il fatto che gli ex compagni del protagonista non fossero bastardi senz’anima (l’hanno mollato per non metterlo in pericolo), le loro storie e i tanti, piccoli tocchi di costruzione del mondo. Qualcuno vuole vendicarsi di un demone, un altro salvare il fratello pagando cure costose, un terzo trovare un componente necessario a costruire una macchina che ridoni la pioggia al suo paese natale, dopo che una battaglia con dei mostri aveva mandato a quel paese l’equilibrio del mana ambientale…

Non è un capolavoro, ma mi ha guarito l’anima dallo stress causatomi da alcune faccende esterne e aiutata a entrare nello spirito della vacanza.

Se scegliete di leggerlo, bandite qualsiasi pretesa.

Mi ha fatto sorridere l’onestà della postfazione, dove l’autore ammette che la vita di campagna è puro relax solo nei fantasy slice of life come questo.

L’ho apprezzato, ma verso la fine mi stavo addormentando. Dubito di proseguire.

 

Immortal mind è stata la mia lettura migliore del 2025; così, quando ho trovato un libro simile, non ho resistito – e ora provo sentimenti contrastanti. Lucid dying: the new science revolutionizing how we understand life and death, nonostante qualche difetto, è affascinante; l’autore sostiene in modo convincente che morire non sia passare una linea netta, bensì l’entrare in un mare profondo. Oltre un certo limite diventa impossibile ri-trascinarti alla riva della vita, ma entro un tot è fattibile – un limite non facile da determinare e diverso in ogni caso, ma comunque più elastico di quanto non si creda. L’autore cita casi di persone rianimate anche quando sembrava impossibile ed altre che hanno avuto esperienze extra-corporee, mescolando a una rigorosa analisi scientifica considerazioni filosofiche e religiose.

Purtroppo, l’ultimo terzo ripete con minore efficacia e prosa non sempre agile cose che ho già letto (e meglio) in Immortal mind e The spiritual brain.

Alcune sfumature e considerazioni non mi trovano d’accordo, ma è stata comunque una lettura affascinante.

 

Lanzarote è un’isola vulcanica con un paesaggio e storia assai particolari; ne ero curiosa, così quando ho trovato in italiano il diario del parroco che assistette al disastro del 1730, quando un terzo dell’isola fu ricoperto dalla lava, non ho resistito. Quando i vulcani eruttarono fuoco – diario di Lanzarote. Appunti sugli eventi degli anni 1730-1736 è un libriccino piuttosto agile corredato da mappe e immagini utili a farsi un’idea dell’evento.

La prosa è asciuta ed essenziale, tutta concentrata sulla catastrofe senza nulla far emergere del dramma umano.

Ci fu una sola vittima, un bambino; tra i terremoti, i tuoni e la lentezza della lava, gli isolani ebbero modo di mettersi in salvo salpando per le isole vicine. Riuscirono anche a portarsi a dietro abbastanza cerali da sfamarsi per un anno intero – difatti erano contadini; prima della catastrofe, Lanzarote abbondava in terre fertili, dopo assai meno e i loro discendenti dovettero ingegnarsi.

Il diario del parroco era più lungo, ma il resto andò perso.

Una lettura assai breve a uso del turista.

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