Impressioni e ricordi di queste mie vacanze tra Lanzarote, Fuerteventura e Tenerife
Lanzarote è un’isola a cui ho legati molti ricordi. Mio padre la visitò con mio nonno anni prima che io nascessi e l’isola diventasse il famoso polo turistico che è oggi. Da allora, ci siamo tornati più volte; la conosciamo bene, ma in qualche modo riesce sempre a sorprenderci. Una passeggiata costiera che non conoscevamo, un nuovo ristorante, un paesino sperduto che inizia a cambiare volto, una spiaggia dove non eravamo mai stati…
Se penso a uno stereotipico “paesino di mare” a misura d’uomo, pieno di serenità, negozi e servizi di ogni genere, Playablanca è il primo a venirmi in mente. È abitato più dai turisti che dai locali, ma è bello e ben mantenuto. Una sera, passeggiando sul lungomare, avevamo trovato un rigagnolo; era una perdita di uno dei palazzi lì vicini. Siamo ripassati lì il giorno dopo e c’era già una squadra di operai intenta a riparare il danno.
Lanzarote è un gioiello. Pulita, tranquilla, sicura, e con cucina da tutte le parti del mondo -meno che l’Inghilterra, che preferisce qualunque cucina alla propria. Per loro, abbondano bar sport che trasmettono corse di cani e cavalli e innumerevoli ristoranti preparano piatti di loro gusto, con ananas in scatola ficcato ovunque, dalle patatine al curry.
Ho visto più inglesi in questa vacanza che quando ero andata in Inghilterra, gente con un accento che avevo sentito solo nei film. C’erano anche moltissimi tedeschi. Un sacco di famiglie con bambini, un dettaglio che ci ha rassicurati, in questo mondo che si va spopolando.
Uno dei primi dettagli di Lanzarote che colpisce è il contrasto tra il bianco delle case e il nero della terra vulcanica; poi l’azzurro del mare e del cielo, la schiuma delle onde, vulcani e montagne rosse e nere … come dare torto agli artisti che ne sono rimasti affascinati?
Un altro dettaglio curioso è l’altezza degli edifici; la maggioranza ha due piani o uno solo, quelli alti sono l’eccezione e non la regola. Il motivo sta nella legge, voluta dal geniale artista e architetto Manriquez, e approvata grazie a dei suoi agganci che obbliga chi costruisce a Lanzarote di rispettarne l’architettura tradizionale. Di conseguenza, i turisti non abitano in colossali mega-hotel, bensì in villaggi che sembrano indistinguibili da vere città a una prima occhiata, oppure alberghi di altezza contenuta. Il più alto ha quattro piani.
Mio padre trova inquietanti queste false città di case tutte uguali, ma io trovo che siano molto più belle e preferibili ai mega-alberghi tipici delle località turistiche prive di una buona regolamentazione e/o della voglia di applicarla.
È stata una sorpresa rivedere il villaggio di Famara, nel lontano e sperduto nord; grazie alla sua spiaggia lunghissima di sabbia e onde garantite, è sempre stata una felice colonia dei surfisti. Negli anni scorsi era un po’ trascurato, invece stavolta abbiamo trovato segni di restauri – che riguardano il lungomare e alcuni edifici. Il resto delle strade è ancora sabbia battuta, tranne ovviamente l’asfalto che conduce là i viaggiatori. Il ristorante dove eravamo stati qualche anno fa non esiste più, è già stato ristrutturato come una casa, ma ne abbiamo scoperto un altro – non esistono più solo bar! È un luogo che ha ancora qualcosa di magico e autentico, lontano dal turismo di massa.
Le strade di Lanzarote sono dritte, interminabili, del tutto prive di buche. Soprattutto quando si attraversano le zone più deserte dell’isola, dove la strada è circondata dai massi neri lasciati dall’eruzione del 1600, l’impressione è di libertà, di attraversare un mondo nuovo e libero, con l’orizzonte sgombro e montagne in lontananza. A chi guid, la scelta della colonna sonora, se rock, oppure da cowboy che cavalca verso il tramonto, o il silenzio…
Eppure, quest’isola sa anche essere verde, soprattutto dopo le piogge invernali. Quando queste ultime abbondano, nascono centinaia, migliaia di fiorellini viola, il tajinaste blu che esiste solo su quest’isola. Di colpo, sembra di trovarsi in Provenza, con prati e fiori di tutti i colori a perdita d’occhio e il mare all’orizzonte.
Se fossi stata un’impressionista, mi sarei messa su una di quelle colline a tentare di catturare i colori col pennello; nemmeno le fotografie riescono a rendere l’idea dell’atmosfera, luce e colore che si viene a creare, soprattutto se scattate da non professionisti.
Ho già visitato il parco del Timanfaya, il Jameos de agua e la casa e fondazione di Manriquez, eppure rivederli è stato tutto meno che un peso. I progettisti e artisti geniali come Manriquez, purtroppo, non sono affatto la norma; c’è sempre qualche dettaglio che non avevi mai notato prima, o che apprezzi di più, che sia un salotto scavato nella roccia o una buca piena di conchiglie.
Un luogo nuovo che ho visitato e sconsiglio vivamente ai claustrofobici è la Cueva del los Verdes, una lunga caverna naturale sotterranea. C’è perfino un auditorium con una fantastica acustica naturale. Mi ha risvegliato ricordi di quando l’avevo vista da infante. Ha un’atmosfera unica, ma non è per chi non sopporta gli spazi chiusi e non ha un buon livello di mobilità.
Un altro posto dove sono stata per la prima volta è Playa Papagayo, in un mini parco nazionale. La spiaggia di sabbia bianca è bellissima, circondata da alte scogliere – infatti ai visitatori devono piacere le scale – e altre consimili spiaggette. Il colpo d’occhio dall’alto è splendido, ci sono anche sentieri più e meno larghi piuttosto panoramici – basta non soffrire di vertigini. A me è venuto uno strano tipo di vertigine a stare in uno spazio così aperto; se qualcuno volesse rapirmi mandando un uccello gigante a ghermirmi coi suoi artigli, sarebbe stata l’occasione perfetta. È allora che mi sono resa conto che a casa passo troppo tempo al chiuso; del resto, è scomodo lavorare al computer in piena luce. Mi ha toccato pensare che il ristorante dove mio padre, la nonna e mio nonno avevano pranzato un Natale di tanti anni fa era chiuso, ma ancora in piedi.
Fuerteventura si vede da Lanzarote, e vi dista solo quaranta minuti di traghetto. Ma non fatevi ingannare; è una delle isole più vaste dell’arcipelago. L’abbiamo scoperto a nostre spese quando mio padre ha tentato invano di farci fare il giro di Fuerteventura in macchina senza perdere il traghetto di ritorno delle sei di sera.
Pur essendo anch’essa vulcanica, Fuerteventura è molto diversa da Lanzarote; meno pulita, meno perfetta, con meno turisti ricchi e senza leggi che impediscano di costruire grattacieli. Le sue città non sono fatte di sole case bianche -che anzi, sono in nettissima minoranza rispetto ai condomini ed edifici più moderni. Del resto, tranne che in tempi assai recenti, non era mai stata un’isola molto popolata. È vicina all’Africa, infatti ha qualcosa che si può distinguere persino dalle spiagge a sud di Lanzarote: le dune. Era un dettaglio vivido di quando l’avevo visitata per la prima volta da bambina; stavolta non mi ci sono rotolata, ma erano ancora lì, sulla costa e alcune zone interne. Sono bellissime, camminarci sopra è stata una bella esperienza.
Da quanto ho visto, l’interno dell’isola ricorda un film western; lande desolate e semideste interrotte qua e là da città più e meno grandi, porti e infrastrutture umane – tra cui persino qualche industria.
Il ristorante in cui ci eravamo fermati a pranzare, a forma di enorme cubo rosso, sembrava uscito da un western, con tanto di grande salone interno in legno e una parte esterna. C’erano anche macchinette e giochi per bambini.
È probabilmente l’isola delle Canarie con più italiani.
Infine, ho passato una decina di giorni a Tenerife, dove non ero mai stata. Visitarla subito dopo Lanzarote è stato uno shock. Le zone della costa sono iper-turistiche, con alberghi colossali e negozi di ogni genere e per ogni tasca. È come passare dalla più minuscola delle province italiane a Milano.
Le sue città sono molto diverse le une dalle altre, complice la geografia dell’isola, piena di montagne verdi e col Teide, il vulcano più alto d’Europa. Nel giro di pochi chilometri, il turista passa da una megalopoli su misura per lui, alla capitale, a paesi più piccoli sulle montagne, a Candelaria, il cui santuario mariano è il più visitato delle Canarie e ospita una famosa statua della Vergine. Probabilmente il papa passerà lì in visita. Il santuario è molto bello e ha addirittura degli affreschi espressionisti, accanto a opere più tradizionali sui santi e qualche veduta dell’isola – e di dove era stata trovata la statua per la prima volta. È stato strano affacciarsi da una delle finestre superiori della chiesa e vedervi le onde.
Mi mancheranno le passeggiate sul mare – e trovare bagni sempre puliti – ma ormai era l’ora di rientrare e ricominciare a lavorare sulle mie storie.


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